- Dalla pagina sui Consolidated di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Trio di rap militante di San Francisco che si auto-definisce “Public Enemy
marxista bianco”, i Consolidated (Philip Steir, più due ex Until December, Adam
Sherburne e Mark Pistel, che erano in circolazione dai primi anni '80 dando alla luce anche una hit, Wait Until December) si sono posti in prima linea.
I loro collage di campionamenti a ritmo funk, hip hop o
industriale compongono tazebao rivoluzionari il cui tema di fondo è l'attacco
alla cultura borghese usando come arma la tecnologia.
Come sempre in questi casi, tutto sta a vedere quanto il collettivo sappia rendere effervescente il suo montaggio sonoro; e fin dal primo album, The Myth Of Rock (Nettwerk, 1990), i Consolidated rivelano di avere meno fantasia e grinta dei Public Enemy. L'elemento più in vista è il campionamento politico di Pistel, che vale quanto un telegiornale ascoltato distrattamente saltando ogni tanto agli altri canali. Il programma è comunque "brechtiano", e prevede assalti a oltranza contro il fascismo americano, gli anti-aborzionisti, i fondamentalisti, i suprematisti, i mangiatori di carne, il grande capitale, i maschilisti e l'industria musicale.
Raramente (forse Strike) la sceneggiata riesce a essere davvero potente, a incutere rabbia o terrore; semmai nei casi migliori (Product e Fight The Fascists) i Consolidated mettono in piedi armonie accattivanti per la danza, e in qualche brano (la fanfara gospel e jazz di Message To The People, le metamorfosi sarcastiche di White American Male) il trio dimostra di sapere anche arrangiare con una certa originalità. Il resto (This Is A Collective, America Number One, Consolidated) si spegne (o accende, a seconda dei gusti) in un techno più o meno banale.
Il successivo Friendly Fascism (Nettwerk, 1991) è su quella falsariga, con la celebre Typical Male e la pedante Unity Of Oppression (il cui video diventa comunque oggetto di culto).
Sempre provocatori ed energici, Sherburne e la sua crew trasformarono Play More Music (Nettwerk, 1992) in un'esperienza traumatica: Tool And Die e Praxis rimano e rimbalzano trascinandosi dietro motti rivoluzionari e feroci accuse. Un riff hard-rock hendrixiano e rimbombante di We Came Here For Music. Dietro tutta l'eloquenza e il fervore, si cela una vena sotterranea di ritualismo tribale e spaventato che emerge in Guerrillas In The Mist e raggiunge l'apice in He, non lontano da Tusk dei Fleetwood Mac. Anche se a vincere sono il dolce soul-rock di A Day On The Green (Sly Stone e Santana) e il rap femminista di You Suck. Purtroppo, la musica interrompe ogni altra canzone, che sia per uno scambio di battute dal vivo con il pubblico o per un reportage di propaganda. Quando riparte, è un assalto totale che non fa prigionieri. Quando non lo fa, è ciò che di più vicino a uno sbadiglio possa esserci.
Sherburne è anche Childman (Nettwerk, 1993), annunciato dalla solita invettiva radicale, Refuse To Be A Man, ma per lo più imbastardito da un sound chitarristico che oscilla fra Lenny Kravitz e Jimi Hendrix (3 Reasons) e annacquato da tracce di soul "bianco" (Without You, Earthmother). Presuntuoso e dogmatico come sarebbe piaciuto a Stalin, questo disco è anche tanto musicale quanto lo sarebbe stato un disco di rhythm and blues inciso proprio da Stalin.
Con Business Of Punishment (London, 1994) i Consolidated finalmente si liberano delle pastoie dell'hip hop, trovando una nicchia fra la body music degli europei (Born Of A Woman) e il funk-rock dei Red Hot Chili Peppers (Cutting, Recuperation). Worthy Victim e` la prima "canzone" della loro carriera. La commossa Today Is My Birthday, dedicata all'AIDS, tradisce persino qualche emozione.
Adam Sherburne continua ad allontanarsi dalla musica da ballo con Dropped (Sol 3, 1997). All'insegna di uno stantio hardcore, Sherburne si avventa sul tema della violenza domestica, ma raramente con la drammaticità di un tempo (Recovered Memory, Why Doesn't He Stop).
Rubando ancora una volta ai neri una loro forma d'espressione per farne un veicolo politico degli intellettuali bianchi, il trio ripete una delle trame più usate nella storia della musica popolare del Novecento. Al tempo stesso rinnova la tradizione inestirpabile dei predicatori dell'Ottocento. Il loro diventa pertanto un ennesimo fenomeno di costume della cultura borghese maschile bianca (quella che vorrebbero combattere), alimentato da una pulsione di paternalismo eversivo e in definitiva di auto-glorificazione.
Ingabbiati fra il rap dei Public Enemy (che vuole trasmettere la sensazione di rabbia) e quello dei Disposable Heroes (che vuole far ragionare sulla rabbia), i rap retorici e dogmatici dei Consolidated devono sopravvivere in uno spazio vitale molto angusto. Alla fine sembra di ascoltare un Country Joe senza il genio (e il senso dell'umorismo).
Con i Consolidated la rivoluzione non finisce in un bagno di sangue, ma in uno sbadiglio.
Dropped (Roadrunner, 1997) e Tikkun (Clearspot, 1999) impallidiscono seamless confrontanti con i primi lavori. Il loro rap agit-prop è invecchiato e ha perso gran parte della propria forza. Sherburne è ossessionato dalle ballate più dolci di Jimi Hendrix (Impermanence). La band occasionalmente propone musica dance (Sex Work), ma per lo più si tratta di soul-rock di terza categoria.
The End of Meaning (Consolidated Artists, 2000) è un album full-length da 24 canzoni.
- Torna alla pagina sui Consolidated di Piero Scaruffi -