- Dalla pagina sui Remy Zero di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Remy Zero, un quintetto dell'Alabama (il cantante Cinjun Tate, i chitarristi Shelby Tate e Jeffrey Cain, il bassista Cedric LeMoyne, il batterista Gregory Slay), ha debuttato con Remy Zero (Geffen, 1996), una raccolta di ballate atmosferiche.
Villa Elaine (Geffen, 1998) ha articolato meglio la visione della band con una serie di ballate delicate (Hollow, Life In The Rain, Fair) ispirate agli Smiths e ai REM.
The Golden Hum (Elektra, 2001) è ancora più raffinato, a partire dalla surreale ouverture strumentale di The Golden Hum e dal martellante e trascinante rave-up glam/psichedelico di Glorious #1. Purtroppo, il resto dell'album oscilla tra un country-rock melodioso e meditativo (Out In) e un Brit-pop fiacco (Over The Rails & Hollywood High). Dobbiamo aspettare fino a Save Me per sentire un riff decente e un po' di tensione (che ricorda gli U2).
La band si è sciolta dopo la pubblicazione di Hum, nel 2001.
Dopo lo scioglimento Shelby Tate e Cinjun Tate hanno creato gli Spartan Fidelity, Gregory Slay si è unito agli Sleepwell e Jeffrey Cain si è unito agli Isidore.
Gregory Slay è morto a Bodega Bay nel gennaio 2010, all'età di soli 40 anni.
Il suo ultimo album, sotto lo pseudonimo Horsethief Beats, The Sound Will Find You (Communicating Vessels, 2011) è stato pubblicato postumo.
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