- Dalla pagina su Sleep & High On Fire di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Claudio Vespignani)

Gli Sleep furono formati a San Jose (California) dal cantante/bassista Al Cisneros, dal chitarrista Matt Pike e dal batterista Chris Haklus. Volume One (Very Small 1992) è una raccolta di lente, oscure, rimbombanti litanie che collegano il doom-metal con lo stoner-rock. I caratteri gotici della musica si sposano stati mentali allucinati, provocando un profondo stato comatoso. Ogni brano è un atto di apocalisse mentale. Cisneros mormora una preghiera di stregoneria sopra un pesante riff alla Black Sabbath in Stillborn. Chitarra e basso recitano una epica, tragica melodia verso la fine di Suffering. Nebuchadnezzar’s dream erutta lava nera. Melodia e armonia sono pure casualità nella loro tecnica strumentistica. Nelle loro mani, il blues a lenta combustione di Numb diventa una visione di orrore irredento. Un motivo vagamente mediorientale oltrepassa la trance di Catatonic. La mente di Cisneros è permanentemente accecata da una nebbia densa di droghe. La batteria è vivace come il passo di uno zombie. Il basso sostiene la melodia fino a farla suonare minacciosa. I riff chitarristici straziano qualsiasi cosa si muova sul viscido sottofondo.


(Tradotto da Stefano Iardella)

La band si ridusse a un trio per l'EP Volume 2 (Off The Disk, 1991). L'album successivo Sleep's Holy Mountain (Earache, 1993) mostrò una combinazione più sicura. Anche se lo sfarzo regna ancora sfrenato (The Druid), brani come Holy Mountain, di nove minuti, e Evil Gypsy contengono lunghe jam in forma libera. I dieci minuti di blues psichedelico From Beyond in stile Led Zeppelin costruiscono persino una complessa dialettica di silenzio, urla e assoli di chitarra trascendenti. Dragonaut (Melodia Cream-iana e ritmo panzer), Inside The Sun (con chitarre siderali editing enfasi in stile MC5) e Aquarian (un'altra melodia semplice) non sono meno divertenti (in modo simile a quello in cui Dracula giochicchiava con i topi). Anche se non molto originale, il suono dell'album è la quintessenza del rock "stoner" (Black Sabbath, Blue Cheer).


(Tradotto da Gianfranco Federico)

Dopo una lunga pausa, gli Sleep ritornarono con il lavoro più ambizioso della loro carriera: Jerusalem (Dopesmoker, 1998) contiene una lunga suite (prevalentemente strumentale) di 52 minuti in sei movimenti, che rappresenta uno dei tentativi più estremi di esprimere i tormenti più profondi della psiche umana. Il primo movimento si apre con riff intermittenti. Per sette minuti questi riff mormorano una melodia frammentata. Poi emergono le parti vocali, ma difficilmente ci questa voce umana può essere considerata più “umana” del rombo mostruoso che l’ha preceduta. Nel secondo movimento la chitarra si cimenta in una serie di squilibrati solo Hendrix-iani che nascondono un agonizzante numero blues, nonostante il drumming pesante e i mostruosi riff di basso. La voce esce dal proprio letargo nel terzo movimento ma, ancora, Cisneros è difficilmente un “cantante”: il suo stile è più simile a quello di un lupo che ulula. Il quarto movimento è un altro convoluto monologo di chitarra, questa volta con sovratoni indiani e giapponesi (occasionalmente reminescente della Mahavishnu Orchestra). La chitarra ritorna allo stile “blues agonizzante” nel quinto movimento, prima che la voce guidi la suite verso una massiccia chiusura nel più pesante e Black Sabbath-iano dei sei movimenti.

Dopesmoker (Tee Pee, 2003) è la versione originale, lunga 63 minuti, di Jerusalem, così come venne registrato nel 1995.

Due membri degli Sleep (Chris Hakius e Justin Marler) formarono i Sabians per suonare un rock'n'roll più convenzionale in Beauty For Ashes (The Music Cartel, 2002) e Shiver (The Music Cartel, 2003).

Il primo chitarrista degli Sleep, Mike Pike, ha costruito una carriera intorno alla dilatazione di riff dei Black Sabbath in trance iper-lisergiche. Ingaggiando George Rice al basso e (soprattutto) il virtuoso Des Kensel alle percussioni, Pike formò gli High On Fire e pubblicò Art Of Self Defense (Man's Ruin, 2000 - Tee Pee, 2002), un album di hard rock enfatico. Il trio fa esplodere Baghdad per poi dilatarsi nella più lenta, più solenne 10,000 Years, di otto minuti, così come nella cosmico-tribale Last One e Fireface, di otto minuti, che si apre come un blues dei Led Zeppelin. Il trio compone canzoni come Blood From Zion, che sono sia eleganti sia claustrofobiche. Sul lato opposto dello spettro, realizzano i dieci minuti agonizzanti di Master Of Fists, una bestia orribile che termina con una coda demoniaca. Art Of Self Defense fu seguito dall’inferiore Surrounded By Thieves (Relapse, 2002), che era pesante solo per il gusto di rivendicare il titolo di band più pesante del pianeta. Blessed Black Wings (Relapse, 2005), invece, ristabilì la reputazione degli High On Fire mediante un’impeccabile parata di riff da terremoto (grazie anche alla produzione di Steve Albini). Alla fine, una canzone come Devilution mostrava segni di vita, caricando alla velocità del death-metal. Cometh Down Hessian è un punk-rock hardcore da pugni nello stomaco con sovratoni metal. Brother In The Wind non solo è vivace, ma addirittura melodica. Lo strumentale di sette minuti Sons Of Thunder è possibilmente il picco artistico dell’album e una dimostrazione di destrezza strumentale, soprattutto per merito del drumming tribale di Des Kensel e del lavoro di chitarra post-hendrixiano. Il vecchio principio della pesantezza per il gusto della pesantezza domina gli otto minuti di Blessed Black Wings e poco altro. Death Is This Communion (Relapse, 2007), prodotto più prosaicamente da Jack Endino, giustapponeva il martellante stoner-rock di Fury Whip e Turk e il cupo strumentale DII con la più sofisticata Death Is This Communion, di otto minuti, e con Ethereal, di sette minuti, un equilibrio improbabile fra tenui (melodiche) parti vocali e suono heavy. Il lucido Snakes for the Divine (E1, 2010), ritoccato dal produttore mainstream Greg Fidelman, presentava una versione radio-friendly dello stoner-rock degli High On Fire. La successione delle tracce sarebbe dovuta essere stata arrangiata con più logica: dal picco di Ghost Neck e Fire Flood and Plague, l’album, attraverso Holy Flames of the Firespitter, discende verso la sicura terra di mezzo di Frost Hammer e Bastard Samurai, approda agli otto minuti di compiacenza metal di Snakes for the Divine e infine si immerge nella lunga power-ballad How Dark We Pray.

Il bassista e vocalist degli Sleep Al Cisneros e il batterista Chris Haklus formarono gli Om, senza chitarra, e registrarono le tre lunghe tracce doom di Variations on a Theme (Holy Mountain, 2005). On The Mountain At Dawn, di 21 minuti, è troppo derivativa dei Black Sabbath (e ripetitiva) per stare in piedi da sola. Kapila's Theme, di 12 minuti, è un pesante e lento rombo, mentre la terza traccia (lunga anch’essa 12 minuti), Annapurna, inizia a ritmo veloce per poi collassare in un ritmo similmente catatonico. Nondimeno, è la terza traccia a dare la speranza di stare ascoltando una variante più originale dello stereotipo tanto abusato dei Black Sabbath. Al tempo in cui pubblicarono il mini-album Conference Of The Birds (Holy Mountain, 2006), il duo aveva approfondito l’idea di suonare senza chitarra. Sfortunatamente, Pilgrimage (2007) non introduce alcun elemento significativo.

Dopo aver rimpiazzato Chris Hakius con il nuovo batterista Emil Amos, God Is Good (Drag City, 2009) degli Om includeva il raga stoner di 19 minuti Thebes, ma vi era ben poco di cui sorprendersi o con cui intrattenersi, se si escludono un differente, più aperto stile percussivo (invece delle enfasi monolitiche sul groove e sul ritmo) e l’uso del violoncello, del flauto e dei tamboura.

Shrinebuilder (Neurot, 2009) era un supergruppo formato da Scott Kelly (Neurosis), Al Cisneros (Om, Sleep), Dale Crover (Melvins), e Wino (Obsessed, Spirit Caravan, Saint Vitus), che suonava un doom-metal vecchio stile a là Black Sabbath.

Gli High On Fire cambiarono ancora produttore (Kurt Ballou dei Converge) per il concept (oscuro e religioso) De Vermis Mysteriis (Entertainment One, 2011), che li riportò ad un sound opportunamente più crudo. Coronato dalle viscerali, tonanti Serums of Liao e Spiritual Rights, la band può indulgere in partiture progressive in Madness of an Architect e King of Days. Purtroppo i brani più brevi (così come lo strumentale Samsara) sembrano meri riempitivi, il genere di oggetti che un negozio mostra in vetrina senza realmente vendere. Più di qualsiasi altro, gli High On Fire avevano un fondamentale meta-problema: erano diventati una band che cambiava sound con ogni produttore, come delle stupide star dance-pop; un fatto che assolutamente non si adatta ad un act di truculento heavy metal.

Gli Om completarono la loro transizione verso un nuovo sound, più tenue e sofisticato, su Advaitic Songs (Drag City, 2012), grazie al contributo del violoncello di Jackie Perez Gratz, del flauto di Lorraine Rath e di Robert Lowe dei 90 Day Men e dei Lichens, più di droni di tamboura, di field recording e vocalizzi femminili. Questa diversa raccolta di canzoni inizia con l’inno devozionale Addis, continua con il tetro rombo esoterico di State of Non-Return, che si colloca tra i primi King Crimson, tinti di atmosfere medioevali, e un enfatico stoner-rock, e gli undici minuti dello shuffle bisbigliato Haqq al-Yaqin. In mancanza di momenti passionali, e privato dell’antico fuoco, l’album suona spesso come una tediosa ed amatoriale escursione nella world-music da parte di un gruppo di teenager occidentali che non hanno mai ascoltato gli originali.

Al Cisneros debuttò infine a suo nome con dei singoli di musica dub, Dismas/ Version (Sinai, 2012) e Teresa Of Avila/ Levitation Dub (Sinai, 2013).


(Tradotto da Stefano Iardella)

Prodotto nuovamente da Kurt Ballou, Luminiferous (eOne, 2015) degli High on Fire è un parente stretto del loro album più user-friendly, Snakes for the Divine, attraverso il melodico midtempo della power-ballad The Falconist e il pezzo pop a bassa energia The Cave. Si fanno perdonare con un po' di hardcore (Slave The Hive) e un po' di speed-metal (Luminiferous), ma nessuno dei due sembra sincero.
D'altro canto, questo album vanta alcuni dei loro momenti più furiosi, come The Black Plot e soprattutto The Sunless Years, alimentati dal ruggito feroce di Matt Pike e dalla carica sismica delle note del batterista Des Kensel. C'è, tuttavia, un bel po' di riempitivo: l'attacco di chitarra a mitragliatrice di Carcosa non riesce a sostenere il ripetitivo midtempo nemmeno dei minuti che seguono (incluso un assolo di chitarra piuttosto banale), il lungo The Lethal Chamber sembra più clownesca che spaventosa, e he Dark Side of the Compass è semplicemente ridondante.

Electric Messiah (SPV, 2018) degli High on Fire è un tributo a Lemmy Kilmister dei Motorhead, la band che li ha ispirati. L'album ripristina totalmente la loro credibilità come loro eredi. Contiene due dei loro rave-up più effervescenti, Spewn from the Earth (con un violento assolo di chitarra) e soprattutto l'epilettico thrash-metal di Electric Messiah. Non meno impressionante è l'entropia di God of the Godless, un'implacabile giostra demenziale. Non meno devastanti sono le eruzioni supersoniche "thrash" di Freebooter (con un altro infuocato assolo di chitarra a velocità supersonica). Queste canzoni più brevi competono con dimostrazioni di follia più lunghe. La suite di nove minuti Steps of the Ziggurat/ House of Enlil (che inizia con riff di panzer ma cambia marcia dopo nemmeno tre minuti, per diventare una locomotiva alla velocità della luce, domata da un atmosferico assolo di chitarra midtempo, e tornare indietro in un galoppo demoniaco) è superata dall'epico stoner rock di dieci minuti Sanctioned Annihilation, un monolite di percussioni virtuosistiche e tensione implacabile. I cambi di tempo sono di per sé un'attrazione, capaci di scolpire dimensioni sovrumane all'interno di un'architettura già ampollosa di chitarra e basso. Per un The Witch and the Christ un po' confuso c'è una ballata infernale Drowning Dog che mostra come si possa ancora sperimentare nel genere dello stoner-rock. Des Kensel è particolarmente terrificante.

Pike e Cisneros hanno riformato gli Sleep dopo 20 anni con il batterista Jason Roeder dei Neurosis per l'album The Sciences (Third Man, 2018), sebbene il pezzo migliore, i 12 minuti di Sonic Titan, risalisse in realtà agli anni '90, poiché una sua versione live era già apparsa come bonus track sull'album pubblicato nel 2003, Dopesmoker: titanico riff blues da bulldozer, assolo di chitarra febbrile e un'evoluzione dinamica che per fortuna compensa il canto monotono di Cisneros.
I dieci minuti di Giza Butler (con la sua noiosa ouverture melodica) non sono affatto stonati, anzi molto lucidi, e i 14 minuti di Antarcticans Thawed suonano come un prog-metal piuttosto fastidioso, forse un avanzo dei tempi d'oro. Gli assoli di chitarra sono generalmente intensi, ma non riescono a sollevare le canzoni da quel plateau di mediocrità.


- Torna alla pagina su Sleep & High On Fire di Piero Scaruffi -