- Dalla pagina sui Coldplay di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
I Coldplay, capitanati dal cantante Chris Martin e dal chitarrista Jonny Buckland, sono la band inglese che, alla fine degli anni '90, ha racchiuso in sè tutto ciò che il brit-pop ha prodotto, dalla malinconia dei Verve al retro-futurismo dei Radiohead, dalla dolce condiscendenza degli Smiths alla vena decadente dei Suede.
L'EP Safety (Coldplay, 1998), che conteneva la prima versione di Bigger Stronger, il singolo Brothers And Sisters (Fierce Panda, 1999) e l'EP di cinque canzoni chiamato The Blue Room (Parlophone, 1999), con High Speed e Don't Panic, mostravano una forma più gentile del brit-pop.
L'album Parachutes (Parlophone, 2000), che è entrato nelle classifiche britanniche al numero uno, è più che altro una dimostrazione di varietà emozionale e dinamica, quasi a dimostrare che, dopo tanti fallimenti (Blur, Oasis) il genere ha acquistato maturità e solidità.
Sebbene il loro singolo di maggior successo, Yellow, si basi su un ennesimo ritornello veloce e di facile presa, canzoni come la maestosa e statica Everything's Not Lost e i brani già pubblicati sull'EP presentano un approccio sobrio e fresco al rock melodico.
Sparks e Trouble risentono dell'influenza degli Smiths, ma l'intero album è un grandioso riassunto del pop Britannico. Martin canta meglio di quello che questo album derivativo gli permette di fare, come dimostrato dalle sue acrobazie in falsetto di Shiver.
A Rush Of Blood To The Head (Capitol, 2002) chiarisce che l'hype era proprio questo: hype.
Una canzone (In My Place) vanta un lento carillon di chitarra, un muro di archi e un'aria calma, mentre una (Clocks) ha uno schema di pianoforte a cascata e tastiere impennate sormontate da sfarzo vocale in stile U2. Alcuni pezzi presentano un pianoforte atmosferico durante tutto il testo (l'elegia basata sul pianoforte Scientist, Daylight). Il resto è power-pop generico e banale (God Put A Smile On Your Face), o ballate d'atmosfera senza scopo come Warning Sign e A Rush of Blood to the Head. Almeno Politik alterna minacciosi colpi massicci con canti sognanti, mentre A Whisper ha un mantra ipnotico con esplosioni psichedeliche.
Le melodie erano ancora più mediocri, ma ciò che contava era il modo in cui la canzone era strutturata e orchestrata.
X & Y (Capitol,2005) non è nè la tanto attesa affermazione artistica, nè una continuazione nel ricalcare una diffusa melodicità tipica della band. E' monotono e prevedibile come una sequenza di finali cinematografici hollywoodiani, una lunga fila di deja-vu. Nessuno degli due album brillava per originalità e intelligenza, ma almeno in quei casi rimaneva percettibile la passione vibrante nella voce del cantante e la paralisi esistenziale dietro l'accompagnamento musicale (mediocre).
X & Y è quella paralisi senza passione. Come molti altri fenomeni pop prima di loro, dai Beatles agli Oasis, i Coldplay iniettano forti dosi di indifferenza nella forma della ballata elegiaca. Spicca la subdola magniloquenza di White Shadows e Talk. Sopravvivono le monotone strutture di Square One, The Hardest Part, Speed of Sound (che suona simile a Clocks) e The Message.
Ma, ultimamente, troppe canzoni sono chiaramente di seconda scelta. Fix You è stata la hit di successo dell'album.
Viva La Vida (Parlophone, 2008) contiene il
loro successo Viva La Vida, ma la
produzione di Brian Eno ruba i riflettori con la strumentale Life in Technicolor e la
quasi-strumentale Chinese Sleep Chant.
Le ballate, pur se avvolte in un magico guscio sonoro, valgono molto poco (sì, anche Lovers In Japan con il suo ritmo techno e le chitarre squillanti alla U2, Strawberry Swing e Violet Hill). Melodie noiose come Cemeteries of London, crescendo inutili come Death and All His Friends e metamorfosi inconcludenti come in 42 suonavano antiquate in modo scoraggiante nell'era psichedelica di droni, doom-metal, glitch-pop, ecc.
L’enfasi dell’album precedente pervade anche Mylo Xyloto (Parlophone, 2011), apparentemente un concept ambientato nel futuro, prodotto ancora da sua maestà Eno, con particolare attenzione a Every Teardrop Is A Waterfall e Hurts Like Heaven, le migliori sfide agli U2. La cantilena hip-hop Paradise, l’elegia estatica Charlie Brown e la ballata soul Up In Flames (una delle tante) puntano in una direzione diversa: imbarazzante sottofondo da supermercato.
Ghost Stories (2014), A Head Full of Dreams (2015), Everyday Life (2019), Music of the Spheres (2021) e Moon Music (2024) sono album ancor più ridicoli.
Una delle rock band di maggior successo di sempre, il loro “Music Of The Spheres Tour” (2022-25) è diventato il tour più seguito della storia della musica, con oltre 13 milioni di biglietti venduti.
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