- Dalla pagina sui Coldcut di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi, traduzione completata da Stefano Iardella)

I Coldcut (i disc jockey Matt Black e Jonathan More) sono fra i protagonisti dell'house Britannica e soprattutto inventarono un modo di far musica da ballo incollando campionamenti.

I Coldcut scrissero nel 1987 Say Kids What Time Is It, forse il primo hit Britannico composto assemblando campionamenti/samples, e i successi della cantante Yazz, ma divennero celebri e influenti con i loro album-collage, che spaziano su tutto lo spettro degli stili ballabili, e con la loro etichetta, la Ninja Tune, epicentro della musica elettronica ballabile degli anni '90.
La loro decostruzione di un brano di Eric B & Rakim, Paid In Full, rappresenta il manifesto di un nuovo modo (un modo d'"autore") di concepire il remix.

Dopo che i singoli Beats And Pieces (1987) e Doctorin' The House e l'album Out To Lunch (Big Life, 1889) ebbero consolidato il nuovo genere, What's That Noise (Big Life, 1989) impose il duo anche nei panni di compositori, grazie alla disco-music di People Hold On e soprattutto a pastiche dadaisti come My Telephone e Stop That Crazy Thing.
La fantasia sbrigliata, l'andamento rocambolesco e il piglio mattacchione fanno pensare a rank Zappa piÃđ che a Giorgio Moroder.
Nessuno manipolava i campionamenti, usava le tastiere analogiche e produceva un suono digitale come quello dei Coldcut.

Some Like It Cold (Big Life, 1990) continua quel programma con meno brio.

Autumn Leaves, Dreamer, il baricentro di Philosophy (Arista, 1994), e Feeling Stronger sono i singoli che tengono banco nel 1994. Journeys By DJ (Music Unites, 1995) ÃĻ un disco volutamente confuso e sfocato.

Qua e là il duo anticipa il trip-hop dei Portishead, in particolare quando si cimenta con lo pseudonimo Hedfunk (Shadow, 1995), proponendo una miscela levigata di drum'n'bass e hip-hop con campionamenti funk e jazz e un'atmosfera "ambient".
E in parallelo veniva portato avanti anche il progetto Hex, attraverso gli album Anti Static (Ninja Tune, 1992) Glocal Chaos (Ninja Tune, 1993) Digital Love (Ninja Tune, 1994)

Journeys By DJ (1996 - Journeys By DJ, 2002) ÃĻ un leggendario mix album da 70 minuti.

I Coldcut hanno dato vita anche a un altro progetto, denominato DJ Food.

Un altro collage disorientante di campionamenti, Let Us Play (Ninja Tune, 1997) apre le porte all'era digitale. Il suono ÃĻ tanto spettacolare, vertiginoso, camaleontico, quanto freddo e vuoto. L'orchestrazione kitsch, i frequenti cambiamenti di tema (soffice jazz-rock, trombe free-jazz, orchestrina di musica leggera con tanto di xilofono), i disturbi comici delle tastiere, il fluire elegante del lungo strumentale Return To Margin lo fanno sembrare una suite di Frank Zappa aggiornata agli strumenti elettromeccanici dei disc jockey.
E' d'altronde quello lo stile del singolo Atomic Moog 2000, ancora immerso in sonorità kitsch, appena mascherate dai battiti jungle frenetici e concitati. Ben piÃđ violento e imprevedibile l'assemblaggio dell'altro singolo More Beats And Pieces, fra spezzoni sinfonici, cori da cartone animato, sincopi hip hop e frasi funky. Un altro singolo, Timber, affonda senza lasciar traccia.
Le vellità intellettuali (o, peggio, politiche) del duo non sono quasi mai confortate da genio musicale: Rubaiyat prova a fondere jazz-rock da salotto e musica ambientale, Space Journey prova a stendere un ponte fra soul organistico e tribalismo africano, e i due rap finali fanno cascare le braccia. Il problema ÃĻ che gran parte dei collage sono gratuiti, e chiunque abbia abbastanza soldi e tempo puÃē affittare lo stesso studio e farne di analoghi.
Il minimalismo alla Steve Reich di Music 4 No Musicians ÃĻ forse l'unica eccezione.

Let Us Replay (Ninja Tune, 1999) ÃĻ un album di remix che dimostra soltanto come la loro fosse tecnologia, non arte.

Se l'influenza sulle generazioni successive di disc jockey Britannici ÃĻ indubitabile, il buon gusto nella composizione di musica ÃĻ quantomeno dubbio. Gran parte dei loro brani sono soltanto dimostrazioni di ciÃē che si puÃē fare con la loro invenzione; in pratica, sono un atto di auto-glorificazione. Se la loro ambizione era anche quella di trasmettere emozioni, non lo si avverte facilmente dai loro dischi.


(Tradotto da Stefano Iardella)

La carriera dei Coldcut ÃĻ sempre stata caratterizzata da una sequenza di successi e fallimenti, ma il fattore sorprendente era che i "successi" erano solitamente remix di lavori di altri musicisti mentre i "fallimenti" erano composizioni originali dei Coldcut.

I Coldcut tornarono con il singolo Everything is Under Control, con la collaborazione di Jon Spencer e Mike Ladd, e con l'album Sound Mirrors (Ninja Tune, 2005), un lavoro eclettico e competente che spaziava dall'house (Walk A Mile In My Shoes) all'ambient dub, anche se non riusciva a giustificare il motivo per cui, nel 2005, ci fosse ancora bisogno che Jon Moore e Matt Black facessero ciÃē che molti (altri) dj e produttori sapevano fare meglio.

Nel 2010, per celebrare i venti anni di attività della loro etichetta, la Ninja Records, hanno pubblicato il libro “Ninja Tune: 20 Years of Beats and Pieces”.


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