- Dalla pagina su Chris Connelly di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Blonde Exodus (Invisible, 2001) di Chris Connelly, con arrangiamenti firmati dai Bells, continua la saga di The Ultimate Seaside Companion. Le canzoni sono costruite correttamente, se paragonate alla trilogia berlinese di David Bowie. Connelly scrive lieder decadenti/espressionisti che Rieflin e altri arrangiano con gusto apocalittico (che ricorda i primi album solisti di John Cale). Le canzoni di Connelly sfruttano una sua arma segreta: Connelly è diventato uno dei più grandi crooner del mondo. La sua voce riesce a creare atmosfere drammatiche pur mantenendo un carattere delicato, lirico e introverso. Ciò si esprime al meglio nella lunga escursione di Blonde Exodus (in due parti, per un totale di 15 minuti).

Fatta eccezione per gli arrangiamenti più sperimentali di pianoforte e archi, Largo (First World, 2001) di Chris Connelly e Bill Rieflin, non è significativamente diverso dai lavori solisti di Connelly. Se possibile, la sua voce suona più folle e lussureggiante.

Private Education (Invisible, 2002) è l'album pop più "lo-fi" della sua carriera. Connelly sembra ridimensionarsi, desiderando una musica introspettiva e catartica che si basa principalmente sul suo canto emotivo e intrepido. Gli arrangiamenti di queste lunghe omelie sono fondamentalmente per chitarra acustica ed echi lontani di macchine ritmiche. Harbour Days, Samaratin e The Last Hit Man in Heaven ricordano Astral Weeks di Van Morrison, senza trance psichedelica.

Night Of Your Life (Underground, 2004) arrivò all'estremo opposto: un lussureggiante glam-pop.

The Episodes (Durtro, 2007) ha cambiato direzione: una collaborazione con Tim Kinsella dei Joan Of Arc e Ben Vida dei Town And Country, contiene sei lunghi brani folk da camera.

Forgiveness and Exile (2008) ha deto seguito alla collaborazione ed ha messo a segno la composizione più ambiziosa di Connelly, l'opera rock in sei movimenti Forgiveness and Exile. La promettente prima sezione, che mescola abilmente Lou Reed, Van Morrison e lounge jazz, è castrata da lunghe sezioni di testo parlato che solo occasionalmente è accompagnato da musica adeguata (che si tratti di jam intervallate o di percussioni sciolte).
Due assoli di batteria cosmica e un solenne finale di chitarra non bastano a giustificare l'intera prova.

Dopo il più banale Pentland Firth Howl (Addenda, 2009), Connelly ha scatenato la suite e il poema da 51 minuti di How This Ends (Lens, 2010), eseguito da un ensemble di dieci elementi.

Gli High Confessions erano un supergruppo con Steve Shelley (dei Sonic Youth), Sanford Parker e Jeremy Lemos che aveva debuttato con Turning Lead Into Gold (Relapse, 2010).
Nell'album ci sono echi dell'era industrial music (Mistaken For Cops) e gothic music (Dead Tenements), e una tentacolare jam prog-rock caotica di 17 minuti, Along Came The Dogs.

Connelly si è dedicato al glam-rock alla Lou Reed e Iggy Pop su Artificial Madness (Relapse, 2011).

La cassetta The Collapse of Ether (The Tapeworm, 2012), forse il suo lavoro più sperimentale, costruisce un'enorme atmosfera oscura combinando e multitracciando all'indietro parti di pianoforte e parti vocali rallentate.


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