- Dalla pagina sui Dead C di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
L'implementazione più radicale dell'estetica "industrial" fu realizzata in Nuova Zelanda dai Dead C, il progetto collaborativo di Michael Morley e Bruce Russell. La primitiva cacofonia chitarristica di DR503 (1987), ancora legata alla scuola pop lo-fi dell'epoca, si evolse in Trapdoor Fucking Exit (1990), che armonizzava raga-rock, acid-rock, Sister Ray dei Velvet Underground e Dark Star dei Grateful Dead, e nelle jam psichedeliche da camera improvvisate di Harsh '70s Reality (1992), i cui paesaggi sonori elettronici, senza ritmo e ronzanti, evocavano sia la Metal Machine Music di Lou Reed sia le sculture sonore di Gordon Mumma. Improvvisazioni più anti-atmosferiche emersero in The Operation Of The Sonne (1994), contenente la jam apocalittica Air. Se Brian Eno aveva inventato musica che non avrebbe dovuto essere ascoltata, i Dead C inventarono musica impossibile da ascoltare. Tuttavia, forme confuse di ballate apparvero dietro la fitta nebbia magmatica di White House (1995), una delle loro "sculture" più emozionanti, Repent (1996) e Tusk (1998).
Eccellevano sempre in narrazioni astratte, caotiche e rumorose come Speederbot su Dead C (2000), Forever su New Electric Music (2002) e Garage su Future Artists (2007).
Il progetto Gate di Morley si è lasciato andare a ballate iper-abrasive e dilatate su Dew Line (1994), ma si è progressivamente evoluto verso la delicata e languida musica elettronica generata al computer di The Lavender Head 1.1.1.2-2.1.2.2 (1998).
La collaborazione tra Russell e il violinista Alastair Galbraith, A Handful Of Dust, è stata rappresentata al meglio dalle due lunghe improvvisazioni di The Philosophick Mercury (1994) e da The City of God, da Jerusalem Street Of Graves (1998). Mares' Milk Mixed With Blood (Non Mi Piace, 2004) raccoglie improvvisazioni dal vivo con Steve Stapleton.
La trilogia di album solisti di Bruce Russell, Project For A Revolution In New York (1998), Maximalist Mantra Music (2000) e Painting The Passports Brown (2001), si è concentrata sulla qualità atmosferica delle sue estese composizioni per chitarre distorte e bedroon elettronics.
Bio:
I neozelandesi Michael Morley e Bruce Russell sono stati due figure cruciali del rock d'avanguardia e la loro band, i Dead C, ha dato vita ad alcuni degli album più radicali e intriganti della loro epoca.
I Dead C sono stati appunto formati da Michael Morley (ex This Kind Of Punishment), Bruce Russell (ex Xpressway) e Robbie Yeats (ex Verlaines), a Dunedin (New Zealand) nel 1987.
The Dead Sea Perform M. Harris (Jagjaguwar, 2010) ripubblica la loro prima cassetta, contenente With Help From Max Harris.
Il loro album di debutto, DR503 (Flying Nun, 1987), successivamente ristampato assieme ad altre rarità dell'epoca, era già uno dei lavori più sperimentali di tutto il rock neozelandese, rafforzato dalle cacofonie di Angel e dall'apocalittico Sun Stabbed. La musica è ancora incerta e ingenua, legata alla scuola pop lo-fi dominante all'epoca.
Il mini-album Helen Said These (Siltbreeze, 1989) potrebbe averlo addirittura superato in ostinata rumorosità.
Il capolavoro del loro primo periodo è comunque Trapdoor Fucking Exit (Siltbreeze, 1990), che include Helen, un album in cui le loro radici (raga-rock, acid-rock, Velvet Underground, Grateful Dead) si intrecciano per creare estenuanti cerimonie sonore. Le chitarre torturate di Michael Morley e Bruce Russell producono al massimo uno strato di rumore, oltre il quale si sente solo il distratto tamburellare di una batteria.
I brani non sono quindi facili da digerire: Heaven è una ballata "acid" che abbina le armonie vocali degli Holy Modal Rounders allo strimpellare irregolare dei Royal Trux. I brani più virulenti e ritmati, come Mighty, presentano un tipo di garage rock molto ruvido. I brani più sperimentali, come Krossed, sono incubi infantili: cacofonie libere che lasciano il posto a una marcia militare con tanto di coro di soldati. Il caos ipnotico e cadenzato di Power preannuncia ciò che seguirà nelle due lunghe tracce dell'album.
Bury (dopo una sezione iniziale di feedback riverberato all'infinito e recitazione incomprensibile) si immerge in sedici minuti di un vortice di rumore indecifrabile, che turbina con mormorii sussurrati, tamburi tribali, versi di animali e accordi di chitarra sporadici. Alla fine, solo droni oscuri rimangono in lontananza. È la loro Virgin Forest personale.
La loro Sister Ray, d'altra parte, è Helen Said This, undici minuti di rituale esoterico: una chitarra contro l'altra in un crescendo marziale, che si conclude di nuovo con suoni spettrali: una chitarra emette soltanto deboli accordi e un riverbero infinito, l'altra intona un penetrante raga.
Eusa Kills (Flying Nun, 1990) cala la scrittura orribilmente spastica del trio in tracce che mantengono ancora il formato della canzone rock, avvicinandosi di fatto al folk lo-fi dei Sebadoh.
Il doppio album Harsh '70s Reality (Siltbreeze, 1992) frantuma ogni baluardo armonico, soprattutto nei ventidue minuti di Driver UFO. Questa estenuante jam psichedelica da camera porta all'estremo le improvvisazioni dei Grateful Dead, mettendo in primo piano solo feedback, glissando e riverbero, eliminando completamente il ritmo e stendendo veli dell'elettronica più depravata sulle caotiche riflessioni delle chitarre. Il litigio interstellare delle chitarre è quasi l'antitesi della storia del rock.
I dodici minuti di Love non sono meno punitivi, con il suo lungo crepitio di chitarra, innumerevoli note mancate, ritmi di batteria casuali e nessuna traccia di struttura del brano. Un lungo, ruvido e assordante drone si trascina lungo Sea Is A Violet, con percussioni amatoriali scatenate senza ritegno. Le chitarre si dilettano in Suffer Bomb Damage, simulando un bombardamento.
Ci sono pochi momenti di tregua. Sky si ricollega al garage rock australiano, ricordando Scientists e Feedtime; Constellation copia spudoratamente il tribalismo e la distorsione di Sister Ray. Hope (dieci minuti) chiude l'album con un canto pseudo-hippie, annegato in accordi di chitarra stanchi, ancora una volta senza batteria ma punteggiato da colpi di gong.
L'album rappresenta l'apice dell'esplorazione anti-armonica di Russell e Morley. Il suo paesaggio sonoro è incorniciato dal secondo album dei Velvet Underground, dalle prime suite vertiginose dei Pink Floyd, dai deliri live più caotici dei Grateful Dead e da Metal Machine Music di Lou Reed.
Solo Twin Infinitive dei Royal Trux potrebbe rivaleggiare con esso. Se l'inferno esiste, per i fan dei Beatles consisterà nel trascorrere l'eternità ad ascoltare questo disco.
The Operation Of The Sonne (Siltbreeze, 1994) raccoglie tre lunghe improvvisazioni che si collocano tra i loro lavori più austeri fino ad ora. La nebbia vorticosa di The Marriage Of Reason And Squalor è rovinata da parole parlate e jam spastiche, ma il canto da ubriaco di Mordant Heaven suona come un remix alieno da dieci minuti di un assolo di Jimi Hendrix. La monumentale jam blues anemica e squilibrata di 24 minuti Air sfuma in un intermezzo di musica concreta (una Babele di voci e rumore elettronico) che sanguina in un vuoto snervante di fluttuazioni quantistiche. La coda è una sequenza di angosciose, stridenti distorsioni e urla immerse in uno sfocato paesaggio futuristico.
Il "bootleg ufficiale" Clyma Est Mort (1992 - Siltbreeze, 1994) documenta le esibizioni dal vivo. Power è un marziale lamento stoner-rock inquinato da brulicanti rumori con una coda di incandescenti segnali androidi. Electric in pratica è soltanto rumore caotico, che rinuncia a qualsiasi pretesto melodico: un effetto sonoro ripugnante si arrampica su quello precedente in uno sfoggio di superlativi atonali. Das Fluten Das Fluten è composto da soli sette minuti di droni e ritmi spettrali. Tuttavia, c'è anche l'insolito atto di violenza rock: il breve freak-out psichedelico di Sky, come una versione accelerata di Parable of an Arable Land dei Red Crayola. Anche il finale dell'altrimenti mediocre Sunshine/ Dirt For Harry è un intimidatorio tornado di suoni orribili. La registrazione amatoriale a volte aumenta la potenza dei momenti più selvaggiamente sconnessi ma straordinariamente coesi.
L'album è stato ristampato su Clyma Est Mort/ Tentative Power (Jagjaguwar, 2010), con Tentative Power che raccoglie i singoli del 1991 (in particolare il "melodico" Hell Is Now Love e Power).
White House (Siltbreeze, 1995) ripropone lo stesso dadaista approccio alla composizione in un formato appena più accessibile. Il disco si apre con le vibrazioni/distorsioni assordanti di Voodoo Spell, subito sommerse da Spell (dodici minuti), un magma di cacofonie in continuo movimento solcato da improvvisazioni stonatissime delle chitarre. Il volo psichedelico di Aime To Prochain Comme Toi Meme e la ballata ultra-distorta di Bitcher (che piacerebbe a Brother J.T.) aprono nel modo più solenne le porte dell'inferno alla torrenziale Outside che chiude il disco. Quest'ultima è un capolavoro di attesa snervante di una canzone che non prenderà mai forma, una forma di apologo Beckett-iano i cui protagonisti sono i minacciosi rumori che si accavallano agli accordi sgranocchiati dalla chitarra. Il drone quasi mantrico si auto-alimenta di una forza selvaggia, ma quella forza non si libera mai. E` come il preludio a una cavalcata degli Amon Duul, ma un preludio che non riesce mai a suonare il riff di partenza. Mutatis mutandis (la strumentazione rock invece dei marchingegni elettronici) questi brani sono imparentati con le sculture sonore di Gordon Mumma. Brian Eno inventò la musica che non si fa ascoltare. I Dead C hanno inventato la musica che è impossibile ascoltare.
Repent (Siltbreeze, 1996) raccoglie altre sei jams, ormai senza titolo, di circa dieci minuti ciascuna. Lento, quasi eroinomane, avvolto in sibili lancinanti, il primo brano si sviluppa secondo i crescendo di suspense dei primi Pink Floyd. Il secondo stende rumori curiosi su un ritmo di danza pellerossa che si trasforma in un battito monoliticamente ipnotico. Il quarto è un'orgia di eccessi sonori, un tripudio anti-fonico che seppellisce la scienza del contrappunto sotto un fitto strato di sibili lancinanti, di ronzii abrasivi, di clangori stordenti.
Sono dischi sempre più estremi, registrati da un combo sempre più sicuro dei propri mezzi, ma per il quale è difficile intravedere un futuro. Non è un caso che i membri siano da tempo corsi ai ripari con numerosi progetti paralleli.
Il primo album solista di Bruce Russell, Poison + Lie$ = Money + Death (Crank Automotive, 1996), contiene una sola composizione che è sostanzialmente un lungo drone di chitarra.
Morley, che aveva per anni coltivato in segreto gli esperimenti usciti a nome Wreck Small Speakers On Expensive Stereos su A Child's Guide To (Flying Nun, 1988), in seguito raccolti su River Falling Love (Ajax, 1993), avvia anche il progetto Gate, con cui la New Zealand ha trovato i propri alfieri del rumore industriale. I primordi, consegnati a cassette come Fear Of Music (Precious Metal, 1989), Hate (Precious Metal, 1990) e Metric (Precious Metal, 1991), sono tanto velleitari quanto quelli dei suoi omologhi britannici. Guitar (Majora, 1993) e Amerika (Majora, 1993) dimostrano soltanto incertezze. Anche Golden (IMD, 1995) raccoglie materiale dei primi tempi. Lounge (Twisted Village, 1993) ritorna al sound dei Dead C. La maturazione inizia però quell'anno.
Dew Line (Table Of Elements, 1994) è un disco di canzoni, ma le
loro armonie non potrebbero essere più ostiche, tutte dissonanze, loop ed
effetti abrasivi a tutto volume.
Il terzo (dodici minuti) è una delle ballate più dilatate della storia del
rock, composta da una nenia agonizzante lasciata fluttuare su un mare
di distorsioni in ebollizione.
Il canto si affievolisce ancor più nel quarto brano (nove minuti), ancora una
ballata ma sempre più avvolta in questa fitta nebbia di distorsioni.
Il rock psichedelico trova una formulazione al tempo stesso epica e
apocalittica, come non accadeva dai tempi di Tim Buckley.
Il disco costituisce anche un significativo passo in avanti,
in quanto Morley prende coscienza del proprio stile come chitarrista.
Il secondo brano (undici minuti) è un mini-concerto per droni minimalisti
e, con le sue geometrie aperte, segna un netto stacco rispetto alle
improvvisazioni caotiche dei Dead C.
Il quinto (nove minuti) sprigiona le forze diaboliche della sua chitarra
come se Morley volesse bruciare al napalm tutta la storia del rock.
Dopo una serie di improvvisazioni dal vivo con Thurston Moore, Lee Ranaldo, raccolte su Boston New York City (Poon Village, 1996), che ne consacrano lo status di genio del rumore improvvisato, Morley completa la sua maturazione prima con un disco uscito a suo nome, The Pavillion Of Fools (FSS, 1996), e poi con un'opera dei Gate tanto selvatica quanto elegante nella sua selvatichezza, The Mono Lake (Table Of Elements, 1997).
The Lavender Head (Precious Metal, 1998) dei Gate, registrato nel 1996 e ripubblicato come My Dear Sweet Reluctant Sweetheart (Hell's Half Halo, 2001), è un album di musica elettronica generata al computer, composto da due dischi e quattro tracce (una sorta di Metal Machine Music di Lou Reed, aggiornato all'era dei campionatori e dei computer). The Blurred Tree è relativamente simile ai precedenti album dei Gate, ma gli altri tre pezzi, lunghi quanto un lato, suonano come mantra gentili e pigri.
The Wisher Table (Precious Metal, 2002) dei Gate, registrato nel 1997, offre un simile "metal machine pop".
Morley ha lavorato anche al progetto 2 Foot Flame (Matador, 1995) con Peter Jefferies e Jean Smith (Mecca Normal). Il loro secondo album si intitola Ultra Drowning (Matador, 1997). Sono due dischi molto più accessibili di quelli che li hanno preceduti, e forse più vicini allo stile di Jefferies che a quello di Morley.
Yeats ha registrato Mihiwaka (IMD) a nome Trash, con Bruce Blucher e Paul Cahill.
Russell, critico musicale che ha scritto manifesti sul "free noise" e sulle
"improvised sound sculptures", è anche titolare di A Handful Of Dust
con il violinista Alastair Galbraith.
Dopo un primo EP (Twisted Village, 1992), è uscito il primo album,
Concord (Studio 13, 1993). Questi e altri brani del primo periodo
verranno poi raccolti su Musica Humana (Corpus Hermeticum, 1994) e su
Spiritual Libertines (Crank Automotive, 1996).
Sul loro secondo album, The Philosophick Mercury
(Corpus Hermeticum, 1994), Galbraith accompagna
al violino e al liuto due lunghi deliri elettronici di
Russell registrati dal vivo nel 1993, Fama Fraternitatis e
God's Love To His People (trenta minuti).
Now Gods Stand Up For Bastards (Corpus Hermeticum, 1995) ne annovera
un altro, Dark Lantern Of Reason.
Jerusalem Street Of Graves (Corpus Hermeticum, 1998) contiene forse
la loro suite più spaventosa, The City of God.
Una ristampato su CD raccoglie Now Gods, Stand Up For Bastards / The Philosophick Mercury (No Fun Production, 2009).
Russell (sotto il moniker di Dust) ha anche collaborato con Clinton “Omit” Williams su Deformed (Corpus Hermeticum, 1997).
Tusk (Siltbreeze, 1998), arroccato attorno alla terribile bruttezza Tusk (dodici minuti di sabba infernale con il martellante battito della Sister In Ray dei Velvet Underground), di Plane (undici minuti di confuse percussioni e found objects) di Half (cinque minuti di dissonanze e frequenze radio), di Imaginary (sette minuti di rantoli funerei e cacofonia delirante), e di Head (undici minuti di distorsione allucinata in crescendo), ha riportato i Dead C alla gloriosa stagione di White House.
Russell ha infine pubblicato a suo nome Project For A Revolution In New York (Siltbreeze, 1998), comprendente due lunghi brani dal vivo (Eraser, un assolo chitarristico che ricorda i deliri inediti di Von Lmo, e Recollections Of The Golden Triangle, un'improvvisazione pseudo-jazz per piccolo ensemble sullo stile dei Borbetomagus).
DR503C (Flying Nun, 2000) è un'antologia di rarità e inediti.
Maximalist Mantra Music (Crank Automotive, 2000) di
Bruce Russell è di fatto un tributo alla Metal Machine Music di Lou Reed con tre prolungate composizioni per elettronica da camera (in realtà, chitarre e tastiere).
Cacofonico quanto il suo predecessore, l'album di Russell, come tutta l'arte concettuale, si occupa più del totale che delle singole parti: i suoni si sviluppano e si muovono come fossero organismi viventi, ma la struttura complessiva rimane la stessa, una sommessa sinfonia psicoindustriale. The War Between Desire And Technology è musica quasi new age (per i suoi standard) ma On Certain Obsolete Notions avrebbe reso Lou Reed orgoglioso del suo discepolo.
Painting The Passports Brown (Corpus Hermeticum, 2001) completa la trilogia di album solisti e aumenta la qualità "atmosferica" della sua musica.
Dead C (Language, 2000), un vasto album con doppio CD, raccoglie materiale che va dal 1995 al 1999. Tecnologicamente, mostra competenze più ampie rispetto alle registrazioni precedenti (in particolare per i campionamenti e la manipolazione dei nastri), ma il l'ispirazione è solo occasionalmente all'altezza del compito. I paesaggi sonori astratti e privi di ritmo di Fake Electronics e High Oriental non offrono granchè. Tidewater (15 minuti) e Pussyfooting (12 minuti) si basano un po' troppo su idee semplici ripetute continuamente. Tuba Is Funny (Slight Return) è caotico per amore del caos (e dell'umorismo dadaista). Purtroppo, si ha la sensazione che la maggior parte di questo materiale sia un residuo di registrazioni precedenti. I 33 minuti di Speederbot, tuttavia, segnano uno dei loro picchi, una metronomia industriale di rumore stridente che scorre più o meno agevolmente, come una versione cacofonica della mutevole ripetizione minimalista di Steve Reich. Quando il trio composto da Russell, Morley e Yeats fa centro, spesso è grazie alla fusione delle tecniche free-jazz e raga, e questa colossale composizione può essere vista come un'implementazione estrema di quell'estetica. L'altro pezzo vincente è il lento e solenne blues di tredici minuti Drillbit: ciò che avrebbe fatto Jim Hendrix dopo Voodoo Child).
New Electric Music (Language, 2002) dei Dead C è una mezza vittoria: la mastodontica Forever è uno dei loro capolavori, ma le altre quattro tracce sono dimenticabili. A mano a mano che invecchiano, i Dead C diventano meno "noise" e più strutturati nella composizione dei loro lavori.
The Damned (Starlight Furniture, 2003) è un lavoro più confuso che si alterna tra tracce di rumore libero e altri pezzi nel formato canzone (Truth).
Vain, Erudite And Stupid (Ba Da Bing, 2006) è una strampalata retrospettiva della loro carriera, che omette alcune delle loro migliori creazioni (non c’è alcun pezzo da Trapdoor Fucking Exit).
Future Artists (Ba Da Bing, 2007)
annientò completamente l’esperimento revisionista di The Damned concentrandosi
su ciò che i Dead C fanno meglio: rumore assolutamente
caotico con una tendenza d’avanguardia e occasionalmente debole ritmo rock. Il
sofisticato intreccio di timbri dei tredici minuti di The AMM Of Punk Rock e dei 17 minuti di
Eternity appartengono invece alla stessa
categoria di Drillbit: ritmi da macchina, suoni di chitarra dilatati e
psichedelici, un’atmosfera da blues apocalittico, distorsioni paralizzanti,
etc.
Sfortunatamente, il brano finale non è all’altezza
del compito. Il glorioso e ingabugliato disastro da 20 minuti di Garage è ancora più
autenticamente blues.
Gilded Splinters (Spirit of Orr, 2007) raccoglie cinque registrazioni di Bruce Russell che vanno dal 1995 al 2005.
Gli Handful of Dust ritornarono con Panegyric (Next Best Way, 2009), due improvvisazioni in forma libera per armonica di vetro, violino, chitarra e claviolina.
Patience (Ba Da Bing, 2010) dei Dead C è un altro lavoro minore in un formato orientato alla canzone, nonostante South (14 minuti), che appartiene alla loro vena "astratta", ed Empire (16 minuti), la loro interpretazione dello spacer rock anni '70.
Gate’s A Republic of Sadness (Ba Da Bing, 2010) vede Michael Morely flirtare con il dream-pop (Wilderness, Forever) e con la chillwave (i dieci minuti di Trees), anche se alla sua maniera idiosincratica.
Lo split LP Dead C vs Rangda (Ba Da Bing, 2013) contiene materiale di archivio.
La formazione originale dei Dead C
(Michael Morley voce e alla chitarra, Bruce Russell alla chitarra, Robbie Years
alla batteria) si riunì per le due lunghe improvvisazioni di Armed Courage (Ba
Da Bing, 2013). Sono entrambe troppo lunghe per quello che hanno da dire, e tradiscono il modo piuttosto casuale in cui furono registrate. Armed comincia come un jam à la Jimi Hendrix, nebulosa e ad alta velocità, e con una batteria frenetica. Solo che è il frutto della combinazione di uno scarso "doodling" con la chitarra e di una batteria suonata in modo molto amatoriale. Courage comincia con un brusio sporco
e percussioni irregolari, qualche ronzio e qualche casuale strimpellio di
pianoforte, ricordando i Pere Ubu più astratti.
Quando la batteria diventa più
efficace, più rumori entrano a far parte di questa danza un po’ sconnessa, e
presto ascoltiamo quella che vuole praticamente essere una cover di Sister Ray
dei Velvet Underground. Ma presto cola a picco nel completo anonimato, e il
resto è semplicemente caos di poca rilevanza.
Il doppio-disco Metallic OK (Glass Redux, 2017) mette assieme sette pezzi composti in diversi anni. Degni di nota sono i 20 minuti di Back of a Knife Blues e i 22 minuti di Excerpt From Motorboating.
Il doppio-disco Trouble (2016), registrato nel 2013, contiene quattro lunghe improvvisazioni. Bruce Russell e Michael Morley creano la solita, snervante tempesta di rumori di chitarra, ma c’è poca coerenza, struttura o immaginazione. Istinti primordiali lasciati liberi. E la batteria di Robbie Yeats non aiuta.
Rare Ravers (2019), uno degli album peggio prodotti dai Dead C, ricorda un bootleg amatoriale registrato su un registratore portatile per cassette. Contiene Staver, traccia di 20 minuti che comincia con lugubri droni doom su un continuo battito di tamburo e fluttuanti distorsioni di chitarra. Non migliora proseguendo con l’ascolto. La più interessante Laver (18 minuti) è una vetrina di chitarre distorte con un feedback assordante. Sembra tutto quanto improvvisato sul momento.
Il breve album Unknowns (2020)
contiene cinque pezzi più brevi in cui c’è anche la voce (e non è una buona notizia).
La psichedelica Grunt Machine si apre con tre promettenti minuti di chitarra sregolata, ma il resto è penoso. Una garage band incapace di suonare che cerca di imitare i primi Pink Floyd.
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