- Dalla pagina su Brenda Kahn di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Brenda Kahn (nata in New Jersey nel 1967) aspira al ruolo di Woody Guthrie degli anni '90.
Sul primo
Goldfish Don't Talk Back (Community 3, 1991)
e sul secondo Epiphany In Brooklyn (Chaos, 1992)
accompagna alla chitarra acustica le sue vignette realiste di
vita quotidiana, ambientate nel sottobosco bohemien in cui vive,
ma comunque sullo sfondo di un'America inquadrata da un'ottica di sinistra.
Sul primo, venato di un piglio sarcastico, spicca Winchester Chimes.
Sul secondo humour e psicologia pennellano Anesthesia e soprattutto
I Don't Sleep I Drink Coffee Instead, e la sua scrittura si fa ancor più
originale ed efficace (con versi come “caffeine hole burning through my spleen”,
da She's In Love).
Il suo merito è quello di aver riportato la musica folk (da anni appannaggio delle
major) nell'ambito della cultura alternativa.
Il sound di Destination Anywhere (Shanachie, 1996), pubblicato anni dopo la sua composizione, è quasi rock: crudo, energico, nevrotico (Spoon, Reconcile, Night). Un Terrorist melodico, testi eruditi ("una pozza crepuscolare sfocata di tempo verde e limpido") e un paio di melodrammi complessi (Faith Salons, Yellow Sun) allentano la tensione.
L'urgenza è quasi punk in Lincoln Hotel, Smoking in the Jane Room e Hey Romeo, i brani più rumorosi di Outside The Beauty Salon (Shanachie, 1997). Se Matador e Destination Anywhere seguono le consuete dinamiche country/blues, nuovi picchi emotivi vengono raggiunti nelle malinconiche e cupe Wedding Ring, Heather e Alice.
Hunger (Rocket 99, 1998) suona più come una raccolta di avanzi.
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