- Dalla pagina sugli Iceburn di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Gli Iceburn dello Utah fondevano i linguaggi del progressive-rock, del jazz, del metal e dell'hardcore in Firon (1992) e nel monumentale Hephaestus (1993). Le jam intelligenti di quest'ultimo aprirono una serie di strade stilistiche che la band avrebbe impiegato un decennio per esplorare pienamente. Poetry Of Fire (1995) introdusse elementi di musica classica e avanguardia atonale, per non parlare dei raga indiani, virando verso le strutture libere del free-jazz, una metamorfosi che continuò con Meditavolutions (1996) degli Iceburn Collective, contenente la suite Sphinx, uno dei loro lavori più terribili e compiuti, e che si concluse con le tre lunghe improvvisazioni di gruppo di Polar Bear Suite (1997).
Bio:
Gli Iceburn sono uno dei progetti più avventurosi della musica rock degli
anni '90. La loro musica, inizialmente nel genere "skate-metal", è un genere
di progressive-rock che fonde jazz, metal e harcore.
Gli Iceburn vennero formati a Salt Lake City (Utah) dal chitarrista
Gentry Densley.
Il loro primo album, Firon (Victory, 1992), propone un
crossover audace di heavy-metal, hardcore, jazz e progressive-rock
nel quale si odono echi tanto di
Bad Brains quanto di Last Exit, tanto di
Voivod quanto di Living Color (Poem Of Fire).
Tracce:
Burn II;
Irish Jig;
Fall;
Soulstice;
Winter;
64246;
Burn I;
Odd;
Drop;
Guts;
Poem of Fire.
Il successivo e monumentale Hephaestus (Revelation, 1993)
perfeziona la formula
attraverso ventotto frammenti cerebrali.
Guidano le jam lambiccate di Caravan e Whirlpool
con finezze chitarristiche al limite dell'avanguardia.
La sezione ritmica di Cache Tolman (basso) e Joseph Chad Smith (batteria)
non lesina spunti jazz. Il canto biascicato di Densley contribuisce a castrare
in pratica le potenzialità "dure" di I e Wall.
Parvenze di riff convenzionali reggono soltanto in Only e soprattutto
Swatter, degna del miglior grunge.
Molti dei brani sono dei semplici spunti a seguire, spesso su intuizioni
geniali (l'assolo psichedelico di Deconstruction, il liquido jazzrock di
Swatted).
Raramente un album di heavymetal ha cercato di essere così colto e raffinato.
Poetry Of Fire (Revelation, 1995), con il secondo chitarrista James Holder e il sassofonista Greg Nielsen e la consueta sezione ritmica composta da Cache Tolman al basso e Joseph Chad Smith, ha ulteriormente perfezionato l'iper-fusione di Gentry Densley tra free jazz, musica classica, progressive-rock, avanguardia atonale, heavy-metal e raga indiani. Una sorta di riassunto per principianti è fornito dallo strumentale Poetry Of Fire (sedici minuti): droni psichedelici fibrillanti, tempi marziali, riff hard-rock oscuri, ritmi dub, improvvisazioni di fiati free-jazz, fanfare cartoonesche alla Frank Zappa e contrappunti contorti alla King Crimson si fondono in un continuum fluido e libero. L'insieme suona come una versione più jazz di Djam Karet o una suite decostruita dei Colosseum. Stones (14 minuti) è un esercizio più sottile di interazione sobria, che ricorda Cream e Blue Cheer. Le correnti sotterranee di Blues (nove minuti) svelano ulteriormente il suono, contrapponendo una chitarra sconclusionata a un ritmo in decomposizione e a un sax notturno. Discolor (14 minuti) è anch'esso blues, ma il sassofono prende il sopravvento e le sue acrobazie deliranti umiliano la chitarra.
Meditavolutions (Revelation, 1996), accreditato agli Iceburn Collective (Gentry Densley alla chitarra e al sitar, Greg Nielsen al sax tenore, James Holder alla chitarra, Doug Wright al basso, Randy Herbert alle percussioni, Daniel Day alla batteria), è il secondo capolavoro della band, un album in cui le loro fonti e le loro idee originali si fondono in uno stile personale di straordinaria potenza, geometrie supreme sono deformate da emozioni devastanti e la vita sgorga da un magma amorfo.
L'ouverture gelida e terribile, Trills And Cones, salda il debito della band nei confronti dei King Crimson, sia i bardi romantici originali che i successivi, intelligenti gruppi d'avanguardia e improvvisazione. Dopo un'esplosione di rumore bianco (Revolution II), le loro radici heavy metal emergono nell'inno operistico Vision (l'unica traccia con voce).
Il fulcro dell'album è la suite di 22 minuti Sphinx. Fin dalle prime note, quando una chitarra hendrixiana con accento mediorientale coinvolge i fiati in una fanfara dissonante, non è chiaro chi siano i protagonisti. Gli strumenti si alternano nell'emettere frasi discordanti. Improvvise esplosioni di rumore collettivo vengono rapidamente sedate da lunghe fasi di deriva senza direzione. L'esecuzione è più incentrata sulla dissezione delle parti che sulla creazione di un tutto.
Objects è ancora meno organico. Privo di qualsiasi traccia di jazz, non si può nemmeno chiamarlo "free jazz". È "musica libera" che dà ben poco per scontato.
Ma il jazz permea la jam di 14 minuti History, una gelatina meglio strutturata che ruota attorno agli assoli scheletrici del sassofono ed è principalmente una vetrina per le abilità tecniche di ciascun musicista.
Dopo un'altra esplosione di rumore bianco (Revolution III), l'album si chiude con una ripresa atonale di Trills And Cones.
L'esecuzione è autoindulgente come può esserlo il progressive rock, ma l'effetto complessivo è certamente potente e feroce.
Il loro stile avant-rock riceve un'altra iniezione di jazz dalle tre lunghe improvvisazioni di gruppo di Polar Bear Suite (Revelation, 1997). La band (completamente ridisegnata, a parte Densley, Wright e Day) è ora una piccola orchestra, e il rapporto con il rock and roll rimane, nella migliore delle ipotesi, vago. Solarity, una jam di venti minuti, mostra una band che si è lasciata alle spalle le meditabonde e pensose Meditavolutions. Dopo sette minuti dall'inizio del brano, i musicisti si caricano con insolito fervore, e quattro minuti dopo gli strumenti si uniscono in un superbo contrappunto. Si tratta di musicisti che non sono interessati solo a mostrare il proprio stile, ma anche a mettere in discussione lo stile degli altri.
D'altra parte il monolite Polarity (23 minuti) è considerato una delle loro performance più astratte, e Aurora Boreality si presenta come una sequenza subliminale di suoni piuttosto che come un'unità organizzata. Sono probabilmente i brani più riusciti dell'album. L'eloquenza di Polarity non ha eguali nella carriera degli Iceburn, e Aurora Boreality conia una nuova forma di composizione atonale, dalle molteplici sfaccettature e praticamente senza una conclusione.
Due chitarre elettriche, due contrabbassi e una batteria hanno registrato i sette brani che compongono Power Of The Lion (Iceburn, 1998). Questi brani non sono concepiti come prodotti finiti, ma come componenti da sovrapporre a piacimento, secondo un principio derivato dalla Meccanica Quantistica.
Il mini-album Land of Wind and Ghosts (The Mountain Collective for Independent Artists, 2002) è stato registrato dal vivo da una formazione composta da due chitarre, sassofono e percussioni.
Gentry Densley degli Iceburn e Greg Anderson dei Sunn O))) formarono gli Ascend e pubblicarono Ample Fire Within (Southern Lord, 2008), che suona come un esperimento di droni orchestrali, aggiungendo strumenti come trombone, pianoforte, voce umana e chitarre aggiuntive per dare forma a viaggi monolitici come Ample Fire Within, VOG e Dark Matter.
Densley ha poi formato gli Eagle Twin che debuttarono con The Unkindness of Crows (Southern Lord, 2009), un ritorno al sound heavy progressive degli Iceburn, sebbene alcune canzoni tradiscano l'influenza della scuola doom dei Sunn O))) e degli Earth.
Il bassista Jeremy Chatelain nel frattempo ha dato vita (nel 2000) al progetto solista Cub Country, che ha pubblicato High Uinta High (Jade Tree, 2002), Stay Poor Stay Happy (Future Farmer, 2004), Stretch That Skull Cover and Smile (Future Farmer, 2009), Repeat Until Death (2014).
Gli Iceburn sono tornati con Asclepius (2021), dopo una ventina d'anni dall'album precedente.
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