- Dalla pagina su LTJ Bukem di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Danny Williamson (1967), un disc jockey londinese (co-fondatore del club "Speed") che assunse il soprannome di LTJ Bukem, divenne uno dei principali innovatori (e imprenditori) della drum'n'bass.
Dal suo primo singolo, Logical Progression (Vinyl Mania, 1990), all'"africano" Demons Theme (Good Looking, 1992), per crescendo orchestrale su percussioni tribali e richiami di uccelli campionati, da Atlantis (1992), una fusione di drum'n'bass e acid-house con tastiere fluttuanti e ronzii eterei, a Music (Good Looking, 1993), composizioni ambient che hanno cambiato il volto della musica jungle, che lentamente si trasforma da una festa di campane a un cupo drone cosmico, Bukem ha coniato uno stile che incorporava soul e jazz e favoriva un approccio alla danza distante.
Le Progression Sessions (Good Looking, 1999) con MC Conrad e DRS, tuttavia, hanno lanciato un primo avvertimento circa il fatto che Bukem fosse bloccato in una distorsione temporale.
Purtroppo, il suo primo album come solista, Journey Inwards (Good Looking, 2000), fu una terribile delusione rispetto alle antologie degli artisti di Good Looking che lo avevano reso famoso. Improvvisamente, il suo stile suona antiquato e, in definitiva, obsoleto.
La miglior introduzione alla sua arte è Producer 01 (Good Looking, 2001), che raccoglie brani di compilation, tra cui i suoi classici Demon's Theme, Atlantis e Music.
Altri brani di spicco includono: lo strumentale di nove minuti Cosmic Interlude, con tastiere liquide che creano un'atmosfera jazz-rock rilassata su una batteria propulsiva; lo strumentale di nove minuti Moodswings, con vortici di tromba che appaiono e scompaiono in una nebbia di ritmi africani costanti; Coolin' Out, un contrasto di suoni equatoriali e ritmi frenetici e sincopati; Twilight Voyage, di dieci minuti, con un ritmo vivace e sfumature funky; e soprattutto Orchestral Jam, di dieci minuti, una decostruzione cubista di una suite orchestrale che prima le conferisce un sapore quasi mediorientale e poi la spinge in territorio jazz. Se queste tracce successive non raggiungono l'equilibrio trascendente dei primi singoli, e a volte si limitano a riciclare vecchie idee, dimostrano l'abilità di Bukem nel creare atmosfere psichedeliche noir.
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