- Dalla pagina sugli U.S. Maple di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Gli U.S. Maple sono di fatto la prosecuzione degli Shorty, essendo stati formati a Chicago dal chitarrista Mark Shippy e dal cantante Al Johnson, coadiuvati ora dal secondo chitarrista Todd Rittman e dal batterista Pat Samson (entrambi ex Mercury Players, altro gruppo underground di Chicago), sotto l'egida di Steve Albini e poi di Jim O'Rourke.
Il blues postmoderno presentato su Long Hair In Three Stages (Skin Graft, 1995) ha in realtà poco in comune con gli specchi deformanti di Beefheart. Il processo è piuttosto legato alla decostruzione scientifica dei Red Crayola, a quel programma di caos assoluto che si mappa su una geometria deforme. Le canzoni non sono semplicemente "contenitori" di idee, sono "gonfie" di idee: il loro ruolo è dinamico, implicando crescita, anzichè statico, implicando ripetizione. Il suono delle chitarre è fratturato e incoerente, come negli esperimenti di Fred Frith e Derek Bailey, anche se pur sempre "rock" a causa di un uso timbrico meno consapevole e meno elegante.
Hey King si apre con una jam spastica che presto decade in uno stridulo fruscio di chitarre, ed infine un riff sincopato annuncia il cantante, che sembra intento a ricordare Moonlight In Vermont di Beefheart. House Made Stuff rinuncia alla sezione strumentale e si concentra sulla cacofonia della chitarra e sulla declamazione da lupo mannaro.
Il canto acido e demenziale di Johnson (un sussurro psicotico che prolunga le parole fino a diventare un ululato) è il collegamento che tiene insieme le canzoni, altrimenti imploderebbero o esploderebbero. Letter To ZZ Top può fare affidamento su percussioni tribali e Magic Job può vantare un solido rimbombo di basso, ma alla fine i musicisti possono suonare tutto ciò che vogliono. C'è un elemento di casualità che potrebbe facilmente sfuggire al controllo e dissolvere il formato della canzone. Invece, nel bel mezzo della canzone, la voce tiene a freno qualunque forza centrifuga sia apparsa.
The State Was Bad è una delle canzoni "esplosive", in cui una pausa porta a un'impennata guidata da un massiccio strimpellio di chitarra (come nei primi Sonic Youth) seguito da un caotico chiacchiericcio di chitarra (come nei Polvo). You Know What è un brano blues e forse il brano che meglio sfrutta la corrente alternata del gruppo. When A Man Says Ow continua la sequenza blues con un groove più pesante. Northwad è la più rarefatta di queste "canzoni" blues, il tempo ridotto a mera formalità. Le ultime canzoni sono anche quelle più intense, nonostante ognuna deragli le proprie premesse. L'album ha un solo inconveniente: dura solamente 30 minuti.
Sang Phat Editor (Skin Graft, 1997) comprende Coming Back To Damnit, La Click, Missouri Twist.
Todd Rittman, chitarrista degli U.S. Maple, era anche membro dei Robert Johnson And The Browns, un duo noise sperimentale che aveva pubblicato l’EP Robert Johnson And The Browns ( Transcounty Service, 1998) e l’album Company No Company (CNT, 1999).
L’album Talker (Drag City, 1999) degli U.S. Maple è
un atto dichiarato
di follia.
Mentre l’impressione
generale è quella
di caos totale,
ogni suono è
pronunciato e
orchestrato con attenzione.
Tecnicamente il
tema principale
dell’album è facilmente
riconoscibile: il proto-blues
di Bumps and Guys, una
delle loro migliori
variazioni sul
canovaccio del dadaismo
astratto di Beefheart, il blues
dissonante di Go To
Broises e quello
assonnato di Breeze It's Your
High School riassumono la loro
strategia di "
blacksploitation", in cui le radici
della musica
afroamericana vengono
capovolte nello
stesso modo in cui un
pittore cubista
può ridefinire una
natura morta.
In quest’album l’affondo
chirurgico degli U.S. Maple
sulla tradizione
si compie con la
più immacolata
purezza. Non si
limitano semplicemente
spogliare il
rock fino ai
suoi elementi più
essenziali: dissolvono
questi elementi in un
reticolo di gesti
a-musicali. La loro
tecnica è riassunta
nella decostruzione
dei cliché tipici dei Rolling Stones, che è
condotta senza
alcuna pietà in Apollo Don't You
Crust. Le ultime sembianze
di una forma canzone
collassano in Running From Kabod e Stupid Deep Indoors,
che trasformano il
tempo in una variabile
indefinita. So Long Bonus, d’altra parte,
si balocca dapprima
col tempo, ma solo affinché
un chitarra pateticamente
inconcludente lo possa annichilire.
Secondo gli
standard della band, More
Horror è una soul ballad o almeno
un’insolita concessione
alla passionalità
e alle emozioni,
mentre Track 9 è pressocchè pop music.
Formalmente impeccabile nella
sua interpretazione
delle imperfezioni e
dei difetti musicali,
questo album è una
sincera dichiarazione
d’amore per ciò
che odiano.
Gli US Maple hanno proseguito nell'evoluzione verso un suono meno primitivo, meno acerbo con Acre Thrills (Drag City, 2001). Ma la versione "sofisticata" della loro arte non è pi— godibile. Ma Digital apre con una discordante chitarra, stile Polvo, che pasticcia su una batteria disunita e su linee di basso agonizzanti. Il cantato di Al Johnson singhiozza come un triste David Thomas alla guida dei Pere Ubu nella loro fase più dilatata. Questa modalità più astratta, sciolta, senza spina dorsale e sconclusionata della band racchiude la decostruzione teneramente irrazionale della ballata blues di Rice Ain't Afraid Of Nothing e il teso e psichedelico canto funebre di Chang You're Attractive.
Quella di Johnson è un'arte di affogare, mentre combatte contro sudici, atonali suoni di chitarra, in un'atmosfera che non è tanto claustrofobica quanto surreale.
Tuttavia le sfumature contano. Lo spastico rhythm and blues di Babe è insidiato da convulsioni jazz. Obey Your Concert valorizza il blues confuso di Beefheart con cocciute dissonanze chitarristiche e con i lamenti e i sospiri poco attraenti del cantante. C'è molta poco sostanza musicale in questi brevi ed introversi brani.
Di contro, Total Fruit Warning funziona ed emette un feeling epico, e Open A Rose ruggisce di fervore garage-punk, percussioni voodoo e chitarre sferzanti. La band potrebbe confrontarsi con un numero infinito di stili. Non è lo "stile" il problema: il problema è la demolizione dello "stile".
Johnson dà un significato all'intera opera con la sua folle mistura di dolcezza e disperazione. Fino agli ultimi bambineschi accordi di Troop And Trouble, l'elemento tragico è balzato in primo piano, e gli U.S. Maple suonano più romantici dei Backstreet Boys.
Il batterista Adam Vida degli U.S. Maple ha fatto il proprio debutto come solista con lo pseudonimo di Central Falls con l'album Latitude (Truckstop, 2002). Sorprendentemente, questo è un album di semplice country-rock (Latitude) e ballate a ritmo di valzer (So Lovely So Lovely) suonate con un minimo di strumenti e un minimo di voce. Nel complesso, Vida sembra un artista ancora alla ricerca della propria vera voce. Mostrando il torpore depresso delle nenie di Nick Drake, composizioni lunghe come Leave Into e Famous Harbour sono ritornelli pop eseguiti al rallentatore: se li suonasse a una velocità maggiore sarebbero canzoncine orecchiabili. Occasionalmente, si percepisce un interesse per il "suono" di per sé, sebbene la strumentazione sia troppo scarna per poter svolgere un ruolo importante. Ma Travel ha l'atmosfera spaziale e sognante di Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd e un ponte melodico preso in prestito da A Day In The Life di John Lennon dei Beatles. Non può essere una coincidenza.
Il secondo album dei Central Falls, Love And Easy Living
(Truckstop, 2003), beneficia dell'aggiunta dell'organista Ryan Hembrey.
Il country-rock derivativo del primo album è maturato in un roots-rock
stagionato consacrato da contrappunti onirici. La maggior parte delle nove canzoni dura sui 4-5 minuti, in parte a causa dei tempi languidi, in parte a causa di un songwriting più maturo e più atmosferico.
Il mood passa dalla inquietante Springtime, bagnata da una pioggierella
di toni chitarristici e bassi lievemente sincopati, e con una melodia che
ricorda la Beatles-iana Michelle, al blues trasognante di The
Fights Are Staged, dalla swingante e autunnale Don't Concern Yourself
agli strumenti a fiato che tinteggiano le notturne Morning Sky e Falling Silver,
dalla trance quasi impietrita dei sei minuti di Somewhere Between
(armonie vocali da svenimenti e gorgoglianti arpeggi di chitarra) alla ninnananna
jazzata di Weekenders (con una coda strumentale ipnotica). Non c'è
un minuto sprecato in queste composizioni amorevolmente confezionate, fino
all'ode conclusiva, Wrapped Up In Gold, una cosa simile a un incrocio
tra una preghiera ecclesiastica e un lamento alla Neil Young.
Purple On Time (Drag City, 2003) degli U.S. Maple è un lavoro accessibile e senza pretese che potrebbe attrarre un pubblico più ampio (My Lil' Shocker, I'm just A Bag, Sweet & Centre, Tan Loves Blue) ma rappresenta un grande passo indietro per quella che era una band altamente innovativa.
Unhistories di Singer (Drag City, 2008) è stata una collaborazione tra il chitarrista Todd Rittman e il batterista Adam Vida degli U.S. Maple con il bassista Robert Lowe dei 90 Day Men. La musica era un baccanale grottesco, alla Beefheart, con chitarra atonale e voce squilibrata.
Gli Invisible Things, il duo formato dal chitarrista Mark Shippy degli U.S. Maple e dal batterista Jim Sykes dei Parts & Labor, hanno debuttato con le intelligenti astrazioni post-rock di Home Is The Sun (Porter Records, 2012) e Time As One Axis (New Atlantis, 2015).
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