- Dalla pagina sui Billy Bragg di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
Billy Bragg (Barking, 1957) è stato l'autentico folksinger populista della generazione punk. Life's A Riot (1983) ha introdotto un bardo solitario dedito a una satira ossessiva e caustica dei costumi contemporanei (A New England, 1983; Man In The Iron Mask, 1984; Between The Wars, 1985; Levi Stubb's Tears, 1986).


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
Il cantautore inglese Billy Bragg, capace di comporre melodie superbe e di scrivere testi pregnanti, è forse l'eroe che meglio impersona la parte più sana della rivoluzione punk. Mesto trovatore proletario di un epos universale, le sue ballate costituiscono forse il canzoniere più maturo e impegnato dai tempi dei Clash.

Bragg venne alla ribalta con Life's A Riot (Utility, 1983) come un punk solitario dedito a un'ossessionata e tagliente satira dei costumi contemporanei.

Siano inni generazionali (A New England, una delle sue signature songs) o satire pungenti (Busy Girl Buys Beauty), elegie struggenti (Milkman Of Human Kindness) o mesti ritratti di vita domestica (Lovers Town Revisited), i suoi pezzi, che si accompagnano unicamente alla chitarra, annunciano un bardo al tempo stesso profondo e impegnato. Nella sua spartana semplicità Bragg, che si accompagna soltanto alla chitarra (con graffianti riff di rock and roll in cascata), riesce a fondere il talento melodico di Richman alla retorica polemica di Costello, passando per classici del folk di strada straccione e militante come David Peel e Country Joe.

La più introverse ballate di Brewing Up (CD Presents, 1984), rasentano talvolta le tetre ballate di Cohen (Man In The Iron Mask, another career highlight) e talaltra le vignette nostalgiche dei Kinks (Saturday Boy), ora confessioni adolescenziali (Love Gets Dangerous e A Lover Sings), ora adulte meditazioni (Brewing Up). Bragg è una figura ambivalente, cantautore urbano e rocker di strada, cantastorie esitenziale e militante rivoluzionario, poeta maledetto e eroe proletario, ma ha il pregio di riuscire a fondere queste antinomie con una sincerità e una passione davvero autentiche.

Le dolenti ballate sociali (Days Like These) e i marziali slogan politici (Between The Wars, il massimo hit della sua carriera) dei due EP del 1985 denotano un momento di transizione.

Su Talking With The Taxman About Poetry (Go Discs, 1986) iniziò finalmente ad arrangiare i propri brani e trovò forse la forma migliore: la commovente odissea tragica di Levi Stubb's Tears (another signature song), l'ode apocalittica di Help Save The Youth Of America, la serenata di Greetings To The New Brunette, il sermone politico alla Bob Dylan di Ideology.

The Short Answer, Must I Paint You A Picture, She's Got A New Spell e Valentine Day Is Over sono i gioielli di Workers Playtime (Go Discs, 1988), un disco arrangiato finalmente in maniera rock.

Dopo la raccolta di canzoni socialiste di The Internationale (Utility, 1990), verrà il suo album prodotto in maniera più professionale, Don't Try This At Home (Go Discs, 1991), e le sue canzoni musicali, Sexuality e Accident Waiting To Happen, segno di come sono cambiati i tempi. North Sea Bubble è uno dei suoi motivi più aggressivi, quasi uno scalmanato rock and roll, ma l'eccesso di arrangiamenti (quasi Spector-iani) impedisce a Cindy Of A Thousand Lives e You Woke Up My Neighborhood di esprimere il suo nobile cuore di capo-popolo.

Dopo un lungo iato, durante il quale ha messo su famiglia, William Bloke (Cooking Vinyl, 1996) lo fotografa nei panni dell'adulto un po' patetico che forse è stato superato dai tempi senza aver mai trovato la propria identità. Upfield è il singolo brioso di turno, tanto fuori misura quanto il precedente, mentre From Red To Blue e Pict Song sono le canzoni di protesta (stanche e ripetitive) a cui affida il messaggio per la fine del secolo. Bragg riflette malinconicamente in Northern Industrial Town e The Space Race Is Over, braccato dal tempo che passa e gli cambia le carte sotto il naso.
Abbandonati gli arrangiamenti fuori posto del disco precedente, Bragg cincischia però con temi forse troppo personali.

Su Mermaid Avenue (Elektra, 1998) Bragg, accompagnato dai Wilco, mette in musica le ultime liriche scritte da Woody Guthrie. Sorprendentemente è anche uno dei suoi dischi migliori. Bragg riesce a fondere l'epos socialista di Guthrie al suo spirito populista da pub, il rigore affranto del primo alla sua sarcastica rabbia, la saggezza composta del vate alla sua giovanile esuberanza. Bragg scorrazza dalle tirate satiriche di David Peel (Christ For President) ai proclami cadenzati di John Lennon (I Guess I Planted), dalla cantilena fiabesca di Way Over Yonder In The Minor Key fino alla solenne The Unwelcome Guest che chiude il commosso tributo. Bragg vorrebbe farci credere che l'anziano e austero Guthrie si sarebbe lasciato andare al coro e all'honky-tonk di Walt Whitman's Niece, o si sarebbe tuffato nel rhythm and blues scanzonato di Hoodoo Voodoo, o sarebbe compromesso con il mezzo pop di California Stars, ma si capisce che a battere è il cuore del picciotto dell'Essex, non quello del bardo dell'Oklahoma.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Mermaid Avenue II (Elektra, 2000) vanta la straziante interpretazione di Bragg di Hot Rod Hotel (Chris Isaak, incrociato con Jim Morrison e un mandolino spagnolo mescolato con tastiere spettrali), My Flying Saucer (la nostalgia tipica di John Denver filtrata attraverso la verve di Buddy Holly), Remember the Mountain Bed (una lunga nenia Dylan-iana), Black Wind Blowing (un numero di sola chitarra a metà strada tra una ninna nanna di Donovan e un salmo mediorientale). La personalità politica di Bragg esplode in You Fascists, suonata al suono di un rock & roll forte e martellante.
Il pezzo più eccentrico di Bragg è Against The Law, una divagazione d'altri tempi che prende in prestito da Taj Mahal e da Bob Marley.
Musicalmente, la band di Bragg ha diversi momenti di puro genio post-modernista: Airline to Heaven ricorda le divagazioni folk-rock rimbalzanti di Highway 61 Revisited di Bob Dylan, Secret of the Sea è un arioso pastiche di armonie pop dei Beatles e jingle-jangle dei Byrds, Someday Some Morning Sometime è una serenata soft-jazz da sogno.
Jeff Tweedy e Jay Bennett rubano la scena e Bragg può cantare la loro musica. Fatta eccezione per Feed Of Man, un oscuro boogie in stile John Lee Hooker, e Blood of the Lamb, un valzer lento da banda musicale, l'atmosfera è raramente così depressa come invece Woody Guthrie avrebbe voluto. Gli interpreti sono semplicemente troppo "musicisti" per sprofondare negli abissi di dolore dei testi.

England Half English (Elektra, 2002) è l'album "world-music" di Billy Bragg, non solo per gli strumenti esotici ma soprattutto per l'esuberanza ritmica. La band di supporto è di prim'ordine, mentre il materiale (che si rifà alle sue radici militanti) non lo è.

Must I Paint You A Picture (Rhino, 2003) è un'antologia sulla carriera.

Dopo una pausa di sei anni, Mr Love & Justice (Anti, 2008) è un po' troppo rilassato, come se si trattasse di una band che suona durante un barbecue. Nessuna delle canzoni è noiosa, ma nessuna riesce neppure a distinguersi.


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