- Dalla pagina sui Some Velvet Sidewalk di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Al Larsen (Eugene, 1968) cominciò a trasmettere segnali sotto il nome di Some Velvet Sidewalk alla fine degli anni '80, quando pubblicò la cassetta From Playground Till Now (AL, 1988) e l'EP I Know (K, 1988).

Con altri due album, Appetite For Extinction (Communion, 1990), registrato nel 1988, e Shipwreck (K, 1995), registrato nel 1990 con Donna Dresch e altri (sul quale figurano Boardwalkin', Eye Of The Storm e Unhitched), e dopo aver pubblicato a proprio nome The Insect Way (Pebbles, 1991), Larsen si affermò nella scena di Olympia come un bislacco Jad Fair, imbevuto dello spirito di Marc Bolan e Lou Reed.

A rivelarne il genio perverso e creativo, dopo il singolo Pumpkin Patch (K), fu soprattutto l'album Avalanche (K, 1992), registrato finalmente con un vero complesso. Il trio dà mostra di buone potenzialità rock nel clangore vertiginoso di Loch Ness e soprattutto nella lunga ode di Ice Cream Overdrive (con i versi emblematici per quella generazione: “You're headed nowhere and it feels like home”).
Oltre a indulgere nelle sue ferraginose bizzarrie, Larsen raggiunge una buona combustione rock con il chiasso chitarristico di No Real Home.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Preceduto dal singolo Eyes Like Yours, l'EP I Scream (K, 1993) lo presenta invece in versione da ballo, con tanto di campionamenti e remix (Shame la pietra dello scandalo).

Whirlpool (K, 1995), composto in gran parte nel 1993, riprende dal punk-rock primitivista di Avalanche, sfruttando il momento di popolarita' del rock and roll "lo-fi" divulgato dai Pavement. I Some Velvet Sidewalk sono un vero complesso, che si fa largo con determinazione fra i riff di Mouse And Rat (che fondono You Really Got Me dei Kinks e Drop-out Boogie di Cpt Beefheart) e fra le note epiche e ribelli di Big City Plans (con un ritornello da garage-rock che viene ripetuto da una tromba in primo piano e da un organo in sottofondo). Non manca la solita razione di cantilene ubriache, da Whirlpool, dinoccolata come un country-rock da saloon, a One Bear Alone, urlata al vento e strimpellate alla chitarra come nella tradizione di Syd Barrett, brani intrisi di poetica solitudine e di umana impotenza. Per completare il quadro, e dimostrare le proprie fonti di ispirazione, Oscar Says affonda nelle sabbie mobili di una overdose e How Will I esplode in un baccano di distorsioni allucinogene.

Al Larsen ha l'indubbia prerogativa di non aver mai azzeccato una nota nella sua carriera.
Ma su Generated (K, 1997) azzecca una formazione che dà senso alla sua operazione. Il nervoso baccano strumentale del gruppo sta purtroppo stretto nelle strutture di canzoni come Generate e Ghost Travel (la migliore), ma ha modo di dilagare nel bailamme alla Hendrix di Refuse, nelle sincopi alla Television di Consequence e soprattutto negli eccessi alla Hawkwind dello strumentale Altocumulus, una scarica di feedback a ritmo travolgente. Il ricorso al dub in Split The Scene e il salmodiare ipnotico di Day Follows Night dimostrano l'eclettismo del gruppo e aprono nuovi orizzonti.

Fra i rocker del Nordovest Larsen è uno dei più personali e geniali, capace di re-inventare la storia del rock da capo.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Paul Schuster (1967) è la mente dietro Featyring (K, 2000) degli Internal External, una collaborazione del supergruppo formato da Calvin Johnson dei Beat Happening, Kathleen Hanna dei Bikini Kill, Justin Trosper degli Unwound, ecc.


- Torna alla pagina sui Some Velvet Sidewalk di Piero Scaruffi -