- Dalla pagina sui Polvo di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
I Polvo, che per molti versi furono i leader di questa scuola, resuscitarono il contrappunto chitarristico dei Television, che si muoveva a cavallo tra nevrosi ed estasi, tra esistenzialismo occidentale e trascendentalismo orientale, ma lo spinsero sull'orlo della cacofonia e del caos. L'effetto fu quello di conferire ad "atonale" un significato "subliminale". Le intricate e ripugnanti collisioni chitarristiche di Ash Bowie e Dave Brylawski proiettarono Cor-Crane Secret (1992) verso l'interno, mentre i tempi mutevoli e incoerenti conferivano al viaggio un'intensità freudiana, e melodie contorte immergevano le "storie" nel regno di Alice nel Paese delle Meraviglie. Un'opera più erudita, Today's Active Lifestyles (1993) era, di fatto, una serie di micro-concerti dissonanti, che a loro volta evocavano una galleria di miniature astratte, non dissimili dai capolavori di Captain Beefheart. Exploded Drawing (1996), forse il loro capolavoro, perfezionò il loro manuale di armonia. Mentre la superficie suonava ancora come una versione spastica degli Henry Cow, il modo disinvolto e distaccato con cui i musicisti giocavano segretamente con elementi di raga, blues e folk equivaleva a una giungla di segni impropri, a un disastro semiotico della stessa portata delle imprese più eretiche di Arto Lindsay e Mayo Thompson. Gli arrangiamenti più accurati di Shapes (1997) rivelarono che l'impalcatura del loro caleidoscopio sonoro recava stigmate psichedeliche. Rifiutando il formato progressive/acid eccessivamente esteso, i Polvo hanno portato avanti il concetto di rumore nel formato della canzone pop più di chiunque altro dai tempi dei Sonic Youth.
Bio:
Eredi dell'estetica dei Television, i Polvo sfruttano in maniera assai simile
la risonanza fra le asprezze armoniche e le nevrosi moderne, ma spingono
il baricentro del rock chitarristico verso la cacofonia invece che verso
la trance metafisica. Il risultato è un sound aspro e disordinato, che
non ha più molto in comune con la canzone rock.
In un certo senso i Polvo fanno sul serio ciò che i My Bloody Valentine fanno
per finta: spostare la canzone rock dal livello istintivo al livello
subliminale.
Rispetto ad altri sperimentatori del passato (Captain Beefheart, per fare il
nome più ovvio), i Polvo non sono ancorati a un genere particolare. La loro
musica conserva tracce molto labili di rock, blues, country, etc.
E' anche
in questo senso una pura astrazione.
I Polvo sono uno dei complessi portabandiera del college-rock della North Carolina. Ne sono anche gli esponenti più ardui.
Formati a Chapel Hill dai due chitarristi e cantanti Ash Bowie e Dave Brylawski, i Polvo esordiscono nel febbraio del 1991 con il singolo Can I Ride (Kitchen Puff), improntato al baccano metallico e alle fratture ritmiche dei Sonic Youth, rinforzati da un ritornello alla Dinosaur Jr.
A rivelarli è comunque Vibracobra (Rockville),
singolo del novembre 1991,
in cui ha modo di risaltare appieno il chitarrismo politonale della formazione.
Il brano è propulso infatti da un tremolo risonante (da far impallidire i
Sonic Youth) lasciato vibrare nel vuoto per pochi secondi, poi incalzato da
una ritmica titanica; tintinni dissonanti creano un'atmosfera onirica,
contrappunti melodici si intrecciano al ritornello; il canto e i riff sono
del tutto secondari rispetto all'armonia, un po' come nei Feelies.
Questo micro-concerto atonale di un'intensità quasi raga-rock ridefinisce
il concetto di canzone rock come soltanto i Television, i Sonic Youth e
pochi altri hanno saputo fare.
Parte del merito va alla sezione ritmica di Steve Popson (basso) e
Eddie Watkins (batteria).
L'idea di Cor-Crane Secret (Merge, 1992), l'album di debutto,
è quella di fare del rock cervellotico ma non per
sofisticare le armonie bensì per imbarbarirle.
I Polvo inventano un progressive-rock "trasandato", che sembra la versione
per spastici degli Henry Cow.
A parte i nuovi saggi di bravura degli strumentali Kalgon
(i cui accordi di chitarra creano un'atmosfera onirica ed esotica) e
Duped (la loro versione, tutta dissonante e sincopata, del "grunge"),
a spiccare sono ancora le influenze Sonic Youth (in Sense Of It) e Television
(in Well Is Deep). I brani migliori sono Bend Or Break, un'altra melodia
raga-rock che si lancia in un saliscendi d'umori, quasi una jam di blues
improvvisato che culmina in momenti tempestosi, e Channel Changer, forse
la più tradizionale della loro carriera, con inflessioni alla Mould e Stipe.
Il canto è sistematicamente in secondo piano, a tratti impercettibile, quasi
sempre trascurabile. Ogni brano vive delle sue ardue e sgraziate cartilagini
sonore.
Lungi dall'attenuare le ambizioni sperimentali,
Today's Active Lifestyles (Merge, 1993) le accentua:
il sound è ancor più
dissonante, anarchico e caotico. E' ancor più difficile orizzontarsi nella
selva di anomalie e irregolarità, in questo concentrato di suoni fuori posto.
I duelli di chitarra atonale fra Ash Bowie e Dave Brylawski fanno concorrenza
tanto ad Arto Lindsay quanto a Jeff Cotton, tanto a Lee Ranaldo quanto a
Mayo Thompson; e la struttura tutta sghemba delle armonie, con quei ritmi
demenzialmente sincopati, fino al limite della disgregazione totale, come in
Thermal Treasure (andamento a singhiozzo, ritmica ossessiva, contrappunto
della chitarra che finisce tutte le strofe con quattro acute atonalità), è
davvero parente degli eccessi pantagruelici di Trout Mask Replica.
Anche i brani più rock, come l'epica Tilebreaker, rigurgitano di stecche e di
fratture.
Questi brani imprevedibili riescono a far musica con la discontinuità.
La melodia è nascosta fra le pieghe infinite di quest'arte di allucinazioni,
è appiattita fino a ridurne al minimo la modulazione.
Le "canzoni" dei Polvo presentano generalmente una configurazione in tre parti:
un'ouverture affidata alle chitarre, che costruisce un'atmosfera surreale
attraverso degli accordi più o meno eccentrici; un corpo rock che contiene la
melodia principale; e una coda strumentale che indulge in stonature.
Le code sono proprio fra le cose più interessanti, e il più delle
volte diventano delle jam "acide" degne dei Grateful Dead e dei Television.
Esemplari Stinger, la cui parte strumentale non solo trasuda trascendenza,
ma impiega anche un arsenale di minimalismi, primitivismi e "metallicismi"
degni dell'avanguardia; e Gemini Cusp, raga cosmico che assomiglia a un'
Astronomy Domine suonata da un giradischi con la puntina graffiata e il
piatto che perde giri.
Non è estranea all'operazione dei Polvo la componente demenziale della new
wave (Residents), come dimostrato da Lazy Comet, che sposa un esotismo
sensuale alla Japan con rombi di hardrock; dalla filastrocca idiota di
Sure Shot; dalla gag cacofonica di Shiska; dalla musichetta da fiera,
cannibalizzata e sfigurata, di Time Isn't On My Side.
L'EP Celebrate The New Dark Age (Merge, 1994) abbandona gli eccessi più
spigolosi del secondo album a favore di un maggior senso melodico, forte anche
di una raggiunta "classicità" del loro sound anti-classico per eccellenza.
Così in Tragic Carpet Ride, i Polvo suonano del powerpop, anche se
sembrano degli scolaretti che imitano i loro idoli di classifica e producono un
chiasso disordinato, e City Spirit è un'incursione nella psichedelia
degli anni Sessanta, nei ritornelli melliflui e nei rintocchi di chitarra
trascendenti.
Fractured è un altro esempio del loro folkrock atonale, sulla falsariga del
brano che li rese celebri, Can I Ride: il jamming sconclusionato delle
chitarre fa le veci del jingle-jangle (e vedere con che mirabolanti esiti)
e tutti gli strumenti non fanno che palesare pulsioni primitiviste, infantilismi
pervicaci, voglie puerili.
I loro imitatori possono trarre proficuo insegnamento da Old Lystra, uno
strumentale spaghetti-western, suonato alla loro folle maniera.
La grande protagonista di questo sound "spastico" è la chitarra, quasi sempre
suonata in maniera atonale e al tempo stesso sferzante, fino a produrre
suoni simili a quando il nastro si accartoccia.
Brylawski va ormai annoverato fra i grandi innovatori dello strumento, insieme
a Frith, Lindsay e pochi altri.
Con il terzo album, Exploded Drawing (Touch & Go, 1996),
i Polvo ci offrono un'opera monumentale che ha il pregio
di ampliare le loro ambizioni oltre l'idea della canzone anticonformista.
I duetti atonali delle chitarre di Ash Bowie e Dave Brylawski e i
ritmi sgangherati di Steve Popson e Eddie Watkins sono diventati un punto
di riferimento per tutto il rock "lo-fi", ma qui provano a cimentarsi con
una materia al tempo stesso più dilatata e più concisa. Dilatata nel
senso che ogni brano sviluppa il tema fino in fondo piuttosto che limitarsi
ad abbozzarlo; e concisa nel senso che ogni brano presenta un'identità
macroscopica definita attorno a un baricentro ben preciso.
La trance intermittente di Fast Canoe e In This Life,
scolpita accordo dopo accordo con cura maniacale dentro una struttura che
è la più melodica a loro possibile, è esemplare. Melodia come fonte di
catalisi spirituale, non di evasione edonistica.
L'effetto è di amplificare la componente trascendentale, fino a fare di
pezzi come Bridesmaid Blues dei veri e propri salmi lisergici.
Il rock and roll di Feathers Of Forgiveness ha tinte fosche, scansioni
industriali. Con foga quasi heavymetal e ritornelli demenziali
Crumbling Down, High-Wire Moves e The Purple Bear
aprono una pista al confine fra i territori di
Pere Ubu, Flaming Lips, Sonic Youth, Smashing Pumpkins e Captain Beefheart.
Qualche ballad in stile slowcore (Light Of The Moon),
un paio di incubi da cantautore iperdepresso (Street Knowledge),
uno stormo di brevi strumentali ultraterreni (Monoloth)
preparano la strada ai dodici minuti di When Will You Die, apice di questo
cerimoniale di levitazione della musica, una jam balbettata sulle chitarre
a un passo quasi country che piacerà al cadavere in decomposizione di Jerry
Garcia.
Tutto all'insegna dell'imprevedibilità e della passione più folle.
Non che l'andamento scanzonato e trasandato sia stato abbandonato a favore
di uno stile mainstream, ma certo i tocchi e rintocchi di questi raga
psichedelici del duemila non sono mai stati così professionali.
Disco discretamente fondamentale, un po' l'analogo del doppio che chiuse la
fase sperimentale e aprì quella matura nella carriera dei Sonic Youth.
L'EP This Eclipse (Touch & Go, 1996) continua la progressione verso una canzone meglio organizzata e continua l'assimilazione di elementi dell'armonia orientale (tanto nel canto quanto nelle accordature delle chitarre). Bombs That Fall From Your Eyes e lo strumentale Titletrack vanno aggiunti al repertorio maggiore, mentre Titanup è una delle loro canzoni più accessibili.
Assunto Brian Walsby al posto del dimissionario batterista Eddie Watkins,
su Shapes (Touch & Go, 1997)
Ash Bowie e Dave Brylawski adottano decisamente la
strategia di normalizzare la loro musica. Eliminati o ridotti i campi di tempo
e i tempi bizzarri, riscoperta la melodia (sia pur sempre in termini anomali),
aggiornato il sound alle moderne tecniche di produzione e di campionamento,
prestata maggiore attenzione all'orchestrazione (tamburello, sintetizzatore,
gong, tromba, sitar, etc),
il sound grezzo e sgradevole di un tempo sta diventando, poco alla volta,
un rock and roll raffinato per intellettuali.
Alla fine ne vien fuori un disco più di "tocchi di classe" che di canzoni:
Le poderose bordate hard-rock e i campionamenti metallici, nonchè il finale
visceralmente atonale e demenziale di Enemy Insects (sei minuti),
l'organo gospel e la solenne tromba messicana di Downtown Dedication
(ripresa magistralmente in versione space-rock alla Hawkwind come D.D.),
e così via.
Il capolavoro di equilibrismo è Twenty White Tents, una delicata tessitura
di accordi atonali e rumorini assortiti, un tenue strimpellio dal sapore
orientale, su cui spunta dal nulla, ogni tanto, un riff "duro" ripetuto
meccanicamente.
I Polvo prediligono comunque il sound chitarristico più virile, e in quella
direzione maturano con il roccioso blues-rock di Rock Post Rock e con il
rock and roll nevrastenico di Everything In Flames, laddove i Sonic Youth e
i Flaming Lips inscenano un pauroso pow-wow.
Riassume la loro ideologia sonora il kolossal strumentale El Rocio
(dodici minuti), tutto duelli aspri di chitarre e controtempi da infarto,
dissonanze acute e pause brutali, senza capo nè coda come nella loro miglior
tradizione.
Ma causa forse più danni in tre soli minuti la conclusiva Lantern,
praticamente la loro versione di un western alla Morricone.
Impreziosiscono il disco alcuni brevi intermezzi di musica strumentale
orientale, eseguita con un arsenale di strumenti acustici.
Disco forse troppo ragionato, da parte di un duo che si sta rendendo conto
della portata della propria opera, traccia paralleli inquietanti fra la
loro carriera e quella dei Sonic Youth: entrambi partiti da una sperimentazione
spavalda e indifferente, hanno costruito su quelle improbabili fondamenta un
nuovo stile di canzone rock, al tempo stesso moderna e tradizionale.
Questo, allora, è per i Polvo il loro Sister.
Ash Bowie si unirà agli Helium e poi pubblicherà Yesterday And Tomorrow's Shells (Tiget Style, 2000), una versione pop lo-fi del rock discordante dei Polvo, accreditata ai Libraness. Gli schizzi hanno una qualità familiare che si riflette nell'ampia gamma di stili. La chitarra rumorosa di Bowie ha bisogno di essere ancorata a una vera band.
I Polvo si riformarono alla fine degli anni 2000 e pubblicarono In Prism (Merge, 2009), il primo album in dodici anni.
Right The Relation e Beggar's Bowl furono dei diligenti sunti di ciò che aveva reso i Polvo così influenti, ma non esattamente rivoluzionari nel 2009. La dura Link in the Chain e la dolce Dream Residue/Work erano intriganti ma non riuscivano a sostenere un intero album.
Siberia (2013) è decisamente imbarazzante. I Polvo inseriscono voci poppy nell'hard-rock Total Immersion, forse per un appeal più ampio o forse per nascondere riff banali, e poi idee zoppicanti continuano a emergere in tutto l'album, a volte affiancate da rumorosi sintetizzatori prog-rock (Light Raking), talvolta ancorate al granitico soul-rock degli anni '70 (Whater Wheel, a metà strada tra i Free e i Rolling Stones) e talvolta semplicemente mutuate dal soft-rock mainstream (Some Songs).
Il momento più impegnativo è quando si abbandonano a suoni leggermente psichedelici e con sfumature indiane in Blues Is Loss.
Difficile da credere che questi fossero musicisti rivoluzionari negli anni '90.
- Torna alla pagina sui Polvo di Piero Scaruffi -