- Dalla pagina su Richard Buckner di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
Richard Buckner di San Francisco ha inseguito il country "fuorilegge" di Joe Ely con una voce che ricorda quella di Townes Van Zandt in Bloomed (1995) e in particolare nell'album concettuale Devotion And Doubt (1997), accompagnato da Giant Sand e Marc Ribot.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
Richard Buckner ÃĻ un cantautore di San Francisco che debuttÃē nel 1994 con un album interamente riedito su Bloomed (Dejadisc, 1995 - Slow River, 1999) e uno stile che si ispira all'"outlaw" country del Texas, quello di Joe Ely e Butch Hancock.
Chitarra acustica, steel e mandolino accompagnano le sue ballate autunnali.
La voce di Buckner ÃĻ una fragile combinazione tra Townes Van Zandt e Neil Young.
Il sound ÃĻ anche troppo indebitato con lo stile di moda in quegli anni nel campo del country.

Buckner si conquistÃē meritata fama con il secondo album, un concept sul divorzio che lo aveva appena marchiato a fuoco.
Su Devotion And Doubt (MCA, 1997), accompagnato dai Giant Sand e da Marc Ribot, Buckner scodella un pugno di ballate spettrali in forma di lettere d'amore (Figure su tutte).
I suoi monologhi sono cupi e paranoici, come quelli del Neil Young piÃđ tetro. La musica ÃĻ ancor piÃđ dimessa e introversa. Soltanto A Goodbye Rye fa presagire per la prima volta un futuro meno introverso.

Proseguendo da quella canzone, Since (MCA, 1998), con John McEntire alla batteria e Dave Schramm alla chitarra, ÃĻ un po' meno depresso dei precedenti. Le canzoni meglio arrangiate, non tanto la fragorosa Believer quanto Jewelbomb (un po' Warren Zevon), Goner w/Souvenir (un po' Fleetwood Mac) e Coursed (un po' Soul Asylum), non sono necessariamente meglio dei gioielli acustici Ocean Cliff Clearing e Raze, con la chitarra appena accarezzata e la voce sola a raccontare la propria solitudine.
L'addolorato blues di Boys The Night Will Bury You e la funerea Once che chiude il disco riassumono il trattato filosofico che ÃĻ questo disco.
Ma forse l'arrangiamento pudico di Lucky Buzz (con Dave Grubbs all'harmonium) ÃĻ maggiormente rappresentativo della musicalità di Buckner.
Il disco oscilla fra due estremi, indeciso se osare nel mondo del rock melodico o se rinchiudersi a riccio nel mondo del cantautorato country.
Ne viene fuori un'opera criptica, oscura, schizofrenica.

Buckner ÃĻ uno dei grandi cantori intimisti della musica rock, capace di aprire il proprio cuore (e la propria vita) con una chiarezza accecante.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il concept album The Hill (Overcoat, 2000) mette in musica alcune delle poesie contenute nella "Spoon River Anthology" di Edgar Lee Masters. Buckner, ora residente in Canada, ha composto una colonna sonora spettrale per quella spettrale poesia: nove canzoni e nove brani strumentali che sembrano provenire dall'Inferno di Dante.

Impasse (Overcoat, 2002) segna un ritorno alla forma. Commovente e straziante, la musica di Buckner sembra sempre vincolata al mezzo, poichÃĐ si attiene al formato della ballata che gli ÃĻ stato trasmesso da innumerevoli generazioni di cantautori. Le sue storie probabilmente trarrebbero beneficio da una struttura e da arrangiamenti piÃđ flessibili.

Dents And Shells (Merge, 2004), il primo album dai tempi di Since a vantare una vera band di supporto e, come quell'album ma a differenza dei due di mezzo, non ÃĻ un concept album. Presenta il veterano Richard Buckner come un artista talentuoso ma insicuro. La mancanza di un tema unificante sembra togliergli alcuni dei punti di forza che aveva acquisito come narratore. Sembra principalmente un esperimento di arrangiamento strumentale.

Meadow (Merge, 2007) riesce ampiamente laddove Dents And Shells aveva fallito o semplicemente ci aveva provato. Buckner crea arrangiamenti affascinanti per le sue visioni malinconiche, trovando un improbabile equilibrio tra musica folk e dream-pop. Particolarmente efficaci sono le melodie (un altro miglioramento significativo rispetto al predecessore), che conferiscono all'opera un'atmosfera spettrale e noir.


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