- Dalla pagina sui Masters of Reality di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Nel 1981 a Syracuse il cantante Chris Goss (1958) formÃē i Masters Of Reality, che dapprima erano un duo di chitarra ed elettronica con Tim Harrington.
Sette anni dopo uscÃŽ
Masters Of Reality (Def American, 1988 - Delicious Vinyl, 1990),
che rivelÃē al mondo il segreto di un hardrock gotico e mitologico covato in
solitudine ai margini della scena vigente. E' un sound
che amalgama Cream (Blue Garden), Led Zeppelin (John Brown), Deep Purple
(Domino) e ne deriva canzoni orecchiabili come
Candy Song e Sleep Walkin'.
A conferire al disco quel blues a metà fra ZZ Top e Eric Clapton ÃĻ soprattutto
il chitarrismo di
Tim Harrington, vero padrone dell'opera.
Goss, una sorta di Jim Morrison in versione rurale,
non fa che fornire l'involucro "ossianico" che rende il tutto vendibile ai
fans dell'heavymetal.
Il solido batterismo di Vinnie Ludovico completa un trio degno dei loro
archetipi.
La riedizione di due anni dopo contiene anche l'ombrosa ballad
Doraldina's Prophecies (oltre a essere meglio prodotto).
La formazione non sopravvive perÃē ai conflitti di personalità . Alla fine il chitarrista e il batterista se ne vanno per formare i Bogeymen e il trentacinquenne Goss riorganizza i Masters Of Reality con Daniel Rey alla chitarra e nientemeno che il nonno dei batteristi rock, Ginger Baker. Il secondo album, Sunrise On The Sufferbus (Chrysalis, 1993), ha del tutto abbandonato le atmosfere cupe delle origini a favore di un blues melodico da classifica. Ne risultano gli effervescenti boogie di She Got Me e Tilt-A-Whirl e, sul fronte piÃđ orecchiabile, la psichedelica 100 Years (con mellotron alla Moody Blues) e soprattutto il gospel The Moon In Your Pocket. Oscillando a ripetizione fra Beatles (la serenata Jody Sings), Creedence Clearwater Revival (l'atmosfera voodoo di J.B. Witchdance) e Cream (il bluesrock progressivo di Ants In The Kitchen), Goss ottiene il massimo successo discografico del revival dell'hardrock; ma troppi brani sono infarciti fino alla noia di prelibati tocchi blues o jazz per intenditori cavillosi.
Il canto "parlato" di Goss costituisce forse il limite maggiore di una formazione che ha dalla sua soprattutto la classe e l'esperienza dei veterani del bluesrock.
The Ballad Of Jody Frost, mai pubblicato, fu registrato nel 1994 da un'altra formazione. Disilluso, Goss si dedicÃē al suo lavoro di produttore (per i Kyuss) ma non seppellÃŽ mai i Masters of Reality.
Il live How High The Moon (Malicious Vinyl, 1999) mostrava che Goss era ancora in piena forma.
Welcome To The Western Lodge (Spitfire, 1999) trova Chris Goss nel suo stato d'animo nostalgico mentre prova vecchi riff dei Cream e dei Led Zeppelin.
Deep In The Hole (Brownhouse, 2002) ÃĻ un album leggermente piÃđ originale, poichÃĐ Goss impiega un esercito di ospiti (in particolare Josh Homme e Mark Lanegan) per creare groove pieni di sentimento come Third Man On The Moon, High Noon Amsterdam e Corpus Scorpios Electrified.
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