- Dalla pagina sui Bright di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale di Piero Scaruffi)

A Boston Cul De Sac fecero presto scuola: i Bright (originariamente Heroine) sono un altro gruppo del Massachussetts, e Bright (Ba Da Bing, 1996) presenta passaggi strumentali al confine fra progressive-rock e psichedelia (Canal, Redefine, Elting 1901). L'influenza originale degli Stereolab e` moderata da uno spirito affine ai tardi Sonic Youth. Le parti cantate abbassano un po' la media di un disco che altrimenti e` una delizia del contrappunto.


(Tradotto da Gianluca Mantovan)

The Albatross Guest House (Ba Da Bing, 1997) contiene materiale registrato tra il 1993 e il 1996 dal chitarrista Mark Dwinell e dal batterista Joe LaBrecque. L'album mostra il loro lato più viscerale e appassionato, sia sperimentale, al confine con il free-jazz, sia contorto, al confine con la scuola tedesca di Can, Faust e Neu.

Blue Christian (Darla, 1999) rappresenta la prima occasione perfino il duo di dilatare le strutture. Le mini-suites come Tapping e Grand Mal approfittano in pieno di quest'espansione e dimostrano che i Bright sono perfino più dotati di quanto diedero a intendere con i pezzi song-oriented.

Su Full Negative (Ba Da Bing, 2000) l'atteggiamento è più abrasivo e dissonante. Il pezzo d'apertura Heart Of The Park mostra il loro debito nei confronti dello shoegaze-rock.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Dopo una pausa di cinque anni, Dwinell e LaBrecque resuscitarono i Bright come duo e registrarono Bells Break Their Towers (Strange Attractors, 2005).

Nonloc (Ba Da Bing, 2003) è il progetto solista dell'ex frontman dei Bright Mark Dwinell, aiutato da una manciata di amici che suonano violino, violoncello, viola e percussioni.

Su In Between Hemispheres (Strange Attractors, 2007), dei Nonloc, Mark Dwinell ha suonato tutti gli strumenti per conto proprio.
Dwinell si rifà all'avanguardia minimalista degli anni '70 (Steve Reich, Terry Riley), tranne per il fatto che la rivisita per lo strumento folk e rock per eccellenza, la chitarra, aggiungendo suoni manipolati di altri strumenti per la "colorazione". Le sue brevi sonate minimaliste (Corpus Callosum, The Golden Apple Pie, A Popular Tune, Clearing) tentano percorsi diversi per creare modelli autosufficienti.
Ma lo scopo di Dwinell non è realizzare esperimenti strumentali. Usa quella struttura di ripetizione della chitarra come scheletro per canzoni con testi: Candide, Sentry at Eleusis e soprattutto Lost in the Desert, Near Death (con archi che ricordano Michael Nyman). Le ultime due tracce non si adattano del tutto al concept, come se appartenessero a un altro album: l'elegia trance di sei minuti di Two Dreams, e il crescendo di sei minuti di chitarra strumentale dronante di Between Hemispheres. Sono tuttiavia anche i due pezzi che catturano veramente l'attrazione, sia per la loro struttura originale sia per la tensione psicologica che generano.


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