- Dalla pagina su Marc Ribot di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Marc Ribot (Newark, 1954), che aveva suonato con i Lounge Lizards, John Zorn, Tom Waits e i Jazz Passengers, dimostrò il suo stile fluido, capace di unire cacofonia e melodia in modo scorrevole e swingante, in Rootless Cosmopolitans (1990), con i maestri del jazz Don Byron al clarinetto e Anthony Coleman alle tastiere, e uno dei pochi album a evocare End Of The Game di Peter Green.
A questo successo seguì una fusione irriverente di minimalismo, musica atonale e jazz in Requiem For What's His Name (1992) e la veemente verve sonora (e spesso dissonante) di Shrek (1994).
Bio:
Marc Ribot (originario del New Jersey, studente di chitarra
classica sotto il maestro hawaiano Frantz Casseus,
dal 1978 a New York come session
man per musicisti soul) si mise in luce come chitarrista dei
Lounge Lizards dal 1984 al 1988, e come spalla di
John Zorn, Tom Waits, Elvis Costello e Jazz Passengers.
I suoni della chitarra di Ribot sono talvolta estremamente cacofonici, ma talaltra danzano liquidi e swinganti. Meglio ancora, spesso passano da un estremo all'altro senza quasi farsene accorgere, ostentando una blasfema continuità di sensazioni benchè la musica stia diventando sempre più dissonante. Il suo maestro riconosciuto è Albert Ayler.
Il suo primo album solista fu Rootless Cosmopolitans (Island, 1990).
Con Don Byron al clarinetto, Anthony Coleman alle tastiere, Richie Schwarz alla
batteria e Brad Jones al basso (tutti nomi di grido dell'avanguardia jazz di New
York) Ribot ha probabilmente realizzato il primo disco che possa accostarsi
al leggendario End Of The Game di Peter Green.
Il suo forte sono i brani camaleontici:
Shortly After Takeoff si lancia sull'onda di un gran ritmo fanfaresco,
scampanella stonata, duetta con il clarinetto in brutture armoniche da far
invidia a Captain Beefheart.
Così anche gli accostamenti:
in Beak Lunch Manifesto un blues dai timbri metallicissimi (all'altra chitarra
c'è Arto Lindsay) viene attizzato dal sassofono grossolano di Roy Nathanson
e concluso da un pigolio della chitarra di Ribot che esaspera la slide dei
neri.
Il jazz di Friendly Ghosts è un incrocio fra Mingus e i Lounge Lizards, che
ha bisogno del massimo di libertà formale, tanto delle dissonanze libere quanto
dei passi tradizionali.
Non manca il senso dello humour, come da manuale dei bohemien newyorkesi da
che mondo è mondo: sono divertimenti nonsense come Cocktail Party, un brano
funky in cui il motivo sincopato di chitarra viene ripetuto monotonamente,
e Nature Abhors A Vacuum Cleaner, un tema comico che la chitarra "canta"
frantumandolo, come separando una nota dall'altra, prima che scompaia nel
baccano generale.
Requiem For What's His Name (Crepuscule, 1992), con Ralph Carney, Anthony Coleman e altri, sarebbe più vicino alla composizione d'élite che al jazz o al rock, sebbene il suo umorismo eccentrico tradisca le sue radici nell'era del punk. Requiem For What's His Name è un saggio di ripetizione minimalista alla Steve Reich disturbato da dissonanze da cabaret. Disposable Head è una battaglia tra una sezione ritmica swing ortodossa e una chitarra atonale, con gli altri strumenti che prendono le parti dell'uno o dell'altro. LaMontès Nightmare è un surreale tributo al padre del minimalismo ipnotico eseguito da una band jazz senza cervello diretta da Dada in persona e inevitabilmente destinata a sprofondare in una cacofonia degenerata. Il glorioso blues in stile Captain Beefheart Clever White youths (una delle poche canzoni) viene deragliato da un pianoforte giocattolo, trombe da comico e percussioni da cucina. La festosa fanfara di strada per banda musicale First Time Every Time ricorda Welfare State di Lol Coxhill, e l'esilarante New è più o meno la stessa cosa, ma con dosi più forti di giocosità e follia. D'altra parte, la jam collettiva I Adolph 12 non ha un apparente centro di massa e permette ai musicisti di celebrare il loro spirito conviviale. L'empio gruppo esegue persino Commit A Crime di Howling Wolf e Caravan di Duke Ellington.
Shrek (Avant, 1994) è un album di musica violenta e ostile, che cerca persino di catturare l'essenza di Bells di Albert Ayler nel contesto di un combo con due chitarre elettriche. Spigot inizia come un altro pezzo minimalista sulla scia del Requiem, tranne per il fatto che il tono è quasi lugubre (decisamente non gioviale) e il campionatore di David Shea aggiunge una stridente dimensione cacofonica. Ci sono ancora accenni all'umorismo caustico di Ribot, in particolare il marziale Hoist The Bloody Icon High prende in prestito dall'esecuzione dell'inno nazionale di Jimi Hendrix. Il brano di dieci minuti Human Sacrifice si concentra molto sugli improvvisazioni chitarristiche di Ribot, anziché sull'aspetto percussivo che lo trasformerebbe nella cerimonia voodoo a cui accenna soltanto; di conseguenza, la danza collettiva suona più come una filastrocca infantile. Il momento clou dell'album è il tornado chitarristico alla Glenn Branca di Fourth World. Il colpo di genio di Ribot sta nel suonarlo con un ritmo "stop and go", dove ogni "stop" è un pretesto per ripartire a un ritmo furioso, quasi metal. Il lungo intermezzo dissonante della seconda metà meriterebbe da solo una standing ovation. Shrek raggiunge vette di nevrosi ancora più forti e dense, sebbene incorniciato da un inizio e una coda sofisticati nella loro incertezza. Quando funziona, questo album mostra Ribot al suo meglio. Purtroppo, diversi brani sembrano solo riempitivi.
Sounds Of A Distant Episode (Sub Rosa, 1994), split album con il chitarrista Fred Frith, contiene due tra le sue migliori composizioni tra il classico e il surrealistico: Lobster Claw Symphonette e The Rise And The Fall Of.
Don't Blame Me (Japan, 1995) è una collezione di standard pop e jazz passati attraverso il “trattamento Ribot”.
Il suo virtuosismo fa mostra di sè in collaborazioni come Book Of Heads (Tzadik, 1995) di John Zorn e Sounds Of A Distant Episode (Subsonic, 1994) di Fred Frith. Shoe String Symphonettes (Tzadik, 1997) colleziona i suoi lavori per il cinema.
Marc Ribot spreca il suo stellare talento musicale in un omaggio al compositore cubano Arsenio Rodriguez: Los Cubanos Postizos (Atlantic, 1998).
Yo I Killed Your God (Tzadik, 1999) è un album registrato dal vivo in giro per il mondo.
Il secondo album dei Cubanos Postizos, con la presenza del
tastierista Anthony Coleman, offre uno ripresa più libera
della tradizione cubana.
Muy Divertido (Atlantic, 2000)
sfrutta la new-wave della musica da ballo latina per un pò di
instancabile divertimento.
I balletti di Ribot Altogether Different e In As Much As Life Is Borrowed hanno debuttato rispettivamente in Cina e Belgio.
Fin dal titolo Saints (Atlantic, 2001) è un tributo ad Albert Ayler, del quale Ribot ripropone tre composizioni. Il resto dell'album vede un grande dispiego di erudita umilità nell'approccio di Ribot a differenti stili e autori. Come un recital per sola chitarra, questo rappresenta il punto più vicino alla perfezione a cui si possa ambire, ma il valore artistico resta dubbio.
Scelsi Morning (Tzadik, 2003) raccoglie
piece per balletti, incluso uno dei capolavori di Ribot: i dodici minuti
dissonanti e minimalisti di Geese, per fisarmonica, organo
chiesistico, violino, viola, clarinetto e chitarra, che alterna brevi ripetizioni minimaliste, contrappunti angosciati, dissonanze alla Fred Frith e tracce di melodie.
La chitarra di Ribot è spesso irrilevante.
Soundtracks II (Tzadik, 2003) è in pratica la seconda parte di Shoe String Symphonettes.
Spiritual Unity (Pi, 2005) è un esplicito tributo ad Albert Ayler. Non solo Ribot ingaggia Henry Grimes, il bassista originale di Ayler, e allestisce una formazione analoga alla sua (Chad Taylor alla batteria e Roy Campbell alla tromba), ma suona la sua chitarra in modo tale da richiamare per quanto possibile il sassofono di Ayler (nonchè il violino e il violoncello). L'album rappresenta sia un sincero tributo al suo maestro che uno spettacolo virtuosistico di un chitarrista che è in grado di usare la chitarra come uno strumento universale. Dopo Invocation di Ribot, quattro tracce riportano in scena (più che darne una mera versione calligrafica) quattro classici di Ayler, interpretando lo spirito del rituale jazz di Ayler e conservando l'eleganza post-moderna di Ribot.
Marc Ribot ha suonato anche nell'album dal vivo 17 Hippies Play Guitar (2006) dei 17 Hippies.
Il titolo Exercises in Futility (Tzadik, 2008) è accurato: Ribot trascorre un’oretta sperimentando con tecnicismi relativamente molli e semplicistici. Un catalogo di studi per chitarra che suona come il suo testamento artistico.
Party Intellectuals (Pi, 2008), a
nome Ceramic Dog – un trio composto dal bassista Shahazad Isamily e dal
batterista Ches Smith dei Secret Chiefs 3, si divide fra brani corti
che riecheggiano dell’approccio post-modernista del Ribot più annacquato alle
convenzioni musicali (in pratica distorcere e decostruire) e fra brani più
lunghi di "pittura-sonora" astratta basati sull’improvvisazione di gruppo
e su colpi strutturali (Digital Handshake, Midost, When
We Were Young and We Were Freaks).
Tecniche sottili di giustapposizione sonora imparate
nel corso di decenni di jazz, rock e musica elettronica.
Silent Movies (2010) colleziona piccoli "films" per assoli di chitarra leggermente rimaneggiati in chiave elettronica da Keefus Ciancia. Attrazione principale resta Natalia In E Flat Major, un’elegia per glissando agonizzanti, Delancey Waltz, melodia riflessiva eseguita con grazia neoclassica, Fat Man Blues, una delle migliori imitazioni di country-blues fatta da Ribot, Postcard From N.Y., il migliore fra i pezzi di “folktronica” – dapprima nebulosa elettronica, in realtà una meditazione per chitarra alquanto semplice – in soldoni, abbiamo a che fare con brani lenti eseguiti con troppa autoconsapevolezza.
Your Turn (Northern Spy, 2013), ancora Ceramic Dog, con le deliranti Your Turn e Ritual Slaughter, e YRU Still Here? (Northern Spy, 2018) hanno esplorato un territorio stilistico più ampio, ricco di tastiere e campionamenti, ma le canzoni e gli strumentali si sono attenuti a formati più convenzionali. Citando uno dei suoi titoli, “esercizi di futilità”.
Ribot si è anche unito ai Dreamers di John Zorn, un progetto che ha registrato eroici pasticci stilistici come Dreamers (Tzadik, 2008), O'o (febbraio 2009) e Pellucidar - A Dreamers Fantabula (Tzadik, 2015).
Il live Nearness And You (giugno 2015) documenta il settetto acustico dei Jazz Passengers: Roy Nathanson (sax alto, sax soprano & sax baritono piu voce), Arturo O'Farrill, Anthony Coleman e Myra Melford (tutti al pianoforte), Marc Ribot (chitarra acustica), con Curtis Fowlkes e Lucy Hollier (tromboni).
Il trio chitarristico di Elliott Sharp, Mary Halvorson e Marc Ribot ha registrato Err Guitar (july 2016).
Seb El Zin (chitarra, voce), Mike Ladd (voce), Arto Lindsay (chitarra), Marc Ribot (chitarra) hanno formato gli Anarchist Republic of Bzzz, documentati negli album Anarchist Republic of Bzzz (2009) e United Diktaturs of Europe (2016).
Songs of Resistance 1942-2018 (2018) raccoglie cover di canzoni politiche che vanno dalla Seconda Guerra Mondiale fino alla triste era di Donald Trump.
Ceramic Dog ha pubblicato il mini-album di sei brani What I Did On My Long Vacation (2020) e l'album completo Hope (2021).
Quest'ultimo contiene l'anemica ballata B-Flat Ontology e la nevrotica jam di dieci minuti in stile Neil Young The Long Goodbye.
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