- Dalla pagina su Paul K di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Paul Kopasz (1962), meglio conosciuto come Paul K, originario di Detroit, aveva prodotto diverse cassette alla fine degli anni '80, ma emerse solo con Patriots (Shrunken Stomach, 1988) e la sua title track di 17 minuti, oltre a ritratti profondi come My Knife.
I suoi Weathermen divennero un punto fermo nei locali folk e blues di Lexington, vicino a Louisville (Kentucky), ma la vera attrazione era la scrittura di Kopasz, che traeva ispirazione da Lou Reed e Gram Parsons.
The Big Nowhere (SilenZ, 1991) è un lavoro cupo e meditabondo, ossessionato dalla droga (Kopasz era un eroinomane, con dei trascorsi in prigione). Il sound è scarno e sommesso, ma Poor Man's Eyes (uno dei suoi classici), Nashville Tennessee, Robespierre e Superhighway dimostrano già le sue capacità, mentre The Arson Biz e Post Office Pinup rivelano un tono sarcastico se non umoristico.
Al contrario, The Killer in the Rain (SilenZ, 1992), con i Weathermen, è un album hard-rock. Dear Dutch, The Third Day is the Worst, Highway Hero e The Killer in the Rain trasudano sudore e sporcizia, frustrazione operaia e alienazione suburbana.
The Blue Sun (Homestead, 1992) è un'antologia del suo materiale in cassetta. Include classici dal vivo come The Grid, Amphetamines And Coffee e The Blue Sun.
Kopasz è tornato al formato solista con Blues for Charlie Lucky (SilenZ, 1993), forse il suo capolavoro, almeno per quanto riguarda la narrazione (Black and Blues, God's Own Singer, Nicotine Psychos Blues e soprattutto Radiant and White).
D'altra parte, Garden of Forking Paths (Silenz, 1993) è di nuovo crudo ed energico come Killer. I Weathermen sono in ottima forma.
Leave Me In Tears, Disappear, Something I Never Did Own, Stolen Gems e Stone In My Shoe sono i nuovi classici, mentre 7 Gates to the City presenta Paul K nell'insolito ruolo di predicatore religioso.
Dopo la cassetta Corpus (Shrimper, 1995), il mini-album Coin Of The Realm (Fiasco, 1995), che contiene Potter's Field, Coin Of The Realm e Pillar Of Salt, e l'album dal vivo Now And At The Hour Of Our Death, Amen (Glitterhouse, 1995), Paul K and the Weathermen sono maturati con il sobrio e straziante Achilles Heel (Thirsty Ear, 1995), le cui Cold Summer Nights e Roses For The Rich mostrano Kopasz all'apice della sua ispirazione a livello di scrittura, mentre Deportee, Add Up The Bills, When You Read This I'll Be Gone e Everything's Forgiven sono tutte performance impeccabili di una delle più grandi bar-band degli anni '90.
Kopasz puntava al grande pubblico con Love is a Gas (Alias, 1997), il suo disco più raffinato e rilassato di sempre (prodotto da Moe Tucker dei Velvet Underground). Liar's Prayer, Deep Freeze, Apple in my Eye, David Ruffin's Tears, Slow It Down suonano come Neil Young, Lou Reed, Jonathan Richman e molti altri, ma non come Paul K and the Weathermen. Love is a Gas ed Everything That Glitters mantengono comunque il suo stile originale.
A Wilderness of Mirrors (Alias, 1998) non è solo un concept album, ma anche un tour de force, con Paul K che compone 17 brani e usa il Libro di Giobbe come riferimento. L'opera biblica dà vita ad alcuni dei suoi brani blues più riusciti (Wilderness of Mirrors, Imperial Statues, Big Bad City, Crash, The Bottle and the Cork), sebbene si tratti di un artista completamente nuovo.
Paul K si unì poi ai Prayers del batterista Tim Welch, che pubblicò Saratoga (Alias, 1999), un eclettico miscuglio di folk, rhythm and blues, gospel, soul, ecc. che segnò una sorta di ritorno alle sue radici.
La sua missione di poeta colto e di protesta della “working class” è proseguita con Terminal Hotel (2001) e Maintain Radio Silence (2007).
Sono stati pubblicati quattro doppi CD retrospettivi della sua carriera: Stolen Gems (2003), Res Ipsa Loquitor (2019), Curriculum Vitae (2020) e Sottovoce (2020).
Gli ultimi tre sono stati curati da lui stesso mentre era malato terminale.
Paul K è morto nel 2020, all'età di 57 anni.
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