- Dalla pagina su Ben Harper di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Ben Harper (Pomona, 1969), cresciuto nei sobborghi di Los Angeles e ossessionato sin dall'infanzia da Jimi Hendrix e Bob Marley, ÃĻ un eclettico folksinger Afro-Americano che ha cominciato suonando blues vecchia maniera in caffetterie vecchia maniera e facendosi una reputazione per il suo stile alla chitarra bottleneck.
Scoperto da Taj Mahal, e dopo un periodo sulla scena blues di Chicago, Ben Harper pubblicÃē Welcome To The Cruel World (Virgin, 1994), un monumentale esercizio di escursioni stilistiche.
Il brano strumentale The Three Of Us apre l'album con una nota nostalgica, come a segnalare un viaggio attraverso il passato della nazione americana. Altrettanto abile nel blues, nel soul, nel rock, nel funk e nel country, Harper dipinge senza sforzo calde vignette di vite ordinarie. Urla Whipping Boy con una voce fluida a metà tra il falsetto e il lugubre, e suona la chitarra con uno stile singhiozzante che lascia alcune note fluttuare nell'aria per secondi surreali. Intona il coro Like A King con un tono che ricorda i vecchi canti degli schiavi, mentre la batteria scandisce un ritmo voodoo. Un violoncello culla la tenera meditazione di Pleasure And Pain, mentre la chitarra "canta" una melodia straziante nello stile di Leonard Cohen.
L'album spazia dal pensieroso (il calmo soul-blues di Don't Take That Attitude, la ninna nanna sommessa di Waiting For An Angel) al festoso (la caraibica Breaking Down, la venata di cajun di Mama's Got A Girlfriend Now), scendendo a compromessi tra questi estremi nell'edificante quasi anthem di How Many Miles Must We March.
In confronto a tanta competenza musicale, Fight For Your Mind (Virgin, 1995) fu una delusione. Per quanto possa fare un folksinger, l'anima mistica di Gold To Me ÃĻ probabilmete il pezzo forte dell'album. Ma Harper ÃĻ piÃđ di un folksinger. Purtroppo, solo la rigogliosa Power Of The Gospel, un duetto chitarra-organo By My Side e i maestosi undici minuti hendrixiani di God Fearing Man mettono in mostra il resto delle sue capacità .
The Will To Live (Virgin, 1997) riscopre parte del carisma del debutto,
con almeno tre gemme:
la succosa ballata grunge Faded (con un fantastico intermezzo di chitarra
blues solista),
lo spiritato blues shuffle Homeless Child (dritto dal Delta,
spinto da saltellanti frasi bottleneck e swinging gospel beat),
e l'inno gospel I Want To Be Ready.
In queste canzoni, piene di pathos e arrangiate con cura, Harper
raggiunge un potente equilibrio tra il poeta (che declama il blues) e il
musicista (che suona il blues).
The Will To Live ripete Faded senza lo stesso tocco di genio,
anche se con la stessa nonchalance, dinamiche forte-poi-piano e gusto della chitarra.
Altrove, Harper mostra una tendenza senile verso
patetici sermoni reggae (Jah Work)
e ballate solenni (I Shall Not Walk Alone).
Il tenero valzer messicano spruzzato di ottoni Ashes e
la unole canzone folk Roses From My Friends
catturano la sua sensibilità adulta in una vena degna di Cat Stevens
(con una punta di Tracy Chapman e Prince),
e la nenia pensierosa Widow Of A Living Man sembrano uscire
da Fairy Tales di Donovan:
se senile dev'essere, questi pezzi sommessi riescono molto meglio a dipingerlo
come un vecchio triste e saggio.
"Last but not least", l'album esibisce lo stadio maturo raggiunto dal virtuosistico stile chitarristico di Harper
("last but not least", nello strumentale
Number Three).
Burn To Shine (Virgin, 1999) ÃĻ il suo album peggiore e la definitiva resa a quel soul che strizza l'occhio alle radio (Suzie Blue, Show Me A Little Shame).
Diamonds on the Inside (Virgin, 2003) mostra quello che Harper riesce a fare meglio: imitazioni di Bob Marley (With My Own Two Hands, il pezzo di rilievo dell'album), imitazioni di Lenny Kravitz (Temporary Remedy, So High So Low, Touch from Your Lust), imitazioni di Bob Dylan (When It's Good). Sfortunatamente, quello che gli riesce meglio non ÃĻ particolarmente rilevante nel mondo musicale. L'inno gospel africanizzato Picture of Jesus ÃĻ l'unico momento nel quale Harper cerca di essere rilevante.
There Will Be A Light (Virgin, 2004) ÃĻ una collaborazione con il gruppo gospel dei Blind Boys of Alabama.
Il doppio CD Both Sides Of The Gun (2006), lungo quanto un normale CD, ÃĻ composto da un disco rock e un disco blues. Il primo disco ÃĻ un miscuglio di sapori etnici (Better Way), pezzi divertenti (Please Don't Talk About Murder While I'm Eating) ed elegante routine (Serve Your Soul). Il secondo disco ÃĻ pensoso e ponderoso, uno stile che difficilmente si adatta ai doni naturali di Harper.
Lifeline (2007) offre piÃđ dell'impeccabile routine di Harper, occasionalmente vivace e divertente (Fight Outta You, Needed You Tonight, Say You Will), ma praticamente senza passione.
White Lies for Dark Times (Virgin, 2009), una collaborazione con la band di supporto texana Relentless7, ha prodotto undici pezzi originali che spaziano dal robusto blues-rock (Number With No Name) al boogie (Why Must You Always Dress In Black), dal lamento alla Cat Stevens (Skin Thin) all'hard-rock sincopato free-style (Keep It Together), dalla solenne meditazione in stile U2 (Up to You Now) alla vivace e melodica Shimmer & Shine (il momento piÃđ immediato dell'album). La tiritera febbrile di Boots Like These sfrutta un ritmo tribale e una chitarra acida. Non solo l'album manca di immaginazione: flirta anche con ballate soul (Lay There and Hate Me e Faithfully Remain).
Give Till It's Gone (EMI, 2011), registrato nel Los Angeles Studio di Jackson Browne (che partecipa al brano Pray That Our Love Sees the Dawn) vanta un paio di rockers seri (Clearly Severely e Rock N' Roll Is Free) ma in generale le canzoni non riescono a essere connesse e il brano strumentale Get There from Here ruba la scena a tutto il resto.
Get Up (2013) e No Mercy in This Land (2018) sono state sessioni con il veterano bluesman Charlie Musselwhite.
Childhood Home (2014) ÃĻ stata una collaborazione con sua madre Ellen Harper.
Tra gli album successivi si annoverano Call It What It Is (2016), Winter Is for Lovers (2020), Bloodline Maintenance (2022), Wide Open Light (2023).
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