Silkworm
(Copyright © 1999-2024 Piero Scaruffi | Terms of use )
L'Ajre, 6/10
In The West, 6.5/10
Libertine, 6.5/10
Firewater, 7/10
Developer, 7/10
Even A Blind Chicken Finds A Kernel, 6/10 (comp)
Ein Heit: The Lightning And The Sun , 6/10
Blueblood, 5/10
Lifestyle, 6/10
Italian Platinum , 6/10
It'll Be Cool (2004), 5/10
Bottomless Pit: Hammer of the Gods (2007), 6/10
Links:

Summary.
Seattle-based combo Silkworm boasted the depressed noise of guitarists Joel Phelps and Andy Cohen. Cohen's introverted mood and neurotic guitar dominated In The West (1993) and Libertine (1994). Pared down to a trio after Phelps' departure, Firewater (1996) veered towards the distorted, metaphysical folk-rock of Dream Syndicate and Neil Young, while highlighting the creative rhythms of drummer Michael Dahlquist and bassist Tim Midgett. Developer (1997) was another subtle essay of musical imagery, the last significant work before the sell-out.
If English is your first language and you could translate my old Italian text, please contact me.
Scroll down for recent reviews in english.
Joel Phelps, Andy Cohen e Tim Midgett, i chitarristi e il cantante dei Silkworm, provengono dal Montana, dove avevano gia` registrato due cassette, Advantage (1987) e Girl Harbor (1989), e il singolo Slipstream/ Inside Outside (Punchdrunk, 1991).

A Seattle trovarono la terra promessa. Il loro L'Ajre (Temporary Freedom, 1992), vuoi per il pop lussureggiante di St Patrick's Day vuoi per la lunga estasi di Slow Burn (nove minuti), rappresenta, per quanto acerbo e contaminato dal grunge, una delle novita` salienti di quell'anno. Seguirono i singoli The Chain/ Our Secret (Temporary Freedom, 1992) e Violet/ Around A Light (Blatant, 1992). L'EP His Absence Is A Blessing (Stampede, 1993) appesanti` notevolmente il loro sound. Le prime registrazioni (1990-94) verranno raccolte su Even A Blind Chicken Finds A Kernel (Matador, 1998). I Sonic Youth sono l'influenza determinante su questa prima fase.

Sono brani rozzi e trascinanti come Parsons e soprattutto Into The Woods, che invitano confronti con Pavement e Jesus Lizard, sul successivo In The West (C/Z, 1993), a fare la loro gloria. Ma l'andamento distratto e stralunato di Garden City Blues e Raised By Tigers, con qualche schitarrata alla Sonic Youth, mette in luce un malessere piu` profondo, che ha origini nel chitarrismo indisciplinato dei due leader e nei ritmi ancor piu` irregolari di Michael Dahlquist. Nella lunga Enough Is Enough Midgett sfoggia le sue doti drammatiche e al tempo stesso da` una lezione ai Codeine in fatto di "slo-core". Album per intenditori, in cui tutto cio` che serve a costruire una canzone viene rimesso in discussione, la sua falsa timidezza nasconde in realta` uno dei programmi piu` ambiziosi degli anni '90. Il sound e` una bestia infida, figlio bastardo del produttore Steve Albini ma anche del rock nevrotico dei Dream Syndicate.

La dizione e la conduzione didascalica, erudita, quasi "brechtiana" di There Is A Party In Warsaw Tonight, e` un'appropriata introduzione al mondo complesso di Libertine (El Recordo, 1994). I brani sembrano assemblati alla bell'e meglio, anche quando sarebbe relativamente semplice mettere ordine nel caos. Il metodo di sistematico auto-sabotaggio ricorda quello dei Polvo.
E` esemplare come deragliano quelle che potrebbero essere le canzoni piu` accessibili del disco, The Cigarette Lighters e Couldn't You Wait. Sull'opera troneggiano le lunghe divagazioni chitarristiche di Cohen, che si propone come uno degli eroi della generazione post-grunge (e uno dei massimi discepoli di Neil Young). Il timbro della sua chitarra e` spesso pura carta vetrata, un buco nero di accordature approssimative, di stecche squillanti. E` quello il suono che sventra il lento, solenne, incedere di Grotto Of Miracles e Written On The Wind.

Fanno quasi apposta a dedicare il singolo dell'anno seguente a una canzone difficile come Quicksand (My Pal God).

Ancor piu` sperimentale risulta il monumentale Firewater (Matador, 1996), con il gruppo ridotto a un trio per la dipartita di Joe Phelps.
La casistica di stili e` pressoche' infinita, dal power-pop sghembo di Nerves al blues funereo di Slow Hands, dal folk-rock mezzo stonato di Cannibal Cannibal al ruvido garage-rock di Wet Firecracker. Le influenze principali sono tre: i Rolling Stones, ben riconoscibili nel sound sincopato e sguaiato di Lure Of Beauty, Neil Young, nella lunga e nervosa Tarnished Angel e nel riff bruciante di Severance Pay, e Dylan (Wheels On Fire) nel ritornello del lento romantico Ticket Tulane. La personalita` misantropa di Midgett prende il sopravvento in Miracle Mile, con accompagnamento di sola chitarra acustica, e nel gran finale di Don't Make Plans This Friday, condotta a passo funereo. L'arte chitarristica, contorta, discordante e metafisica, li fa ormai avvicinare ai Television o al quartetto di Richard Hell. Dahlquist, dal canto suo, si afferma fra i batteristi piu` fantasiosi del momento, capace di impostare i ritmi piu` stravaganti o di ossequiare il jazz piu` tradizionale.

Con il passare degli anni i Silkworm sono diventati, se possibile, ancor piu` ermetici, nei paraggi delle jam trascendenti dei Television.

Developer (Matador, 1997) e` ancor piu` subdolo dei precedenti. In superficie sembra una raccolta di canzoni piu` ortodosse e leggere; ma i brani sbocciano ancora da melodie ancor piu` oblique di quelle dei loro amici Pavement.
L'ouverture, Give Me Some Skin, suona come un incrocio fra gli Slint piu` oniricamente pesanti e il Neil Young piu` marzialmente eroinomane. Ma la parte del leone la fanno ancora una volta gli accompagnamenti di chitarra: le pareti di distorsioni e i contrappunti spigolosi di The Devil Is Beating His Wife, il jingle-jangle dissonante alla Television di Never Met A Man Didn't Like, i Van Halen contratti in uno spasimo epilettico che aprono Developer, i riff brutali alla Brown Sugar che scoperchiano Ice Station Zebra, una sequenza di turpita` che fanno sembrare dolci le nevrosi di Neil Young.
The City Glows e The Devil Is Beating His Wife sono esempi magistrali della loro arte di lasciar crescere una composizione invece che ancorarla a un ritornello. La musica e` pero` davvero piu` docile, con l'unica eccezione dell'esplosione di Never Met A Man I Didn't Like.
Il canto, quel confabulare delirante che sa tanto di confessione al bar di un ubriaco, lambisce il nadir emotivo, due isolati dai quartieri depressi di Tom Waits, in Goodnight Mr Maugham.
Non il loro album migliore, ma la sua accessibilita` contribui` a far riscoprire i dischi precedenti.

Ein Heit sono i Silkworm riuniti con Joel Phelps e a cui si aggiunge un cantautore di Cleveland, J.K. Manlove. Il gruppo esiste dal 1983, ma arriva su disco soltanto con il singolo Replay (Moneyshot, 1999) e l'album The Lightning And The Sun (Temporary Freedom, 1997). Gli stagionati musicisti vi sfogano piu` che altro libidini che covavano da anni: l'assolo di sassofono di Phelps in Houssari, l'assolo di tromba di Cohen in Before, la jam con i campionamenti e i sintetizzatori di Tim Kipp in I Can't Believe. Al canto sia Phelps (Lonesome Heart) sia Cohen (No Revolution) contrappuntano in maniera quasi brechtiana i lamenti di Manlove.

Il trio di Andy Cohen (chitarra), Michael Dalquist (batteria) e Tim Midgett (basso) prosegue invece la sua avventura con Blueblood (Touch & Go, 1998), sesto album dei Silkworm, registrato nella cantina di Dahlquist. Il sound di questo album accentua le somiglianze con i Dream Syndicate che datano almeno da Firewater, ovvero da dopo la partenza di Phelps. In particolare Said It Too Late ha gli stessi tempi marziali, le stesse fratture chitarristiche, gli stessi riff lancinanti, lo stesso canto fatalista. L'impeto rauco e rabbioso di Redeye ricorda invece i Rolling Stones. Empty Elevator Shaft e` la loro versione di una ballata country-rock maestosa. Beyond Repair e` una lunga tirata tragicomica da cantautore. Insomma, i Silkworm approdano alla classicita`: riescono a comporre canzoni nella tradizione del rock pur rimanendo fedeli al loro rivoluzionario stile. Tutto sommato sorprende la scelta della cantilena EFF per aprire il disco: quello e` il brano piu` all'antica, reso ispido da una giungla di accordature stonate e da controtempi azzannanti. Nel suo insieme, pero`, l'album suona stanco e senile.

(Clicka qua per la versione Italiana)

While Joe Phelps reaps the benefits of his solo adventure, Andy Cohen has become the soul of Silkworm. His austere, abrasive, sour Neil Young-infected ballads, such as Contempt and That's Entertainment, ground Lifestyle (Touch & Go, 2000) in an existential mood. Thanks to the fabulous rhythm section of Michael Dahlquist and Tim Midgett, the music is always uplifting, and occasionally muscular and rowdy, in the name of their idols Faces and Rolling Stones (Midgett's Slave Wages, Dead Air), when not tinged of Lou Reed's martial mantra (Yr Web) or of resounding southern boogie (Around The Outline). Towering over this otherwise straightforward collection is the epically whacky piano and guitar blues The Bones. No doubt Silkworm's music scrapes rock and roll's deep core, but too many of these songs waver irresolutely between storytelling and climax building, and eventually settle for a diligent but uninspired reproduction of the masters.

Andy "Nonno" Cohen rebuilt Silkworm in Chicago by hiring Jody Grind's singer Kelly Hogan and Bedhead's keyboardist Matt "Biznono" Kadane and forcing the rhythm section to relocate from their original home-base of Seattle. The sound on Italian Platinum (Touch & Go, 2002) is more mainstream than ever. Soulful and gritty southern guitar picking and matter-of-factual vocals deliver the charming melody of The Old You. The Brain is as close to a B52's dance novelty as Silkworm can get (chirping female vocals, steady beat, ska guitar, Cars-like keyboards). In the middle of the lullaby White Lightning one is treated to a bit of piano-driven soul-jazz jamming with echoes of the Doors' Light My Fire.
Not to worry that Cohen sold his souls to the Faust of radio-friendly rock, the emotional core of the album is still grounded in fiery power-ballads of the old school. The back-up vocals of Hogan grace the passionate dirge Don't Survive, that Neil Young could die for. Not to mention Bourbon Beard, a waltzing number that could be a leftover from Neil Young's Harvest (just add a touch of Tom Waits' drunk warbling). The uplifting, power-pop refrain of Dirty Air overflows with Byrds-ian vocal harmonies and jingle-jangling, albeit neurotically distorted. Is She A Sign is a delicate meditation highlighted by the mechanical tinkling of piano.
For maximum effect, the album should have closed with the ghostly, hushed blues of Moving.
The syncopated, somewhat angry guitar tones, the oddly low-profile keyboards, the restrained but ubiquitous back-up vocals, have dramatically altered the landscape and open new horizons to the band.

The EP You Are Dignified (Touch & Go, 2003) collects covers.

It'll Be Cool (Touch & Go, 2004) is a short eight-song album that sounds like yet another bid for commercial success. It relies on melodic power-ballads such as Don't Look Back, Operative and especially Penalty Box, delivered with the usual amount of guitar noise. Even the colossal riff of Insomnia and the syncopated distortion of Shitty Little Yacht seem only meant to hide the intent of pleasing a broader audience. The undisputable class of the combo surfaces mainly from Something Hyper, a song that sounds like a classic despite defying all the rules of the genre, and from Xian Undertaker, a lo-fi introspection that soar on a Warren Zevon-ian piano refrain.

After the death of drummer Michael Dalquist in 2005, Silkworm disbanded. The surviving members (Tim Midgett and Andy Cohen) formed Bottomless Pit that debuted with Hammer of the Gods (Comedy Minus One, 2007), containing material that compared favorably with Silkworm's last albums (Leave The Light Out).

Tim Midgett and Andy Cohen formed Bottomless Pit, that recorded collections of pensive roots-rock elegies: Hammer of the Gods (Comedy Minus One, 2007) and Blood Under The Bridge (Comedy Minus One, 2010). Their career was compiled on the double-disc Lottery 2005-2012 (Home Recording Is Killing Music, 2012).

What is unique about this music database