- Dalla pagina sui Dropkick Murphys di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Do Or Die (Hellcat, 1997) rivelÃē un manipolo di teppisti
musicali che prende di mira il patrimonio popolare trasformando
le piÃđ innocue ballate folk (talvolta con tanto di cornamuse) in clamorose
canzonacce da pub eseguite con la foga e il baccano del "peggior" punk-rock,
un'idea a metà strada fra Pogues e
Mekons.
I Dropkick Murphys (Mike McColgan al canto, Rick Barton alla chitarra)
sono per Boston ciÃē che i Pogues furono per la Gran
Bretagna, forse meno furenti ma ancor piÃđ assordanti.
Dopo il singolo Tattoos And Scally Caps e l'EP Boys On The Dock (Cyclone)
esce il primo album, sedici viscerali e trascinanti esplosioni di energia.
I cori "oi" e le schitarrate roventi propellono gli irresistibili
ritornelli/motti corali di Do Or Die, Barroom Hero e Skinhead On The MBTA.
Se in questi
brani il loro populismo si esalta a livelli epici e deliranti, in altri
viene alla luce semplicemente la loro spettacolare predisposizione per il
rock and roll piÃđ brado,
dal voodoobilly Never Alone alla quadriglia di Caught In A Jar.
Raramente i placoscenici di Boston sono stati scossi da tanta verve.
Vent'anni prima questo sarebbe stato un classico.
Con il nuovo cantante Al Barr, The Gang's All Hers (Epitaph, 1999) non ÃĻ meno intransigente, e Blood And Whiskey e Pipebomb On Lansdowne mantengono alta la loro bandiera.
Aumentati a un (pauroso) gruppo di sette unità , su Sing Loud Sing Proud (Epitaph, 2001) i Murphys suonano ancora i soliti baccanali inni hardcore con la ferocia di un manipolo di hooligans selvaggi e ubriachi, imbevuti dell' indomito spirito della folk music irlandese ( For Boston, The Wild Rover, Which Side Are You On). Se c'ÃĻ bisogno di una prova su chi abbia influenzato questi punk, Shane MacGowan in persona si toglie la maglietta per Good Rats.
Su Blackout (Hellcat, 2003) cercano di essere piÃđ accessibili, ma non riescono a nascondere completamente il loro aspetto da ubriachi e dementi (Worker's Song, Walk Away, Kiss Me I'm #!@*faced).
Mike McColgan formÃē gli Street Dogs e pubblicÃē Savin Hill (Cross Check, 2003).
The Warrior's Code (Hellcat, 2005) virÃē verso il punk-pop con l'orecchiabile Sunshine Highway distribuita accanto a brani folk rinnovati (in particolare I'm Shipping Up To Boston di Woody Guthrie) e semplici tiritera punk-rock. Qualcosa di buono per tutti, ma nulla che risalti.
L'esuberanza ÃĻ ancora la stessa in The Meanest Of Times (Born & Bread, 2007) ma, stranamente, solo Faimount Hill e Flannigan's Ball, con sfumature celtiche, suonano in sintonia con i tempi, mentre i pezzi puramente hardcore suonano come filmati di un'epoca che non esiste piÃđ. Tuttavia nessuno come loro sa come trasformare danze melodiche come The State Of Massachusetts in inni operai.
Going Out in Style (Born & Bred, 2011), apparentemente un concept album della classe operaia, sfrutta il loro marchio di fabbrica che suscita sfumature celtiche per qualcosa che sarebbe piÃđ appropriato per i cantautori intellettuali degli anni '70 che per i turbolenti pub-rocker del 21° secolo, anche se in un paio di casi (Memorial Day e Sunday Hardcore Matinee) si intravede che la differenza sta solo nella velocità con cui vengono suonate le note.
Signed and Sealed in Blood (2013) conteneva facili canzoni come Out of Our Heads e The Boys are Back, e perfino la potente ballata Rose Tattoo e il valzer natalizio The Season's Upon Us.
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