- Dalla pagina sugli Unsane di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
Gli Unsane, formati da Chris Spencer e dal batterista Charlie Ondras, idearono una forma di rock'n'roll dissonante e violenta che prendeva in prestito l'impeto puro dell'hardcore ma lo svuotava di ogni emozione e melodia.
I riff catastrofici, i ritmi martellanti e le voci incontrollate di Unsane (1991) eseguivano un intervento chirurgico glaciale e implacabile sul corpo di uno zombie. Cascate di suoni atroci destabilizzavano le loro canzoni e generavano una forma di tribalismo isterico. Paragonata ai Sonic Youth, la loro musica era spasmodicamente tragica, non pacatamente intellettuale.
Vincent Signorelli sostituì Ondras (scomparso prematuramente) per Total Destruction (1994), un altro lavoro intriso di angoscia sovrumana, un'altra visione desolata, claustrofobica e dolorosa della vita subumana.
Anche rispetto al suono estremo dei Big Black, la musica degli Unsane rappresentava un ulteriore passo verso l'inferno, e i dannati non piangevano nemmeno più.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi, modificato da Stefano Iardella)

Bio:
Gli Unsane erano un gruppo di New York formatosi nel 1988, uno dei massimi degli anni '90, che indovinò uno stile ferocemente innovativo anche se innestato sulla pianta vetusta del rock'n'roll. La violenza era quella dell'hardcore, ma come privata di emozioni. Ogni canzone era un gelido e insistente attacco alle budella, che lasciava ben poco di melodico dietro di sè.
Gli Unsane partivano dal "noise-rock" di New York, ne aumentavano il volume e la frenesia, lo trasformavano in un uragano frastornante e fragoroso di gesti musicali fuori misura, e lo sposavano alle atmosfere angosciate e apocalittiche dei Big Black.
Il risultato fu una delle musiche più potenti e agghiaccianti della fine del secolo.

Gli Unsane si formarono al Sarah Lawrence College di Bronxville nel lontano 1984 per opera del cantante e chitarrista Chris Spencer (fratello del più famoso Jon Spencer), del bassista Peter Shore e del batterista Charlie Ondras (poi anche nei Boss Hog).
Ci sarebbero voluti sette anni per riuscire a registrare un album.

Nel frattempo uscirono diversi singoli. Fin dal primo singolo del 1989 la sequenza martellante di frasi minimaliste della chitarra che anima Burn (Treehouse) non lasciò dubbi: gli Unsane erano discepoli (ancor più fragorosi e sgraziati) dei Sonic Youth.
La "musicalità" perversa di This Town scaturisce da un trascinante riff di basso che cozza contro le improvvise sortite atonali della chitarra; è proprio dai loro duelli che prende corpo la cadenza formidabile del brano. Sul retro, Urge To Kill, Spencer emette le sue urla bestiali in un paesaggio di atonalità chitarristiche assordanti, fatte detonare e lasciate rimbombare su un battito regolare della batteria.

Nel 1990 uscì Concrete Bed (Glitterhouse), altra corsa mozzafiato di dissonanze. Spencer continuava a usare la chitarra come un fucile automatico, e a pizzicare le corde della chitarra come se stesse premendo grilletti. Dello stesso anno è la registrazione del singolo My Right (pubblicato soltanto nel 1992 dalla PCP con Jungle Music e Blood Boy), in cui Spencer accentuava ulteriormente il suo logorroico e anti-narcissista terrorismo strumentale, occultando tutto il resto.

Unsane (Matador, 1991) è un'esplosione incontrollata di gloriosi riff catastrofici e tornado ritmici. L'impasto densissimo, l'intensità tragica, le sonorità devastanti li pongono in cima all'Olimpo dei nuovi dei del "noise-rock". Come anticipato dai singoli, gli elementi che compongono il loro sound sono le grida sconnesse di Spencer (spesso filtrate per aumentarne l'effetto), il rombo vibrante di Shore (l'unico componente melodico dell'armonia), l'incedere martellante di Ondras (un incrocio fra il gamelan, una mandria di elefanti in fuga e un concerto di presse, accelerato e stravolto da una potente overdose) e l'onnipresente baccano stridente della chitarra di Spencer.
In tanto tumulto, nei tribalismi isterici di Organ Donor, nelle grida terrorizzate di Vandal-x, nel riff sovrumano di Maggot, nelle distorsioni da trapano elettrico di Bath, nelle cascate di atrocita' alla Sonic Youth di Craked Up, trionfa la tradizione rumoristica di MC5, Chrome, Big Black, Jesus Lizard. Non c'è più che un accenno di melodia, e quell'accenno arriva quando ormai il rito è stato consumato, e non rimane che un cadavere d'armonia da spolpare. La loro generazione è quella "cyberpunk", e lo si capisce nei deliri di dissonanze e cadenze rituali di HLL.
Sono brani che non hanno uno svolgimento razionale, anzi non hanno proprio uno svolgimento: sono soltanto eruzioni incontrollate di suoni. Exterminator erige un'atmosfera di terrore stratificando rumori chitarristici fastidiosi su un ritmo sincopato e la coda si avvale di un fuzztone che cresce rapidamente fino a diventare un ronzio assordante.
Fanno eccezione Aza-2000, che potrebbe essere un brano heavy metal, e il pow-wow sguaiato di Action Man, che acquista persino consistenza di battuta in battuta (invece che svanire nelle solite catastrofi nucleari), e potrebbe essere il capolavoro.
L'unico momento di relativa quiete viene alla fine, White Hand, ma sembra di assistere all'introduzione thriller di Kerosene (quella dei Big Black) piuttosto che a una jam di acidrock (anche se il formato è quello della seconda). La citazione è più diretta ancora in Cut, che prepara la stessa tensione elettrica, ma, di nuovo, non esplode; o, meglio, esplode nel senso letterale del termine, di far scomparire la musica in un eccesso di rumore.
Sull'opera regna sovrano un senso di tragedia degno di un documentario sull'olocausto.
I loro fantasmi interiori sono fatti di carne e sangue, e sono cannibali.

La morte di Ondras per overdose (avvenuta nel 1992, a soli 26 anni) segna a lutto la carriera del trio più efferato d'America. Vincent Signorelli (ex Swans, Foetus e Lubricated Goat) ne prese comunque il posto, poco dopo.

Total Destruction (Matador, 1994) è un altro lavoro della stessa statura. Spencer, Shore e Signorelli costituiscono un trio perfettamente affiatato e, nonostante le cacofonie esasperate, sempre più sofisticato. Il sound glacialmente brutale del primo disco viene messo al servizio di partiture più complesse e altrettanto spigolose.
L'attacco congiunto di chitarra e basso crea fin da Body Bomb (uno dei loro capolavori) la chiave solenne, marziale, superominica in cui si svolge tutta l'opera. Il disco inizia di fatto con quello che è il suo vertice tragico e minaccioso. Sono suoni che evocano scenari minacciosi e opprimenti oltre ogni dire. Più che New York viene in mente Chicago, la Chicago dei Big Black.
La parentela fra Albini e Spencer è evidente in Broke, nella quale la chitarra batte amelodica, a folate, per poi librarsi in due accordi due di melodia. Di pari passo con Slint e Don Caballero gli Unsane stanno rifondando il concetto stesso della partitura strumentale di un brano rock in brani come Black Book, con la voce sempre meno udibile, sempre meno essenziale, ma al tempo stesso con la tensione sempre piu' spasmodica, in un selvaggio, denso e brutale maelstrom; come in Get Away, concitatissima, in cui il trio perde la sua monolitica geometria e chitarra e basso imbastiscono un piccolo capolavoro di contrappunto; o in Dispatched, con un fenomenale lavoro di batteria e basso che imita l'avanzare di un'armata di panzer e un susseguirsi di scosse telluriche. Sono degli spettacoli di rara potenza, come guardare Cassius Clay che prende a pugni un bambino.
Quell'arte catastrofica di suoni scuri e malvagi culmina forse in Trench, una lenta, metodica sarabanda che nasce all'incrocio fra Black Sabbath, i primi (cupissimi) Swans e i primi (minimalisti) Sonic Youth.
Nessuno come loro sa trasformare in musica l'assenza di Dio. Ogni sfumatura del dolore che emana dalla condizione umana ha un corrispettivo, altrettanto devastante, nel loro manuale d'armonia. In Straight, uno degli attacchi più vertiginosi, la chitarra tritura la melodia in una sequenza di accordi ripetuta monotonamente e poi si lascia andare a una lunga, sorda distorsione, affogata nel mix, mentre il basso e la batteria incalzano frenetici con un misto di terrore e di tribalismo. L'effetto è dirompente, inebriante e, al tempo stesso, deprimente; come una dose di eroina.
Gran parte dell'unicità del loro sound è dovuta al ruolo giocato dalla chitarra: un ruolo eminentemente "percussivo", come nei primi Sonic Youth, che rifugge dagli assoli, come nell'hardcore, e accordata (anzi, scordata) in maniera ispida (il suo timbro è l'equivalente sonoro del filo spinato); suonata per lo più in arpeggi tanto rapidi quanto dissonanti. In più la chitarra fa spesso il basso, ripetendo metodicamente un frammento di melodia, per cui alla fine sembra che la canzone sia suonata senza chitarra.
L'effetto drammaturgico è sempre sconvolgente.
I brani più "musicali", quelli più accessibili, nascondono nelle loro viscere infuocate feti abortiti della tradizione rock: S.O.S., che mutua qualcosa dai più sguaiati e rumorosi baccanali degli Stones; Road Trip, nel quale una linea di basso mostruosa e raffiche di staccato chitarristici in cascata non soffocano un riff finalmente lineare, anche se non meno tetragono, roccioso, stentoreo; e Wayne, che può essere considerato la loro versione del rock and roll.
Il motivo strumentale semplice, ripetuto all'infinito con un incedere stanco, anemico, di Throw It Away fa pensare che anche gli Unsane siano stati influenzati, mutatis mutandis, dai Codeine. L'ultimo brano, 455, immerge invece gli Unsane nell'universo linguistico della musica industriale, che trivella lento e implacabile.

Scattered Smothered And Covered (Amphetamine Reptile, 1995) è un lavoro un po' stanco che denota il bisogno di far evolvere il sound. Chris Spencer è rimasto l'unico membro originale degli Unsane, dopo l'abbandono del bassista Pete Shore (sostituito da Dave Curran).
Lo stile cannibalesco di Scrape e Empty Cartridge conserva tutta la sua mostruosa tensione, ma un blues degli abissi più infernali come Alleged fa molta più paura. Il grunge maciullante alla Melvins, per riff titanici e cadenze panzer, di Out e Get Off My Back è efficace, ma forse la scossa è più forte quando gli Unsane si ricordano di essere un complesso rock and roll, nella cavalcata travolgente di Blame Me.

Un disco degli Unsane è sempre un'esperienza da cardiopalmo. Al di là dei gusti, le loro sonorità sono estreme e terrificanti. Se il precedente aveva deluso quanti li consideravano i colossi del noise-rock, Chris Spencer (il leader maximo) rimedia con Occupational Hazard (Relapse, 1998), una raccolta di cannonate al limite del death-metal.
Il drumming torrenziale, le pareti di distorsione e le urla sgolate di Committed annunciano che i ragazzi sono di nuovo in ottima forma. E This Plan corona il ritorno con una tempesta di riff corazzati che non concede respiro, seguita dalle cavalcate non meno arcigne e marziali di Stop e Sick e dall'apoteosi super ominica di Lead. Dal bailamme generale si salvano brani più articolati, come Over Me e Hazmat, che però fanno sempre leva sul frastuono più orrendo, semplicemente organizzato attorno alla suspence invece che alla violenza brada. Sonorità sempre più ispide trafiggono Take In The Stray e Smells Like Rain, che sono dei rompicapo esistenziali più che canzoni.
Le trame si smagliano, i riff deragliano, la voce si perde nei meandri della propria disperazione: ciò che rimane a troneggiare sulla desolazione è la pulsazione assordante della sezione ritmica.
Vincent Signorelli (quello di Swans e Foetus) alla batteria fa una differenza enorme: il disco è per metà suo.
Dave Curran al basso compie prodigi da veterano.
Un disco tutt'altro che perfetto, che segnalava una crisi senza via d'uscita.


(Tradotto da Gabriele Sottocornola, modificato da Stefano Iardella)

Gli Unsane si sciolsero e Lambhouse (Relapse, 2004) è un'antologia.

Trasferitosi a San Francisco, Cutthroats 9 (Man's Ruin, 2000) è il nuovo progetto di Chris Spencer, una valida aggiunta al suo canone di rock'n'roll sporco, tempestoso e sludgy.

Il bassista Dave Curran ha formato The JJ PAradise Players Club, che ha pubblicato Wine Cooler Blow-Out (Tee Pee, 2001).

Dopo sette anni di pausa, gli Unsane si riuniscono e pubblicano Blood Run (Relapse, 2005), ma non è certo un album rivoluzionario.
Nel complesso un'esperienza straziante, ma senza alcuna traccia capace di distinguersi dalle altre: un caso di maestoso dejavu.

Gli Unsane riescono finalmente a sfoggiare una musicalità magistrale con le canzoni più strutturate e melodiche di Visqueen (Ipecac, 2007), in particolare Against the Grain e This Stops at the River. Inzuppate in un’orribile blues mutante, si alzano per sviscerare un reticolo di emozioni primordiali. Altri pezzi vanno dritti alla giugulare (Only Pain, Last Man Standing). E uno tenta di rappresentare sonicamente il loro mondo: l’apocalittica conclusione di otto minuti East Broadway.

Brani come Rat e Metropolis su Wreck (2012) sono altrettanto vibranti e intimidatori, mentre No Chance condivide l'armonica con i brani dell'album precedente This Stops at the River and Stuck ( che per i loro standard è una ballata sonnolenta) tentando un formato più dinamico.

Gli Unsane hanno continuato stoicamente la loro missione quasi religiosa di noise-rock incrollabile con Sterilize (Southern Lord, 2017), che suona quasi esattamente come i loro primi album. La differenza, ovviamente, sta nell'età degli interpreti, che ora sono tutti di mezza età. I loro album sono come un terrificante eco di una catastrofe avvenuta molto tempo prima, ma che ancora riverbera nel paesaggio in rovina. Chris Spencer supera se stesso come urlatore in No Reprieve, la sua chitarra corre alla velocità della luce in Distance mentre il basso di Dave Curran è un tuono vivente in Factory. Meno rumorosa ma più isterica, Grind sfiora il death-metal e Avail è un'oscura nenia blueseggiante, per lo più strumentale, che sfiora lo sludge dei Black Sabbath.

Un album perduto è riemerso con il titolo Improvised Munitions & Demo (2021).


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