- Dalla pagina sui Superchunk di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
I Superchunk di Ralph Lee “Mac” McCaughan (1967) hanno riportato in auge lo spirito originale del punk-rock, ma senza le connotazioni negative (più simili ai Ramones che ai Sex Pistols). L'atmosfera esuberante del loro secondo album, No Pocky For Kitty (1991), era quasi l'antitesi dell'hardcore. L'alter ego di Mac McCaughan, Portastatic, inizialmente nato per dare sfogo al lato più introspettivo della sua arte, si è poi fuso con il punk-pop dei Superchunk, forse oscurandolo, in The Summer of the Shark (2003) e Bright Ideas (2005).
Bio:
I Superchunk si sono affermati come i Cheaptrick della North Carolina, i più
accessibili e gioviali del nuovo corso, riuscendo anche a recuperare il piglio
"anthemico" che il punk-rock aveva perso dopo il 1977.
Pochi gruppi hanno rappresentano un faro (musicale e morale)
per la loro generazione come loro.
Mac McCaughan (canto e chitarra) e Laura Ballance (basso) formarono i
Superchunk a Chapel Hill (North Carolina).
Nel dicembre del 1989 uscì il primo singolo, con la melodia psichedelica di
What Do I (Merge) e l'epica, trascinante ed abrasiva My Noise
(il loro primo capolavoro).
Nel maggio dell'anno dopo il nuovo singolo Slack Motherfucker
riscopriva invece, a sorpresa, l'impulso galvanizzante del primo punkrock.
Le canzoni di Superchunk (Matador, 1990) costituiscono
un tributo continuato all'energia vitale degli adolescenti, ma sono viziate
dal nervosismo della loro era.
Il registro prepuberale del canto e gli accompagnamenti strumentali un po'
approssimativi ne fanno l'antitesi del rock melodico da classifica.
Gli intermezzi strumentali solennemente fuori tempo e scordati aggiungono
al piacere dei ritornelli orecchiabili di Sick To Move e Swinging
il rozzo fascino dell'approssimativo.
Sonorità hardrock, lancinanti e telluriche, degne dei primi singoli, si
riascoltano in Let It Go e nel gran finale boogie di Not Tomorrow.
I Buzzcocks sono gli ispiratori morali del singolo Cool e del suo retro Fishing, nonchè dei successivi Breadman (Matador), il suo retro Cast Iron, e Seed Toss (Merge).
La crescita artistica del gruppo culmina con
No Pocky For Kitty (Matador, 1991).
Ritmi rocciosi e baccano chitarristico non riescono a occultare le
qualità melodiche di
Skip Steps 1 & 3 e Tie A Rope To The Back Of The
Bus.
Il ritornello è sfacciatamente in primo piano in
Cast Iron, Punch Me Harder.
Al margine delle due direttrici i riff stordenti quasi grunge di Tower e un
filo di pathos alla Replacements in Throwing Things.
Il ritornello Merseybeat di Mower,
la fiera elettricità della ballad On The Mouth,
la solenne baraonda di Cadmium (per via di una
filastrocca naif della chitarra e di un baccano cadenzato che creano
un'atmosfera psicotica),
di The Question Is How Fast
e Forged It
continuano la serie dei singoli che ne fanno un piccolo mito dei college.
On The Mouth (Matador, 1992) è l'album meglio prodotto fino a quel momento. Nonostante le sonorità più professionali, le canzoni non sono sempre all'altezza del passato (Precision Auto e Package Thief). Troppa rumorosa New Low, troppo lagnosa From The Curve: i Superchunk finiscono per rifugiarsi nella lunga Swallow That, fra Tom Petty e gli Stooges di I Will Fall. Anche i singoli Ribbon del 1993 e First Part del 1994 sono un po' deludenti. McCaughan sta crescendo come uomo e non riesce più ad essere lo stesso musicista adolescenziale.
Foolish (Merge, 1994), il suo apice melodrammatico (in pratica un concept autobiografico in seguito alla separazione dalla sua ragazza), dà definitivamente l'addio al punk-pop dei dei Ramones (Why Do You Have To Put A Date On Everything) e al mod-rock degli Who (Without Blinking, sulla falsariga di Substitute), e annuncia l'arrivo di un nuovo cantautore proletario (Driveway To Driveway e Keeping Track) in un tono fatalista che fa pensare sempre più a Petty. Like A Fool, lento ed anemico alla Codeine, e Water Wings, venata di acidrock, aprono nuovi fronti, ma il forte del gruppo, a ben guardare, non è mai stato un genere specifico bensì il modo in cui lo interpretano, il modo in cui suonano partiture rock and roll ispide, sgangherate e puerili; come dimostrano tutte le loro code strumentali e l'intera Saving My Ticket.
Incidental Music (Merge, 1995) raccoglie un po' di singoli, qualche brano comparso su compilation (Baxter, Invitation, Night Of Chill Blue) e alcune cover inedite. In pratica complementa l'antologia di quattro anni prima, Tossing Seeds. L'album si apre con il brano che i Superchunk hanno regalato alla colonna sonora del film dei Jerky Boys, Shallow End, un saggio della loro maturità (qualche dissonanza martellante di chitarra alla Sonic Youth in mezzo a rintocchi di folkrock e un ritornello urlato a squarciagola come loro standard). Il grosso (qualitativamente parlando) è composto dai singoli del 1992, quelli della stagione più estroversa (da Mower fino a Ribbon).
Nel frattempo McCaughan ha avviato una carriera parallela con lo pseudonimo di Portastatic, sostanzialmente un'iniziativa solista in cui si fa accompagnare da amici degli altri gruppi locali. Il singolo Starter (18 Wheeler), l'EP Naked Pilseners (Matador) e l'album I Hope Your Heart Is Not Brittle (Merge, 1994) tentano di mimetizzare la sua contorta personalità dietro il powerpop disinvolto di Polaroid e Silver Screw. Il suo istinto lamentoso viene comunque a galla in Gutter o quando salmodia l'ode al consumismo di Beer And Chocolate Bars, o nell'arazzo ipnotico di Naked Pilseners.
Portastatic non è per nulla inferiore al progetto principale. Dopo San Andreas (Esther) e Guessing (18 Wheeler) è uscito l'EP Scrapbook (Merge, 1995), con due canzoni molto meglio arrangiate come Why Pinch Yourself e A Bear That Chokes.
Sull'album Slow Note From A Sinking Ship (Merge, 1995) viene definitivamente fuori l'alter ego solenne e ottimista del cantante, che sembra cercare uno sfogo catartico fuori dalla depressione frenetica dei Superchunk. Il sintetizzatore aggiunge in tocco noir a When You Crashed. Slow Note ha tutti i pregi e i difetti delle opere molto personali: trabocca di sincerità e passione, ma perde molto in mordente e armonia. I collaboratori occasionali raramente raggiungono la stessa compattezza di un complesso regolare. L'arrangiamento è comunque molto più professionale dell'album precedente, che era forse davvero un po' troppo "lo-fi". Le confessioni di questo genere (tono dimesso, arrangiamenti spartani, piglio un po' folle) trovano raramente la forza di reggere per un disco intero, e Slow Note non fa eccezione: tutto il meglio si trova nei primi venti minuti. Il cantante salmodia in uno stile vagamente country psichedelico l'elegia di When You Crashed, pennella una vignetta adolescenziale alla Jonathan Richman (ma con il suo caratteristico melodismo Merseybeat) come Skinny Glasses Girl, intona come il Dylan più solenne e maestoso un'inno religioso (con tanto di organo) come Taking You With Me. San Andreas è il brano più punkpop, più vicino ai Superchunk. La bonus track è un pezzo di dieci minuti di pura avanguardia elettronica a ritmo di giostra della fiera. Ad alcuni piacerà più quella del resto.
E' subito la volta del quinto album dei Superchunk: Here Where The Strings Come In (Merge, 1995). Se il precedente, Foolish, aveva cambiato le carte in tavola, presentando un gruppo maturo, capace di tenere la lunghezza dell'intero album, invece che limitato alla preziosità di questa o quella canzone, il nuovo album regala ancor meno motivi memorabili (certamente il singolo Hyper Enough, uno dei più gettonati nei college, e Yeah It's Beautiful Here Too, nello stile esuberante che li rese celebri), ma una media ancor più elevata. Il problema è che quando il gruppo si prende sul serio riesce spesso (vedi Sunshine State) ad essere semplicemente noioso, e per i Superchunk questo dovrebbe essere anatema. L'unica eccezione è Certain Stars, gran finale mezzo thrash e mezzo psichedelico. Un avvertimento: il cantautore adulto sta stretto nel falsetto adolescenziale di Mac.
Indoor Living (Merge, 1997) segna la definitiva adesione dei Superchunk agli standard del rock melodico. Mac McCaughan deve aver deciso che sono passati i tempi della creatività indipendente. E, se i "lenti" (da Unbelievable Things a Song For Marion Brown) fanno un po' sbadigliare, le più briose (Burn Last Sunday e Popular Music) avrebbero diverse frecce al loro arco se solo fossero arrangiate decentemente. L'armonia sbilenca di No Bruises e la cadenza sincopata di European Medicine, e forse più ancora il divertimento conclusivo di Martinis On The Roof, un singolare connubio fra Rolling Stones e David Bowie, rimediano un po' alla mediocrità generale. Watery Hands è il singolo.
Il mito dei Superchunk è in gran parte il mito di un artista testardamente
indipendente. La qualità della sua arte lascia a desiderare
(la voce e la chitarra di McCaughan sono estremamente limitate, per cui tutte
le canzoni si assomigliano), ma l'influenza esercitata dalla sua opera
su una generazione di musicisti indipendenti è enorme.
Nessuno dei suoi dischi reggerà l'inesorabile trascorrere del tempo, neppure quel
No Pocky For Kitty da molti considerato il loro capolavoro.
Le sonorità erano volutamente distorte e deformate, ma purtroppo anche dietro
le "pose" c'era davvero poca musica.
The Nature Of Sap (Merge, 1997) dei Portastatic vantava le ballate più dirette e rilassate della carriera di McCaughan (Hurrican Warning, Spying On The Spys, You Know Where To Find Me) ma ha lasciato l'impressione di una registrazione venuta fuori mentre si era preso una vacanza dal suo lavoro solitamente frenetico e nevrotico.
Ritmo mid-tempo, canto in falsetto e arrangiamenti orchestrali capovolgono i Superchunk in Come Pick Me Up (Merge, 1999), una raccolta varia e raffinata che vanta pezzi vecchio stile (June Showers, Good Dreams), così come rocker nuovo stile (Pink Clouds, Honey Bee) e nuove gemme melodiche (Hello Hawk e il successivo singolo Majestic). Il cantante ha finalmente superato i suoi difetti, ma il problema adesso è che non ha materiale adeguato per cantare. Le canzoni variano da un capello all'altro. Per lo più, la band ripete sempre la stessa canzone. Alla fine, è difficile ricordare quale fosse quale.
La successiva avventura dei Portastatic riguarda la musica brasiliana, con l'EP De Mel De Melao (Merge, 2000).
Looking For Leonard (Merge, 2001) dei Portastatic è una colonna sonora completamente strumentale che non è altro che musica di sottofondo, ma poi il kitsch sembra essere un'arte in cui il chitarrista può fare la differenza: Looking For Leonard, Sweethearts Organ Mix e Only Good People Wonder If They Are Bad sono musiche alternative per rocker alternativi.
Herès To Shutting Up (Merge, 2001) dei Superchunk è altrettanto deludente. La distanza tra il pop lo-fi e il pop mainstream si sta accorciando sempre di più, e ci si comincia a chiedere perché diavolo Mariah Carey sia spazzatura se Art Class (Song for Yayoi Kusama), Late-Century Dream e Phone Sex sono considerate cool.
Calling Zero (Fading Captain, 2002) dei Go Back Snowball è una collaborazione tra Mac McCaughan e Robert Pollard dei Guided By Voices.
The Summer of the Shark (Merge, 2003) dei Portastatic presenta Oh Come Down e poco altro.
L'EP di accompagnamento Autumn was a Lark (Merge, 2004) ricicla materiale di second'ordine e aggiunge il nuovo Autumn Got Dark.
Cup of Sand (Merge, 2003) è un'antologia in due dischi di singoli e (troppe) rarità dei Superchunk.
L'orecchiabile ed esuberante power-pop di Bright Ideas (Merge, 2005) dei Portastatic segnò la fusione dei due alter-ego di McCaughan. Alcune delle canzoni (White Waves, The Soft Rewind, I Wanna Know Girls, Through with People, Center of the World) furono senza dubbio tra le più melodiche e contagiose della sua carriera. Ma è stato un po’ deprimente vedere che 15 anni di musica hanno portato a questo: il tipo di musica popolare melodica che esisteva da secoli. Non proprio la missione che giustifica una carriera (o una vita).
Tuttavia, bisogna ammettere che, in termini di ritornelli e riff, questo potrebbe rappresentare l'apice di McCaughan, o quello che Indoor Living dei Superchunk voleva essere. La sua maturazione come cantante ha dato una mano.
Who Loves The Sun (Merge, 2006) dei Portastatic era una colonna sonora orchestrale per l'omonimo film canadese diretto da Matt Bissonnette.
Be Still Please (Merge, 2006) dei Portastatic includeva almeno due delle canzoni pop tipiche di Mac McCaughan, Sour Shores e I'm In Love With Arthur Dove.
Il doppio disco Some Small History (Merge, 2008) raccoglie singoli, demo e cover dei Portastatic.
Majesty Shredding (2010) dei Superchunk, il primo album in nove anni, mostrava la vecchia classe e ritornelli carini e, nell'era degli Arcade Fire, non risultava troppo old-faschion. Sia le canzoni energiche (Digging for Something, My Gap Feels Weird) che le canzoni orecchiabili (Crossed Wires, Learned to Surf, Winter Games) hanno resistito abbastanza bene alla competizione presente nel 2010.
I Hate Music (Merge, 2013) dei Superchunk, il loro peggior album finora, presenta il tipico problema dei musicisti rock che si prendono sul serio come scrittori: finiscono per fare pessima musica e pessima poesia. Dal punto di vista dei testi è noioso, e già questo è abbastanza. Musicalmente, questo si chiamava power-pop. Quando dimenticano di cercare di sembrare intelligenti e si concentrano solamente sul suonare i propri strumenti, la bassista Laura Ballance, il batterista Jon Wurster e il chitarrista Jim Wilbur riescono comunque a dare il massimo, come fanno in Void. Sfortunatamente dobbiamo anche ascolta McCaughan (non esattamente un cantante eccezionale) che ci parla di baseball, viaggi e pronuncia affermazioni filosofiche rivelatrici come "Odio la musica / Quanto vale?".
Peccato che la dance ipercinetica di Staying Home duri soltanto un minuto (d'altra parte, gli Husker Du lo stavano facendo 30 anni fa). Me & You & Jackie Mitoo è il singolo cheesy.
What a Time to Be Alive (2018) era una raccolta di invettive rabbiose contro l'era di Donald Trump ma, musicalmente, niente di meglio di I Hate Music.
Wild Lonelies (2022) è forse il loro album più rilassato di sempre, power-pop anni '70 ispirato ai Byrds e agli Eagles (specialmente i singoli Endless Summer e This Night). Wild Lonelies vanta anche un assolo di sax degno di muzak pop-jazz.
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