- Dalla pagina sui Murder City Devils di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
I Murder City Devils sono fra gli estremi rappresentanti del garage-rock del
Nordovest. Formati a Seattle nel 1996 dal cantante Spencer Moody, dall'organista
Derek Fudesco e dai chitarristi Nate Manny e Dann Gallucci, propongono un
sound selvaggio, cadenzato e non molto melodico. Il canto è spavaldo, urlato
e poco modulato. Le chitarre sono fragili, spesso lasciate biascicare
sullo sfondo. L'organo incalza invece da protagonista i versi del canto.
Il risultato è un rock and roll volgare e abrasivo, nella grande tradizione
del Midwest (Laughing Hyenas, Killdozer, Die Kreuzen).
Si formarono inizialmente come Hookers, il cui materiale verrà poi raccolto
su The Hookers (Cold Crush, 2003).
Ispirandosi a Dead Boys, Stooges, New York Dolls, l'EP Murder City Devils (Empty), il singolo Three Natural Sites (Hopscotch) e l'album di debutto Murder City Devils (Die Young Stay Pretty, 1997), sul quale compaiono le versioni definitive dei loro due cavalli di battaglia, Dance Hall Music (già sull'EP) e Broken Glass, nonchè prodi bagarres come Flashbulb, Boom Swagger Boom e Get Off The Floor, promuovono i MCD fra i gruppi più avvincenti dal vivo.
Empty Bottles Broken Hearts (SubPop, 1998) corona la loro ascesa con
il punk-rock di strada urlato in tono bellicoso di I Want A Lot Now,
con un "rave-up" grezzo e scalmanato del calibro di Hey Sailor,
e con un paio di numeri in cui le chitarre (consciamente o meno) rispolverano
i toni marziali e sinistri dei film di fantascienza di serie B
(Dear Hearts e Johnny Thunders).
Metà del disco è comunque dominato dall'organo di Derek Fudesco, che prima
scimmiotta i Farfisa del surf (18 Wheels), poi crea la suspence per i
le recitazioni più melodrammatiche di Moody (Ready For More e
Stars In Her Eyes) e infine si concede il lusso di imitare
il timbro di Ray Manzarek in Cradle To The Grave.
Il canto è nel frattempo sempre più agonizzante, sempre più viscerale.
Tutto sommato il singolo, Dancin' Shoes, è uno dei brani più deboli.
I Murder City Devils, ora un sestetto, danno alle stampe un'altra piccola
gemma del garage-rock con In Name And Blood (Subpop, 2000). Quale che
sia la causa dei progressi della band, o le nuove e perfezionate tastiere di
Leslie Hardy con le loro sfumature gotiche, o il poderoso, feroce e
acrobatico drumming del batterista Coady Willis, il nuovo album suona come
una tragedia greca contrapposta al crudo e selvaggio rock and roll. L'umore
è depresso fino alla disperazione, iniziando con l'urlo desolato su
linee di organo barocche di Press Gang, continuando tosto con la
festa scatenata, fragorosa, convulsa ed antifonica di I Drink The
Wine, sfogando rabbia dolorosa nel coro eroico di Idle Hands,
calmandosi nella melodiosa lamentazione di I'll Come Running (la loro
miglior ballata da sempre), sollevandosi come una tempesta di vento alla
Hawkwind in Demon Brother e librandosi in volo con epos suicida da
teen-ager in In This Town. I Murder City Devils colmano una lacuna
tra il garage-rock del Pacifico (Reivers, Sonics), le bands assassine di
Detroit (MC5, Stooges) e l'harcore del Midwest (Laughing Hyenas). E un
solitario poeta ubriaco in un pub dopo mezzanotte.
Quantunque non irresistibile come Empty Bottles Broken Hearts, il
nuovo album rappresenta una nuova somministrazione di selvaggio rock and
roll per chi è predisposto alla malvagità. Certo, abbiamo sentito
questi ritornelli centinaia di volte negli annali della musica rock. Sono la
passione, il cuore e il sanguinamento che danno loro un nuovo significato.
Il tono del calvario dei Murder City Devils continua a cambiare sul mini-album Thelema (Subpop, 2001). Man mano che i musicisti maturano, il loro sound abbandona gli eccessi del rock and roll e guadagna in profondità emotiva. Il brano di apertura That's What You Get è tipico del nuovo stile, che è relativamente lento ma comunque fragoroso e feroce. Le tastiere di Leslie Hardy suonano spaziali e futuristiche e, insieme all'urlo terrorizzato di Spencer Moody, definiscono l'intenso melodramma della band, spaziando dall'epico (Bear Away, forse il pezzo forte) a (One Vision of May). Le influenze della band sono quasi invertite: tom-tom in stile Voodoo e chitarra/organo in crescendo, stile Devo, spingono Midnight Service At The Mutter Museum.
La "de-diavolizzazione" dei Devils si completa con 364 Days, una power-ballad venata di strumenti ad arco, su una melodia parigina.
The John And Spencer Booze Explosion (Tiger Style, 2003) è una collaborazione tra il cantante Spencer Moody dei Murder City Devils e Juan Atkins dei 764-Hero, che si cimentano in una bizzarra selezione di cover.
R.I.P. (Subpop, 2003) è stato il loro ultimo album dal vivo.
Spencer Moody è tornato a farsi sentire con l'EP Rabbit Ears (2006), dedicato a una versione cacofonica del suo garage-rock, e poi con l'affresco astratto e dissonante di Dead Rhythm (2007), accreditato ai Triumph Of Lethargy Skinned Alive To Death, che annoverava la partecipazione del chitarrista Dann Gallucci.
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