- Dalla pagina sui Citizens' Utilities di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
I Citizens' Utilities di Seattle hanno creato una forma barocca di country-rock, basandosi tanto su armonie vocali a tre voci quanto su dinamiche cariche di tensione e tocchi strumentali eccentrici, con Lost And Foundered (1996), No More Medicine (1997), il loro lavoro più toccante, e Sunbreak (1999).


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
Trascinati dal successo di Wilco, Palace Brothers e Son Volt, i Citizens' Utilities di Seattle (Joshua Medaris e Chad Shaver alle chitarre, Eric Akre alla batteria, Bill Herzog al basso, provenienti dall'entourage di Treepeople e Built To Spill) indovinano con Lost And Foundered (Mute, 1996) forse la formula più intrigante del nuovo country-rock. Lo ska brioso e orecchiabile di A Tale of Good Living è tutto sommato un episodio anomalo, così come il bluegrass a rotta di collo di Open Doors. Il vero manifesto del gruppo è Nevada, al tempo stesso ariosa e solenne, poderosa e pensosa, seguita a ruota da Roadkill, che dondola con il passo ipnotico e il melodismo sornione dei Luna. Sediment e Chemicals sono ballate da cantautore intimista, ma scodellate con il piglio del cowboy fatalista alla Eagles. La vocazione del gruppo trapela forse dai brani più umili, come League Night, sul quale l'intenso strimpellio che ha fatto da sfondo a tutti i brani diventa un cupo e ossessivo battito d'orologio. Salt Talks e Daze riducono il sound a una forma di litania stupefatta, resuscitando i più spettrali Crosby Stills and Nash.

Le armonie vocali in tre parti sembrano prevalere su No More Medicine (Mute, 1997), a cominciare dal singolo She Taught Me Everything There Is To Know About Poultry. Gli arrangiamenti si spingono ben oltre il sound chitarristico degli esordi, tanto per i più complessi schemi di chitarra quanto per al contributo del produttore Steve Berlin, che si alterna al flauto e all'organo: la combinazione frutta canzoni inclassificabili come Call It Your Own, che eruttano vitalità e creatività da ogni metamorfosi. Northern Lights è una sintesi ancor più raffinata di questi elementi: un canto corale sospirato su una frenetica vertigine di flamenco. Se la ballata romantica e onirica è diventata la loro specialità, le fanno da contraltare improvvisi picchi di tensione: Heave Away, che arranca con una cadenza spavalda, scandita da un feedback psichedelico; Lunger, che si scatena in uno ska-punk degno dei Dance Hall Crashers mentre il cantante predica nel tono di Lou Reed; e una scopiettante When The Heater's On. Ballate spigliate e ariose come Bottleneck e They Had No Peers, che farebbero la gioia di tante aspiranti star, passano quasi inosservate. L'apice di pathos lo toccano invece nella lenta e depressa Parts Per Million, testamento spirituale e forse programma per un futuro più adulto.
I Citizens' Utilities pervengono con questo disco a una forma barocca di country-rock, che non rinuncia peraltro allo spirito dei cantautori di strada.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Sunbreak (My Own Planet, 1999), con il nuovo batterista Jason Reavis, mantiene quello straordinario standard di qualità, grazie al timbro lamentoso e stridente di Good Morning Carol, Coffee To Beer e Ship Going Down. Gone, una complessa architettura armonica che ridefinisce il concetto di "ballata", potrebbe essere considerato il loro capolavoro.


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