- Dalla pagina sui Deee-Lite di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto e integrato da Stefano Iardella)

I Deee-Lite erano un surreale trio newyorchese composto da Dmitri “Supa DJ” Brill (nato in Russia), Towa Tei (Yokohama, 1964), metà coreano e metà giapponese, e Kierin “Lady Miss Kier” Kirby (Youngstown, 1963), chanteuse e aspirante diva della disco.
Il trio fa il suo ingresso sulla scena club di New York con il singolo Groove Is In the Heart. Il chiasso gioioso del loro primo album, World Clique (Elektra, 1990), dà un nuovo significato alla musica techno: kitsch futuristico per masse dotate di senso dell'umorismo. Good Beat, solare pezzo Afro-funk i cui ritmi sincopati sono arricchiti da un piano jazz, ÃĻ l'archetipo a cui si rifanno tutte le altre tracce. In Power of Love; troviamo un cantato da crooner, in Try Me on una sezione di fiati e dei glissando di organo. Lo schema si ripete in continuazione, raggiungendo l'apice con il ritornello contagioso e le progressioni per pianoforte di World Clique;. In realtà questi brani si distinguono dal resto della musica dance soprattutto per l'intrigante sottofondo jazz.

Infinity Within (Elektra, 1992), con Rubber Love, e Dewdrops In The Garden (Elektra, 1994), con il trascinante jump blues di Party Happening People, sono album decisamente inferiori. L'esuberanza diventa frenesia isterica, la festosità spontanea si riduce a imitazione consapevole di mode passeggere.

Mentre i Deee-Lite si scioglievano Towa Tei dava il via alla propria carriera solista con Future Listening (Elektra, 1995). Il disco, caratterizzato da un maggior ricorso a campionamenti e guest vocalists, offre un interessante versione di lounge music contaminata da jazz e world music. Il manifesto strumentale I Want To Relax ÃĻ un charleston frammentato che apre la strada alla buffa parata carnevalesca di cui Son Of Bambi, esuberante incontro tra dance indiana e occidentale, rappresenta il culmine, almeno sul piano del divertimento. Tra gli altri momenti giocosi abbiamo Technova, che imita le colonne sonore easy-listening anni '60 con un tocco di pop brasiliano e un sassofono romantico, e luv Connection, tributo piÃđ serio alla disco-funk, mentre nell'effervescente Batucada; il pop brasiliano viene smontato apertamente. La gioia, tuttavia, ÃĻ solo superficiale: una pausa improvvisa, una distorsione, un assolo sono sufficienti per gettare un'ombra sinistra sulla festa di carnevale. La punta di diamante del disco ÃĻ Dubnova, un magnifico collage di coretti anni '60, ritmi dance, improvvisazioni blues/jazz, percussioni tribali, musica elettronica etc., che si dissolve in un altrove mitologico, a metà strada tra una nebulosa lontana e un giardino zen.

Sound Museum (Japan, 1996 – Elektra, 1997) ÃĻ invece un pretenzioso esperimento che coinvolge i generi preferiti di Tei (rythm and blues, bossanove, hip hop, samba, drum'n'bass e jazz), i quali perÃē non convincono del tutto senza l'anima elettronica ed esotica che faceva da supporto a Everything We Do Is Music.

Last Century Modern (Elektra, 1999) manca di ispirazione, nonostante la quantità e qualità dei collaboratori e la maestria tecnica di Towa Tei. Il collage di stili ÃĻ come al solito impeccabile, ma questa volta si limita a confluire in fredde prove di virtuosismo dance (Congratulations, Funkin' For Jamaica) o pop (Angel, Butterfly). La lounge futuristica di Last Century Modern ÃĻ passabile ma, anche in questo caso, si tratta di melodie già sentite negli album precedenti.


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