- Dalla pagina su Moby di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
L'artista techno più famoso degli anni '90 è stato Richard Melville Hall (New York, 1965), alias “Moby”, in omaggio al prozio (?) Hermann Melville. I suoi primi anthem, Go (1991) e Drop A Beat (1992), furono presto superati dalle ambizioni ambient/new age/neoclassiche/minimaliste di Ambient (1993) e Everything Is Wrong (1993), una passione confermata da The End Of Everything (1997) dei Voodoo Child, una raccolta di vignette elettroniche alla Brian Eno.
Bio:
Richard Melville Hall nacque nel 1965 a New York, crebbe
nelle comuni hippie,
militò in diversi complessi hardcore della città
(Vatican Commandos, A.W.O.L.),
e infine intraprese la carriera di disc-jockey nel 1984,
ribattezzatosi “Moby” in onore del prozio Herman Melville.
Alla fama arrivò con una serie di singoli pubblicati come Moby o
sotto altri pseudonimi (Barracuda, Brainstorm, Mindstorm,
UHF e Voodoo Child):
Mobility (novembre 1990), Voodoo Child
(gennaio 1991) e Go (marzo 1991, il suo primo grande hit, che
mette in pista il tema scritto da Angelo Badalamenti per la serie TV “Twin Peaks”),
Rock The House (aprile 1991, come Brainstorm, con anche
l'altro classico Help Me To Believe),
Drug Fits The Face (maggio 1991, come Barracuda),
UHF (ottobre 1991,
con anche l'altro classico Everything),
Drop A Beat (giugno 1992, uno dei suoi brani più veloci),
Next Is The E (luglio 1992), in parte raccolti su
Moby (Instinct, 1992),
Early Underground (Instinct, 1993) e
Rare (Instinct, 1996).
La scena dei rave salutò con entusiasmo la sua techno ipnotica e vellutata,
che sembrava la versione trascendente della techno di Detroit.
Esaltando lo spirito edonistico, anti-establishment e
comunitario della controcultura rave, Moby riempì il vuoto morale
che si era formato in quella scena. Moby fece per i rave ciò che Dylan aveva
fatto per i folksinger: si offrì alle folle nei panni
di portavoce generazionale.
Moby si affermò come "autore" e non soltanto dj. Nessun dj prima di lui
aveva imposto uno stile tanto personale e una personalità tanto prepotente.
La sua statura di autore venne soprattutto esaltata dall'EP Move (Elektra, 1993), che contiene anche tracce sperimentali come The Rain Falls And The Sky Shudders (una vertiginosa figura minimalista al pianoforte nello stile di Terry Riley su un marziale tango del contrabbasso) e Unloved Symphony, oltre ai "treni" sfrenati di Move e All That I Need Is To Be Loved, e dall'album Ambient (Instinct, 1993), dedicato a composizioni atmosferiche come My Beautiful Blue Story che hanno poco a che vedere con la selvaggia e creativa techno dei singoli. Moby fu il primo dj del techno ad essere invitato a un festival di musica d'avanguardia.
Quelle velleita' sperimentali sbocciarono sul primo vero album, Everything Is Wrong (Elektra, 1993). Le danze a rotta di collo (come Anthem e Bring Back My Happiness) sono fredde e scontate, mentre i momenti piu' suggestivi sono Hymn, che origina da un incrocio fra una sonata new age e un acquarello "ambientale" di Brian Eno, Good Moving Over The Face Of The Waters, che scimmiotta il minimalismo sinfonico di Philip Glass, e le odi eteree di Into The Blue e When It's Cold I'd Like To Die, che devono molto al soprano angelico di Mimi Goese (Hugo Largo). Il singolo First Cool Hive continua a solcare il territorio di Badalamenti/Morricone, non a ritmo dirotto ma anzi con il passo dello shuffle, lasciando fluttuare alla Enigma i vocalizzi campionanti e le melodie elettroniche.
Gli esperimenti continuarono sui singoli successivi: Feeling So Real (1994) sfrutta un effetto "sinfonico" di sintetizzatori arpeggiati (un po' alla OMID) per lanciarsi in un techno iper-frenetico; Everytime You Touch Me (1995) affonda in una spudorata disco-music per cantante femminile, ma nondimeno sospinta da una melodia e un contrappunto di pianoforte irresistibili.
Nel frattempo Moby si era ritirato a vita "cristiana" in una vecchia fattoria senz'acqua o elettricità.
Quella schizofrenia diventa il suo marchio di fabbrica e permea anche
Animal Rights (Elektra, 1996). L'album inizia con una musica
ambientale ispirata
all'adagio della musica classica del Settecento (Dead Sun).
Una serie di interludi classicheggianti come questo, dalla trance per
percussioni africane di Alone alla romantica sonata per pianoforte di
Old, dalla trepida serenata new age in lento crescendo di Living
al madrigale celtico medievale di Now I Let It Go, fino
al finale sinfonico di A Season In Hell, indorano l'opera (e basterebbero
da soli a giustificare un album a parte), ma in realtà Animal Rights
è tutt'altro: è l'album rock di Moby.
Someone To Love lo precipita infatti nelle bolge di Ministry,
con un riff di heavy metal sparato a tutto volume e una cadenza a mitragliatore
della batteria e un canto furibondo degno del peggior punk-rock.
Heavy Flow avanza come un panzer impazzito, aprendo voragini paurose di
riff, come se i Black Sabbath si fossero dati allo speed metal.
E di matrice Black Sabbath è il riff colossale che scuote le fondamenta di
Face It, un lungo delirio (dodici minuti) in cui Moby vomita i suoi demoni
interiori. Nell'incedere martellante di Come On Baby si riascolta l'orgasmo
dei Led Zeppelin.
Il melodramma di Say It's All Mine si rifà alla ballad decadente di David
Bowie con un pizzico dello squilibrio mentale di un Kim Fowley.
Moby cerca l'impatto viscerale e lo trova, più dei tanti complessi truculenti.
La sorpresa maggiore è il canto di Moby, uno dei più potenti ed espressivi
degli ultimi anni. Il suo urlo primordiale proviene da una landa estramente
desolata dell'intelletto, laddove pulsioni esistenziali si sposano ad aneliti
metafisici. Moby grida a squarciagola, nella convinzione che nessuno lo
possa sentire. Fatto singolare per un dichiarato credente come lui.
Alla fine quasi ci si dimentica dell'altro Moby, quello che ha fatto da
parentesi per tutto il demoniaco percorso dell'album, quello capace di scolpire
melodie teneramente incantate in scenari follemente luccicanti. Il Moby di
Living e A Season In Hell è un compositore moderno della pasta di
Philip Glass.
Moby ha anche in programma un album completamente elettronico e ambient a
nome Voodoo Child, The End Of Everything (Elektra, 1997), che si rivela una gradevole sorpresa.
Moby indovina una musica introspettiva e impressionista per sintetizzatore
che funge da ponte fra la new age e la musica classica. La maturità
di questo compositore (appena 32-enne) è anzi impressionante.
Il caldo abbraccio di questi suoni riflettono non soltanto uno spirito poetico
ma anche un abile manipolatore di generi.
Moby continua la sua altalena stilistica confezionando una raccolta di musica composta per la televisione e il cinema: I Like To Score (Elektra, 1997). Un'offerta minore da parte di Richard Melville Hall, che forse stava tentando di raggiungere troppi traguardi in troppi generi. La sua passione e il suo talento nella "composizione" sono ben noti (non è mai stato un improvvisatore) e questa musica è talvolta avventurosa, decorata con trucchi da studio peculiari e meravigliosamente bizzarri. A parte Go e First Cool Hive, già celebri su singolo, e il nuovo I Like To Score, l'arte più subdola di Moby si manifesta nel concerto per pianoforte e orchestra di God Moving Over The Face Of The Water (calma, trascendente ed esaltante, forse la più inoppugnabile ragione per comprare il CD) e in un paio di brani ispirati dalla musica liturgica (il coro da convento di Novio e la fuga per organo di Grace), che offrono come tutti i brani una diversa prospettiva dalla quale fruire della sua arte: l'approccio collagistico alla composizione. La sua versione techno del James Bond Theme sgomina in discoteca; non è all'altezza dei suoi standard, ma andatelo a dire ai suoi fan.
Se Animal Rights è stato il suo album rock e I Like To Score il suo album classico, allora Play (Mute, 1999) è senza dubbio il suo album gospel. Il leit-motiv del disco è il matrimonio fra paradiso e inferno, fra la musica edonistica e ipertecnologica degli yuppie degli anni 90 e la semplice musica rurale degli schiavi del 1920. Le fonti per Find My Baby e Natural Blues, sono degli arcaici blues rurali, e abbondano anche lenti canti funebri (Why Does My Heart Feel So Bad). In altri punti Moby da una rinfrescata al suo passato techno (Bodyrock, Machele) e ambient (Guitar Flute & String), ma sembra che il suo cuore stia volando verso nuovi orizzonti. Sorprendentemente fu questo l'album a renderlo una pop star.
Moby gareggia per l'album più datato dell'anno con 18 (V2, 2002), un altro assemblaggio postmoderno di citazioni blues e gospel (come In My Heart) portati assieme mediante una parata di cantanti ospiti (soprattutto Sinead O'Connor) più omaggi assortiti agli stili popolari dei tempi (la ballata atmosferica Great Escape, la hip-hop Jam for the Ladies, il gemito soul di At Least We Tried, il trance dub di Another Woman, il disco-pop di Harbour, e una parodia di se stesso in We Are All Made Of Stars).
Baby Monkey (Mute, 2004), accreditato a Voodoo Child, è un album dance tradizionale.
Hotel (V2, 2005) è un timido tentativo di copiare il synth-pop
degli anni '80. Il bonus disc di strumentali ambient è semplicemente
imbarazzante.
Pochi musicisti sono riusciti a cadere così in basso in così poco tempo.
Il crollo artistico di Moby continuò con Last Night (Mute, 2008), nonostante il vano tentativo di recuperare lo stile e la magia di Everything Is Wrong, cosa che accade troppo raramente nel disco (Disco Lies, The Stars, e soprattutto Everyday It's 1989).
Uno stile più semplice, intimo ed elegante permea Wait For Me (Mute, 2009), una sorta di album di bedroom pop che ha rinunciato ai trucchi spettacolari di cui l’artista era stato pioniere.
Barricato dietro lo stesso narcisismo solipsistico, Destroyed (Mute, 2011) vantava almeno due suite leggermente ambiziose, The Violent Bear It Away e Lacrimae.
Innocents (2013) contiene eleganti collaborazioni con cantanti come Mark Lanegan (The Lonely Night), Wayne Coyne (The Perfect Life) e Damien Jurado (Almost Home).
Hotel - Ambient (2014) e il disco di quattro ore Long Ambients 1 Calm Sleep (2016) sono dedicati alla musica ambient e drone, con quest'ultima che si concede composizioni molto lunghe, in particolare LA1.
Moby ha poi registrato due album accreditati a un inesistente Void Pacific Choir, ovvero These Systems Are Failing (2016) e More Fast Songs About the Apocalypse (2017), nei quali ha tentato una sorta di revival del dance-punk degli anni '80.
Le vignette malinconiche di Everything Was Beautiful and Nothing Hurt (2018) e All Visible Objects (2020) sono per lo più soporifere.
Reprise (2021) rivisita buona parte del suo materiale migliore.
È tornato alla lunga musica ambient con droni per Ambient 23 (2023), ma si è trattato solo di un progetto autoindulgente.
Always Centered at Night (2024) è dedicato a collaborazioni con artisti underground meno noti, in particolar modo Where Is Your Pride?, con il compianto cantante e poeta/scrittore Benjamin Zephaniah (morto per un tumore al cervello nel dicembre 2023, a 65 anni).
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