- Dalla pagina su Don Falcone di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Don Falcone, originariamente un poeta della Pennsylvania poi trapiantato a San Francisco dall'inizio degli anni '80, era un membro dei Thessalonians, così come degli originali Melting Euphoria.
Nel 1995 Falcone ha iniziato un progetto solista denominato Spaceship Eyes. La line-up di Kamarupa (Noh Poetry, 1997) comprendeva Falcone (tutte le tastiere),
Gary Parra (percussioni) e Karen Anderson (percussioni).
Le composizioni suonano come una miscela di acid-rock, progressive-rock, ambient
e new age. La trama sonora è tanto teatralmente stratificata quanto in continua mutazione. L'effetto tribale di Storm Of Cleopatra è in realtà una concrezione di percussioni impegate in poliritmi africani, di gorgoglii elettronici alla Gong e di un funky riff ipnotico alla maniera di Byrne & Eno (che muta bruscamente in un singhiozzo reggae). Il brano più lungo, di dieci minuti, Kamarupa è un poema sinfonico calato in un tempo medio orientaleggiante in modo da richiamare alla mente i primi Pink Floyd; che evolve in una danza alla maniera dei King Crimson, che, avvolta in ronzii che lentamente ricorrono, evolve a sua volta in una maestosa coda solenne. Crafted From Wood (nove minuti) comprende una serie di variazioni su un leimotiv claunesco.
L'interazione tra elettronica e percussioni è ardita. Granny Gurtn's Mysterious Space Needle (otto minuti) è un brano avanguardistico rallentato che avrebbe brillato su Ummagumma dei Pink Floyd. Il minimalismo si sposa al pecussionismo Buddista in Tribal Roots.
Le linee tastieristiche di Falcone hanno ereditato la spettralità dei sintetizzatori di Allen Ravenstine, le qualità da affresco di Klaus Schulze e la fluidità del jazz-rock.
Parecchie tracce suonano come dimostrazioni della tecnica di Falcone: vignette dadaiste come Satori; esperimenti ritmici come March Madness , che intrecciano una linea funky ed una linea dub; saggi post-moderni come Pegasus, che destruttura una melodia pastorale per mezzo di campionamenti e scricchiolii; racconti fiabeschi come Chameleon Sighting, che ha l'andamento di una colonna sonora.
L'album è un meravigliosa dimostrazione di musica post-psichedelica nell'epoca dell'elettronica.
Truth in the Eyes of a Spaceship (Hypnotic, 1998), il secondo album degli Spaceship Eyes, si è avvalso della collaborazione di Harvey Bainbridge, ex membro degli Hawkwind, di dj Freaky Chakra, e di altri illustri membri della scena avanguardistica di San Francisco L'aspirazione di Falcone era quella di combinare i mondi dell'elettronica e del progressive-rock con il drum'n'bass.
I tocchi di tastiera jazzata di Mind The Alien costituiscono un promemoria del talento di Falcone, ma, generalmente parlando, i brani sono baccanali di campionamenti e suoni stridenti su ritmi più o meno portanti. Non resta molto del programma originale degli Spaceship Eyes. Le tracce più rappresentative (Drum'n'Smoke, Dreaming Without The Right Side, Fresh Cheebahcabra) qui si dipanano a rotta di collo con andamento vertiginoso e sovrappongono montagne di rumori creativi. Falcone indulge, nei momenti migliori, in una arte/scienza di timbri.
Dopo così tanto drum'n'bass, la selvaggiamente energica profusione tribale di Roanoke e la variazione raga di The Great Yew Hedge giungono come un sollievo.
L'album rappresenta una significativa innovazione nell'ambito del drum'n'bass, ma anche un regresso rispetto al geniale potpourri di Kamarupa.
Nel 1998 Falcone avvia anche un progetto etno-ambient, il tutto strumentale Quiet Celebration (Gazul, 2000), che vede la partecipazione di Edward Huson alle tabla, Ashley Adams al contrabbasso, John Purves al sax e flauto.
L'album contiene dieci pezzi impressionisti che si trovano a cavallo del confine tra l'elettronica futuristica, le vignette ambient di Brian Eno e il primitivismo di Jon Hassell. L'impollinazione incrociata può essere contagiosa: Salmon mescola sax jazz, flauto mediorientale, percussioni africane e lavaggi di synth cosmici. Magenta integra elementi esotici e cameristici mantenendoli separati (i primi rappresentati principalmente dalle percussioni, i secondi da archi e contrabbasso). Coal è un pezzo minimalista maniacale e cacofonico in cui tutti gli strumenti suonano uno schema, mentre Ivory è jazz notturno in un limbo mediorientale.
Amber, di otto minuti, senza percussioni, è una forma evocativa di avanguardia: i modelli meccanici delle tastiere e dei fiati richiamano la musica industriale e minimalista, ma calati in una nebulosa di linee di flauto e droni assortiti. Un altro pezzo forte è Indigo, che elimina nuovamente le percussioni e inserisce il romantico soliloquio di un sax in un vortice al rallentatore di melodie elettroniche. L'elemento psicotico è reso esplicito quando una moltitudine di note riverberate del sassofono si fondono nello specchio deformante di Perù.
Le tastiere elettroniche di Falcone spesso passano in secondo piano rispetto al contrabbasso e ai fiati.
Poiché questi strumenti portano il leitmotiv, l'elettronica e le percussioni sostengono la tensione.
Questa potrebbe essere la registrazione più impeccabile di Falcone. Ogni atmosfera è realizzata con cura e lo stile multiforme non si scompone mai in trame discordanti. Al contrario, ogni pezzo è un meccanismo del metabolismo. Questo è tanto organico quanto la musica possa esserlo.
Nel 1999 Falcone ha lanciato i Grindlestone, con Doug Erickson; un progetto ambient dub chiamato Reverbia, con Jerry Jeter; e un progetto sample-based, gli Alien Heat.
Falcone ha poi resuscitato gli Spirits Burning. Gli Spirits Burning erano stati una delle sue prime band di of San Francisco, in cui Falcone aveva suonato basso e tastiere.
New Worlds By Design (Gazul, 1999) vanta il walhalla del rock alternativo, annoverando Daevid Allen dei Gong, Malcolm Mooney dei Can, Steven Wilson dei Porcupine Tree, Thomas Grenas dei Pressurehead.
I brani sono relativamente più brevi e si dipanano con un andamento più spedito. Alcuni si avvalgono del canto. Non c'è un elemento unificante, solo una ricerca di nuovi suoni al confine tra il vecchio mondo psichedelico di Falcone ed il nuovo mondo dell'ambient, della tecno e dell'elettronica.
Solar Campfires spinge il drum'n'bass verso le sue conseguenze epilettiche, mentre le tastiere sostengono schemi meccanici alla maniera della musica industriale e creano ghirigori alla maniera del dadaismo elettronico dei Morton Subotnick. By Design fa esplodere la struttura elettronica con un riff hard-rock bluesy che si amplia in una suite space-rock che decolla, compatta e martellante, alla maniera degli Hawkwind.
Il riff spaventoso che sospinge Arcturus, la danza pow-wow di Triquetrium Delight, il siluro tecno di Avatar 444, per non parlare delle trenodie alla Suicide e delle suites di rumore prive di schemi, sono i momenti salienti di una variegata raccolta che, con un po' più di auto-controllo, avrebbe potuto essere la Before And After Science di Brian Eno per la generazione digitale.
Il dramma avveniristico e tour de force personale di The Ticking Of Science (tredici minuti) riepiloga l'approccio anarchico e incostante dell'album. Si tratta di un lavoro sfocato, un piatto mezzo cotto di arte elevata, un esperimento che non ha una precisa direzione, o forse una semplice raccolta di appunti per gli album futuri.
Il nuovo CD degli Spaceship Eyes, Of Cosmic Repercussions (Hypnotic, 2000) sarebbe uscito a ottobre. Gazul Records e Noh Poetry Records pubblcarono Quiet Celebration il 7 settembre.
Questo quartetto californiano è composto da Don Falcone (synth, udu), Ashley Adams (contrabbasso), John Purves (fiati) e Edward Huson (tabla).
Reflections In A Radio Shower (Gazul, 2001), accreditato a Spirits Burning, annovera contributi di Daevid Allen, Robert Calvert (postumo), Don Xaliman (Melodic Energy Commission), membri degli ST 37, dei Mushroom, ecc.
Fireclan è il trio formato da Don Falcone, Mychael Merritt e Luis Davila.
Sunrise to Sunset (Noh Poetry, 2004) è un esercizio di reinvenzione del prog-rock per la generazione post-ambient. Si apre con un fluente numero space-rock, Electric Sunrise, e si chiude con l'ipnotica jam percussiva di Acoustic Sunset. Nel mezzo, spazia dal minimalismo virulento di Sudden Mist al tema melodrammatico di Winds of Sorrow, fino al paesaggio sonoro inquietante di Faces in The Terrain. La traccia più lunga, Cliff of Fate, fonde queste tecniche e conia una sorta di dramma impressionista, che trasmette sia la potenza naturale che la tensione psicologica della scena.
Gothic Ships (Noh Poetry, 2006) è una collaborazione con Steve Palmer.
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