|
If English is your first language and you could translate my old Italian text, please contact me.
|
Enfant prodige del conservatorio di San Francisco, Eric Matthews esordi` nei
Belt Buckle (con Lou Barlow e Bob Fay) e poi fece fortuna in duo con
l'australiano Richard Davies nei Cardinal.
Tornato nel natio Oregon, Matthews ha avviato una carriera solista
all'insegna dell'"art-pop" piu` impegnato della sua generazione, erede
di geni dell'orchestrazione come Van Dyke Parks.
It's Heavy In Here (Sub Pop, 1995) inaugura la sua carriera solista nei
panni di un forbito
arrangiatore e cantante pop, discepolo di George Martin e Brian Wilson,
ma senza il talento melodico di Beatles e Beach Boys.
Il suo tirocinio al conservatorio lo porta a comporre musica marziale e
classicheggiante, che incute rispetto e ammirazione piu` che comunicare emozioni.
Ma, dalla sonata per pianoforte e tromba di Fried Out Broken Girl
all'inno cadenzato di Hop And Tickle,
Matthews compone una lunga confessione spirituale il cui tema e` proprio la
riscoperta delle emozioni, sia pur secondo un suo modo tutto aristocratico.
Su The Lateness Of The Hour (SubPop, 1997)
il tempo marziale e il canto in mezzo falsetto (alla Donovan) che
Matthews predilige funzionano per un paio di brani
(Ideas That Died That Day e No Gnashing Teeth)
ma a lungo andare diventano un po' monotoni,
e le vellutate melodie soul-jazz di Becomes Dark Blue
e Since The Wheel Free valgono quello che valgono.
A suo credito vanno ancora una volta gli arrangiamenti classicheggianti,
come quelli
che pennellano il madrigale rinascimentale di
To Clear The Air o l'ouverture
romantica di Gilded Cages. Ma canzoncine eccentriche come
Dopeyness fanno davvero tornare in mente il Donovan di Mellow Yellow.
|