- Dalla pagina su Edith Frost di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Cinzia Russi e Stefano Iardella)

Edith Frost, una cantautrice il cui background è costituito dalla musica old-time e da piccoli gruppi di revival rockabilly, nasce ad Austin, Texas ma si trasferisce in seguito a New York dove inizia la carriera da solista.
Il suo debutto è segnato dall’EP folksy Evangeline (Drag City, 1995) colloca la sua personalità da qualche parte tra la musica country alternativa dei Palace Brothers, il sussurro triste di Nick Drake, le ninne nanne sognanti di Kendra Smith e il canto folk classico alla Joni Mitchell. Evangeline, Blame You e My God Insane introducono l'ascoltatore ai fantasmi e alle fantasie del suo mondo privato.

Nel frattempo si era trasferita a Chicago e aveva iniziato a registrare quello che sarebbe diventato Calling Over Time (Drag City, 1997), con l'aiuto dei luminari Rick Rizzo (Eleventh Dream Day), Rian Murphy (Royal Trux), David Grubbs (Gastr Del Sol) e Jim O'Rourke.
Temporary Loan, Too Happy e gli altri gioielli contenuti in quest’album lasciano trasparire una vasta gamma di influenze, da Nancy Griffith a Freakwater, che appaiono però proiettate su un flusso di coscienza interiore. La musica degli anni '30 e '50 (da Carter Family a Hank Williams), che indubbiamente è alle radici della Frost, continua a rappresentare la facciata della sua musica anche se le correnti secondary di ‘rumore’ rock si impongono rovinosamente fanno continuamente cambiare forma al significato di queste ballate in chiave minore, così delicatamente strummed e piene di dolore.
Edith Frost ha adesso 33 anni e non è affatto così spontanea come sembra.

Telescopic (Drag City 1998) cambia le regole del gioco. Il modo di cantare è caratterizzato dallo stesso sussurro melanconico di sempre e le melodie sono ancora una volta ninnananne ipnotiche, il ritmo continua a essere vagamente solenne e l’atteggiamento timido e introverso. Adesso però lo spigliato contralto della Frost risuona contro uno sfondo di arrangiamenti surreali che aggregano audacemente violoncello, violino, fisarmonica, trombone e mandolino.
Ogni singolo pezzo nasce come un lamento personale e lentamente evolve in una festa di timbri. Edith Frost emancipa la sua arte dalla tradizione della cantante folk proprio come prima di lei hanno fatto Kendra Smith e Lisa Germano, e in effetti quest’ultima cantante è l’unico possible termine di paragone per la Frost.
Walk On The Fire vanta letteralmente innumerevoli strati di suoni; innanzitutto il pesante feedback di chitarra, poi il tintinnare in sottofondo del pianoforte, e poi ancora il violoncello che emerge durante ritornello principale mentre la batteria martella l’arrangiamento e l’angelica melodia con un ritmo costante e rumoroso. In Light, una delle migliori melodie della cantante, violino e mandolino si sfidano a duello in mezzo a echi di musica folk slava e greca, teneramente cullati a ritmo di valzer. Una fisarmonica ‘mitteleuropea’ avvolge il ritornello di You Belong To No One, melodioso e funereo allo stesso tempo. Un altro capolavoro è Tender Kiss, una litania lenta e disperata che esordisce con un poliritmo che richiama alla mente Magic Bus degli Who, l’atmosfera spettrale del quale è coronata dal grido sfrontato del violino zigano dall’assolo maestoso del flauto.
La chitarra produce l’effetto sonoro più devastante di tutti e l’unico che veramente riesca a far deragliare la canzone. A questo punto la musica della Frost può andare alla deriva fino a raggiungere il confine del grunge e dell’acid-rock. Un tantino piu’ veloce e in ascesa, The Very Earth indulge nei languidi lamenti hawaiani della chitarra slide mentre la chitarra elettrica ‘trapana’ I feedbacks cacofonici. My Capture nuota in un magma di miagolii che contrastano in modo surreale con il ritmo vogoroso e il forte ritornello della chitarra. Bluish Bells, canticchiata tra sè e sè al ritmo uniforme del pianoforte, costituisce uno dei momenti più pop della Frost e la sensazione globale è la stessa di uno degli ultimi pezzi dei Beach Boys suonato a velocità dimezzata.
In brani quali On Hold, Telescopic e Through The Trees, nei quali lo stile melanconico si avvicina a profondità dello stesso livello di Nick Drake, l’anima di Edith Frost è d’altro canto nuda. Sono questi i momenti più penetranti e delicati ma non per questo meno musicali di quelli delle canzoni più elaborate. L’umore depresso si inspessisce nell’ipnotica nenia country di Falling. L’album si chiude con il requiem di Are You Sure, un altro pezzo pop sussurrato a mezza velocità, accoppiato questa volta a uno straziante organo drone.
Soltanto Lisa Germano ha fatto così tanto per reinventare la ballata popolare e per ampliare la ricerca della verità interiore.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il singolo Love Is Real (Drag City, 1999) fu un compromesso tra gli umili inni del primo album e i cupi giochi di passione del secondo album.
Il singolo (Drag City, 1999) fu un compromesso tra gli umili inni del primo album e i cupi giochi di passione del secondo album.

Frost è coautore della supersession Tramps Traitors and Little Devils (Drag City, 2001) insieme a Smog e Neil Hagerty e contribuisce a Leaving The Army e One Chord Complaint.

Wonder Wonder (Drag City, 2001) dà uno sguardo rilassato e ottimista alla vita sentimentale, potenziato da un suono leggermente più ottimista e generalmente di buon umore. L'ensemble comprende Rick Rizzo degli Eleventh Dream Day, Archer Prewitt dei The Coctails di Chicago, la violinista Susan Voelz dei Poi Dog Pondering, il bassista Ryan Hembrey dei Boxhead Ensemble e la violoncellista Amy Domingues.
L'album è costellato di brani strani come il melodrammatico valzer d'organo da strada Fear e la sciocca novità da fiera di paese Wonder Wonder. Nonostante un'estensione vocale piuttosto limitata, Frost è all'altezza anche della solenne progressione pop di Cars And Parties. La sua arte poetica è meglio rappresentata dal tenero carillon di Who (con fragorosi colpi psichedelici di percussioni e ondate di mellotron) dalla gemma acustica incontaminata Hear My Heart e dalla sfacciata romantica chiusura You're Decided, mentre i canti funberi country guidati dal violino (Further, Honey Please) che rivelano improvvisamente le sue radici sono un po' banali.
La produzione e gli arrangiamenti probabilmente non sono i più adatti alla sua musica (un po' troppo stravaganti, ma comunque scarni e insicuri), e i testi sono un po' troppo infantili questa volta, ma anche quest'album di transizione riesce comunque a catturare un po' della magia di Telescopic. D'altra parte, Frost si sta reinventando come una magnifica voce dell'apocalisse, le sue canzoni sono arricchite da arrangiamenti quasi infantili ma sembrano annunciare catastrofi bibliche.
Sta facendo alla musica folk ciò che il primo album dei Velvet Underground fece alla musica rock negli anni '60: scava uno spazio cupamente subliminale, oscuramente metafisico e crudelmente infernale sotto una superficie perfettamente innocente.

It's A Game (Drag City, 2005) contiene le meditazioni per pianoforte Emergency e It's a Game ma nel complesso suona troppo superficiale e regolare.

Nel 2014 è ritornata in Texas (ad Austin) e poco dopo ha pubblicato l'EP Nothing Comes Around (2015), il suo primo lavoro in dieci anni.


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