- Dalla pagina sui Flaming Lips di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
I più grandi e folli discepoli dei Pink Floyd classici provenivano dall'Oklahoma: i Flaming Lips, la cui arte univa l'ethos punk al burlesque hippie. La loro estetica derivava in molti modi dai cartoni animati: forme grossolanamente ingenue e facilmente identificabili, personaggi stereotipati al limite della parodia e situazioni semplificate e spesso inverosimili. Hear It Is (1986) era altrettanto versatile nel registro comico e tragico. Nel primo, le canzoni erano essenzialmente modellate sulle sinistre ninne nanne di Syd Barrett, mentre nel secondo gli ingredienti includevano i tempi esagerati dei Velvet Underground, la nevrosi chitarristica di Neil Young e l'eloquenza melodrammatica di Jim Morrison. Il calderone semiotico di Oh My Gawd (1987) era un capolavoro postmoderno. Gli arrangiamenti erano creativi al punto da essere grotteschi, mentre crescendo rock'n'roll abrasivi, cori psicotici e nenie trascendenti sembravano alimentarsi a vicenda verso livelli sempre più alti di eterodossia. Telepathic Surgery (1989) raggiunse un livello demenziale di collage stilistico, in particolar modo con il monumentale pezzo Hell's Angel's Cracker Factory. Il suono snello di In A Priest Driven Ambulance (1990) e Hit To Death In The Future Head (1992) si basava su melodie orecchiabili ed effetti sonori nella tradizione dei primi Pink Floyd. Litanie sognanti e canzoncine surreali divennero caratteristiche di album sempre meno avventurosi: Transmissions From The Satellite Heart (1993), Clouds Taste Metallic (1995) e The Soft Bulletin (1999). L'eccezione degna di nota fu Zaireeka (1997), un cofanetto di quattro dischi da riprodurre simultaneamente su quattro lettori audio diversi.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
La musica dei Flaming Lips (Wayne Coyne al canto, Mike Ivins al basso, Richard English alla batteria) è stata paragonata all'arte dei cartoni animati: forme grossolane per quanto riconoscibili, un paesaggio di stereotipi, un registro parodistico, una narrazione che procede per semplificazioni fino all'implausibile. Tutto ciò i Flaming Lips l'hanno applicato al rock psichedelico secondo una prassi che non è poi così lontana da quella del più creativo di tutti i freak, Frank Zappa.

Fondendo idee che provengono da fonti tanto lontane quanto Miles Davis, i Butthole Surfers, Jesus And Mary Chain e i Beach Boys, il loro sound è diventato un calderone semiotico di "segni" della cultura musicale popolare che trascende l'originario assunto neo-psichedelico.

Nei primi dischi Coyne aveva messo in mostra una personalità istrionica che si esprime prendendo a prestitoil talking-blues "maledetto" di Lou Reed e la recitazione invasata di Jim Morrison. Il drumming galattico di English, degno erede di Keith Moon e di John Bonham, è il corredo ideale per le schitarrate vanesie del leader.

L'EP d'esordio (LSD, 1984), con la dirompente e distorta My Own Planet a dare il passo epico, il voodoobilly distorto di Bag Full Of Thoughts a trascinare in un'ebbra danza da goliardi e il lungo "trip" di Scratching The Door ad omaggiare i primi Pink Floyd, aveva subito fatto capire il genio anticonformista e anarchico che sottendeva la loro musica.

L'album Hear It Is (Pink Dust, 1986)conteneva in nuce già tutto il loro repertorio. She Is Death faceva di nuovo capo alle piece psichedeliche dei primi Pink Floyd. With You inaugurava un genere che avrebbero perfezionato e sfruttato fino alla nausea: una forma di ballata in crescendo che è un derivato delle trenodie più morbose dei Velvet Underground e dei soliloqui più sonnambuli di Syd Barrett. Unplugged collocava astutamente fra le quadriglie del country, il rockabilly e il punk-rock una ferocia addomesticata che Just Like Before iniettava nel rock'n'roll abrasivo degli Stooges (con un riff che echeggia You Really Got Me dei Kinks) e che Man From Pakistan trasformava in trascinante e perversa carica eversiva da garage-rock.
A una vena più "roots", tradizionale, che si sarebbe presto esaurita appartenevano invece episodi periferici ma orecchiabili come Trains Brains & Rain, inno corale da pub reminescente dei Mekons.
Il climax del disco culminava nella lunga (sette minuti), melodrammatica Jesus Shootin' Heroin, sorta di incubo eroinomane che mutua da Lou Reed il passo di boogie leggero, da Neil Young la nevrosi chitarristica e da Jim Morrison la recitazione melodrammatica.

L'andamento di Oh My Gawd (Restless, 1987), con quell'alternarsi di momenti "duri" e momenti più "soffici", ricalca quello del precedente Hear It Is. Fra i primi si annovera subito l'anthem bruciante Everything's Exploding, che unisce il baccano violento degli Stooges all'ansia titanica degli Animals. Poi Prescription Love (una lunga introduzione strumentale che sembra i Pink Floyd di Syd Barrett a velocità doppia, e poi un ritornello a ritmo febbricitante di rockabilly con chitarra distorta alla Cramps). In Can't Stop The Spring un riff ipnotico di chitarra che viene ripetuto ossessivamente puntella una melodia da circo alla Kinks.
Fra i secondi invece, prime dimostrazioni del talento melodico di cantante e chitarrista, ci sono Thanks to You con chitarra febbricitante con echi degli Who di Tommy, Can't Exist, una tenera ninnananna psichedelica, e la lunga ballata pianistica Love Yer Brain che si disintegra verso la fine in colpi sordi e rumori.
I Flaming Lips tentano per la prima volta la sorte con la jam estesa, ma più che una jamOne Million Billionth Of A Millisecond (nove minuti) è Uno psicodramma che incrocia i Pink Floyd di More e gli Steppenwolf di Magic Carpet Ride. Tutto sommato è il punto debole del disco, che altrimenti sarebbe un capolavoro.
I brani più "lisergici" (sconnessi, dilatati, pieni di effetti sonori) sono Maximum Dream e soprattutto il gran finale lisergico d The Ceiling Is Bending.
Il disco piacque soprattutto ai pedanti che avevano storto il naso davanti alla clownerie di Hear It Is e avevano auspicato una maggiore serietà.

Telepathic Surgery (Restless, 1989), viceversa, è il disco in cui si chiarisce definitivamente la personalità del gruppo, finora rimasta a oscillare nel limbo degli anni '60. Innanzitutto Coyne recupera e accentua il proprio sarcastico humour, l'indole irriverente e l'approccio a cartone animato (le gag di Hari-Krishna Stomp Wagon e Redneck School Of Technology, degne della Bonzo Band). Poi l'arsenale di trucchi si amplia a dismisura: sono veramente infiniti i frammenti che vengono incollati insieme in studio. Infine trionfa il lato più oscuro della loro arte, quello che si può collegare allo space-rock grezzo e selvaggio degli Hawkwind e al rock più underground dell'epoca piuttosto che alle magniloquenti rock opere degli Who e alle cattedrattiche suite dei Pink Floyd. Pur rappresentando il loro apice tecnico e compositivo, questo disco è anche l'espressione più autentica dello spirito ribelle e sottoproletario della band. Ne fa fede fin dall'inizio Drug Machine In Heaven, ma ancor più Fryin' Up, propulsa dal riff di Born To Be Wild. Le citazioni assumono anzi il valore di disquisizioni post-moderne: Right Now, che riesce ad amalgamare la pulsazione e l'urlo di Interstellar Overdrive e la cadenza di My Generation, e Chrome Plated Suicide, con il cantante abilissimo nel miscelare in un unico ritornello due "arie" celebri come Blowing In The Wind e Tommy.
La monumentale Hell's Angel's Cracker Factory (presente soltanto sulla versione CD del disco) è uno dei braniche aspira al titolo di massimo capolavoro degli anni '80. Hell's è una suite mosaico nel vero spirito degli anni '60, quelli più trasgressivi dei Fugs di Virgin Forest e del primo Frank Zappa.

In A Priest Driven Ambulance (Restless, 1990) si assiste ai primi cambiamenti della formazione: al trio più "sballato" del decennio si aggiunge il chitarrista John Donahue (anche Mercury Rev), che fin dai primi accordi sembra capire al volo la follia dei compagni. English nel frattempo ha abbandonato la musica, stanco di concerti e studi di registrazione: al suo posto subentra Nathan Roberts. E` questo l'album in cui il rock psichedelico dei Flaming Lips comincia a mutare in qualcos'altro, meno eccentrico e disordinato, più lineare e compatto.
L'inizio, Shine On Sweet Jesus, è da manuale, con quelle distorsioni furibonde alla Chrome, una cadenza martellante "cingolata" e un ritornello beat psichedelico degno di Syd Barrett, il tutto condito da un coro umoristico di voce bassa e di falsetto alla gruppi vocali degli anni '50.
Nella linea Barrett-Hitchcock, che è l'anima di gran parte di quest'opera, Unconsciously Screamin' è il brano più lisergico, sia per il ritornello spaziale di Coyne sia per le torrenziali scariche "acide" delle chitarre. Qui, come altrove, è evidente il debito vero le code strumentali catastrofiche degli Who. Lo spettro di Barrett è ancora più vivido nella ballata surreale e fiabesca Rainin' Babies, sempre scandita da fendenti di feedback ma in un tono di follia celestiale.
Sempre più caratteristico risulta quell'alternarsi alla Dr.Jekyll/Mr.Hyde di suono acustico e suono elettrico. Nel primo stile Coyne sfodera l'intimismo di Five Stop Mother Superior Rain, per lambire il Bob Dylan folksinger degli esordi nel lamento depresso di Stand In Line. Mr.Hyde viene a galla in God Walks Among Us, che riprende da dove Shine On Sweet Jesus aveva lasciato con un'altra bolgia di ritmi tribali e inserti maniacali, ritornelli psichedelici di canto filtrato e scariche elettriche di chitarra.
Gli effetti chitarristici sono spesso da capogiro, e il merito è anche del produttore Dave Fridmann, che suona il basso nei Mercury Rev. Fridmann sfoggia come "regista" in studio una fantasia scatenata come pochi e il suo lavoro di manipolazione lascia un'impronta determinante sul disco, non dà tregua all'ascoltatore. Mountain Side è il loro satori strumentale.
Meno "enciclopedista" dei precedenti (nel senso che le citazioni sono meno numerose e meno palesi), meno condizionato dal punk da due accordi e dal garage-rock da spazzatura sonora, e pur sempre in linea con la filosofia da colonne sonore del B (fantascienza/horror), In A Priest Driven Ambulance soffre soltanto della mancanza del brano chiave. Se il disco vale meno di Hear It Is e di Telepathic Surgery (il CD), due "canzoni di Gesu'" almeno, God Walks Among Us e Shine On Sweet Jesus, nonchè Unconsciously Screamin', entreranno in repertorio.

Con Hit To Death In The Future Head(Warner Brothers, 1992), disco confuso e irrisolto, il gruppo tenta più che altro di farsi ascoltare da un pubblico più ampio, come traspare dai numeri più pop: Everyone Wants To Live Forever è scattante e grintosa come i loro migliori numeri di rock and roll, ma a rubare lo show è il ritornello, uno dei più orecchiabili della loro carriera; Halloween On the Barbary Coast, il suo contraltare sull'altra facciata, ha un riff di chitarra ancor più immediato e un andamento un po' raga. Altre melodie memorabili affiorano nella marcetta folkrock di Hit It e nel bozzetto melodico alla Kinks (con il piglio surreale dei primi Pink Floyd) di Gingerale Afternoon. Culmine del manierismo di quest'opera è Frogs, che trasforma una filastrocca stralunata e un carillon stonato in una baraonda demenziale. I brani sono infarciti, come sempre, di "trovate" umoristiche, ma in generale il registro è più serio e determinato che in passato: queste sono canzoni da grandi arene, non certo da "trip" nei sottoscala. Prevale una scompostezza troppo composta.
Quasi tutti i brani melodici ripetono la stessa struttura: sono girotondi psichedelici condotti dalle timbriche secche e dai fuzz stridenti della chitarra, rafforzati da cori spaziali in falsetto e da trombe barocche, e soprattutto viziati da un infantilismo cronico.
Fanno da contraltare a questi ritornelli naif i brani più "lisergici", che si immergono in un sound soffice e languido, nel quale è possibile riconoscere l'influenza delle armonie vocali dei CSN&Y e del folk bucolico del White Album (The Sun). Così il vertice atmosferico del disco è la tenue preghiera infiorettata di dissonanze che chiude l'opera, Hold Your Head.
Nella linea del barocco di Oh My Gawd, e quindi lontano dal sound truculento, iconoclasta e creativo degli altri dischi, Hit To Death sigilla la maturazione tecnica (se non artistica) del gruppo. La chitarra, in particolare, non è mai stata così nitida e calibrata nei suoi interventi. Dal canto suo Coyne è migliorato sia come scrittore di canzoni sia come cantante. Come scrittore riesce a mettere insieme testi molto seri e forbiti. Come cantante resuscita il registro profetico e disperato di Westerberg, nel quale tanti teenager degli anni '80 hanno lasciato il cuore. Frogs, Everyone Wants To Live Forever, Gingerale Afternoon sono i nuovi classici.

La filosofia di Coyne è quella di un poeta moderno dell'alienazione incolta di provincia, non quella di un vecchio poeta dell'alienazione colta della metropoli. Il loro livello intellettuale è ben rappresentato da liriche come "You're fucked if you do and you're fucked if you don't", degne di un rozzo camionista del Midwest e non certo degli intellettuali snob alla Andy Warhol. Coyne non ha molti argomenti da discutere: vita, morte, amore. Il suo universo finisce qui. Il suouniverso non è per nulla torvo e sinistro, ma semplicemente deformato in un grande circo dell'assurdo.

La fase turbolenta non è però terminata: Roberts (sposatosi) viene sostituito con il multi-strumentalista Steven Drozd e Donahue (avviato a una carriera solista) conRonald Jones. Transmissions From The Satellite Heart (Warner Brothers, 1993) conferma il talento di Ivins e Coyne per scrivere ritornelli orecchiabili e immergerli in un mare di effetti sonori; ma in questa musica la psichedelia non è più un pretesto per mettere insieme dei cartoni animati, una metafora per girare dei documentari surreali, ma è ridotta ai minimi termini, a una semplice sonorità, nella tradizione dei primi Pink Floyd e di Sgt Pepper.
Il più delle volte Coyne si rifugia in una forma di cantilena trasognata e un po' malinconica; è il caso di Turn It On, Superhumans, Chewin' On The Apple Of Your Eye, sia pur con arrangiamenti che vanno dall'acustico al classicheggiante. Un paio di fanfare psichedeliche (arrangiamenti festosi, ritmi da banda paesana, melodie beat, effetti in cascata) come Pilot At The Can Of God e Be My Head non si discostano più di tanto da quel tono medio. Su tutto svetta la gag surreale di She Don't Use Jelly, che è un manuale di come i Flaming Lips compongono canzoni memorabili: una filastrocca, un carillon e una marcetta (e un tema rubato ad altri, nel caso specifico ai Rolling Stones di You Can't Always Get What You Want). Coyne ha scoperto che il suo registro melenso e narcotico ha lo stesso potere di suggestione di quello di Roger Waters, e che può pertanto "vendere" anche nei salotti à la page le sue ballate-trance.
Agli intenditori i ragazzi dell'Oklahoma regalano ancora tre perle: Moth In The Incubator, la baraonda in cui gli effetti dilagano e prendono il sopravvento, scatenando una giostra psichedelica in crescendo; il deliquio marziale di Oh My Pregnant Headin un diluvio di riverberi e fuzz; e il finale di Vegetables, quando Coyne sprofonda in un'altra delle sue crisi catatoniche, ma questa volta il tutto (passo militare della batteria, languidi vagiti di chitarra acustica, fragili rintocchi di xilofono, distorsioni marziali di chitarra elettrica) è davvero demente.

Dappertutto trionfa la cura certosina con cui questi brani sono stati arrangiati. Questo è, in effetti, il Dark Side Of The Moon dei Flaming Lips, in cui il gruppo trasforma un sound forgiato da anni di sperimentazione (quel collage-are e stratificare citazioni e rumori) in un brevetto, un logo, un marchio di fabbrica.

DEvono attendere mesi i Flaming Lips perchè la classica compostezza di Transmissions penetrasse il sistema nervoso delle masse, ma alla fine si tolgono la soddisfazione si sentire le loro canzoni alle radio più commerciali.
Clouds Taste Metallic (Warner Brothers, 1995) corre lungo le stesse coordinate della ballata lambiccata, bilanciata fra il lamento trasognato e vulnerabile di Coyne e un circo stravagante di effetti sonori. Nascono così le solenni The Abandoned Hospital Ship e They Punctured My Yolk, ma le abbiamo già sentite tutte diverse volte nei dischi precedenti. Ogni tanto (Psychiatric Explorations Of The Fetus With Needles) torna a galla la progressione di accordi "astronomica" dei primi Pink Floy; ogni tanto una filastrocca a ritmo più vivace (Kim's Watermelon Gun) fa uscire dal torpore generale; e la marcetta di Bad Days (che ruba il ritornello a un hit del 1963, I Will Follow Him) indovinal'arrangiamento più improbabile; ma sono soltanto singhiozzi. La She Don't Use Jelly della situazione è Brainville, un bislacco country-vaudeville da canticchiare in coro. I soliti testi surreali (fra i protagonisti si contano cervelli, giraffe, molecole e fucili a forma di anguria) danno lustro al mito, ma si sono ormai estinte le baraonde psichedeliche che li resero celebri. I Lips compensano con l'abilità di produttori, di rifinitori in studio, di collagisti di classe. Il burlesque un po' forzato di This Here Giraffe, Christmas At The Zoo e Guy Who Got A Headache And Accidentally Saves The World ha però l'aria un po' troppo raffazzonata e denota un gruppo molto stanco.

La parabola dei Flaming Lips può essere così riassunta: un primo periodo (il primo album e Hear It Is) ancora nel limbo del garage-rock; l'esplosione di una verve psichedelica addirittura barocca in Oh My Gawd; la razionalizzazione di quell'ideologia nel canone postmoderno di Surgery; Ambulance segna l'apice della crisi di schizofrenia, con l'anima contesa fra il garage-rock degli inizi e le armonie lambiccate della maturità; Hit To Death usa quella schizofrenia per sperimentare sulla forma; Transmissions adotta quella forma a dogma e la plasma nella forma-ballata di Neil Young.


(Tradotto da anonimo)

In qualche modo la band è riuscita a convincere la propria etichetta a realizzare Zaireeka (Warner Brothers, 1997), un set di quattro CD da suonare contemporaneamente su quattro diversi lettori di CD (non considerando che nessuno possiede quattro lettori di CD), un esperimento che riporta alla mente Hymnen di Karlheinz Stockhausen.

Coyne è la mente che sta dietro questi bizzarri esperimenti. Il successivo è un concerto per boom boxes, che si è tenuto a Londra il 16 Maggio 1998. Coyne ha diretto un'orchestra di 40 boom boxes suonati da luminari del rock come Kevin Shields (My Bloody Valentine), Tim Gane (Stereolab), Martin Carr (Boo Radleys ), Miki Berenyi (Lush). Ogni boom box suona un pezzo composto dai Flaming Lips e Coyne coordina i musicisti riguardo quando e come suonare il proprio brano.

A Collection Of Songs Representing (Restless, 1999) è una raccolta relativa ai loro primi anni.

In The Soft Bulletin (Warner Brothers, 1999) i Flaming Lips sono un trio: Coyne, Seven Drozd e Michael Ivins. L'album è nato durante le sessions di Zaireeka ma è poi stato sottoposto a tormentati interventi chirurgici per rispecchiare una quantità di tragedie personali che hanno segnato i membri del gruppo. Il lavoro che ne risulta è un collage di suoni estremamente sofisticato che pone le percussioni in primo piano e quasi elimina le chitarre. Le canzoni sono le più melodiche e dirette della loro carriera, genuine parodie del pop commerciale, a parte il fatto che ognuna è un perfetto meccanismo a orologeria di arrangiamenti abilmente dislocati. Questo può essere il primo vero e proprio album che tenta di cambiare il concetto di pop orchestrale dai tempi di Brian Wilson e Van Dyke Parks. Il metodo dei Flaming Lips ha qualcosa in comune con le eccentriche e maniacali partitire stratificate di Lindsey Buckingham (Fleetwood Mac), ma il loro modo di comporreè molto più orchestrale. Tutti gli esperimenti avanguardistici di Coyne sembrano convergere nell'intuizione contenuta in questo album.
La loro revisione postmodernista del pop orchestrale è, inevitabilmente, anche satira, una parodia delle colonne sonore dei film di spionaggio, dei cartoni animati di Disney e dei musicals sentimentali.
In brani come Race For The Prize (il più radiofonico del lotto, perchè è il più vicino a Vaseline), Waitin' For A Superman (il secondo più vicino, in relazione ad una similitudine con i Beatles), Buggin' (la melodia più orecchiabile, armonie vocali Merseybeat, batteria martellante), The Spiderbite Song (un drammatico tema per pianoforte ed una marcia tipo quelle del circo), e Feeling Yourself Disintegrate(la più languidamente psichedelica della partita) tastiere, archi, fiati e ritmo variano continuamente all'impazzata ed il contorto talento melodico di Coyne è messo pienamente in evidenza. L'intesa del trio non conosce limiti, e potrebbe lasciarsi trasportare molto più lontano, come suggerito dai brani strumentali The Observer e Sleeping On The Roof.
L'opera è un autentico punto di riferimento per gli interludi pastorali come A Spoonful Weights A Ton (archi vellutati, arpe carezzevoli, flauti celestiali). Ma lo sketch è rimasto, attraverso gli anni, la forma artistica favorita dei the Flaming Lips. La pompa di The Gash (incluso un coro simile a quello dei Queen) è grottesca proprio come lo sono molti personaggi dei cartoons.
Il "genere superfluo" si addentra in puzzles come The Spark That Bled, che ammassa un armamentario sonoro di soul, country, funk e musica classica senza un tema uniformante.
Sono sparite le sciocche gags che hanno resa famosa la band dopo che questa ha abbandonato l'approccio puramente musicale dei primi anni. I Flaming Lips sono cresciuti e stanno tornando alla musica per il piacere della musica, ma con sensibilità diversa. Il termine "collage" è indicato sia per le loro prime suites sia per queste canzoni più brevi, ma ha due significati differenti.
Coyne il direttore d'orchestra dadaista ha creato la sua propria versione della musica sinfonica, la stessa strada seguita a suo tempo da Zappa. Coyne ha troppe idee ed incontra difficoltà a concentrarle in un solo brano, così finisce con lo scrivere canzoni. Adesso se solo trovasse la maniera di dilatarle fino ad eguagliare alcune delle sue prime suites, Coyne diventerebbe uno dei più intriganti compositori del secolo.


(Tradotto da Luca Battistini)

Yoshimi Battles The Pink Robots (Warner Bros, 2002), un concept album sci-fi (dedicato ironicamente alla batterista dei Boredom), è, come tutti gli album dei Flaming Lips, un saggio post-modernista. Questa volta Coyne scava nell'età dei videogames.
Il suono sontuoso, levigato e carezzevole di Soft Bulletin è applicato a una sfera diversa, ma attraverso le medesime lenti deformanti. Considerato l'obiettivo, non è sorprendente che le canzoni racchiudano glitch digitali, cori in falsetto e dinamiche irrequiete (in particolare in Yoshimi Part 2, Ego Tripping at the Gates of Hell e nel carosello strumentale di Approaching Pavonis Mons by Balloon).
Coyne può prendere qualunque materiale, qualunque premessa e trasformarli nel suo marchio di fabbrica, il sound di un rilassato spettatore televisivo che guarda il più folle degli show. Fight Test, Are You a Hypnotist, Yoshimi Battles The Pink Robots - Part 1, It's Summertime e specialmente Funeral In My Head sono così perfettamente in stile Flaming Lips da sembrare prodotte in una catena di montaggio.
Sotto un altro aspetto, Coyne è piu' vicino che mai alla ballata pop mainstream con One More Robot, Do You Realize (altri due classici), All We Have Is Now e In the Morning of Magicians.


(Tradotto da David Bonanno)

Late Night Tales (Azuli, 2005) è semplicemente una raccolta (piuttosto fiacca) delle canzoni di altri artisti amate dai Flaming Lips.

Né i riff né le melodie di At War With The Mystics (Warner, 2006) sono particolarmente eccitanti. Durante i prolissi passaggi di canzoni indistinte, la band suona come un progetto collaterale di Burt Bacharach o di Prince (Free Radicals).Solo The Year Yeah Yeah Song e The W.A.N.D mostrano un po’ di brio, ma la verve viene dispersa presto dagli arrangiamenti glaciali degni di una mummia e da testi che non potrebbero essere più tediosi. Se l’obbiettivo era di far rimpiangere Yoshimi agli ascoltatori , ci sono riusciti.

At War With The Mystics 5.1 (Warner, 2006) contiene una versione surround del disco, cinque outtakes, otto tracce rare e tre video.

La colonna sonora del loro primo film, Christmas On Mars (Warner Bros, 2008), dal titolo Once Beyond Hopelessness nella versione in vinile, contiene più idee interessanti dei loro cinque album precedenti, ma nessuna di queste idee viene sviluppata fino in fondo.


(Tradotto da Alessio Morrone)

Se qualcuno potesse rimuovere l’odioso riempitivo, Embryonic (Reprise, 2009) sarebbe uno degli album più astuti dei Flaming Lips. Comunque, data l’incapacità cronica del cantante a far più che recitare, e data la mancanza di ritornelli canticchiabili, la maggior parte del fascino è dovuta alla produzione e agli arrangiamenti che semplicemente rimescolano abbastanza elementi per creare un’esperienza esilarante: Convinced Of The Hex mescola ritmi iper-sincopati, chitarre ska e voci robotiche; The Sparrow Looks Up At The Machine fonde ritmi pow-wow industriali, vibrafono onirico e toni di chitarra liberi. Il cuore dell’album è fondamentalmente una parata di ritmi obliqui, chitarre incoerenti e vocalizzi pigri (Your Bats che raggiunge il vertice insieme ai sette minuti del raga decostruito Powerless). Con l’eccezione del breve baccanale free-jazz di Aquarius Sabotage, il dinamico blues-rock di Worm Mountain, e la sorprendente imitazione del rock ‘n’ roll nevrotico dei Suicide in Silver Trembling Hands, queste canzoni non mostrano il più sottile segno di entusiasmo. Infatti, le elegie ultraterrene in slow motion Evil ed If, e l’evanescente The Ego’s Last Stand (che rappresenta l’esatto opposto dell’entusiasmo) risultano come i momenti più interessanti. Ci sono un po’ delle loro melodie orecchiabili, loro marchio di fabbrica: la canzoncina infantile I Can Be A Frog è interamente eliminabile, benché il ritorto e sontuoso inno Watching The Planets è certamente accattivante.
Ma quest’ultima difficilmente sembra appartenere a questa collezione di canzoni confuse.


(Tradotto da Patrizia Conti)

The Flaming Lips and Heady Fwends (2012), inizialmente pubblicato come EP in edizione limitata, raccoglie collaborazioni con Nick Cave, Neon Indian, Yoko Ono, Prefuse 73, Erykah Badu (sprecata in una lunga cover di Roberta Flack), Biz Markie, Bon Iver, Lightning Bolt, Jim James dei My Morning Jacket, Ke$ha, Chris Martin dei Coldplay, ecc. I pezzi più salienti sono la spettrale cantilena I Don't Want You to Die con Chris Martin, Ashes in the Air con Bon Iver, e I'm Working at NASA on Acid con Lightning Bolt.

La parola “ripetitivo” descrive a malapena l’album Terror (Warner, 2013), il loro lavoro più sottotono e cupo, una sorta di concept post-apocalittico floydiano. Quasi tutti i brani sono lenti, deboli, lisergici con arrangiamenti minimali. Se vi sembra che Look The Sun Is Rising sia fiacco, aspettate di sentire Be Free A Way, che altro non è che una ninnananna sussurrata e che risulta nondimeno solida se paragonata a You Are Alone, un lontano bisbiglio perso in un’atmosfera meramente elettronica. Tuttavia, uno di questi salmi, Try To Explain, riesce a suonare commovente e umano. Si intravede però chiaramente il debito con i Pink Floyd, ancora più palpabile nei tredici minuti di You Lust, che si apre con il ticchettio di un orologio a la Time e con un effetto fantascientifico in stile Welcome To The Machine. Il paragone si chiude qui, dato che a riempire i successivi dieci minuti c’è una smorta litania abbinata ad una danza sciamanica pow-wow (le migliori ritmiche in quest’album che del resto ne è assolutamente privo) e che implode successivamente in un’invocazione dal sapore buddista. Quella di risultare strazianti pur rimanendo eterei è un’arte che trova il suo culmine in Butterfly How Long It Takes To Die: un vortice di fuffa elettronica, chitarra dai toni funky e un cantato estremamente debole. All’estremo opposto troviamo un brano relativamente vivace come The Terror, messo in moto dalle pulsazioni di una macchina e da un distorto annuncio in stile aeroportuale, prima di passare ad un ritmo rapido e a droni celestiali. Lungi dall’essere un’ottimistica ricaduta, questo brano (che contiene l’emblematico verso “we don’t control the controls”) termina con una stridente dissonanza nonché con un funereo mormorio, segnando un picco sia di pathos (con Try To Explain) che di melodie. L’eminente ispirazione filosofica per quest’esercizio psicanalatico di auto-depressione non è né Nietzsche né Sartre, ma nientemeno che Roger Waters. L’inconveniente più grande del concept sta nella mancanza di una “battuta di chiusura”: il brano finale Always There In Our Hearts è probabilmente il pezzo più noioso di tutto l’album, anziché l’apoteosi finale o l’implosione finale o quel “qualcos’altro” finale. L’album risulta perciò incompiuto per lo stesso motivo per cui nessuno dei suoi brani spicca: sentimenti molto profondi, accesso ad uno studio high-tech, ma ispirazione artistica limitata.
Oramai, i Flaming Lips sono per lo più un gruppo elettronico, dipendente in larga misura dal polistrumentista Steven Drozd.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Dopo l'EP Peace Sword (2013), la band ha deciso di rendere omaggio all'album più famoso dei Beatles e lo ha trasformato in With a Little Help From My Fwends (2014).
Si trattava di una collaborazione con l'onnipresente e odiosa cantante pop, star televisiva e attrice di Hollywood Miley Cyrus, il cui album Miley Cyrus & Her Dead Petz (2015) è stato influenzato da quell'esperienza.
L'album seguiva i suoi best-seller Meet Miley Cyrus (2007), Breakout (2008), Can't Be Tamed (2010) e Bangerz (2013), e sarebbe stato seguito da Younger Now (2017) e She Is Coming (2019).

Lightning Strikes the Postman (Warner Bros, 2016) è un mix alternativo di Clouds Taste Metallic.

Heady Nuggs Vol.II Studio Albums 2006 - 2012 è un cofanetto di 8 LP contenente At War With The Mystics, Christmas On Mars, Embryonic, The Dark Side Of The Moon e The Flaming Lips and Heady Fwends.

Atlas Eets Christmas (2014) è un album natalizio prevalentemente strumentale, un altro dei loro eccentrici lavori concettuali. La loro carriera si è concentrata sempre più sulle loro buffonate, non sulle canzoni vere e proprie. Col senno di poi, gran parte della loro carriera può essere considerata più un'arte performativa che musicale.

Purtroppo, hanno provato a realizzare un vero album e il risultato è stato Oczy Mlody (2017), una noiosa sfilata di musica elettronica da cartone animato, che si chiude con un'altra odiosa collaborazione con Miley Cyrus, We a Family. Forse l'album era pensato come seguito di Miley Cyrus & Her Dead Petz.

L'opera rock King's Mouth - Music and Songs (2019), narrata da Mick Jones dei Clash, era originariamente pensata come colonna sonora per un'installazione artistica di Wayne Coyne.

Dead Lips (2020) è stata una collaborazione tra il duo di Los Angeles dei Deap Vally (Lindsey Troy e Julie Edwards) e due membri dei Flaming Lips, il cantante Wayne Coyne e il polistrumentista Steven Drozd.

I Flaming Lips hanno sfornato un altro concept album (o opera rock), e questa volta si è trattato di un omaggio a Tom Petty: American Head (2020). Come tutti gli album del decennio precedente, sembrava incompiuto, certamente "gonfio".
Ci sono tre melodie pop degne dei loro momenti più pop di The Soft Bulletin e Yoshimi: Will You Return/ When You Come Down, un clone dei Pink Floyd, Flowers of Neptune 6, che inizia come una ballata di Burt Bacharach, e la melodrammatica Mother Please Don't Be Sad, il brano più puramente melodico del gruppo.


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