- Dalla pagina su Heather Duby di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Heather Duby (Eugene, 1974) è una cantautrice cresciuta a Portland ma residente a Seattle dal 1994, che si ispira alle voci più eccentriche della musica rock (Nico, Enya, Galas, Mitchell, Bjork) per comporre canzoni colte e surreali, orchestrate in maniera ancor più eccentrica.
Sono proprio le orchestrazioni oniriche, dovute al produttore Steve Fisk, a costituire il forte di Post To Wire (Subpop, 1999): il forte rombo di basso che accompagna tutte le canzoni, le tenui filigrane dell'elettronica, i ritmi esotici, i registri strozzati delle chitarre. La cantante intanto sposa il cerimoniale di Nico alle visioni di Enya. Judith, cantata nel delicato contralto di Enya e sottolineata da un ritmo trip-hop, fa leva su un assordante riff di basso ed è contrappuntata da una sezione di violini stonati. Kensington Place sfodera una tetra melodia di harmonium alla Nico sui rintocchi spettrali del pianoforte. Il passo è da passo da tragedia greca, nonostante la scenografia da trip-hop, i campionamenti, le percussioni elettroniche, e le vertigini vocali che rispondono al suo canto accorato.
Falter è emblematica di queste cantilene delicatissime che si perdono in riberberi magici, accompagnata da un carillon minimalista di sintetizzatore a da un organo psichedelico in (lontanissimo) sottofondo. For Jeffrey, forse l'apice emotivo, è un madrigale alla Enya con la voce sovrapposta in modo da sembrare una partitura a più voci, con il tribalismo africano (di cui Fisk amplifica i rimbombi) in selvaggio crescendo, e una tenue melodia new age delle tastiere. I gorgheggi soavi si accavallano alla progressione incalzante delle percussioni. Il nadir psichico è rappresentato da September, una lenta e sonnolenta elegia cantata nel tono della Enya più "ecclesiastica".
I momenti di gioia sono rari. La canzone più cadenzata è You Loved Me, che fa perno su un motivo soul alla Todd Rundgren e sul basso sempre poderoso. C'è posto anche per la novelty A Healthy Fear Of Monsters, a metà strada fra valzer e calypso.
Lo show di Duby finisce qui, perchè gli ultimi tre brani del disco sono puri esperimenti di produzione in studio della musica. Negli otto minuti di Halo Sky, forse il capolavoro del disco, la voce è già distorta, le tastiere e le percussioni imbastiscono una danza grottesca, il ritmo prende velocità, la voce si libra frantumata in echi galattici; in Soulflower e Amygdala il canto non esiste più, si è ridotto a suoni umani, la cantante si limita ad emettere vagiti, e a prendere il sopravvento sono (nel primo) il ritmo e (nel secondo) le tastiere.
La voce e le liriche di Duby, nonchè le sue melodie struggenti, varrebbero da sole l'acquisto del disco, ma combinate con le partiture di Fisk diventano armi micidiali per un'analisi psicanalitica della depressione maniacale e per la ricerca dell'assoluto, secondo le direttrici di Nico.


(Tradotto da Stefano Iardella)

L'EP Elemental (Subpop, 2001) documenta il supergruppo guidato da Steve Fisk e Heather Duby, che include un sassofonista e un turntablist. La musica elabora la fusione di dub, hip-hop, funk, jazz ed elettronica proposta da diversi artisti negli ultimi anni. La voce di Duby diventa un accessorio per lo shuffle high-tech What You Thought e la locomotiva da dancefloor From Here To Gone, una sorta di diva disco per le colonne sonore di Fisk. Tanto che la troviamo canticchiare una ballata soul dolce e sensuale come Love You More.
Ed è fuori dai giochi nel mostro drum'n'bass e dub Terrabyte, forse il pezzo forte. Non un EP di Heather Duby, nonostante i titoli di coda.

Duby in seguito registrò Come Across The River (2003) e Heather Duby (2006).


- Torna alla pagina su Heather Duby di Piero Scaruffi -