- Dalla pagina sui Filter di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Per qualche anno Richard Patrick registrò musica a casa propria, a Cleveland,
suonando tutti gli strumenti da solo. Poi conobbe Bryan Liesegang, laureato in
Filosofia a Chicago, sperimentatore dilettante sulle orme di Robert Moog.
Insieme nel 1993 diedero vita ai Filter, dei quali uscì presto
Short Bus (Reprise, 1994), all'insegna di un ennesimo ibrido tra
heavy metal e musica industriale. Le loro infernali cavalcate sono superiori
alla media del genere. Se il genio malefico dei
Nine Inch Nails indulge spesso
in brani sperimentali, questi Filter non si perdono in chiacchiere: l'album
è un concentrato di quella musica violentissima, con soltanto due pause, giusto
per far riposare i diffusori.
Pro e contro: qualcuno dirà che a lungo andare
si ripetono, perchè suonano sempre la stessa canzone, qualcuno dirà che sono
meno dispersivi, e quindi piu' efficaci, della concorrenza.
La sceneggiatura del singolo Hey Man Nice Shot è da manuale
del giovane metal-industriale: inizio in sordina, con una beatbox che scandisce
un tempo medio, in sottofondo il rombo sinistro dell'elettronica; le
liriche lasciano appena il tempo di intuire qualcosa di inquietante, che
si leva di colpo riff distorto della chitarra e il ritornello urlato in maniera
dissennata. Dose è ancor più feroce, viene subito al sodo: due chitarre
sparano in continuazione ciclopiche bordate di hard rock e Patrick delira come
se fosse sottoposto a un'anestesia dolorissima. Con meno frenesia ma molta
piu' magniloquenza arriva anche il tributo al grunge, con l'impeto tenebroso
di White Like That.
Gerbil fa finta di essere altrettanto violenta, ma nasconde la melodia
piu' orecchiabile del disco, una nenia degna di Dinosaur Jr.
It's Over copre il ruolo della power-ballad, ma sempre urlata a squarciagola
in un'atmosfera carica di elettricità.
Come cantante Patrick è un incrocio fra Cobain (Nirvana) e Reznor
(Nine Inch Nails) per quel modo di sbraitare atterrito le melodie,
cercando di condensare in pochi secondi tutta la disperazione e la violenza
di cui è vittima/colpevole.
Patrick scrive anche due canzoni per colonne sonore che godranno di una
certa notorietà:
Jurassitol e Trip LIke I Do.
Ma il progetto Filter rimarrà ibernato per anni, forse anche a causa
dell'abbandono di Liesegang.
Title of Record (Reprise, 1999) è l'album solista di Patrick. Mentre la casa editrice era in stato di agonia, Patrick si è preso il tempo necessario per produrre un lavoro accuratamente realizzato. Purtroppo, il verdetto non è positivo. I brani migliori evocano Peter Gabriel pre-Passion (Welcome To The Fold e Take A Picture, la nuova hit) e il resto oscilla tra inni generazionali (The Best Things), ricordi dolorosi (Skinny, I'm Not The Only One) e sfoghi rabbiosi (Cancer) con poche o nessuna aggiunta al canone. Lo stile vocale di Patrick è sempre impressionante, ma la musica raramente offre alla sua voce un palcoscenico.
Se il primo album sfruttava il suono brutale/barbaro dei Nine Inch Nails e il secondo album sfruttava il suono morbido/sofisticato di Peter Gabriel, The Amalgamut (Warner, 2002) oscilla tra i due campi (You Walk Away è la sfuriata arrabbiata, Where Do We Go From Here è il lamento nevrotico).
Anthems for the Damned (2008) e The Trouble with Angels (2010) erano repliche diligenti del loro suono mentre The Very Best Things (1995-2008) (2009) raccoglie il meglio dei quattro album di quel periodo più brani di colonne sonore.
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