- Dalla pagina sui Red Hot Chili Peppers di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Una delle grandi idee "fusion" degli anni '80 fu l'idea di integrare i brutali stili ritmici e vocali del funk e del rap con lo stile brutale e chitarristico dell'heavy metal. Gli album pionieristici dei Red Hot Chili Peppers, Red Hot Chili Peppers (1984) e Freaky Styley (1985), scoprirono sostanzialmente ciò che George Clinton e Jello Biafra avevano in comune. L'impeto punk di questi album era dovuto in gran parte allo stile affascinante dell'ex bassista dei Fear Michael “Flea” Balzary, ma anche al loro background (sub)culturale: la decadente, istrionica e irriverente scena hollywoodiana. Le eccessive sfumature heavy metal di The Uplift Mofo Party Plan (1987) non colsero il punto e, quando John Frusciante sostituì il chitarrista Hillel Slovak, morto di overdose, la band adottò un sound mainstream. Mother's Milk (1989) e Blood Sugar Sex Magik (1991) si lasciarono alle spalle la rabbia e il sarcasmo, altro segno che l'intera scena di Los Angeles stava attraversando un doloroso programma di riabilitazione.
Bio:
Decadenti e irriverenti istrioni di Hollywood, i Red Hot Chili Peppers hanno
re-inventato l'ibrido di rock e funk, uno stile che era stato inventato decine
di volte nel mondo del punk-rock, ma loro l'hanno re-inventato per il pubblico
giusto, quello guarito dalla depressione punk e dimentico dei traumi che
l'avevano causata. Dopo di loro, la
fusione fra rap e heavy metal diventerà una delle colonne sonore della fine
del secolo.
Quando si formarono, i Red Hot Chili Peppers erano esponenti autentici dei bassifondi di Los Angeles. Il loro merito fu quello di scoprire le affinità fra il funk e l'hardcore, fra James Brown e Jello Biafra. Sposando la grinta dell'uno e la rabbia dell'altro, i RHCP coniarono uno stile ibrido di funk, thrash, rock e hip hop. Quello stile sarebbe diventato uno dei generi di maggior successo degli anni '90.
Il bassista Michael “Flea” Balzary (nato in Australia e cresciuto a New York, già nei Fear e aspirante attore), il batterista Jack Irons e il chitarrista Hillel Slovak (nato in Israele), compagni di liceo, assunsero il cantante (e anch'egli aspirante attore) Anthony Kiedis e debuttarono nel 1983. In breve il loro show divenne un mito all'Hollywood Strip. Il sound si ispirava ai P-Funk di George Clinton, ma conservava le sonorità violente dell'heavy metal. Valse loro soprattutto la fama di criminali e maniaci sessuali (nel caso di Kiedis totalmente abusata, perchè era figlio di un celebre personaggio dello spettacolo).
Red Hot Chili Peppers (Enigma, 1984), su cui Slovak non suona ancora, aveva come obiettivo il pubblico punk più che quello dell'heavy metal o del rap, ma finì per mettere d'accordo tutti. Le scosse sismiche del basso di Flea, la batteria thrash del nuovo batterista Cliff Martinez, la chitarra pulsante del nuovo Jack Sherman complementano con sguaiata ferocia i rap di Kiedis. L'approccio è demenziale (True Men Don't Kill Coyotes), tutto orientato al divertimento collettivo (Get Up And Jump), con qualche rap satirico (Baby Appeal, Out In L.A.) e qualche eccesso "hendrixiano" (Green Heaven). L'unico brano sperimentale è lo strumentale da colonna sonora che chiude l'opera, Granpappy Duplenty. La forma che sembra più promettente è la fanfara funky, ballabile e umoristica, non così eclettica e selvaggia come nel caso dei Rip Rig Panic, ma altrettanto spericolata.
Slovak rientrò nei ranghi per il secondo album,
Freaky Styley (Enigma, 1985), prodotto proprio da George Clinton e con
un ospite d'onore come Maceo Parker.
Il gruppo intona
fanfare ancor più comiche, confermando l'intento parodistico con una serie
di sketch da vaudeville a ritmi funky epidermicamente essenziali
(Brothers Cup) e preferibilmente su temi osceni
(Thirty Dirty Birds).
Si contano infinite trovate scipite, dalla danza tribale di
Jungle Man al loro tema (Nevermind), fino al grottesco "zappiano" di
Catholic School Girls Rule (il brano più divertente, se non il migliore).
La loro è sempre una musica molto corporea, vivacizzata da trovate canore.
Nonostante un brano thrash (Battleship), il rap arrabbiato di
American Ghost Dance e la sinistra title-track (Helios Creed e formule
magiche), i Red Hot Chili Peppers rimangono testardamente fedeli al mix che
hanno coniato. Il disco, il capolavoro della formazione, allietò le serate di
più di un collegiale americano come pochi altri prodotti di quella stagione.
The Uplift Mofo Party Plan (EMI, 1987) eccede forse in violenza heavy metal (No Chump Love Sucker, Me And My Friends, Fight Like A Brave), ma contiene ancora numeri tipici della loro spassosa volgarità, come Special Secret Song Inside (ovvero Party On Your Pussy). Il sound si è ormai arroccato attorno a un vibrante funk-metal che prolifera imitatori in tutta la nazione. Behind The Sun fa in realtà capire che il gruppo ha anche un potenziale commerciale di altra natura, ma l'atteggiamento del gruppo è ancora anti-establishment, e certamente anti-conformista. L'album è, insomma, un'opera di transizione, che conserva le istanze dei primi dischi ma lascia intravedere un altro gruppo.
Dopo la morte di Slovak per overdose nel giugno 1988, sostituito dal diciottenne John Frusciante, e l'ingresso del nuovo batterista Chad Smith, esce l'album molto più commerciale Mother's Milk (EMI, 1989). Se Johnny, Kick A Hole In The Sky (con il "call-and-response" del gospel e vibrazioni funky molto pronunciate) è il brano più programmato, Good Time Boys, un collage di citazioni con un esplosivo riff di heavy metal, ovvero il loro tributo alla civiltà musicale di L.A., è il più autentico. Il gruppo sfoga poi i suoi tradizionali pruriti post-puberali nello shuffle di Sexy Mexican Maid e tocca l'apice di comicità e frenesia nel rock and roll di Nobody Weird Like Me. Se la loro identità è felicemente conservata in questi brani, canzoni come Taste The Pain e Knock Me Down segnalano invece l'allineamento ai valori della borghesia media e un sound meno sarcasticamente nocivo. L'album segna un palese "sell-out" commerciale e l'abbandono della cultura punk da cui provenivano. La nuova formazione può essere vista come più competente o più scontata a seconda dei punti di vista: Frusciante non è un genio della chitarra, ma la sa suonare, a differenza del suo predecessore, che forse non la sapeva suonare ma era originale. E analogamente per il resto del gruppo, cresciuto "tecnicamente" ma non necessariamente "artisticamente". Ciò che cambia soprattutto il suono è la produzione, anche quella molto più commerciale.
Non stupisce pertanto che Blood Sugar Sex Magik (Warner Brothers, 1991), prodotto da Rick Rubin, faccia perno sui singoli Give It Away, un funk canonico, ma soprattutto Under The Bridge, la ballad che li proiettò nelle classifiche di vendita, e Breaking The Girl, addirittura acustica, con inflessioni alla Moody Blues. Il disco è in realtà contrassegnato dal loro funk-metal più "duro" (Mellowship Slinky, If You Have To Ask, Naked In The Rain e Sir Psycho Sexy), ma anche più monotono. Il quasi-thrash di qualche brano (Suck My Kiss, Greeting Song) e la ricercata title-track non bastano a giustificare per un'ora intera questo innesto di Ohio Players e speedmetal. è il loro album più accessibile, ma anche quello meno divertente. L'album vendette tre milioni di copie e li trasformò in star dello spettacolo. Dalle stesse sessioni proviene la ballata Soul to Squeeze, un altro dei loro grandi successi.
Partito John Frusciante,
One Hot Minute (Warner Bros, 1995), con Dave Navarro
(Jane's Addiction) alla chitarra, testimonia di
una profonda crisi creativa.
Warped sfodera il solito barrage chitarristico e le solite propulsioni
bestiali di basso, ma anche un gorgheggio spaziale e un jammming vertiginoso,
quasi raga, prima che il bombardiere di Flea riprenda il controllo della
situazione.
L'unico brano che può fargli concorrenza è Deep Kick,
perlomeno in termini di jamming selvaggio e di melodia eterea.
Al confronto hanno una qualità quasi irreale la filastrocca pop di Aeroplane
(ripresa da Mary Jane's Last Dance di Tom Petty e ripetuta da un coro di
bambini) e il ritornello demenziale di Coffeeshop.
Si riallacciano al passato chiassoso ed enfatico del gruppo One Big Mob e la
title-track.
I momenti più morbidi sono anche quelli più imbarazzanti:
My Friends, ballata melensa degna del peggior John Lennon;
Walkabout, rap su liquido sottofondo funky-soul
dell'eterno aspirante istrione Anthony Kiedis;
e Tearjerker, che ricicla l'idea di Breaking The Girl.
Più che altro, il gruppo è ancora troppo occupato a ripetersi.
Stacchetti funk, cambi di tempo e fiondate heavymetal hanno fatto il loro
tempo, e soltanto sporadicamente ingranano la marcia giusta.
Le loro volgarità suonano sempre più gratuite e ostentate, da far sembrare
shakespeariano il colloquiale delle medie inferiori.
Con Californication (Warner, 1999) ritroviamo la band "pulita" (da droghe, alcol, punk-rock e qualunque altra cosa) come non mai. Con un suono avvolto ancora nella produzione spoglia di Rick Rubin. E li ritroviamo anche riuniti con l'enfant prodige John Frusciante, che fu la dinamite dietro il loro più grande successo commerciale. Metti insieme queste tre cose e ottieni una versione più "pulita" di Blood Sugar Sex Magik, che già era stato il loro album più accessibile, radio-trasmesso e spudoratamente sold-out. Kiedis continua a cantare di sesso, droga e rock & roll, ma difficilmente qualcuno lo prende ancora seriamente. La loro musica è una sistematica ripetizione degli stereotipi mainstream, oltre che ampollosa (Scar Tissue non è altro che una versione riveduta e corretta di Soul to Squeeze), o di generiche ballate pop (Porcelain).
Rinati come gruppo pop con poca o nessuna memoria delle loro origini funk-punk-metal, i Red Hot Chili Peppers ottennero ancor più successo.
Trust No One (Capitol, 2001) di Dave Navarro, è interessante da un punto di vista Freudiano, ma non molto interessante da quello musicale. Lo stile prende dal grunge melodico (Rexall) al cyber-rap di Beck (Sunday e in particolar modo Very Little Daylight), dalla ballata dolce psichedelica (Slow Motion Sickness) all'hard rock più cattivo (Not For Nothing). Non è ben chiaro chi dovrebbe ascoltare questo album.
By The Way (Warner, 2002) dei Red Hot Chili Peppers è un album di blande ballate maintream (come On Mercury).
A parte le esibizioni di virtuosismo (o presunto tale) di Flea e John Frusciante, nel doppio CD Stadium Arcadium (2006) c'è poco di meritevole. Nascoste tra un esercito di terribili ballate pop ci sono alcune canzoncine orecchiabili (Dani California, Snow) che dimostrano le capacità melodiche della band, ma sopravvalutano la razza umana se pensano davvero che ci sia ancora bisogno di 28 canzoni generiche di tre minuti da aggiungere alle milioni già incise prima.
I'm With You (2011), con Josh Klinghoffer alla chitarra, contiene The Adventures Of Rain Dance Maggie e poco altro.
Atoms For Peace è un supergruppo formato dal cantante Thom Yorke dei Radiohead, il bassista Flea dei Red Hot Chili Peppers, il tastierista Nigel Godrich dei Radiohead, il batterista Joey Waronker dei Walt Mink e il percussionista brasiliano Mauro Refosco, che hanno registrato il terribile Amok (XL, 2013).
Jack Sherman è morto nel 2020, all'età di 64 anni.
C'è poco da salvare in The Getaway (2016), prodotto (o, per meglio dire, sovraprodotto da Danger Mouse, che suona anche il mellotron, l'organo e i sintetizzatori): Dark Necessities e Dreams of a Samurai.
John Frusciante e il produttore Rick Rubin si sono riuniti ai Red Hot Chili Peppers per l'ampio Unlimited Love (2022), che è stato un successo commerciale in tutto il mondo. Tuttavia, metà delle canzoni avrebbero potuto essere eliminate, e le altre rientrano in tre categorie: funk-rock stereotipato (in particolar modo Aquatic Mouth Dance, She's a Lover e It's Only Natural), idee imbarazzanti (Poster Child e White Braids & Pillow Chair) e frustranti incursioni nella musica pop mascherata da alt-rock (togliendo loro le linee funky, Bastards of Light diventa country-pop, Here Ever After diventa power-pop, Black Summer diventa psych-pop, Let 'Em Cry diventa reggae-pop e The Heavy Wing, il pezzo forte dell'album, diventa grunge-pop). È sicuramente uno dei loro album più radio-friendly, con melodie orecchiabili che sgorgano da qualsiasi combinazione riff-ritmo.
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