- Dalla pagina sui Volebeats di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
I Volebeats sono un combo di Detroit che esegue il country-rock più appassionato che si possa immaginare, infinitamente più autentico di Wilco e Son Volt.
Il gruppo è in circolazione da dieci anni, avendo cominciato con Ain't No Joke (Relapse, 1989). La carriera maggiore ebbe inizio, comunque, con l'album Up North (Safe House, 1994), una raccolta forbita che annoverava Miriam, lo spigliato bluegrass Ten Cars Back, la cadenzata e fatalista Rode Into Town, Something Broken e Please Come See Me, memori della chitarra di Roger McGuinn, della voce di Gram Parsons e delle atmosfere degli Eagles.
L'EP Bittersweet (Third Gear, 1996) fa leva sulla toccante Last Time I Saw Her (prima piccola gemma di Robert McCreedy) e sulla tenera Goodbye.
Su Sky And The Ocean (Safe House, 1997)
Jeff Oakes (canto), Matthew Smith (chitarra) e Bob McCreedy (chitarra ritmica)
conducono il combo sulle tracce della ballata malinconica da "loser"
(Somewhere In My Heart), della ballata agrodolce da "loner" (It's Alright),
della ballata innamorata da amante incompreso (Don't I Wish),
della ballata epica da ribelle (Diamonds, Dead Of Winter),
e così via, spazzolando tutti gli stereotipi del genere.
Su tutto brillano i due capolavori di McCreedy: Sky And The Ocean,
un brano atmosferico alla Chris Isaak con un twang di
chitarra da colonna sonora western,
e Two Seconds,
una malinconica ballata con un pudico jingle-jangle alla Byrds.
Il loro cuore sta negli anni '50 e il disco non è altro che un nostalgico
tributo a quell'era (compreso il rockabilly scatenato di Warm Weather).
I sempre imprevedibili Volebeats fanno rotta verso la musica surf, i ritmi world e le colonne sonore sullo splendido Solitude (Safe House, 1999), un lavoro volubile e filosofico che probabilmente rappresenta il raggiungimento dell'apice della loro carriera. Matthew Smith e Bob McCreedy pizzicano le corde delle loro chitarre facendole riverberare e risuonare secondo il loro marchio di fabbrica, la cui ipnotica bontà rappresenta la metà dell'opera; l'altra metà è data dall'abilità nel comporre superbe melodie. Questa è una schizofrenica raccolta di brani alternativamente strumentali e cantati. I primi costituiscono un album a
sè stante, una raccolta di brani strumentali evocativi che forniscono una sorta di colonna sonora immaginaria. Desert Song e Blue Green posseggono un feeling pigro, sognante e solare, mezzo spaghetti-western e mezzo psichedelia sudista. Aggiungete un bolero gitano (Kala), un epico rave-up surf (Speed Boat) ed un paio di vignette lmpressioniste (in modo particolare Moon Beams), ed avrete un compendio della musica strumentale americana bianca. Quello che rende queste esplorazioni di generi così vive è il puntello "noir", il fatalistico timbro delle chitarre, l'andamento sepolcrale, il colorito alquanto pieno degli
arrangiamenti.
Per coronare il loro capolavoro, il cantante Jeff Oakes sciorina una manciata di ballate appassionate e romantiche, suonate con la grazia e l'eleganza dei madrigali rinascimentali e sostenute da melodie semplicemente memorabili: Beautiful Night è un motivo vecchio stile alla maniera delle tenere cantilene degli Everly Brothers; Just As You Are Beautiful è una lamentazione secondo lo stile dei R.E.M.; Shannon richiama alla mente il jingle-jangle dei primi, esuberanti Byrds; Back In A Minute è un dipinto di desolazione (si immagini una via di mezzo tra A Day In The Life di John Lennon e Suzanne di Leonard Cohen ); e
Lonely Way To Go è un requiem maestoso eseguito con violoncello ed organo nello stile "Grecia antica che incontra il gotico inglese" che ricorda Nico.
Talvolta "antiquato" è sinonimo di immortale.
Purtroppo, McCreedy avrebbe poi lasciato i Volebeats per trasferirsi in Minnesota, mentre Matt Smith si sarebbe concentrato sull'altra sua band, gli Outrageous Cherry.
L'ultimo album con quella formazione classica, Mosquito Spiral (Blue Rose, 2000 - Third Gear, 2001), è una raccolta di ballate per lo più folk-rock che suonano terribilmente antiquate rispetto alla serie precedente. La disinvolta epopea alla R.E.M. di Voles in NYC riscatta il suono country convenzionale di Radio Flyer e Feel The Same. Tether è solo la nuova puntata dell'ossessione di McCreedy per il suono della chitarra di McGuinn.
Il primo lavoro solista di Robert McCreedy, Streamline (Safe House, 2001), è fondamentalmente la continuazione di Solitude: la stessa armonia soulful, la stessa calma appassionata, gli stessi arrangiamenti delicati, lo stesso talento melodico. Con la notevole eccezione di Float Away, è più lontano dalla tradizione rispetto ai dischi dei Volebeats. Inoltre, echi di Bob Dylan permeano gran parte della raccolta, sia per il tono della voce di McCreedy sia per i riff presi in prestito dai classici di Dylan. Questo non vuol dire che la musica non sia personale: questo è lo spettacolo di McCreedy anche quando (l'intensa e tenera Holding On o la rilassante e nostalgica Gone Again) l'influenza di Dylan è più forte.
Il diavolo sta nei dettagli. Anche se superficialmente correlato, McCreedy ha un modo completamente diverso di raccontare le sue storie e un modo completamente diverso di organizzarle: ciò che rende Gone Again l'affascinante pazzo che è sono i tocchi appena percettibili di fisarmonica e mandolino. Questi tocchi discreti ed eleganti non sono mai troppi. Superbe orchestrazioni mettono in risalto la lamentosa Down (tremule frasi d'organo, pianoforte a coda, violoncello). La traccia iniziale, il robusto e vivace folk-rock di Diana, è un po' fuorviante perché evoca un Tom Petty con il mandolino bluegrass, che non corrisponde a ciò che segue, ma potrebbe anticipare un sound "più pop" in arrivo con le successive release. Un'altra cosa che McCreedy ha in comune con Dylan: mette il cuore in ciascuna delle sue canzoni.
I Volebeats hanno reclutato il chitarrista (e non il matematico...) John Nash, aka Johnny Na$hinal, per sostituire McCreedy, che aveva lasciato la band dopo la pubblicazione di Country Favorites (Turquoise Mountain, 2003).
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