- Dalla pagina sui Melvins di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In Breve:
I Melvins riscoprirono lo "stoner-rock" esagerando il groove lento, pesante e oscuro dei Blue Cheer e dei Black Sabbath. Buzz Osbourne (voce e chitarra), Dale Crover (batteria) e Matt Lukin (basso) abbozzarono per la prima volta l'idea su Gluey Porch Treatments (1987). Dopo che Lukin si unì ai Mudhoney, Osbourne, Crover e la nuova bassista Lori Black svilupparono pienamente quell'idea su Ozma (1989), dove le canzoni diventavano monoliti di accordi brutti, ripetitivi e massicci, allungati fino a proporzioni titaniche; una meditazione tibetana agli inferi. Così i loro capolavori erano pezzi lunghi, monotoni, ossessivi, a metà tra un flusso di coscienza e una camminata di dinosauro al rallentatore: Boris, da Bullhead (1991); Charmicarmicat, dall'EP Eggnog (1991); Hung Bunny, dal mini-album Lysol (1992).
Il trio abbandonò quella mania patologica per Houdini (1993) e Stoner Witch (1994), che raccolgono "canzoni" e non solamente pesanti ondate di riff sgradevoli. Più tardi, i Melvins divennero uno dei papabili candidati per il titolo di band più autoindulgente del mondo.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
I Melvins si formarono nel marzo del 1984 ad Aberdeen (Washington), nei pressi di Seattle e divennero presto una delle colonne vertebrali del grunge, nonche' il power-trio per eccellenza dell'hard-rock Il loro sound lento, marziale, cupo e pesante esasperava quello dei Black Sabbath in un rituale di putrefazione della musica che era parte esaltazione del brutto e parte dissoluzione allucinogena.

Buzz Osbourne (canto, chitarra), Dale Crover (batteria) e Matt Lukin (basso) registrarono una session che sarebbe stata pubblicata come Six Songs (C/Z, 1986) e poi aumentata a Eight Songs (C/Z, 1991), e poi a 26 Songs (Ipecac, 2003). Brani come Easy As It Was scorrono all'insegna di un sound catartico, che libera gli istinti primitivi di questi barbari psicotici in lente e ossessive danze rituali. Le atmosfere claustrofobiche alla Black Sabbath e l'incedere da panzer alla Kiss riducono ai minimi termini la definizione di grunge. A nobilitare e vivacizzare le loro armonie è soprattutto la batteria di Crover, con il suo alternare tempi irregolari, pause, passi marziali, rulli epilettici.

Gluey Porch Treatments (Alchemy, 1987) fu il vero manifesto del loro stile. Il ritmo lento ed esasperante di Eye Flys, con un deliquio di feedback in crescendo, la melodia "ossianica" alla Black Sabbath e il canto vampiresco di Osborne; il passo marziale e marziano di Heavyness Of The Load; la ferocia bestiale, ma trattenuta, di As Was It; e l'andamento tutto ad effetto, fortemente gotico, di Over From Under The Excrement, ridefiniscono l'estetica drammatica della musica rock. A parte qualche residuo di "slamdance", il vero legame con l'hardcore è dato dalla durata dei brani, quasi tutti minuscoli.
Appena terminate le registrazioni di quell'album Osbourne raggiunse la sua ragazza, la bassista Lorax Black dei Clown Alley (figlia di Shirley Temple), a San Francisco, mentre Lukin avrebbe formato i Mudhoney di lì a pochi mesi. Nel 1988 Crover si unì a loro per dar vita alla seconda fase dei Melvins, documentata dall'album Ozma (Boner, 1989), ancor più essenziale e radicale nel suo rifarsi al modello originale, senza concedere il benchè minimo effettismo agli stereotipi dell'heavymetal. Forte di pugni allo stomaco come Raise A Paw, l'opera ritagliò allo stile titanico e brontosaurico, ipnotico ed estenuante del gruppo un posto unico nel panorama del neo-hardrock. L'arroganza grossolana di Vile e la truce agonia di Revulsion sottolineano le nuove liturgie del male al ralentì di questo trio di becchini del rock; ma il disco è soprattutto un catalogo di riff e cadenze memorabili, lasciati per pochi terribili secondi in balia della loro folle paranoia (Let God Be Your Gardener, Dead Dressed). La lentezza del loro sound divenne leggendaria ed epitomica.

Nel frattempo erano usciti anche diversi singoli (fra cui Your Blessened, Oven, Revulsion, With Your Heart, Sweet Young Thing) che tracciavano una lenta progressione verso una maturità sempre più rigorosamente ancorata al proprio dogma.

Con Bullhead (Boner, 1991) il trio raggiunge la perfezione formale, anche se sacrifica parte della propria monolitica intransigenza. Peraltro un altro classico torrenziale, Boris, domina il disco e lo consegna agli annali del genere. Il mostruoso ralentì dei Melvins si protrae di brano in brano, pesantissimo, senza concedere tregua. Due sole le (felici) eccezioni: It's Shoved presenta finalmente una linea melodica e un riff incalzante; e l'impeto di Zodiac è un incrocio fra rockabilly ed heavymetal. Non solo il "drumming" di Crover è cresciuto di autorità ed espressività, ma i riff tempestosi di chitarra creano tensioni esplosive (come nella coda di If I Had An Exorcism). Benche' i Melvins vogliano creare un'astrazione del sound dei Black Sabbath, in pratica riprendono la lezione dei Black Flag (periodo heavymetal di My War) e dei Killdozer.

Il coevo EP Eggnog (Boner, 1991) cambia marcia con la trascinante Antitoxidote e la selvaggia Hot Leg (con un grande assolo di chitarra); ma su tutto troneggia il lungo, lentissimo e snervante brano strumentale Charmicarmicat, che rimarrà un po' la loro We Will Fall (Stooges). Tetragoni, rocciosi, catatonici, i Melvins scolpiscono musica potente nel vuoto.

Dopo il singolo Night Goat, per rendere omaggio ai Kiss i tre membri dei Melvins (con Black sostituita temporaneamente da Joe Preston degli Earth) registrano un disco a testa. Ma il 1992 è soprattutto l'anno di Melvins (Boner, 1992), album (che doveva intitolarsi Lysol) in cui il complesso non rinnega per nulla la propria monoliticità, anzi la spinge a nuovi efferati vertici. Il disco, concepito come un flusso unico di musica, è forse il meglio suonato della loro carriera. Il primo brano, Hung Bunny (undici minuti), è un nuovo capolavoro: si apre con una sequenza di feedback di chitarra quasi immobili e con tonfi di batteria in crescendo; questa specie di deliquio psichedelico, o di minimalismo heavymetal, dà luogo a riff epici che si sdipanano con maestosità celestiale e acquistano sostanza corporea fino a divenire trascinanti. è il canto del cigno del loro periodo classico.

Finita l'era degli eccessi, aggiustata la mira, deciso di fare sul serio, e tornata Lorax al basso, i Melvins registrano Houdini (Atlantic, 1993). Si tratta di un disco di transizione, molto più equilibrato dei precedenti, che riprende l'assordante stasi allucinogena di Bullhead soltanto in Hooch e soprattutto Hag Me, due nuovi classici viscosi, mentre incespica nel pop di Set Me Straight, sperimenta con il quasi-strumentale quasi-jazz di Sky Pup, delira con il quasi-industriale di Pearl Bomb, e si chiude con un assolo di tredici minuti di Crover (Spread Eagle Beagle), dimostrando di voler uscire dalla propria angusta dimensione, di voler proiettare la propria minacciosa ombra in altri territori.

Joe Preston ha poi dato vita al progetto solista denominato Thrones.

Prick (Amphetamine Reptile, 1994), un informe mucchio di suoni e discorsi accreditato agli Snivlem, fu il primo segno di incipiente senilità.

Stoner Witch (Atlantic, 1994), con Mark Deutrom al basso (che aveva prodotto Ozma), s'inchina ai generi di moda, in particolare all'hard rock dei Motorhead (Sweet Willy Rollbar, Queen) e all'industrial metal dei Ministry. Il gruppo continua a sperimentare in maniera quantomeno estemporanea in Goose Freight Train,, Magic Pig Detective e nello strumentale di dieci minuti Lividity, che non appartengono al loro versante hard ma neppure a quello pop.

Stag (Atlantic, 1996) è l'album di un demente che cambia parere ogni tre minuti su ciò che vuole diventare da grande. Messa da parte la brutalità di un tempo, i Melvins accondiscendono a vestire i panni di persone educate nel raga-rock di Bar X The Rocking M, nel folk-rock di Black Block, persino nel blues strascicato di Cottonmouth. La scossa elettrica di The Bit e il granito funereo di Goggles e Lacrimosa lasciano soltanto trapelare qualche goccia del vecchio veleno. Dilaniati fra la tentazione commerciale e lo spirito libertario, i Melvins producono dischi che lasciano intravedere il genio luciferino dei due leader ma lo soffocano in calderoni di idee zoppicanti.

Nel 1996 i Melvins pubblicano un singolo al mese. I singoli verranno poi raccolti su Sngles 1-12 (Amphetamine Reptile, 1997). Leech (Eggone, 1998) è un'altra (pessima) raccolta di singoli e rarità varie.

Honky (Amphetamine Reptile, 1997) non riesce ancora a risolvere l'inconsistenza dell'ultimo periodo, ma se non altro riduce la dispersione a schizofrenia. I Melvins sono ora quelli del melodismo morboso di They All Must Be Slaughtered e Air Breather Deep In The Arms of Morphius, e ora quelli della violenza brada di Mombius Hibachi e How-++-, secondo quella che è tutto sommato una collaudata tradizione dei gruppi di heavy metal, anche se i Melvins la rivedono a modo loro.

The Maggot (Ipecac, 1999), con il nuovo bassista Kevin Rutmanis (ex Cows), è il primo di una serie di tre album che usciranno a tre mesi di distanza l'uno dall'altro. L'obiettivo dichiarato è quello di rifondare l'heavy metal su basi più intellettuali. Il fatto è che il loro heavy metal d'avanguardia non fa altro che mettere in pista una cadenza mastodontica e poi sovrapporle un ritmo industriale (Amazon). Alcuni brani sono quasi grindcore, altri sono maldestre sperimentazioni. Raramente (forse solo in Manky) il gruppo prova anche a fare musica.

The Bootlicker e Crybaby sono le parti successive.
Bootlicker (Ipecac, 1999) è composto di due lunghe suite, Let It All Be e Prig, di una composizione di media lunghezza, Jet Boy Flower Head, e di sei brevi brani. Let It All Be è una specie di funky jam in sordina; Jet Boy Flower Head è una lenta ballata alla Codeine; Prig è in realtà due brani distinti: prima un lungo pastiche dadaista di voci e percussioni manipolati in studio fino a generare un flusso indecifrabile di suoni minacciosi; e poi una leziosa ballata acustica alla Pink Floyd. Gli altri pezzi sono ancor più ermetici. Alcuni sembrano colonne sonore di cerimoniali magici (Black Santa), altri semplicemente hanno un alto quoziente psichedico (Mary Lady Lobby Kins, Lone Rose Holding Now). Cosa voglia dire Buzz "King Buzzo" Osbourne con questi dischi è un mistero.

I "nonni" del grunge (come sono stati definiti) hanno fatto della monotonia una forma di musica. La loro è una progressione premeditata verso un suono sempre più astratto, sempre meno suono e sempre più stato mentale, tanto lento da non essere più intelleggibile come suono.


(Tradotto da Alessandra DeAngelis e Davide Carrozza)

The Crybaby (Ipecac, 2000) conclude la trilogia iniziata con The Maggot. I tre album condividono una passione per la sperimentazione iconoclasta e un'escursione eclettica attraverso i generi. The Crybaby è un set di collaborazioni tra la band e diversi amici, che lascia il posto soprattutto a cover profane, al prolisso psicodramma The Man With the Laughing Hand is Dead (con Bliss Blood, l'ex cantante Pain Teens) e al suggestivo tour de force di 15 minuti Divorced (con i Tool). La gamma di stili si è perfino allargata, dalle ballate country-rock alle improvvisazioni acid-rock, dall'orecchiabile Spineless a ballate bizzarre con Foetus e Mike Patton dei Faith No More. Così come i due predecessori, troppo di quest'album suona amatoriale e naif. L'idea è fantastica, nei casi migliori l'esecuzione è stramba e discontinua.


(Tradotto da Davide Carrozza)

La band più autoindulgente degli anni '90 rilasciò poi Colossus Of Destiny (Ipecac, 2001), 45 minuti di rumori elettronici, e Electroretard (Man's Ruin, 2001), una raccolta di remix e covers (sebbene ci siano due delle loro migliori covers).

Nel frattempo, Mark Deutrom, ex bassista dei Melvins, fece uscire Silent Treatment (TeePee, 2001), lavoro da one-man band selvaggiamente eclettico e incline allo heavy rock.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Ci è voluto un decennio affinchè Mark Deutrom pubblicasse un seguito, A Value Of Decay (Rock Is Hell, 2011), un'altra raccolta estremamente diversificata che eccelle nel doom-metal ma fallisce quando si allontana dalla quella sua specialità.


(Tradotto da Davide Carrozza)

Millennium Monsterwork 2000 (Ipecac, 2002) documenta una performance dal vivo dei Melvins e dei Fantomas.


(Tradotto da Amir Abbara)

Con Hostile Ambient Takeover (Ipecac, 2002) i prolifici Melvins ritornano finalmente al loro stile originario, e al formato canzone, ma il progetto ora suona datato (Little Judas Chongo, Black Stooges, The Brain Center at Whipples, Dr Geek).
The Anti-Vermin Seed, di sedici minuti, è ancora un'altra sovraindulgente improvvisazione che contiene due o tre minuti di sonorità interessanti. La sinistra The Fool The Meddling Idiot mantiene le prevedibili trasformazioni delle altre tracce.


(Tradotto da Davide Carrozza)

Neither Here Nor There (Ipecac) è un libro sulla band che include anche una retrospettiva sulla loro carriera.

Pigs of the Roman Empire (Ipecac, 2004) è una collaborazione con Lustmord. Otto tracce sono brevi e inutili, con occasionali e veloci sguardi sulla gloria passata dei Melvins, ma lasciate apparentemente incomplete. La title-track ambient-doom di 22 minuti è cupa e ipnotica, ma dura 10 minuti di troppo.

Never Breathe What You Can't See (Alternative Tentacles, 2004) e Sieg Howdy (Alternative Tentacles, 2005) sono collaborazioni con Jello Biafra.

Houdini Live 2005 - A Live History Of Gluttony And Lust (Ipecac, 2006) è una versione live di Houdini con Trevor Dunn, bassista dei Mr Bungle.

Dopo tante deviazioni, il nuovo album dei Melvins, A Senile Animal (Ipecac, 2006), fu uno scherzo enorme: i Melvins (Osborne, Crover e due nuovi membri) suonavano garage-rock e stoner-rock vibrante e qualche volta melodico, proprio come le band hard-rock che avevano sepolto negli anni '90.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Purtroppo Nude with Boots (Ipecac, 2008) conferma che i Melvins non stavano scherzando: un revival hard-rock senza cervello era tutto ciò che erano capaci di fare nel 2008. Il loro tributo ai Led Zeppelin, The Kicking Machine è una metafora adeguata per i loro ultimi dieci album: competenti ma obsoleti.

Chicken Switch (Ipecac, 2009) contiene remix delle canzoni dei Melvins realizzati da Eye Yamatsuka, Christoph Heemann, V/VM, John Duncan, Matmos, Lee Ranaldo, Merzbow, Panacea, Sunroof, Kawabata Makoto, ecc.

Shrinebuilder (Neurot, 2009) era un supergruppo composto da Scott Kelly (Neurosis), Al Cisneros (Om, Sleep), Dale Crover (Melvins) e Wino (Obsessed, Spirit Caravan, Saint Vitus): suonano un doom-metal molto vecchio stile, alla Black Sabbath.

The Bride Screamed Murder (Ipecac, 2010) è stato il terzo album dei Melvins con la sezione ritmica Big Business (Coady Willis e Jared Warren) e il loro più insolito fino a ora. I pesanti eccessi che sono il loro marchio di fabbrica (soprattutto in Inhumanity and Death) vengono compensati da arrangiamenti ingenui che ricordano il prog-rock anni '70. Le tracce più lunghe sembrano essere due cover creative. Sembrava più uno scherzo da addetti ai lavori che un serio tentativo di rivitalizzare il loro suono catatonico.

Mark Deutrom ha continuato la sua epopea solista con A Value Of Decay (Rock Is Hell, 2012).

Il trio formato da Buzz Osbourne, Dale Crover e il bassista Trevor Dunn dei Mr Bungle ha registrato Freak Puke (Ipecac, 2012), sotto il nome Melvins Lite. Se il tentativo era quello di introdurre nuovi elementi in un suono decomposto, è miseramente fallito .


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