- Dalla pagina su Glenn Danzig di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Glenn Danzig (Lodi, 1955), dal New Jersey, prima con i Misfits e i Samhain e poi da solo, è stato una delle massime icone del rock gotico, capace di personificare come nessun altro quel misto di apocalisse e sciamanismo che si cela dietro ogni racconto dell'orrore. Non a caso è stato anche uno dei massimi discepoli di Jim Morrison.
In più Danzig ha assorbito un pizzico di cultura Nietzsche-iana del "superuomo". Danzig non è una figura di culto: "è" il culto di quella figura.
I titanici "call and response" di Danzig (Samhain e Mother Of Mercy dei Samhain, Am I Demon e Mother dal primo dei Danzig, Long Way Back To Hell e Devil's Plaything dal secondo, Bodies e Sistinas dal terzo) hanno un loro posto in quella storia del gotico musicale che parte da Robert Johnson e arriva a Nick Cave.
Nella musica di Danzig il riferimento alla sottocultura horror è esplicito: il teschio dei Misfit era tratto da un serial televisivo, “The Crimson Ghost”, mentre quello dei Samhain è lo stesso usato dalla Marvel per il fumetto “Crystar”; i Misfits si sciolsero la notte di Halloween del 1983; la calligrafia con cui veniva scritto il nome Misfits era la stessa dei fumetti “Eerie and Creepy” e “Famous Monsters Of Filmland”; molti titoli (da “Night Of The Living Dead” a “Die Die My Darling”) sono copiati da celebri film dell'orrore; la copertina di Walk Among Us è il poster di “Earth Vs The Spider”; la copertina del primo Misfits riporta la fotografia del ragno protagonista di un episodio intitolato “The Zanti Misfits” del serial televisivo “The Outer Limits” (Danzig, prima di diventare un musicista rock, si manteneva scrivendo recensioni di film horror...)
E` all'insegna di questa sottocultura che Danzig ha riscoperto le personalità maledette di Jim Morrison e di Roy Orbison, entrambi condannati dal destino e dalla loro arte. Le messe nere che officia non fanno che iterare all'infinito quel rosario di disperazione che l'alienazione dei bianchi ha deformato dal blues dei neri. La sua voce potente e flessibile domina quelle sceneggiate teatrali come pochi grandi istrioni dello show business hanno saputo fare.
Sciolti i Misfits, Glenn Danzig
(che nel 1981 aveva già pubblicato da solo il 45 giri
Who Killed Marilyn) formò un power-trio con il batterista Steve Zing
e il bassista Eerie Von.
A nome Samhain uscì alla fine del 1984 Initium (Plan 9).
La musica era più o meno lo stesso hardcore "nero" dei Misfits, con appena un
po' più di "metallo" e di "glam". I testi erano molto più macabri, dedicati
al paganesimo. La differenza principale era
costituita in realtà dall'emergere prepotente della personalità egomaniaca
di Danzig. La sigla del gruppo, Samhain, forse l'apice della sua arte "nera",
la lunga e onirica Archangel, la tribale e misteriosa The Howl,
e All Murder All Guts All Fun, il brano più prossimo all'insano divertimento
dei primi Misfits, si aggiungono al repertorio dei classici del male.
L'EP Unholy Passion indulge in quell'horror ottenendo talvolta effetti ancor più clowneschi (ma involontari) dei Misfits. La title-track, Moribund e The Hungry End sono tanto impeccabili quanto prevedibili esibizioni di un acquisito manierismo da parte di un demone tanto malvagio quanto loquace.
L'avventura dei Samhain termina nel 1986 con il secondo album, November-Coming-Fire. Accentuati ulteriormente lo spirito gotico delle canzoni (anche se i testi affrontano adesso temi meno sanguinari), il registro tenebroso del suo ululato, la pesantezza d'oltretomba delle cadenze, Danzig padroneggia la musica istrione e sciamano. Le propensioni verso l'heavymetal, evidenti in Halloween II, non possono mascherare che nelle vene di Danzig scorre in realtà un powerpop alla Nick Lowe: In My Grip e Let The Day Begin sono i brani più trascinanti, quelli più degni dei primi Misfits. Il suo grossolano Grand Guignol prosegue nelle sceneggiate corali e sguaiate di Mother Of Mercy e November's Fire, gode un eccesso di perversione nell'ossessiva danse macabre di Human Pony Girl, e si sublima per un attimo in To Walk The Night, con arrangiamenti tanto atmosferici da far ricordare i Doors.
(Il postumo Final Descent rivelerà almeno un inedito di valore: Lords Of The Left Hand).
Il suo universo di vampiri, marziani, cannibali, licantropi, zombie, fantasmi, demoni, assassini non ha alcuno spessore intellettuale, ma riesce comunque a ben rappresentare il suo tempo. Nelle sue fantasie morbose rivivono infatti gli incubi sociali di un popolo di disadattati, esattamente come nel cinema di serie B (a cui i suoi testi sono stati spesso paragonati) si riflettono le angosce della classe media. Danzig ha dichiarato di voler demolire l'immagine del Male come opposto del Bene inculcataci dalle autorità religiose e laiche e restituirgli la valenza più ambigua che ha presso le civiltà pagane. Ogni suo disco può in effetti essere interpretato come una morality play di un mondo in cui il confine fra Bene e Male è stato spostato in un punto ignoto.
Approfittando di un'esplosione di interesse per i Misfits, Danzig
si circondò di una formazione da super-gruppo (Eerie Von al basso, John Christ
alla chitarra e Chuck Biscuits alla batteria, l'ex D.O.A.) e
lanciò ufficialmente la propria carriera solista (e una massiccia campagna
pubblicitaria a favore della propria personalità demoniaca) con l'album
Danzig (Def American, 1988).
Rallentando il ritmo ad arte secondo i dettami
dei maestri dell'horror-rock, i Black Sabbath, Danzig mette in risalto la
qualità ritualistica della sua musica: Am I Demon (il brano più
"sabbathiano") e Mother (il più teatrale, e anche l'hit di turno)
risuonano (a frequenze
estremamente basse!) di un potere suggestivo che è innanzitutto mitologico,
e infatti diventeranno celebri presso i suoi fan come le parabole dei Vangeli.
Talvolta le atmosfere funeree sono fini a se stesse, come in Twist Of Cain,
quasi Kiss, ma, abbassandosi improvvisamente in un blues criptico, con
She Rides Danzig torna a lambire, con più efficacia che mai, il mito dei
Doors.
Diversi brani dimostrano quanto le sue composizioni (e soprattutto le
sue interpretazioni) debbano alle "radici" nere del rock: per esempio in
Soul On Fire dietro il trucco volgare dell'arrangiamento heavymetal si
intravede la filigrana di uno spiritual;
le sue eccezionali doti di crooner emergono prepotentemente nel modo in cui
"porta" la melodia altisonante di Not Of This World.
Fra le righe si può notare come le sue canzoni stiano acquistando un maggiore
spessore psicologico: brani come Am I Demon e Twist Of Cain non esaltano
il Male, ma al contrario dipingono personalità lancinate dall'angoscia,
trasmettendo un senso di disperata solitudine degno di un Roy Orbison (suo
idolo).
Lucifuge (Def American, 1990) presenta somiglianze ancor più palesi
con i Doors (e con il baritono di Morrison) e, forse anche come conseguenza di
ciò, un feeling ancor più "nero": Long Way Back To Hell è uno dei suoi
vertici di cantante, un boogie in cui Danzig dà sfoggio delle sue doti di
crooner e di shouter altamente drammatico; 777 è uno spiritual stravolto ed
esasperato fino a diventare ossessivo e stordente; Killer Wolf (aiutato dal
chitarrismo di Christ, degno dei grandi del Delta) è il blues più strascicato
della sua carriera. In tal modo alla fine sembra di ascoltare più gli AC/DC,
o al massimo gli Aerosmith, che non i Black Sabbath, benche' il power-trio stia
sempre aggrappato alle cadenze ipnotiche di questi.
I'm The One è addirittura uno shuffle acustico di palude voodoo cantato con
un alternarsi di sussurri e grida nel registro spettrale di Presley;
e in Blood And Tears Danzig non esita neppure a sfruttare il mezzo di una
ballata da balera degli anni '50.
Ma soprattutto è il disco di un artista sempre più tormentato, che si aggira
solo in un universo morale sempre più oscuro. Le immagini del Male sono ora
delle paranoie e delle metafore. L'"horror-core" dei Misfits, parodia degli anni
'50, si sta trasformando in un "folk-core", audio-veritè degli anni
'90. Come nel caso del cinema di serie B, anche la sua arte sottoculturale
ha finito per riempirsi di significati e valenze profonde e inquietanti.
Il dolore domina supremo. Anche i riff durissimi alla Sabbath, le cadenze
pesantissime alla Kiss, le urla viscerali alla Aerosmith dei brani più
convenzionali, Snakes Of Christ, Tired Of Being Alive e Girl, rivelano una
disperazione spaventosa, emozioni laceranti, un horror interiore, tanto da
assomigliare più a degli spiritual del Male suonati all'Inferno da un
complesso di demoni. Sono brani di una potenza e un'intensità terribili.
I vertici drammatici coincidono con le imitazioni più fedeli: Devil's
Plaything fa il verso a Crystal Ship di Jim Morrison; Her Black Wings
rasenta le tonalità invasate di cui è capace soltanto un Nick Cave.
Il problema del terzo album, How The Gods Kill (Def American, 1992),
è che
risuonano sempre e ancora i riff macabri e solenni dei Black Sabbath
(Godless, alla Children Of The Grave) e le scariche di tensione
dei Led Zeppelin (Bodies, imitazione fedele di
How Many More Times). Ma Danzig, ormai istrione smaliziato, con i suoi "shout"
sensazionalisti può comunicare una violentissima scossa emotiva anche nei
contesti più banali, come fa nel crescendo drammatico di Anything, nei
terribili fremiti blues di Heart Of The Devil e soprattutto nell'esplosiva
Left Hand Black (incedere alla Born To Be Wild).
Culmine del disco è la ballata Sistinas, nella quale ancora una volta Danzig
abbandona il Grand Guignol sbraitato di sua invenzione e coniuga invece le
"voci" metaforiche di Cave, Morrison e Presley per un'escursione vampiresca nei
recessi più torbidi dell'animo umano.
Quando indovina la cadenza e il registro giusti, nessuno sa attanagliare come
lui. Tutto il suo sinistro universo di demoni e dannati acquista allora un
valore allegorico e le canzoni diventano parabole di vita (invece che aneddoti
di morte).
Mentre l'EP Thrall (1993) sfrutta l'enorme popolarità del quartetto, ma senza aggiungere nulla di significativo (soltanto due le nuove composizioni, It's Coming Down e The Violet Fire), la prima opera veramente solista di Danzig è una sinfonia in nove movimenti: Black Aria (Plan 9, 1992). E` un po' il suo "666" (Aphrodite's Child), un disco tutto all'insegna delle religioni nere.
4 (American, 1994) è una grossa delusione. Sterile e floscio, il disco è una cantilena di ripetizioni di se stesso, con l'aggravante di mascherare la stanchezza creativa con arrangiamenti più appariscenti. Cantspeak (tastiere, distorsioni, drum-machine) e Sadistikal (quasi una jam cosmico-psichedelica) riescono comunque a sfruttare i nuovi mezzi con intelligenza, mentre i requiem vecchia maniera sembrano terribilmente datati. Alla fine dell'anno Chuck Biscuits lascia il gruppo.
Blackaciddevil (Hollywood, 1996), sommerso da una coltre di distorsioni e infarcito di drum machine che proseguono gli esperimenti di IV, ha ancor meno da offrire: a parte 7th House, Sacrifice e Power of Darkness, le altre canzoni sono soporifere. Non spaventerebbero neppure Siouxsie.
Per inciso, Eerie Von, bassista di Samhain e Danzig, ha fatto comunella con tale Mike Morance per registrare un disco di assoluta originalità, Uneasy Listening (Caroline, 1996) Prendendo a prestito stereotipi della musica sinfonica classica e delle colonne sonore dell'horror, il duo ha composto otto brani che spaziano dal Cinerarium Waltz un po' minimalista d'apertura al soave rondò barocco di Into The light di chiusura, dalla marcia funebre per fanfara di fiati di Misery's Drag allo swingante tema per sassofono e pianoforte di Nightmare. Witches Lament, fra borboglii elettronici e gorgheggi d'opera, sarebbe potuta diventare una suite gotica di dimensioni colossali, ma il duo non sa osare tanto.
Gli atteggiamenti satanici di Danzig suonano come delle autoparodie in 6:66 Satan's Child (Nuclear Blast, 1999), un album che sposa le produzioni di gruppi heavy-metal e la produzione di musica dance. L'operazione riesce in Firemass e Belly Of The Beast, ma fallisce in troppi brani pomposi. D'altra parte, Danzig ricorda il suo sé originale in un paio di ballate spettrali: Cold Eternal e Thirteen.
Live On The Black Hand Side (Restless, 2001) è un doppio album dal vivo.
Su 777 I Luciferi (Spitfire, 2002) Danzig offre ancora heavy metal di prim'ordine con sfumature gotiche (la suite The Coldest Sun), ma è difficile digerire la decima versione di un riff dejavu e la ventesima versione di una storia horror. È un peccato che così tanto talento venga sprecato in una ripetizione così banale della propria carriera.
Il chitarrista dei Prong, Tommy Victor, aiutò Danzig per Circle of Snakes (Regain, 2004).
Deth Red Sabaoth (2010), il primo album di nuovo materiale in sei anni, sembrava una rievocazione da cartone animato di un vecchio scherzo, e non particolarmente divertente.
Dopo un'altra pausa di 5 anni Danzig torna con Skeletons (2015), un album di cover con una produzione amatoriale, e il deludente Black Laden Crown (2016), che presenta la partecipazione di molti musicisti diversi.
- Torna alla pagina su Glenn Danzig di Piero Scaruffi -