- Dalla pagina sui Belle And Sebastian di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi, modificato da Stefano Iardella)

In breve:
I Belle And Sebastian sono un folto gruppo di Glasgow (Scozia) capitanato dal cantante Stuart Murdoch (Clarkston, 1968), una delle novità più interessanti della scena Britannica sul finire del 20° secolo.
Riprendendo un'idea che era già stata dei Vulgar Boatmen, il gruppo scozzese ricama delicate canzoni folk-pop con il piglio intellettuale del folksinger alternativo.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Bio:
L'album di debutto Tigermilk (Electric Honey, 1996) è essenzialmente il disco di cantautorato vecchio stile, che offre melodie sobrie con intenso pathos ma poco sfarzo. Ciò che lo distingue non è nulla di rivoluzionario, ma qualcosa di molto profondo. Da un lato, le melodie sono tenere, orecchiabili e poetiche. Dall'altro, l'accompagnamento è dovuto a un gruppo eclettico capace di sperimentare con innumerevoli generi e strumenti. The State I Am In suona come uno dei lamenti malinconici di John Denver. You're Just A Baby ha la chitarra staccata, i battiti di mani giovanili e l'atteggiamento romantico del primo Neil Diamond. I Don't Love Anyone tradisce un forte "accento" alla Bob Dylan, sia nella chitarra strimpellata che nella voce blues. E She's Losing It risale ancora più indietro nel tempo, alle armonie eteree e swinganti dei "barbershop quartets" e alle allegre ballate del country & western.
La band abbandona quel formato semplice e si avventura in territori più avventurosi con una manciata di canzoni. I Could Be Dreaming ha il brio, il riverbero della chitarra e l'organo gospel del garage-rock, ma le armonie vocali degli Everly Brothers. Expectations vibra a un tempo denso e febbrile, mentre la tromba intona una fanfara gioiosa. We Rule The School ha il tono semplice e sognante di un Donovan e quello lamentoso di un Jackson Browne, ma si adagia su una sonata classica per pianoforte e violoncello, e si concede persino un minuetto per flauto e clavicembalo degno dei concerti barocchi. Electronic Renaissance impiega persino un ritmo disco e voci distorte, e suona come i New Order. Per quanto sia naìf e sobrio, l'album si avvicina molto all'essere un capolavoro.
I Belle & Sebastian suonano come una versione leggermente più erudita dei Magnetic Fields. Condividono la semplicità concettuale, la maniacale attenzione ai dettagli e le melodie strazianti. Hanno più un'aria da "fiabesco" rurale, meno un atteggiamento intellettuale urbano. Discendono da Donovan, non da Dylan.

Alcuni dei loro migliori pezzi sono stati pubblicati negli EP del 1997.
Dog On Wheels (1997) contiene quattro piccole gemme: la spagnola Dog On Wheels è rafforzata dall'assolo di tromba di Mick Cooke; The State I Am In riecheggia American Pie di Don McLean; String Bean Jean in stile Jonathan Richman è un ritratto memorabile; e Belle & Sebastian, arricchita dal flauto, è una ninna nanna bucolica.
Lazy Line Painter Jane (1997) contiene il sinistro e imponente garage-rocker Lazy Line Painter Jane (un duetto con Monica Queen), lo spoken-word di A Century Of Elvis, impreziosito da un tintinnio di chitarra in stile Byrds, e l'allegro e sognante folk-rock singalong Photo Jenny.
3 6 9 Seconds Of Light (1997) alterna la toccante elegia A Century Of Fakers e il roboante garage-rocker Le Pastie De La Bourgeoisie, la delicata ballata jazzy Beautiful e la galoppante Put The Book Back On The Shelf, pennellata dal violino (un altro picco).
Questi tre EP sono stati successivamente raccolti nel cofanetto Lazy Line Painter Jane (Matador, 2000).

This Is Just a Modern Rock Song (1998) contiene il lungo, sussurrato e quasi funereo lamento country This Is Just A Modern Rock Song, e la dolce ninna nanna in stile Donovan I Know Where The Summer Goes.
Legal Man (2000) sorprende con un'esplosione di soul-rock psichedelico, ovvero Legal Man, e il synth-pop strumentale di Judy Is A Dick Slap.
Jonathan David (2001) contiene la melodia celestiale in stile anni '60 di Jonathan David (un altro picco) e l'aggraziato madrigale da camera pop in stile Simon & Garfunkel Take Your Carriage Clock And Shove It.
I'm Waking Up to Us (2001) è invece piuttosto banale, sia l'orchestrale I'm Waking Up To Us che la circense I Love My Car.

L'antologia su due dischi Push Barman To Open Old Wounds (2005) raccoglie gli EP pubblicati tra il 1997 e il 2001.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi, modificato da Stefano Iardella)

Il progetto viene perfezionato su If You're Feeling Sinister (Enclave, 1997), operina cesellata con amore, per quanto fragile e sotto tono. A brillare sono adesso soprattutto gli arrangiamenti, che spesso prendono corpo poco alla volta man mano che la canzone procede. Come The Stars Of Track And Field, che ripete sempre la stessa melodia semplicissima, ma con un accompagnamento sempre più complesso, prima organo, poi trombone, poi pianoforte...
Piano e vibrafono scandiscono il ritornello di Seeing Other People (davvero memorabile il loro carillon).
Like Dylan In The Movies è la prima riesumazione del fantasma di Donovan (con la piccola sezione d'archi in evidenza), che ricorre anche nella ballata di Get Me Away From Here I'm Dying (a trottante passo di ska) e nella complessa fiaba della title-track. Sembra di ascoltare inediti di Mellow Yellow.
Murdoch si concede poi il vezzo di intonare Mayfly con la chitarra e l'organo di Blonde on Blonde di Bob Dylan e il canto di Joni Mitchell.
Il disco assomiglia molto a quelli dei Magnetic Fields, ma in questo caso abbiamo un cantante che non sa cantare. La qual cosa può anche essere un bene, se l'obiettivo è quello di suonare in maniera dimessa e "modesta".


(Tradotto da Walter Consonni)

Murdoch continua a pubblicizzare la sua passione per Nick Drake, ma non cambia il fatto che anche The Boy With The Arab Strap (Virgin, 1998) sembri un disco di Donovan, tanto per il registro del canto quanto per la soave indolenza delle ballate.
Le liriche speculano ancora sul modello esistenziale degli Smiths: gli aspetti tristi dell'adolescenza. Ma Stuart Murdoch non è proprio un John Keats. La sua forza risiede nell'orecchiabilità delle melodie, che in questo caso non si dipanano armoniosamente come in passato. A Summer Wasting e The Rollercoaster Ride creano atmosfere piacevoli, ma è assente la canzone caratterizzata da una melodia indimenticabile. Per contrasto, Chickfactor (uno dei punti di forza) vanta una superba melodia che un arrangiamento da camera con flauto ed archi valorizza in maniera elegante e piacevole.
Gli arrangiamenti rappresentano spesso l'aspetto preponderante. Mentre i primi dischi erano basati sulla bontà delle melodie e rifiniti con gli arrangiamenti, questo sembra (talvolta) essere basato sugli arrangiamenti ed abbellito con una melodia. Ci sono, in effetti, molti più strumenti, che sono stati scelti ed utilizzati accuratamente. Il theremin ed un ritmo da locomotiva sostengono Sleep the Clock Around, una classica ninnananna per bambini che un pianoforte sobbalzante trasforma in un parente stretto di Electricity degli Orchestral Manouvres In The Dark ed una tromba sognante eleva a proporzioni epiche. Ease Your Feet Into The Sea, che suona come una bossanova, prende a prestito un mandolino mediterraneo, un violino gitano ed uno xilofono. Uno dei brani guida, Dirty Dream Number Two, è enfatizzato da un'orchestra sinfonica. The Boy With The Arab Strap, una favola degna di Paul Simon per lo più strimpellata alla chitarra, spicca il volo con un organo gospel ed un assolo di flauto. Ma va detto che alcuni dei brani migliori sono i più semplici, It Could Have Been A Brilliant Career (quasi un'ode di Joni Mitchell) e Is it Wicked Not to Care (cantata, o, meglio, sussurrata, da una delle ragazze).
I limiti della band sono penosamente evidenti in A Space Boy Dream, una versione zoppicante della The Gift dei Velvet Underground, anche se anticipa il disco dei Looper.
La formazione conta a questo punto di Chris Geddes alle tastiere, Mike Cooke alla tromba, Isobel Campbell alla viola, Richard Colburn alla batteria, Stuart David al basso, Stevie Jackson alla chitarra, Sarah Martin al violino.


(Tradotto da Stefano Iardella)

I membri del gruppo erano impegnati su innumerevoli fronti.
David aveva un progetto di "spoken word" denominato Looper.
Campbell, a sua volta, guidava i Gentle Waves di The Green Fields Of Foreverland (Jeepster, 1999).

I Belle And Sebastian tornarono con l'EP This Is Just A Modern Rock Song (Jeepster, 1998).


(Tradotto da Luca Versace, modificato da Stefano Iardella)

Fold Your Hands Child (Jeepster, 2000), ultima fatica di Belle & Sebastian, propone uno Stuart Murdoch piu' maturo a livello compositivo. Si può parlare di evoluzione naturale rispetto all'estesa strumentazione presente su The Boy With The Arab Strap.
Questo quarto lavoro segna un drammatico distacco dagli inizi amatoriali e pacati della band: le ninnananne strappacuore presenti sull' album si servono ora di rigoglisi arrangiamenti. Chi ci rimette è la melodia, quella fragile e innocente, sebbene profonda, seduzione perno del fascino sublime dei loro primi lavori.
Wrong Girl (beat aggressivo e bellicoso, fanfare epiche, archi disco-soul, shuffle di piano e organo Al Kooperiano), I Fought In A War (tin tin stridente, tromba morriconiana, archi imponenti, clavicembalo strimpellante) e The Model (clavicembalo disinvolto, flauto pastorale, archi dance), sono gli episodi che meglio conservano quell'alto standard nonostante tradiscano il dogma della bassa fedeltà.
Nel suo suo nuovo ruolo Murdch si rivela musicista più peculiare che in passato.
Laddove la musica rock caratterizzata da gonfi arrangiamenti tende a dirigersi verso soul e pop, gli arrangiamenti di Murdoch sono più accostabili alla musica classica. Waiting For The Moon To Rise è la più "classica" di tali composizioni: clavicembalo, violoncello, pianoforte, violino ed organo si alternano alla guida di una delle melodie più semplici ed efficienti del gruppo.
Quest'album, troppo orchestrale e barocco, sembra in certi punti un maldestro remix del loro precedente lavoro: gli eccessi soul di Don't Leave The Light On Baby, la ninnananna country di There's Too Much Love, i languori di provenienza pop presenti in Nice Day For A Sulk e Family Tree, il calypso da salotto di Woman's Realm sono invece reminescenze di Donovan, Neil Diamond, John Denver e Burt Bacharach.
La ballata folk Beyond The Sunrise (un duetto sussurrato dai due cantanti in un tono che ricorda Leonard Cohen ma arricchito da messaggi sonori di sottofondo e suono di campane) e la brama neoclassica di Chapel Lines (Nick Drake che fronteggia un trio da camera) sono gli unici momenti di sollievo da un sovraccarico sonoro.
In questo limbo a metà strada tra la Penguin Cafè Orchestra e i Verve, Murdoch è pronto a scommettere che il gruppo non perderà la sua identità e acquisterà una nuova dimensione.

Il singolo Legal Man non è stato incluso nell'album e i B-sides sono Winter Wooskie e Judy Is A Dick Slap, il primo brano strumentale strumentale della band.

Altre poesie vengono sprecate sul singolo Jonathan David (Jeepster, 2001) che, oltre alla title-track, include la sognante Take Your Carriage Clock e la filosofica The Loneliness Of The Middle-Distance Runner.


(Tradotto da Massimiliano Monteverdi, modificato da Stefano Iardella)

Storytelling (Jeepster, 2002) è la colonna sonora del film omonimo: trentaquattro minuti divisi fra brani di musica strumentale (una fantasia à la Mike Oldfield, che ruota intorno alla melodia di Fiction) e sei nuove canzoni (le più orecchiabili sono Storytelling, Big John Shaft, Wandering Alone).

Su Dear Catastrophe Waitress (Rough Trade, 2003) Murdoch dà fondo a tutto il suo intimismo lirico, ma ciò ha come risultato principale l'assimilazione degli elementi formali e soprattutto degli standard di arrangiamento e delle ballate pop-soul degli anni '60 e del synth pop degli anni '80 (siamo dalle parti dei Buggles, il cui produttore Trevor Horn è presente anche su questo album).
In questo modo l'ascoltatore si trova come proiettato per le strade di Chicago per il tramite di Brian Wilson (Step Into My Office Baby, scritta da Stevie Jackson), di Marvin Gaye (If She Wants Me), dei Byrds (Wrapped Up In Books), dei Fleetwood Mac (la lunga Stay Loose), e di sfacciati numeri bubblegum (Roy Walker, You Don't Send Me, If You Find Yourself Caught in Love).
Gli scenari sonori delle canzoni sono impeccabili, ma questo è il campo d'azione del produttore e non di chi scrive le canzoni. Bisogna invece riconoscere a Murdoch la solita capacità di padroneggiare uno spettro molto ampio di sentimenti, che vanno dalle tristi meditazioni di Piazza New York Catcher all'atmosfera gioiosa di I'm a Cuckoo (che ricorda un po' i Thin Lizzy di The Boys are Back in Town); e in un paio di brani (Lord Anthony, Wrapped Up in Books) riaffiorano i Belle and Sebastian dei primi album, anche se in un contesto come questo, dominato da un'attenzione maniacale per il minimo dettaglio sonoro, simili canzoni appaiono come fuori posto. Che la si consideri una conquista o una sconfitta artistica, la produzione sofisticata e barocca di questo album (e il suo mood spensierato) è ben lontana dalle atmosfere delicate e sommesse degli anni poetici di Murdoch.


(Tradotto da Giorgio Tempesta)

L'EP Books (2004) contiene la jam Your Cover's Blown, che accenna a un cambio di direzione verso un tipo di musica più "corporea".
The Life Pursuit (Matador, 2006) ha completatato quel programma, scimmiottando stili antiquati, dal pop à la Elton John (il singolo Funny Little Frog) al soul di Stevie Wonder (Song for Sunshine), dal boogie (The Blues Are Still Blue) al rock psichedelico (White Collar Boy), dal pseudo-funk (We Are the Sleepyheads), alla musica country (Another Sunny Day), etc.
Tranne che in un paio di canzoni, non c'è più la fragile malinconia che era stata un loro marchio di fabbrica. Sembra quasi che i Belle and Sebastian siano dei meri imitatori della musica degli anni '60 (Dear Catastrophe Waitress) e degli anni '70 (The Life Pursuit) che, però, già da tempo non siano più in grado di eseguire delle imitazioni soddisfacenti. Mentre la loro competenza musicale migliora, la loro creatività diminuisce perché sono diventati sempre più bravi nel fare quello che hanno sempre voluto: suonare come i loro idoli.


(Tradotto da Stefano Iardella)

La colonna sonora del musical sui Belle & Sebastian realizzato da Stuart Murdoch è stata pubblicata ancor prima che il film iniziasse, su God Help The Girl (2009).

Fatta eccezione per un paio di passi falsi, Write About Love (2010) è una parata di classe di ciò che sanno fare meglio (melodicamente e ritmicamente) condito con la qualità produttiva dell'era di Dear Catastrophe Waitress. Sebbene poche di queste canzoni siano tutt'altro che dejavu (I Didn't See It Coming, I Want the World To Stop, I'm Not Living in the Real World), hanno un modo unico di risuonare a lungo dopo che l'ultima nota è ormai svanita.

Stuart Murdoch ha debuttato come regista con “God Help the Girl” (2014).

I Belle & Sebastian toccano il fondo con Girls In Peacetime Want To Dance (2015), un'inutile raccolta di canzoni per lo più banali (Nobody's Empire è una delle poche eccezioni).
Dopo quattro anni sono tornati con la colonna sonora Days of the Bagnold Aummer (2019) dell'omonimo film di Simon Bird, che contiene canzoni vecchie e nuove.
Gli hanno fatto seguito A Bit of Previous (2022) e Late Developers (2023).


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