- Dalla pagina su Michael Brook di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Michael Brook è un chitarrista Canadese di Toronto che vanta un pedigree pressochè unico: allievo di LaMonte Young, con cui studiò musica classica indiana, membro dei Martha & The Muffins ai tempi della new wave, collaboratore di compositori illustri (fra cui Jon Hassell, Jane Siberry, Peter Gabriel, Nana Vasconcelos, Brian Eno, Robert Fripp) e produttore per dischi di world-music.

Il suo primo disco solista, Hybrid (Editions EG, 1985), fu una delle prime opere "ambientali" della corrente di Brian Eno, ma denotava già l'influenza dalla musica Africana e da quella Indiana. Il marchio di fabbrica di Brook è comunque il suono ipnotico della "infinite guitar" di sua invenzione: lo strumento, dotato di un timbro che assomiglia a quello del sitar e ulteriormente filtrato secondo una tecnica simile a quella della tromba di Hassell, è capace di tenere un tono all'infinito,
E' quel timbro ovattato della chitarra a popolare le paludi percussive della title-track, sono i suoi rombi di fantasma a spaventare lo zucchero ambientale di Mimosa e Ocean Motion e la trance languidissima di Midday.

Brook, impegnatissimo su tutti i fronti, non trovò per anni il tempo di registrare un altro disco. Quando lo fece, Cobalt Blue (4AD, 1992) si avvicinò alla musica new age più ipnotica e atmosferica, salvo innestare robusti ritmi africani. Le dodici romanze senza parole dell'album sposano tecnologia e primitivismo secondo i dettami di Steve Roach e dell'ultimo Peter Gabriel. Il successo "sonoro" del disco è dovuto anche alla collaborazione di Brian Eno e Daniel Lanois.

Live At The Aquarium (4AD, 1993) ripete alcune di quelle composizioni, ma questa volta Brook è da solo. E la differenza si fa sentire.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Michael Brook ha sprecato il suo talento in numerose collaborazioni, che spaziano dai malinconici pezzi synth-pop di Sleeps With The Fishes (4AD, 1987), con Pieter Nooten dei Clan Of XYMOS, alla colonna sonora di Captive (Virgin, 1987), con The Edge degli U2, da Dream (Real World, 1995), con il virtuoso del mandolino indiano Upalappu Srinivas, a Night Song (Real World, 1996), con il maestro sufi Nusrat Fateh Ali.
La collaborazione con Ali iniziò molto tempo fa con Mustt Mustt (Real World, 1990) e continuò con Shahbaaz (Real World, 1990) e The Last Prophet (Real World, 1994).
Night Song (Real World, 1996) è diverso perché è veramente di Brook, non di Ali, come lo era Dream. Brook sottopone la musica a un trattamento intellettuale che priva gran parte dello spirito e dell'energia dei suoi partner.
Alla morte di Ali, la collaborazione si prestò a speculazioni commerciali: Star Rise (Real World, 1997) è un album di remix di Mustt Mustt e Night Song e, inutile dirlo, di remix dance. I remixer (musicisti britannici di origini asiatiche molto noti) introducono elementi di moderna dance music (dub, jungle e trip-hop) che distorcono la musica di Ali e ne offendono la memoria. Lo spettacolo deve continuare, come si dice a Broadway.

Albino Alligator (4AD, 1997) è un'altra colonna sonora, e Brook la scrive secondo i canoni di Ry Cooder: una chitarra evocativa, noir e postmoderna, con richiami al jazz, al blues, al country e al surf. Pur essendo completamente diverso dai suoi soliti tour de force techno/etno, questo album si annovera tra le sue migliori opere d'arte.

Brook sottopone allo stesso processo il virtuoso del duduk armeno Didjan Gasparyan, con cui aveva prodotto Moon Shines At Night (Real World, 1993).
La loro collaborazione, Black Rock (Real World, 1998) è, ancora una volta, un album di Brook che impiega, manipola, deforma, filtra e astrae il suono dello strumento di Gasparyan. Il risultato, ancora una volta, è trance e atmosfera dal sapore etnico.

An Inconvenient Truth (2006) è la colonna sonora di un documentario, in uno stile ambient d'altri tempi.


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