- Dalla pagina sui Tripping Daisy di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
I Tripping Daisy sono un gruppo di Dallas che appartiene alla scuola
psichedelica, ma non a quella violenta e dissonante di
Ed Hall e Vas Deferens,
bensì a quella soffice e melodica
praticata soprattutto dal Brit-pop.
Ritornelli memorabili suonati a tutto volume senza particolare destrezza:
se i Jane's Addiction facessero delle cover degli Hollies, ne verrebbero fuori
i Tripping Daisy.
Il singolo My Umbrella, cadenzato alla Cheap Trick dal chitarrone di
Wes Berggren (Dallas, 1971) e cantato in maniera enfatica da Tim DeLaughter (Dallas, 1965),
lancia su scala nazionale la formazione.
Su Bill (Dragon Street, 1992 - Island, 1993) ci sono canzoni ancor
più pop, come One Through Four,
e qualche eruzione alla Jane's Addiction che rende conto della loro fama
dal vivo, come On The Ground e Blown Away. Il disco si chiude
su un registro drammatico, con il blues-rock apocalittico di Triangle.
Gli echi del Mersey-beat più serafico sono però fortissimi, tanto nelle
armonie vocali quanto nelle progressioni ritmiche, un'influenza che il
singolo Get It On ribadisce con prepotenza.
I Got A Girl è la canzone orecchiabile di Elastic Firecracker (Island, 1995), ma a prevalere è questa volta l'elemento selvaggio della loro musica, quello che in Rocket Pop e Step Behind fa parlare (un po' prematuramente) dei nuovi Jane's Addiction, e che nella lunga, agonizzante Prick (nove minuti) fanno tornare in mente i primi Led Zeppelin. La power-ballad Same Dress New Day promette comunque un futuro più adulto.
La rincorsa al successo commerciale porta alle aberrazioni di
Jesus Hits Like The Atom Bomb (Island, 1998), alla sua
melassa di Beach Boys, Pink Floyd e David Bowie e alla sua
grandeur di arrangiamenti quasi auto-parodistici.
Field Day Jitters tenta di rispolverare gli Hollies come sul primo
disco ma i suoi riff esplosivi suonano stonati. Il melodismo esagerato di
Sonic Bloom e Human Contact si ispira tanto alla musica leggera
più melensa di Broadway quanto alle cantilene più languide di Bowie.
I cani randagi di ieri si riconoscono a malapena nell'effervescente rock and
roll di Mechanical Breakdown e New Plains Medicine, diventate
però novelty spiritose.
Gli eccessi sinfonici di Pillar, la filastrocca cadenzata di
8 Ladies e il valzer sgangherato di Your Socks Have No Name
hanno un loro fascino, lo stesso fascino di operette come Abbey Road,
ma soltanto nell'ambito di quel sottogenere.
Alla fine sembra soltanto di ascoltare un gruppo di volenterosi principianti
che si ispira in egual misura al rock nevrotico dei Pixies e al rock
psichedelico dei Flaming Lips.
La lunga ballad psichedelica Waited A Light Year (sei minuti) è
l'unico brano che suona sincero. Il resto è un continuo sperimentare con
la propria duttilità paggi del produttore.
Un disco di pura forma, privo di contenuto se non di ispirazione, che li
allontana dalla loro base di fans e non riesce a propellerli nelle classifiche.
Il chitarrista Wes Berggren morì per overdose nel 1999, all'età di soli 28 anni.
I Tripping Daisy si sciolsero dopo Tripping Daisy (Sugar Fix, 2000).
Tim DeLaughter formò dapprima i Polyphonic Spree (2000) e i Preteen Zenith una decina di anni più tardi (assieme a ex membri di Tripping Daisy e Polyphonic Spree).
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