- Dalla pagina sui Boris di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
I Boris sono una band di Heavy Rockers giapponesi che traggono ispirazione dai Melvins.
Debuttano con Absolutego (Fangs Anal Satan, 1996 – Southern Lord, 2004), che contiene un’unica traccia di 65 minuti, oscura e densa di drones, un po’ come fecero gli Sleep, a cavallo tra rock psichedelico ed heavy metal.
Dopo lo split Boris/Barebones (Fangs Anal Satan, 1997) e Black implication Flooding (Inoxia, 1998), una collaborazione con Keiji Haino (alle chitarre, alla voce, alla "wave drum", all’electronic sruthibox e all’"ethnic oboe") i Boris escono con Amplifier Worship (Mangrove 1998, Southern Lord 2003) un altro immenso colosso fondato su grooves pesantissimi e distorsioni cariche di wah wah.
Un lento e colossale riff permea Huge. Il ritmo è funereo in Ganbou-ki, un'agonia di 15 minuti scandita da urla alla David Yow degli Scratch Acid, che rapidamente precipita in un baccanale infernale di percussioni tribali. Il monolite Vomitself (17 minuti) è la dimostrazione per eccellenza dell'arte dei Boris di trasformare i riff in droni ad altissimo volume. Tuttavia, i Boris non offrono soltanto magniloquenti ondate di riff. Hama viene deragliato da un lungo intermezzo di chitarra drone e batteria sincopata. Dopo tre minuti di violenza, i 14 minuti di Kuruimizu si dissolvono in un paesaggio sonoro scarno di dolci strimpellate ipnotiche.
Due tracce dei Boris compaiono sullo split con Choukoku no Niwa, More Echoes Touchin Air Landscape (Inoxia, 1999).
Il semiacustico Flood (MIDI Creative, 2001) è una traccia unica di 70 minuti, forse troppo New Age per i loro standard.
Con Heavy Rocks (Fangs Anal Satan, 2002) abbandonano in parte quel super-doom metal alla Melvins (con Heavy Friends come unica eccezione) in favore di un avvicinamento allo "Stoner Rock" (Soft Edge, Death Valley) con molti riferimenti al garage rock Americano degli anni ’60.
Megatone (Inoxia, 2002) è una collaborazione Doom/Ambient con Merzbow (aka Masami Akita), e anche uno dei loro lavori più intimidatori.
Il mini album da sei tracce Akuma no Uta (DIW Phalanx, 2003) contiene un’effervescente title-track.
At Last – Feedbacker (DIW Phalanx, 2004 – Conspiracy, 2005) è una sinfonia suddivisa in cinque movimenti che oscilla fra il dark, il moderato, fra il maniacale e l’etereo. L’escursione interiore viene evocata da movenze strumentali estreme. L'attenzione è ora più sulla consistenza che sulla pesantezza. Il primo movimento è un drone di chitarra distorto in lenta mutazione che crea un senso di suspense e paura primordiale. Tuttavia, si conclude con un lento "twang" che ricorda in maniera inquietante Ennio Morricone. Il secondo movimento è un trascinamento cullante che si evolve lentamente in un inno melodico guidato dalla chitarra, nello stile dei Pink Floyd del tardo periodo. Il terzo movimento richiama la fusione acid blues-jazz-rock delle jam di Jimi Hendrix, sebbene più dilatata. Il quarto movimento è pura scultura sonora dissonante astratta e senza ritmo, che si gonfia fino a un'eruzione cosmica di rumore di chitarra per poi decadere in una meteora ronzante e lontana. La batteria torna a battere un ritmo danzabile nel breve quinto movimento, che conclude il viaggio psicologico con un sospiro di sollievo.
I tre EP The Thing Which Solomon Overlooked Vol 1-3 (Kult of Nihilow, 2004-06) e il singolo A Bao A Qu (Super fi, 2005) offrono dei canti funebri "droning" molto più quieti.
La colonna sonora Mabuta No Ura (Catune, 2005) è l’opera più luminosa dei Boris. Con l’eccezione della ripresa del singolo A Bao A Qu, le tracce sono innocue meditazioni soniche che trasudano un senso di pace e calma piuttosto che il solito sapore infernale.
Pink (DIW Phalanx, 2005 – Southern Lord, 2006) è il loro album Garage Rock per eccellenza. Ruvido ed isterico laddove i precedenti lavori erano inondati di sonorità dark. Molti dei brani sono (insolitamente) brevi e concentrati, e oscillano su un ampio spettro di stili: Farewell è un canto acido che si arrampica su un enorme muro di suoni distorti, ma Pink balbetta come un'invettiva punk-rock e Afterburner rende omaggio a Jimi Hendrix, mentre Nothing Special (il brano più feroce dell'album) è la quintessenza del febbrile garage-rock. Woman On The Screen ed Electric sono (brevi) numeri rock'n'roll alla velocità della luce. Blackout è uno strumentale pieno di suspense per batteria marziale, chitarra ululante e basso panzer. Potrebbe non essere il loro lavoro più potente, ma si distingue sicuramente per la varietà, sebbene possa anche essere visto come un confuso ammasso di idee incompiute. Il vortice di dieci minuti Just Abandoned My-Self cerca di alzare la posta in gioco, ma non riesce a essere coeso.
Sun Baked Snow Cave (Hydra head, 2005) è una collaborazione con Merzbow, che riprende il terrificante e monolitico Megatone.
04092001 (Inoxia, 2005) è un’altra collaborazione tra i due, ma il suono questa volta risulta essere molto più vivace, come una sorta di freak-out psichedelico.
Warlus/Groon (Hydra Head, 2007) è la quarta collaborazione con Merzbow.
Il doppio CD Dronevil Final (Misanthropic Agenda, 2005 – Inoxia, 2006) consiste in due dischi da riprodurre simultaneamente su due apparecchi distinti. Uno rappresenta l’anima più soft e ambient del sound dei Boris, mentre l’altro quella più rumorista e in chiave stoner-doom. La seconda ottiene più consensi grazie a una Red (21 minuti). La combinazione delle due verrà sentita solo dal produttore della band. Se il tutto fosse stato sviluppato su un unico disco, sarebbe stato probabilmente stato un’imponente opera, poiché la musica del primo (piuttosto sottile di per sé) e quella del secondo (piuttosto sgradevole di per sé) costituirebbero probabilmente un impressionante caso di contrappunto post-industriale.
Rainbow (Pedal, 2006) è una collaborazione col chitarrista dei Ghost, Michio Kurihara. Si tratta di una nuova avventura in territori melodici e tenui che si presenta come la negazione concettuale della carriera dei Boris.
Altar (Inoxia, 2006) è una collaborazione tra Boris e Sunn O))), da tener d’occhio forse più per l’artwork che per la musica in sè. Nella collaborazione appaiono altri musicisti quali: Jesse Sykes che canta nella paradisiaca Sinking Belle, l’ex Soundgarden Kim Thayl suona la chitarra nella colossale Blood Swamp, mentre Joe Preston dei Melvins canta invece in Akuma no Kuma.
Il doppio album Rock Dream (Southern Lord, 2007) è un'altra collaborazione con Merzbow che rivisita alcuni classici dei Boris, a partire da una versione di 35 minuti di Feedbacker.
Smile (DIW Phalanx, 2008) contiene una nuova
versione del vecchio singolo Message/
Statement.
La versione statunitense,
Smile (Southern Lord, 2008), è nettamente inferiore.
Golden Dance Classics (Catune, 2009) è un album split tra Boris e 9DW dedicato alla musica (!) disco-pop.
Cloud Chamber (Pedal, 2009) è un'altra collaborazione con il chitarrista Michio Kurihara dei Ghost, più ambiziosa della precedente.
New Album (2011), di cui sono uscite due versioni diverse in Giappone e negli Stati Uniti, ha proseguito la tendenza verso materiale più propriamente “pop”. Molte delle sue canzoni sono state rielaborate per i due album successivi.
Quindi, Attention Please (2011) suona come il loro album più pop fino a quel momento. Non solo è cantato interamente dalla chitarrista Wata (una novità assoluta), ma rappresenta anche un ritorno al noise-rock degli anni '80 e alla psichedelia shoegaze degli anni '90 (Hope e Spoon). Nel peggiore dei casi, questi brani suonano come synth-pop con poco synth in Party Boy. Nel migliore dei casi, le nevrotiche Tokyo Wonderland e Attention Please suonano sufficientemente minacciose, ma sono troppo poco per riscattare una raccolta così debole.
Quindi, Heavy Rocks (2011), non una ristampa dell'album del 2002 e con il chitarrista maschile Takeshi di nuovo alla voce come di consueto, suona come un figlio bastardo del loro glorioso sound. Il singolo Riot Sugar funziona come un giudizioso promo per la loro intera carriera. L'album ha un picco di prevedibile intensità, ovvero il muro di distorsioni di tredici minuti Aileron, e un picco di sorprendente confusione, ovvero la power-ballad di dodici minuti Missing Pieces. Nessuna delle due sarebbe riuscita ad arrivare alla versione finale di uno dei loro migliori album.
Boris & Ian Astbury (Southern Lord, 2010), accreditato ai BXI, è stata una collaborazione con il cantante Ian Astbury dei Cult.
I Boris hanno pubblicato un’enorme quantità di musica, per lo più di imbarazzante qualità: Attention Please (Daymare, 2011), New Album (Tearbridge, 2011), Heavy Rocks (Daymare, 2011), Praparat Daymare (2013), Noise Daymare (2014), Warpath (2015), Asia (2015), Urban Dance (2015), il doppio album Crossing Waltz (2016), ecc.
Gensho (Relapse, 2016) è una collaborazione (o meglio, uno split) tra i Boris e Merzbow. Il miglior contributo dei Boris è la lugubre agonia zen di Akuma No Uta.
La musica di Dear (2017) è Love & Evol (2019) che è la perfetta definizione di musica noiosa e senza ispirazione alla Melvins.
Il punk NO (2020) ha cercato di introdurre qualcosa di nuovo.
2R0I2P0 (2020) è una collaborazione con Merzbow, che rivisita anche materiale di Love & Evol (2019).
Il drone album W (2022) contiene i nove minuti di You Will Know.
Il terzo album intitolato Heavy Rocks (2022) ha offerto maggior varietà oltre a un discreto garage-rock come She is Burning.
Fade (2022), il loro miglior album da anni, contiene sei lunghi brani di drone-metal incredibilmente pesante.
Bright New Disease (2023) è uno split album con Uniform.
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