- Dalla pagina sui Fishbone di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
I Fishbone propugnarono un approccio mite e satirico alla fusione di funk-ska-soul-rock. Il miglior documento del loro stile frenetico, esuberante ed esaltante fu il loro EP di debutto, Fishbone (1985). I Fishbone continuarono una tradizione che risaliva ai tempi dei Coasters ed era sopravvissuta fino ai Madness. Quella musica da festa modellata sugli scherzi del liceo si trasformò in una forma d'arte in Truth And Soul (1988) e raggiunse una formidabile sintesi di antico e moderno, di bianco e nero, di arte "bassa" e "alta", in Reality Of My Surroundings (1991), un album ambizioso e divertente al tempo stesso.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
L'idea di suonare una musica che fondesse funk, pop, ska, rock, soul, metal, jazz e punk venne a un gruppo di ragazzi di colore del ghetto nero di Los Angeles.
I Fishbone si formarono nel 1979, anche se cambiarono nome un paio di volte, e inventarono un genere di grande successo e di grande originalità. Purtroppo non si spinsero molto al di là dell'invenzione (il loro stile umoristico si riallaccia direttamente, lungo un arco di trent'anni, con le novely dei Coasters), e raramente dimostrarono il genio del grande musicista.
Tuttavia le rivoluzioni nascono spesso da idee semplici: la loro cambiò di fatto la geografia musicale della musica popolare degli anni '80 e '90. Il chitarrista Kendall Jones (principale compositore), il bassista John Norwood Fisher (emulo di Billy Bass, Funkadelic), il batterista Philip “Fish” Fisher (un virtuoso che poteva competere con i grandi del jazz) e Christopher Gordon Dowd alle tastiere e al trombone (principale arrangiatore), coadiuvato da Walter Kibby ai fiati, sono i perni attorno a cui ruota il composito e camaleontico sound del complesso.

Il frenetico, esuberante, strabordante EP Fishbone (Columbia, 1985) rimane una pietra miliare di questo genere di musica nera per adolescenti bianchi. Lo spirito è quello dei Madness, la realizzazione è una serie spudorata di citazioni. La poderosissima cadenza ska della sezione ritmica fornisce l'ossatura di tutti i brani, ma ciascuno vi innesta sopra un festival di trovate comiche e al tempo stesso orecchiabili. Comincia Ugly, con un organetto surf, una melodia alla Chuck Berry, un trombone rhythm and blues e un ritornello scemo; segue Another Generation, una fanfara esuberante che incorpora passi di ballo degli anni ruggenti e inflessioni da cabaret in un raffinato contesto armonico; conclude Lyin' Ass Bitch, un reggae da cartone animato.
Di gag in gag si giunge a Party At Ground Zero, la sciocchezza monumentale del disco e forse tuttora il capolavoro del gruppo: la prima parte, strumentale, lanciata da un motivetto da colonna sonora eseguito alla chitarra e raddoppiato dai fiati, sfoggia assoli soul di tastiere e heavymetal di chitarra, cori spiritual, fanfare scatenate alla New Orleans e così via; la seconda parte, condotta da un coro demenziale, continua di travestimento in travestimento senza concedere tregua, sempre incalzata da una cadenza irresistibile.

Album dal suono molto meno creativo e spiritoso, In Your Face (Columbia, 1986) suona stanco e ripetitivo. Una maggior presenza del sassofonista e cantante Angelo Moore in fase di composizione non basta ad attenuare la delusione. Fra tanti brani concepiti come sottofondo funk per ballare in discoteca (When Problems Arise), fra zoppicanti e pallide copie dei loro ska ipercinetici (A Selection, Give It Up), si salvano soltanto i numeri che ripescano musiche d'epoca (Cholly, Simon Says The Kingpin), anche se erano intesi come l'eccezione e non la regola.

Tutto sommato fu meglio l'EP natalizio del 1987, It's A Wonderful Life, che è l'apice del loro umorismo blasfemo (ma innocuo) con satire di Babbo Natale come Slick Nick You Devil You e Just Call Me Scrooge. Il complesso sa ancora scrivere inni demenziali, e lo dimostra nella scalmanata title-track.

Incapaci di reggere la distanza dell'album, i Fishbone inciampano anche in Truth And Soul (ColumbiA, 1988). Nonostante un esagitato ballo caraibico come Ma And Pa e una gag etnica alla Camper Van Beethoven come Slow Bus Movin', l'album è ancora inficiato da "ballad" lente e stucchevoli e da fanfare come Ghetto Soundwave e Bonin' In The Boneyard che hanno perso la verve di un tempo. Nelle "eccezioni" di turno, i Fishbone rivelano un alter ego come combo di soul-rock che imita i Was (il pandemonio heavymetal di Mighty Long Way) o Zappa (la farsa di Subliminal Fascism).

Il gruppo si ritirò dalle scene per qualche anno lasciando che il mercato digerisse un paio di EP che riciclavano vecchio materiale.
I Fishbone rientrarono alla grande con il monumentale Reality Of My Surroundings (Columbia, 1991), un doppio ambizioso che allinea anche John Bigham alla chitarra e alle tastiere. L'opera è una summa del loro stile poliglotta, dall'inno heavymetal di Fight The Youth al "parlato" della Junkies Prayer, dal rock progressivo alla Rush di Sunless Sunday allo shuffle travolgente alla Sly Stone di Everyday Sunshine.
I brani più concettuali sono anche quelli che portano più profondo il marchio dell'"hard-funky" di Clinton: Behavior Control Technician e So Many Millions.
Il sound è, in generale, duro e compatto, senza che ciò sminuisca il vero talento del combo: quello di fondere liberamente e in misture sempre diverse le bande marcianti di New Orleans, le orchestrine ska, i gruppi doo-wop, il gospel, lo spiritual, il soul, il funk. E` in questo funambolismo stilistico che ha modo di risaltare il virtuosismo dei singoli strumentisti. Quello di Fish alla batteria, in particolare, è un vero tour de force, uno show di gran classe, che funge da colla per questo mosaico disgregato di spunti. Altrettanto catalizzante è il timbro profondo del basso di Fisher, le cui dita trapanano selvaggiamente le corde dello strumento.
Il lato comico dell'operazione (quando il gruppo smette di prendersi sul serio) è anche quello più godibile, dal musichall frastornante alla Zappa di Pray To The Junkiemaker e Naz-tee May'en alle novelty d'altri tempi di Housework e Pressure. Con questo disco i Fishbone hanno iniettato nuova linfa nel genere che avevano inventato e hanno rimediato alla carenza di classici del loro repertorio.

Un'orrenda produzione trasforma invece il successivo Give A Monkey A Brain (Columbia, 1993), con Jones relegato in secondo piano, in un disco di hardrock ottuso. Il singolo Swim apre la nuova era, in cui l'energia è tutta al servizio dell'armonia (potrebbe essere un hit di heavy metal), invece che viceversa, e soltanto Lemon Meringue, No Fear e Drunk Skitzo conservano scampoli del genio passato.

Chim Chim's Badass Revenge (Rowdy, 1996) è forse il loro album più sperimentale, anche se non certo il migliore. E` una sorta di concept, amaro e pessimista, sulla schiavitù moderna (nei confronti del grande capitale). Il tono "noir" è stabilito da Chim Chim's Badass Revenge, e approfondito negli inni reggae-punk In The Cube e Alcoholic. Ballate jazzate come Beergut e soul come Psychologically Overcast perfezionano l'atmosfera, anche se poi l'album affoga in brani lenti e confusi come la fanfara reggae-blues Sourpuss e i dieci minuti rhythm and blues di Nutmeg.

Incerti fino alla fine se diventare i Chicago del dopo-punk o i Camper Van Beethoven della musica nera, i Queen del funk o i Clinton dell'heavymetal, i Fishbone non sono riusciti a mettere a frutto un'intuizione preveggente. Forse, per inseguire le mode e per accontentare gli intellettuali neri, sono sempre rifuggiti da quella che è la loro vera missione: il divertimento spensierato.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Dopo una pausa di quattro anni, il trio (Angelo Moore, Norwood Fisher e Dirty Walt' Kibby II), che dal 2000 si faceva chiamare Fishbone, è tornato con The Psychotic Friends Nuttwerx (Hollywood, 2000), una raccolta di reggae e funk poco convincente che non promette nulla di buono per il nuovo chitarrista Tracey “Spacey-T” Singleton.
Il gospel-ska Where'd You Get THose Pants è contagioso, l'inno frenetico Karma Tsunami è divertente, e per circa tre minuti (Shakey Ground) questi musicisti invecchiati suonano come i Fishbone, poi scompaiono in suoni stereotipati di seconda categoria. Tra gli ospiti figurano George Clinton e Flea. Il loro miscuglio di soul, rock, ska, reggae, funk e jazz suona terribilmente antiquato.


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