- Dalla pagina sui Morphine di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi, modificato da Stefano Iardella)

In breve:
I Morphine sono stati uno dei complessi più originali degli anni '90 e Sandman una delle personalità più forti del decennio. Come capita soltanto ai classici, erano riusciti a convogliare un concetto altamente sperimentale (una musica per basso e sassofono) in un formato classico come quello della canzone rock. Erano riusciti a coniare un loro genere ispirandosi a blues, jazz, rockabilly, new wave, etc, ma senza appartenere a nessuno di essi. I Morphine sono fra i pochi gruppi di musica rock il cui tratto distintivo è il sound (fumoso, tenebroso, metafisico) di un sassofono. Sandman, dal canto suo, era diventato un poeta cupo e metafisico nella tradizione di Tom Waits e Nick Cave.

Bio:
I Treat Her Right erano un complesso del Massachussetts che proveniva dal retroterra dei pub e suonava un blues-rock eccentrico alla Violent Femmes. Al fianco del leader David Champagne c'era il giovane cantante e bassista Mark Sandman.
Treat Her Right (Soul Selects, 1986) annovera una strascicata I Think She Likes Me e una sinistra You Don't Need Money (entrambe di Sandman), traboccanti di pathos delle paludi, accanto alle più vibranti I Got A Gun e Don't Look Back (di Champagne). Raramente il blues era stato suonato più levigato e manieristico.
Sandman stava prendendo il comando sul secondo Tied To The Tracks (RCA, 1989). Era la sua personalità tormentata a dominare il disco, capace tanto dell'epica serenata country di Marie quanto della storia depressa di Junkyard, tanto del tributo honkytonk di Hank quanto del ritratto desolato di King Of Beers. Champagne teneva di nuovo per sè le composizioni più frizzanti (Big Medicine, Back To Sin City, la title-track). Ancora una volta il disco era soprattutto un capolavoro di produzione. Il terzo, What's Good For You (Rounder, 1991), perse un po' dello smalto di quei primi due dischi. The Anthology (Razor & Tie) riassume la loro carriera.

Sandman suonò per un po' nel Supergroup, con Chris Ballew (futuro Presidents Of The USA), poi, all'inizio degli anni '90, formò i Morphine. Sandman era passato al basso a due corde e cantava in un languido registro da "crooner", mentre Jerome Deupree alla batteria e Dana Colley al sassofono baritono movimentavano la struttura delle sue canzoni.

Non solo la strumentazione, ma anche la tecnica compositiva è del tutto insolita: si tratta, infatti, di una tecnica "minimale", che giostra sul dialogo fra basso e sassofono, due strumenti che non si possono accordare in maniera perfetta, e proprio dalla mancanza di accordi, che ne è pertanto il marchio di fabbrica, trae linfa vitale. Il sound vitreo e scarno che ne risulta costituisce in realtà l'ideale "contenitore" per le loro canzoni irregolari: non potendo usare i manuali di composizione del rock, il trio pesca a piene mani dal blues e dal jazz, come soltanto Tom Waits ha saputo fare.

Sul primo album, Good (Accurate, 1992), si riconoscono i grandi maestri del blues moderno, Nick Cave, Gun Club, Tom Waits; ma come filtrati da un'altra dimensione. La title-track e Claire sono i primi capolavori di come da quelle premesse sia possibile costruire un "blues" del Duemila, al tempo stesso colmo di tensione drammatica e abulicamente privo di emozioni; le atmosfere sono dimesse, contrappuntate dal basso e dal sassofono in maniera meccanica; le frasi melodiche del sax escono dai locali fumosi del "cool jazz"; il canto è vellutato e suadente.
Sono il sax e il basso, i loro riff e i loro duetti, le loro progressioni e le loro fratture, i protagonisti del sound; sono loro a plasmare strutture mobili, fluide, plastiche, instabili, anche se apparentemente ripetitive. Sono loro a propellere Have A Lucky Day con un passo incalzante da pow-wow; sono loro a generare il tempo frizzante di On The Other Side; sono loro, soprattutto, a incendiare le cadenze da palude di Do Not Go Quietly Under Your Grave. Immettendo poco a poco energia nello schema, matura così un sound virile ed organico, che trova compiuta realizzazione in You Speak My Language, novelty dallo svolgimento tempestoso, e in Test-Tube Baby, lanciata a ritmo ferroviario.
Meno sperimentale, ma non meno suggestivo, è il fronte della ballata jazzata, che impiega mezzi più normali ma affonda sempre nelle stesse sabbie mobili di accordi "notturni": You Look Like Rain e The Only One.
Il viscido itinerario dei Morphine all'interno del blues, dello spiritual, del gospel, del jazz sembra avere come scopo l'esplorazione della coscienza ossessiva e angosciosa del vuoto incommensurabile che circonda le nostre esistenze, che ci rende inutili, folli, reietti.

Cure For Pain (Rykodisc, 1993), con Billy Conway (ex Treat Her Right) al posto di Deupree, evolve verso una forma canzone più tradizionale e arrangiamenti piu' corposi. E` soprattutto il sassofono a colorare le atmosfere grigio pallide di questa musica, mentre il canto, così fluido e pastoso, si mimetizza quasi dentro gli accordi, ne cavalca le asperità con l'eleganza di un surfista sui cavalloni. I loro blues sono ancor più articolati, energici e rigogliosi, a partire dall'incedere sincopato di Buena per culminare nell'incalzante figura boogie di Thursday.
Lo spettro di Cave ritorna soltanto Mary Won't You Call My Name, mentre In Spite Of Me ricama folk pastorale. A parte si colloca la jam Miles Davis' Funeral, di cui il disco riporta soltanto un accenno, un fugace promemoria sull'aldila'.
I numeri di alta classe di questo trio hanno la prerogativa di uscire e rientrare in continuazione dal loro tema, sempre conservando una loro qualità "swingante" e una calligrafia preziosa. Il ritornello sottovoce e la "groove" rimbombante che si sposano in I'm Free Now, la cantilena funerea che funge da pretesto per All Wrong trasformano continuamente l'identità dei Morphine, ma sempre su uno sfondo drammatico un po' depresso, sinistro, cupo, come se tutte le loro storie fossero sottese dalla stessa premonizione di un destino crudele. Nella sintesi anti-spettacolare dei Morphine trascendente e mondano trovano un provvisorio e prodigioso punto di equilibrio.

Il terzo album del gruppo, Yes (Rykodisc, 1995), quel che perde in atmofera "noir", in dolente contemplazione della futilita' di tutte le cose, acquista in immediatezza e incisivita'. Le canzoni sono innanzitutte più compatte, rispettose dell'unità melodica che in passato il trio dilatava fino a disintegrare. In generale la musica è anche più ritmata, e quindi più incalzante; e non è la batteria a condurre il ballo, bensì il basso e il sassofono, in quello che è sempre più un acrobatico scambio di ruoli.
Honey White, messa all'inizio del disco, può trarre in inganno, in quanto è il brano più vivace della loro carriera. Qui la spinta percussiva degli strumenti è a pieno regime, a metà strada fra le orchestrine di rhythm and blues e il rock and roll degli anni '50.
I Morphine sono certamente "anche" un grande gruppo di revival (e non soltanto di quei due generi, ma anche del be bop e delle colonne sonore, insomma un po' di tutta l'epoca), ma sarebbe diminutivo limitare la portata della loro opera ad aver concepito un revival più creativo (non ci voleva molto) dei complessi di moderno rockabilly. Sandman imposta Radar come una ballata country degna di Stan Ridgway, ma il rimbombo ossessivo del basso (più ancora che il tema di sax) la trasforma in qualcosa di cupo e sinistro che non appartiene a nessun genere; recita Whisper come un rosario gospel di Nick Cave, ma il caos rarefatto dell'accompagnamento lo precipita in un incubo erotico; affonda gli artigli blues nelle pause di I Had My Chance lasciando che intorno a lui il sassofono stenda un sudario di melodia.
Di Sandman lascia senza fiato soprattutto il sesto senso per costruire armonie sempre originali, e sempre diverse, e sempre più sofisticate. Faccio fatica a trovare un jazzista che potrebbe comporre e arrangiare qualcosa come Yes. Posso pensare soltanto a Joni Mitchell quando ascolto la complessità e la sottigliezza di una canzone come All Your Way.
Non meno strabiliante è la sua (la loro?) abilità di narratore: Super Sex non è una canzone, è un brano recitato su un sottofondo musicale, ma che sottofondo! Jury ci riprova poco più avanti, anche se con meno successo, ma il brano successivo, quella specie di swing per gruppo di hardrock che e' Sharks Patrol These Waters, sbanca il disco, come se a suonare fossero i Ten Years After con Albert Ayler al sassofono.
Nell'insieme si tratta di un album molto più eretto, solido, spesso. I deliqui catatonici dei primi dischi, ovvero quel modo di suonare "sottovoce", riaffiorano soltanto qua e là (in Scratch, per esempio). Il mesto baritono di Sandman ha una padronanza ormai strepitosa dei gesti drammatici. Colley va annoverato fra i grandi virtuosi moderni del sassofono. E i Morphine nel loro insieme come uno dei gruppi più importanti dei nostri giorni.

B-Sides And Otherwise (Rykodisc, 1997) raccoglie rarità che forse meritavano di restare tali.

Su Like Swimming (Rykodisc, 1997) Mark Sandman suona sempre più stanco, come se si facesse l'imitazione da solo. Billy Conway (batteria) e Dana Colley (sassofono) compongono sempre un'accoppiata d'oro, e il jazz noir del trio fa sempre salivare i palati fini. Ma Sandman è a corto di idee. Il tappeto swingante di Potion potrebbe svilupparsi in una canzone interessante, ma viene abbandonato dopo due minuti. Molte delle canzoni sono numeri da anni '50 che si limitano a ricostruire un'atmosfera d'epoca (Wishing Well, French Fries). Altre sono semplicemente partiture confuse. A salvare il disco sono i brani più duri, come Early To Bed, che sembra un blues dei Doors. Murder For The Money è quasi heavy metal per loro, con quella sinistra "groove" ripetuta in maniera ostinata. Poco altro. Sandman ha bisogno di una nuova carriera.


(Tradotto da Walter Consonni, modificato da Stefano Iardella)

Sandman è morto d'infarto nel 1999 durante un concerto a Palestrina, in Italia, all'età di 46 anni.
La band aveva appena finito di registrare The Night (Dreamworks, 2000), che può essere considerato il loro lavoro più introspettivo. Per quanto sia impossibile creare più atmosfera rispetto ai loro album precedenti, la strumentazione avventurosa ne fa per lo meno il loro lavoro più psicologico. Le ballate da camera Rope On Fire (per salmo mediorientale con viola, cello e oud) e Take Me With You (un soul appassionato con coro gospel, viola, cello e contrabbasso) stanno a cavallo tra la disperazione e la trance.
Il malinconico violoncello di Jane Scarpantoni ruba la scena in The Night, ma il brano è in realtà un capolavoro collettivo: il canto di Sandman fluttua tra lo stile caldo/mesto di Leonard Cohen ed un rap indifferente, il sassofono di Colley dapprima duetta con il violoncello e poi si libra in un assolo romantico, e la batteria di Conway attraversa tutto il brano in maniera convulsa.
Persino quando consegue risultati pomposi, l'orchestrazione è più funerea che sinfonica, come nella sferzante (quasi techno) e molto alla Nick Cave I'm Yours You're Mine.
La band eccelle anche nel creare atmosfere desolate e tenebrose, che ricordano il Tom Waits più scoraggiato. L'elegiaca Souvenir volteggia su fraseggi di pianoforte ammalianti. Slow Number è un languido blues da cocktail-lounge. Like A Mirror, appena più di un bisbiglio su un drumming voodoo, segna l'estrema emotività del disco.
Veramente pochi brani sono allegri. Il garage-rock di Top Floor Bottom Buzzer è condotto da fiati rhythm and blues ed enfatizzato da un coro gospel. So Many Ways potrebbe essere il più eccentrico dei crossover, dato che mischia percussioni brasiliane, organo e sassofono jazzati ed un febbrile canto gospel. A Good Woman Is Hard To Find è un rhythm and blues pulsante che ricorda i Girls Vs Boys.
La tenebrosa vena che sta dietro a queste canzoni è facilmente identificabile, o per merito dei ritmi voodoo o grazie ai testi bisbigliati come preghiere.
La musica di Sandman aveva raggiunto una dimensione altamente personale.


(Tradotto da Albatro, modificato da Stefano Iardella)

Twinemen (High N Dry, 2002) è il nuovo progetto del sassofonista Dana Colley e del batterista Billy Conway, guidati dalla cantante Laurie Sargent. Il suono è incredibilmente somigliante al malinconico esistenzialismo dei Morphine, sebbene possegga un accento fortemente country. Il modo di suonare è magico come sempre. Nell'album mancano soltanto delle canzoni efficaci.

Colley formò poi gli AKACOD, con la cantante Monique Ortiz come frontwoman, che hanno pubblicato Happiness (2008).

Sandbox (Hi-N-Dry, 2005) è una terribile doppia raccolta su CD che raccoglie le opere di Mark Sandman.

Billy Conway è morto per un tumore nel dicembre 2021, all'età di 65 anni (compiuti il giorno prima della morte).


(Tradotto e integrato da Stefano Iardella)

Colley ha poi formato gli AKACOD, guidati dalla cantante Monique Ortiz, che hanno pubblicato Happiness (2008).

Sandbox (Hi-N-Dry, 2005) è una terribile retrospettiva su doppio CD del lavoro di Mark Sandman.

At Your Service (Rhino, 2009) raccoglie materiale inedito dei Morphine.

Il batterista Billy Conway è morto di tumore al fegato nel 2021, all'età di 65 anni.


- Torna alla pagina sui Morphine di Piero Scaruffi -