- Dalla pagina sui Bowery Electric di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bowery Electric è un duo di New York formato nel 1994 da Lawrence Chandler alla chitarra e Martha Schwendener al basso.
Il doppio EP Drop (Hi-Fidelity, 1995) li collocava nella scia degli shoegazer (Loop e Spacemen 3).


(Tradotto da Antonio Amato, modificato da Stefano Iardella)

Il primo album, Bowery Electric (Kranky, 1995), è una raccolta di lunghe chitarre drone. Pezzi come Next To Nothing sono dei banali giocattoli di chitarre supersoniche accompagnate da una batteria solenne, ma i dieci minuti di Slow Thrills racchiudono una quantità sufficiente di chitarre fuzz e di "feedback" per qualificarsi come piacevole muzak psichedelica. Al contrario, la voce è terribilmente "lo-fi" e quasi superflua. L'inizio sinistro di Another Road e l'oscura e contorta nuvola di Out of Phase aggiungono un elemento di suspense e mistero che però non viene sviluppato a pieno. Infine, Deep Sky Objects riscopre il "ritmo" e si scatena solennemente con una forza eroica, quasi Helios Creed-iana.
Questo disco è stato un tentativo embrionale che non ha introdotto alcuna innovazione.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Beat (Kranky, 1996) segna la transizione verso una musica più tecnologica, l'adozione di tecniche dub e ambient, l'impiego di campionamenti e drum machines.
I loop di Beat rifuggono comunque dall'assordante sound del drum'n'bass e mantengono la pressione molto bassa: vortici di chitarra, figure di basso, bisbigli femminili e battiti ipnotici hanno qualcosa di solenne proprio per il fatto di essere così dimessi e sfocati. La buona notizia è, insomma, che il ritmo non destabilizza più di tanto l'arte subliminale del duo.
Without Stopping acquista persino forza etnica grazie a un battito lento e cupo in un ronzio sinistro di accordi di chitarra: il sospiro di Schwendener sembra librarsi nel "quarto mondo" di Jon Hassell.
Fear Of Flying, la canzone più rock, è anche una delle più ipnotiche, grazie a un ritmo più incalzante e accordi più aspri (strimpellati in maniera quasi raga), un "calore" ritmico che sembra trasudare in maniera naturale la soave trance della cantante.
Una buona metà del disco rimane comunque dalle parti della stasi del disco precedente, e in alcuni casi raggiunge effetti ancor più sensazionali: Under The Sun lascia fluttuare le figure del basso in un brusio cosmico.
Black Light è la traccia più psichedelica, un mantra senza quasi svolgimento, accompagnato da una batteria normale. Il torpore allucinogeno pervade anche Inside Out.
Il ritmo scompare nel brano finale, Postscript (17 minuti), che è in realtà il più sofisticato di tutti, improntato a una tecnica minimalista: il pattern principale è un drone che fluttua in continuazione e che viene sottoposto a una serie di lente ed effimere variazioni fino a fondersi con altre onde di chitarra e diventare un flebile segnale nel nulla.
Quella del duo non è musica strumentale ma è come se lo fosse: il canto è impercettibile.

Vertigo (Kranky, 1998) è l'album di remix tratti da Beat, alcuni dei quali superano forse gli originali, se non altro perche' rinunciano ai fastidiosi ritmi hip hop e distendono la musica di Bowery Electric nella stasi da cui era venuta.

Il singolo Blow Up/ Electro Sleep (Happy Go Lucky, 1998) è meno ambientale e più jungle.


(Tradotto da Antonio Amato, modificato da Stefano Iardella)

Lushlife (Beggars Banquet, 1999) cambia direzione. Un arrangiamento denso, accorto e magnetico reinventa la missione della band. I Bowery Electric si ritrovano a flirtare con il trip-hop (Shock Ones), il dream-pop (Lushlife), la dance (Saved) e perfino con le colonne sonore (la strumentale Soul City). Il singolo Freedom Fighter riassume il loro nuovo stile, adornato da ritmiche sincopate, chitarre distorte, tastiere seducenti e la voce celestiale di Martha Schwendener.

Si sono sciolti nel 2000.


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