- Dalla pagina sul Denison Kimball Trio di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Uno degli dei della chitarra moderna, Duane Denison (Michigan, 1959) delizia l'ascoltatore di passaggi stupefacenti in tutti i suoi progetti: Jesus Lizard, Firewater e i DK3.
Nel 1994 Denison registrÃē un album di jazz acustico,
Walls In The City (Skin Graft), accompagnato soltanto dal batterista dei
Mule, James Kimball. Nacquero cosÃŽ i Denison Kimball Trio, o Denison Kimball
Three o semplicemente DK3.
Affine per l'atmosfera surreale a certe cose dei Lounge Lizards, il disco
si contraddistigue soprattutto per i timbri stridenti della chitarra
(campanaccio di mucca in Cold Light Of Day, campanello
tibetano in One If By Land, sirena di bastimento in Two If By Sea)
e per il ritmo sempre rigorosamente swingante, che propellano
voli romantici Walk Away o blues strascicati Romantic Interlude.
Ispirandosi per le musiche alle orchestrine da night club, Denison compie
una sottile operazione postmoderna, che lo porta ben al di là dei confini
dell'avanguardia.
Non solo si tratta di uno dei migliori dischi strumentali degli anni '90,
ma anche di un'intima confessione che mette in luce la vera personalita'
artistica di Denison.
Su Soul Machine (Quarterstick, 1995) il trio non ÃĻ quasi mai un trio,
in quanto ÃĻ completato almeno dal sassofonista
Ken Vandermark
(NGR Ensemble e
Vandermark 5) e dal bassista Reg Shrader dei Seam.
Il loro ÃĻ un "cool jazz", intellettuale, interiore, quanto se ne puÃē fare.
Meno "noir" e atmosferico del primo disco, questa volta l'attenzione maggiore
ÃĻ per la "groove", come nelle partiture swinganti di
Soul Machine, con una travolgente fuga tzigana della chitarra,
e Solitaire, o (versione briosa) nella
fanfara free-jazz di Blueball Avenue
o (versione lenta) nel radioso tema blues di Passing Blue.
Ma il senso ultimo del disco rimane quello di costruire musica in maniera
creativa. Ogni brano ÃĻ praticamente suonato in maniera diversa:
Terminal 2 ÃĻ un concerto per
droni di chitarra lasciati cadere nel vuoto,
la melodia di Ad Infinitum ÃĻ tintinnata un accordo alla volta,
Trans-mission ÃĻ un'improvvisazione di sibili e ronzii,
e Framed ÃĻ addirittura un brano in cui la chitarra imita le percussioni
africane. Il vocabolario di Denison si reinventa di continuo.
L'arte chitarristica di Duane Denison regna sovrana su
Neutrons (Quarterstick, 1997).
Basta assaporare in Downriver i suoi tocchi ineffabili
nel marasma percussivo della batteria, o in Heavy Water, annunciata
da un flauto fantasma, la sua tenebrosa affabulazione di dissonanze in
percussivo crescendo, o il suo singhiozzo clownesco in Neutrons,
per rendersi conto della distanza che lo separa dal resto del chitarrismo rock.
Il suo ÃĻ uno stile tutto fra le righe, da sorbeggiare senza lasciarsi troppo
coinvolgere, condotto per metamorfosi impercettibili e levigate, apparentemente
inerte, quasi privo di personalità , ma in realtà carico di pensiero,
l'equivalente alla chitarra del pianismo di un Cecil Taylor.
Insomma un Peter Green del post-punk, del post-industriale, del post-ambientale.
La Lullaby chiude il disco in maniera geniale, con una melodia da madrigale
rinascimentale strimpellata distrattamente.
Non meno virtuoso si dimostra il batterista James Kimball (che ora fa parte in
pianta stabile dei Jesus Lizard, avendo Mac McNeilly gettato la spugna).
Per quanti pensavano che questo fosse il progetto solista di Denison,
Traveling Saleman ÃĻ uno show personale di Kimball.
Il sassofonista Ken Vandermark (NGR Ensemble e Vandermark 5) conferisce a
Landshark
un tono fortemente jazzato, che si sposa a meraviglia con lo stile di Kimball,
ma forse non con quello, molto piÃđ subdolo, di Denison.
Brani come Monte's Casino sono cosÃŽ "forzati" verso un'esibizione gratuita
di esibizionismo che non potrebbe essere piÃđ lontana dalla personalità del
timido chitarrista. Successe anche a McLaughlin nella Mahavishnu Orchestra,
mutatis mutandis...
I Tomahawk erano un supergruppo formato dal chitarrista Duane Denison dei Jesus Lizard, con il cantante Mike Patton dei Faith No More, il bassista Kevin Rutmantis dei Cows e il batterista John Stanier degli Helmet.
Il loro album di debutto, Tomahawk (Ipecac, 2001), ÃĻ un hardcore erudito e sperimentale di un quartetto di formidabili musicisti, ma Mit Gas (Ipecac, 2003) mostra per lo piÃđ una cronica mancanza di immaginazione.
Anonymous (Ipecac, 2007) era di fatto un album solista di Denison (ispirato ad alcune antiche musiche indiane).
U.S.S.A. era un altro supergruppo, questa volta formato nel 2006 con il bassista Paul Barker dei Ministry, il cantante Gary Call e il batterista Johnny Rabb, che ha debuttato con il mediocre The Spoils (Fuzz, 2007).
Denison ha suonato anche nei Legendary Shack Shakers, che hanno pubblicato AgriDustrial (2010) e The Southern Surreal (2015), nello Psych-Optic Trio, documentato in Cuts That Handicap (2011), e nei The Unsemble, che hanno pubblicato The Unsemble (2013).
Denison ha resuscitato il progetto Tomahawk per Oddfellows (2013) e Tonic Immobility (2021).
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