- Dalla pagina sui Godspeed You! Black Emperor di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
I Godspeed You! Black Emperor, un grande ensemble di Montreal, hanno rivoluzionato il rock strumentale con le tre composizioni lente di F♯ A♯ ∞ Infinity (1998): non erano fantasie melodiche (troppo poca enfasi melodica), non erano jam (troppo calcolate) e non erano sinfonie (troppo discrete e scarne), bensì qualcosa a metà strada di tutto ciò. Le emozioni erano difficili da trovare all'interno della gelatina informe, delle texture oscure e degli improvvisi sbalzi d'umore. Le quattro tracce estese di Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven (2000) erano più vivaci, ma non meno enigmatiche, alternando adagio barocchi per archi da camera, maestosi crescendo psichedelici, frenesia marziale, collage di rumore e, per la prima volta, tenere melodie. Yanqui UXO (2002) era una raccolta di ologrammi glaciali e incolori senza alcun contenuto drammatico, enormi buchi neri che emettevano radiazioni dense e ronzanti.
Tre membri dei Godspeed You! Black Emperor (il chitarrista Efrim Menuck, la violinista Sophie Trudeau e il bassista Thierry Amar) hanno contribuito alle due lunghe suite in più parti di He Has Left Us Alone But Shafts Of Light Sometimes Grace The Corners Of Our Rooms (2000) dei Silver Mt Zion, che presentavano un volto più umano della musica dei Godspeed.
Due membri dei Godspeed (il batterista Aidan Girt e la violinista Sophie Trudeau) hanno contribuito anche a Sings Reign Rebuilder (2001) e Telegraphs In Negative (2003) dei Set Fire To Flames, che erano lavori molto più sperimentali sul rumore.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
Godspeed You! Black Emperor è un ensemble sperimentale canadese (da Montreal) di ben dieci musicisti, fondato dal chitarrista Efrim Menuck, che nel 1994 registrò la cassetta All Lights Fucked On The Holy Amp Drooling.

L'album d'esordio, F♯ A♯ ∞ Infinity (Constellation, 1998 - Kranky, 1998), contiene soltanto tre (lunghi) brani.
Procede lentamente The Dead Flag Blues (quindici minuti), un flebile impasto di evanescenze sonore che soltanto dopo dieci minuti prende consistenza in un timido jamming senza emozioni. Si apre con rumori di traffico e un tema di cornamusa l'ancor più estenuante East Hastings (diciassette minuti), che invece, scaldatasi con un rondò barocco del violoncello e un tema "western" della chitarra, s'inalbera presto in una violenta baraonda improvvisata all Amon Duul o Hawkwind. La mezz'ora di Providence sembra più che altro un quaderno di appunti, e di appunti presi rapidamente, fra uno shopping e l'altro. Il grosso della loro musica consiste di accordi sparuti di tutti gli strumenti lasciati fluttuare senza una logica. Ogni tanto i tamburi prendono a picchiare in maniera selvaggia e per qualche minuto si ascolta un minimo di polifonia. Poi i rumorini prendono il sopravvento, talvolta manipolati elettronicamente.
L'uso ostinato del parlato è forse un po' stucchevole, e lo sforzo orchestrale è un po' sprecato in queste partiture micro-armoniche.

L'EP Slow Riot For New Zero Kanada (Constellation, 1998 - Kranky, 1999) si libera dalle pastoie di Morricone e di Barry Adamson. Moya (uno dei loro capolavori) comincia in maniera cerebrale con musica da camera per archi ma si libra poi in una soave melodia in tumultuoso crescendo. Anche Blaise Bailey Finnegan (diciassette minuti), dopo quattro stucchevoli minuti di "parlato", s'inalbera in un maestoso crescendo strumentale.


(Tradotto da Sma)

Le quattro lunghe tracce di Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven (Kranky 2000) segnano un passo in avanti nella costruzione dinamica dei brani: Storm tendenzialmente è una rivisitazione della precedente Moya: un adagio barocco per strumenti da camera, diretti in calando che diventa poi solenne crescendo sino a scemare per riemergere nuovamente in un una maestosa progressione psichedelicala, la quale a sua voltasi trasforma in una marcia dai ritmi frenetici che ricorda le sinfonie per chitarra di Glenn Branca. L'abilita dei componenti nell'assemblare ed elaborare rumori subliminali risalta in Static, una suite elettronica che, pur essendone agli antipodi, "flirta" per parecchi minuti con un'estetica "ambient", soltanto per volgersi in un frusciante "recitativo" e di qui in andante per violoncello sino alla fragorosa esplosione finale, dai toni hard-psichedelici. Sleep è un fiamma esile che alimenta nuovamente un crescendo marziale che collassa in un'ulteriore cacofonia. Il metodo (compositivo) della band soffre al meno di due problemi: primo, i frammenti parlati non hanno scopo e sminuiscono il resto del progetto; secondo, la duplice offensiva a base di rock'n'roll e rumori fuori schema perde d'impatto dal momento che i due stilemi restano accessori e mai complementari l'uno dell'altro. La musica ambient/noise/psichedelica dei Goodspeed You! soffre di tediose ripetizioni e della mancanza di fulcri emotivi.
Il potenziale della band si mostra solo nell'ultimo brano (il più sperimentale). Antennas to Heaven si apre con il campionamento di un pezzo folk e offre poi un rarefatto collage di rumori. Alla fine di un lungo viaggio attraverso i meandri di un pensiero "alterato", una tenera melodia sorge dalle ceneri dell'armonia. Questo si che è un vero tocco di genio.

Il batterista Aidan Girt suona anche su Exaustus (Constellation), un trio che lo vede suonare assieme con Mike Zabitsky e Gordon Krieger.


(Tradotto da G. Rindi, modificato da Stefano Iardella)

A Silver Mt Zion è il progetto collaterale di tre membri dei GY!BE, (il chitarrista Efrim Menuck, la violinista Sophie Trudeau e il bassista Thierry Amar). Hanno debuttato con l'album He Has Left Us Alone But Shafts Of Light Sometimes Grace The Corners Of Our Rooms (Constellation, 2000), il quale contiene due lunghe composizioni, entrambe composte da quattro movimenti.
Zion offre un suono crudo, sommesso, minimale, che tuttavia non rinuncia agli slanci e vuoti di tensione tipici dei Godspeed.
Il focus è sulla mutua interazione strumentale e sul contrappunto cromatico. Lonely As The Sound of Lying On The Ground of an Airplane Going Down colpisce particolarmente nella sua intensità a tratti spirituale, il violino, il violoncello e l'organo riescono a creare un'ambiente etereo degno della migliore new-age. Il primo movimento (Broken Chords Can Sing a Little) si apre con delle note di pianoforte lente e sparse, successivamente disturbate da note sostenute di violino e sample di voci. Tamburi e archi più petulanti alimentano il secondo movimento (Sit in The Middle of Three Galopping Dogs) verso un martellante baccanale. Molto più austero è il crescendo del terzo movimento (Stumble then Rise on Some Awkward Morning), caratterizzato da un intreccio di violini e da un pianoforte in punta di piedi, che lentamente si accendono a vicenda. Il gruppo ha studiato le tecniche barocche di adagi e allegri, e le sa manipolare per adattarsi allo spleen (se non all'estetica) del post-rock.
The World is Sick è più intellettuale e forse meno affascinante. Dopo una ouverture celestiale di archi che fluttuano (13 Angels Standing Guard 'Round The Side of Your Bed) e un silenzioso movimento di cinque secondi (Long March Rocket or Doomed Airliner), piano e archi tessono un'atmosfera malinconica in Blown-out Joy from Heaven's Mercied Hole, a metà tra un adagio barocco e una colonna sonora di Ennio Morricone.
Il finale (For Wanda) si chiude cupamente, lasciandosi dietro solo una turbolenza senza forma.

La band ha ampliato le fila arrivando a 6 componenti e ha cambiato nome in Thee Silver Mt Zion Memorial Orchestra & Tra-La-La Band, pubblicando il secondo album, Born Into Trouble As Sparks Fly Upward (Constellation, 2001). Meno austero e più umano, il suono di queste otto composizioni rappresenta un significativo distacco per Menuck. Un distacco che è più visibile nell'omelia di sette minuti Take These Hands and Throw Them in the River e nella coinvolgente The Triumph of Tired Eyes, ma anche nelle strutture più spesse di This Gentle Hearts Like Shot Bird's Fallen e di Built then Burnt. Le tracce da camera, come i nove minuti di Sisters! Brothers! Small Boats of Fire are Falling From the Sky!, Could've Moved Mountains e C'mon Come on, sono marginali rispetto alle nuove dinamiche dell'ensemble, una sorta di Penguin Cafè Orchestra per l'era del post-rock.

I membri dei Godspeed You! Black Emperor (il batterista Aidan Girt e la violinista Sophie Trudeau) hanno inoltre registrato Sings Reign Rebuilder (Alien8, 2001), attribuito a una orchestra di 13 componenti, la Set Fire To Flames.
Perlo più improvvisata e basata su tematiche noise (per esempio con registrazioni di campi), la musica confina con l'arte concettuale d'avanguardia più autoindulgente.
Vienna Arcweld è un manifesto di caos libero e musica concreta. Wild Dogs of the Thunderbolt è uno psicodramma surreale (l'album non è solamente strumentale). Le dinamiche sono cruciali in Omaha, tanto da sembrare la dissolvenza e lo scorrere di un concerto, mentre Shit-heap Gloria of the New Town Planning è la traccia che più si avvicina ai crescendo dei GY!BE. La band accenna solamente una volta alla melanconia del credo post-rock e alle sue allusioni jazz-funk, in There is No Dance in Frequency and Balance.

I membri dei Godspeed You! Black Emperor hanno suonato negli album attribuiti ai Molasses, prevalentemente composti e orchestrati da Scott Chercnoff con l'aiuto di una armata di musicisti: You'll Never Be Well No More (Fancy, 1999), un album folk per banjo, chitarra, pianoforte e archi relativamente spartano, Trilogie - Toil & Peaceful Life (Fancy, 2000), un singolo (Saint Catherine/Lisa's Waltz) che è stato esteso alla lunghezza di un EP attraverso l'aggiunta di qualche riempitivo, e il quasi sinfonico doppio CD da 26 tracce A Slow Messe (Alien8, 2003), per metà cantato e per metà strumentale, in collaborazione con Thalia Zedek alla chitarra e clarinetto, Chris Brokaw alla chitarra, David Micheal Curry agli archi e fiati, Efrim Menuck all'harmonium, Bruce Cawdron alla marimba, etc.


(Tradotto da C. Maramotti, modificato da Stefano Iardella)

Nonostane l'enfasi agit-prop, Yanqui UXO (Constellation,2002) è un album di musica strumentale per rilassarsi, un parata di immagini calme che non raccontano storie, una collezione di delicati ologrammi senza contenuti drammatici (musica new-age per aspiranti uomini-bomba?). Ognuna delle cinque lunghe tracce strumentali (nessuna voce questa volta), di questo disco di 74 minuti e' occupata in un processo di autoreplicazione che mostra poco interesse all'evoluzione. C'è solo un'unica eccezione degna di nota: Rocket Fall on Rocket Falls, uno dei pochi pezzi che eguaglia l'intensita' del requiem di guerra da incubo Dresden Interleaf (1965) di Gordon Mumma. Ma il resto è glaciale, riflessivo, misurato, statico. Pallido, anemico. Enormi buchi neri che emettono una radiazione densa e ronzante. Non implacabili (come implicherebbero le premesse politiche) ma indifferenti. Certo, la prima parte di 09-15-00 è scossa da un sinistro crescendo. Certo, Motherfucker= Redeemer inizia con un muro di distorsioni. Ma poi scendono rapidamente in un torpore artistico che assomiglia allo stupore narcotico (in particolare la seconda parte di 09-15-00). La seconda parte di Motherfucker=Redeemer è rarefatta e dissonante come una piece di Pierre Boulez senza i toni acuti e i cambi di tempo. In precedenza le composizioni dei Godspeed fluivano e rifluivano, ed eventualmente esplodevano in una drammatica sequenza di cambi di volume: ora semplicemente catalogano la loro esistenza.
Non è difficile immaginare come si svolge questo lavoro. La band s'incontra in studio con una raccolta di suoni, effetti e arrangiamenti che vogliono introdurre in una canzone. In modo da comprendere tutte le idee, la canzone viene estesa per più di alcuni minuti. Non c'è una "canzone": c'è solo un contenitore di suoni.
Questa non è più una rock band in cerca di effetti sensazionali: questo è un ensemble da camera in cerca di un contrappunto trascendentale.

Mike Mya, un membro fondatore dei Godspeed e membro dei Set Fire To Flames, è anche il cervello dietro a Hrsta, un progetto che ha pubblicato il mediocrfe L'Eclat Du Ciel Etait Insoutenable (Fancy, 2001).

Mya mise insieme una vera band per il seguito di Hrsta, Stem Stem In Electro (Constellation, 2005), influenzato dalle maestose produzioni degli Swans dell'ultimo periodo (gli otto minuti di Swallow's Tail e la chiusura strumentale Une Infinite' De Trous En Forme D 'Hommes) e Ghosts Will Come And Kiss Our Eyes (Constellation, 2007), un album leggermente più melodico e orientato alla canzone, evidenziato dalle produzioni atmosferiche di Tomorrow Winter Comes e Hechicero Del Bosque.

Il monumentale Telegraphs In Negative / Mouths Trapped In Static dei Set Fire To Flames (agosto 2002 - aprile 2003), registrato in un granaio, è nel migliore dei casi indulgente, ma contiene anche una certo ricchezza di idee per il futuro della musica strumentale. La loro specialità sono pezzi criptici e indecifrabili come Deja Comme Des Trous De Vent Comme Reproduit e And The Birds Are About To Bust Their Guts With Singing. Il ticchettio clownesco di otto minuti di Fukt Perkusiv / Something About Bad Drugs, Schizophrenics And Grain Silos è emblematico della loro estetica senza senso. A volte c'è poco più di sofisticata musique concrete come in Measure De Mesure. Tuttavia, anche la non-musica esalta un delicato mood esistenzialista, meglio incarnato dalla più vicina This Thing Between Us Is A Rickety Bridge Of Impossible Crossing / Bonfires For Nobody. I 15 minuti di In Prelight Isolate iniziano come una nebulosa di minuscoli eventi, ma in qualche modo si fondono in una polvere stridente e dissonante. I dodici minuti di Sleep Maps scorrono nella direzione opposta: una lenta e costante disintegrazione di un denso drone.


(Tradotto da G. Schiavoni, modificato da Stefano Iardella)

Il terzo album dei The Silver Mt.Zion Memorial Orchestra & Tra-la-la Band, This Is Our Punk (Constellation, 2003), cambia radicalmente stile, proponendo un folk pagano e psichedelico alla Incredible String Band. L'idea non è particolarmente originale, tuttavia il risultato è a tratti affascinante. Le quattro lunghe tracce sono forse semplicemente eccessive per un obiettivo così limitato.
L'EP Pretty Little Lightning Paw (Constellation, 2004) contiene gli avanzi di quelle session.

Il loro quarto album, Horses In The Sky (Constellation, 2005), camuffa il loro folk pagano, facendolo diventare, in un certo senso, più "musicale", nonostante la voce lamentosa di Efrim Menuck tenti di impantanarsi in una eccessiva recitazione. I requiem che incorniciano questo concept antimilitarista, God Bless our Dead Marines (che oscilla tra danze popolari e sfumature di cabaret) e i 14 minuti di Ring Them Bells (un complesso melodramma/kammerspiel), sono emblematici della maturazione del musicista, se non del cantante. La struttura dinamica dei brani e l'enfasi delle voci ricordano il rock progressivo degli anni '70. In effetti i nove minuti di Mountains Made of Steam, evocano i primi Genesis e i Van Der Graaf Generator. I dieci minuti di Teddy Roosevelt's Guns suonano come una versione sobria del raga di Venus In Furs dei Velvet Underground prima di decadere in una sequenza confusa di dissonanza e farneticazioni punk. Il fatto è che la Thee Silver Mt Zion Memorial Orchestra si è trasformata in una bestia diversa: non un'ingegnosa macchina post-rock da camera, ma un'anima semplice ed emotiva.

Thierry Amar, Jessica Moss e Gabe Levine suonano anche nella Black Ox Orkestar, una tribute band di musica klezmer che ha pubblicato Ver Tanzt (Constellation, 2003).


(Tradotto da Marco Buffetti)

L'idea che sta dietro a 13 Blues for Thirteen Moons (Constellation, 2008) della Thee Silver Mt Zion Memorial Orchestra era ambiziosa e imponente: quattro lunghe canzoni su cui meditare in uno stato afflitto e disperato. Sfortunatamente il progetto ambizioso non è unito ad una vera abilità artistica. Efrim Menuck e il suo gruppo hanno dato prova di essere dei maestri in orchestrazioni atmosferiche ed emozionali, ma dimostrano una preparazione di livello amatoriale quando si tratta di scrivere vere e proprie canzoni (con la preminenza del cantato). Il suo tenore è spesso fastidioso e i testi sono sacrificabili. Il paragone appropriato è con le più autogratificanti suite prog-rock degli anni '70. 1,000,000 Died to Make This Sound (14:42) è degna del paragone, ma sarebbe stata un'opera minore nel repertorio dei primi Genesis o dei Van Der Graaf Generator. L' errabonda 13 Blues For Thirteen Moons (16:46), l'incoerente Black Waters Blowed/Engine Broke Blues (13:07) e, nonostante alcuni crescendo emozionanti, la ridondante Blindblindblind (13:17) risultano grezze e non curate.

Gli Hangedup furono un duo di membri dei Godspeed You Black Emperor (Genevive Heistek alla viola e Eric Craven alla batteria), che pubblicò Hangedup (2000), Kicker In Tow (Constellation, 2002) e Clatter For Control (Constellation, 2005).

Il musicista elettronico canadese Roger Tellier-Craig, membro fondatore dei Godspeed You Black Emperor e dei Set Fire to Flames, ha lanciato la propria carriera solista come compositore avanguardista, con il progetto Le Revelateur, pubblicando l'audiocassetta Motion Flares (Root Strata, 2010), entrata a far parte del revival della musica cosmica di Klaus Schulze, intrapreso da Expo 70, Emeralds e Oneohtrix Point.
Fictions (Gneiss Things, 2011) era ancor più imparentato con i maestri tedeschi di musica elettronica.
Il DVD Fictions (Root Strata) fu una collaborazione con la regista Sabrina Rattle.

Kollaps Tradixionales (2010), accreditato a Thee Silver Mt Zion Memorial Orchestra, dimostra una continuazione con la scelta di pezzi cantati anzichè strumentali, ma sono canzoni che fanno grande affidamento sugli arrangiamenti degli archi e sul contrappunto improvvisato, come il mutevole inno di 15 minuti There is a Light. C'è un sottile confine fra l'astratto quadro di suoni e il divagare di pezzi come I Fed My Metal Bird e Piphany Rambler, lunga 14 minuti.

I Godspeed You Black Emperor si riformarono nel 2010 e registrarono Allelujah Don't Bend Ascend (Constellation, 2012), che contiene due brani di vnti minuti: Mladic e We Drift Like Worried Fire. Della formazione facevano parte: Thierry Amar (basso, contrabbasso, tastiere), Aidan Girt (batteria), Efrim Menuk e Mike Moya (chitarra elettrica), Mauro Pezzente (basso) e Sophie Trudeau (violino), assieme agli ospiti David Bryant (chitarra elettrica, dulcimer) e Bruce Cawdron (batteria, vibrarono, marimba e glockenspiel).
Un'invocazione di cornamusa, poi una gigantesca distorsione e dissonanze cinguettanti forgiano quell'ansietà cosmica che apre Mladic, che successivamente si dilata attraverso un'ascensione tipica di Glenn Branca (una combinazione fra ripetizione maniacale di note di chitarra e un magniloquente crescendo), stabilendosi poi e rafforzandosi grazie ad un ritmo palpitante che, unita alla distorsione bastonante, ricorda i Neu! e Sister Ray dei Velvet Underground. Il battito continua a espandersi, più brutale e persino pomposo, e il riff di chitarra continua ad esplodere, più incendiario e addirittura estatico, finché il tutto assomiglia a una vorticosa e ubriaca danza gypsy. Questa acquista il tormento dei primi lavori raga-psichedelici dei Pink Floyd, ed è qui che smette di farsi più intensa e comincia ad implodere. L'intensità psicotica che ha alimentato il tutto fino a questo punto (due terzi del brano), decade in un'agonizzante epopea che deve qualcosa al prog-rock degli anni '70. La fine enigmatica di questo pezzo spettacolare è una marcia di rottami percossi. I venti minuti sono mozzafiato. Paragonata a quella enfasi cataclismica, We Drift Like Worried Fire sembra fredda e didattica. C'è un'onda crescente di ripetizione minimalista simile a qualcosa tra In C di Terry Riley e le colonne sonore di Michael Nyman, e una fervente melodia di chitarra in vibrato; ma questa volta la coreografia appare timida e impacciata, più incentrata sui musicisti che proveniente dal cuore. Persino l'ultimo quarto del pezzo, quello che si coagula attorno a un potente crescendo, sembra una scadente imitazione della bufera oceanica del brano d'apertura.
Entrambi i pezzi denotano uno spostamento del fulcro: la musica non è più cinematografica come in passato, ma violentemente introversa.
L'LP contiene inoltre un singolo con Their Helicopters Sing, che allestisce un crescendo trionfale di droni e dissonanze alla LaMonte Young, e un altro incubo ronzante, Strung Like Lights at Thee Printemps Erable, ma molto più cupo e spaventoso. Entrambi i pezzi hanno una struttura semplice, ma costituiscono una cervellotica musica da camera per un piccolo ensemble. Il loro unico inconveniente è che nessuno dei due dà l'impressione di essere finito.
Le composizioni in questo album differiscono molto in qualità e ambizione. Mladic potrebbe essere il loro capolavoro, mentre ampie porzioni di We Drift Like Worried Fire sono semplici riempitivi, e i due brevi corollari ronzanti avrebbero dovuto essere o più lunghi o più corti.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Fuck Off Get Free We Pour Light on Everything (2014) della Thee Silver Mt Zion Memorial Orchestra è stato registrato dal quintetto composto dal chitarrista e tastierista Efrim Menuck, dal bassista Thierry Amar, dal batterista David Payant e dai violinisti Jessica Moss e Sophie Trudeau. I quattro anni trascorsi dall'album precedente hanno fatto un'enorme differenza. Lontani dalla loro originale musica strumentale, hanno trovato una nuova missione come bardi e rocker. Fuck Off Get Free (For the Island of Montreal) (10:22), una delle loro canzoni punk, la cui pausa strumentale vira verso l'heavy metal, enfatizza la parte rock. Quella personalità raggiunge l'apice con l'ipnotico, febbrile, implacabile boogie di Austerity Blues (14:17), fatto esplodere da un tonante allenamento di chitarra e organo, un'orgia che svanisce con un loop di cinque minuti di voce lamentosa, coro sussurrato e armonica. Ancora più esplosiva è la più breve Take Away These Early Grave Blues (6:47). Il personaggio del bardo sboccia nella struggente e straziante litania What We Loved Was Not Enough (11:22), che emerge con magniloquenza di valzer marziale in mezzo a un caos di rumore di chitarra tremolo. Siamo ora nel territorio del folk-rock e di Bob Dylan, e la band non è mai stata così vicina ai Crazy Horse di Neil Young. La sonnolenta ninna nanna per pianoforte Little Ones Run (2:29) è tutto ciò che resta dell'originale progetto rock da camera. Menuck si è trasformato in un cantante folk pessimista e un predicatore apocalittico. Anche se tutte le canzoni avrebbero avuto bisogno di un po' di potatura, la band ha trovato un equilibrio magistrale tra narrazione vocale, rumore strumentale emotivo e sviluppo dell'umore.

La formazione dei Godspeed su Asunder, Sweet And Other Distress (Constellation, 2015) era composta dal trio principale formato da Efrim Menuck (chitarra), Thierry Amar (basso) e Sophie Trudeau (violino) più Mike Moya (seconda chitarra), Mauro Pezzente ( basso), David Bryant (tastiere) e i batteristi Aidan Girt e Timothy Herzog; fondamentalmente un doppio power-trio più tastiere. La struttura di questo album replica la struttura dell'album precedente: due lunghi pezzi separati da due brevi pezzi di bordoni. La differenza è che l'ensemble ha completamente rinunciato alla voce. Peasantry or 'Light! Inside of Light!' (10:27) fonde elementi del blues-rock a combustione lenta dei Led Zeppelin, delle danze popolari dell'Europa dell'Est e delle jam di chitarra sinfonica alla Bardo Pond o TV On The Radio per accendere un leitmotiv operistico. E' uno dei loro pezzi emotivi più diretti finora. Ma poi l'ascoltatore viene portato nelle oscure profondità di Lambs' Breath (9:55), dove il crepitio della chitarra scompare risucchiato in una distorsione spaziotemporale fluttuante finché non rimane solo un debole drone. Ciò conduce apparentemente all'oscuro e inquietante Asunder, Sweet (6:15), che funziona come l'ouverture di Piss Crowns Are Trebled (14:27), una lunga trenodia che si libra e implode nella tipica modalità post-rock; ma lo sfarzo suona artificiale (e, ancora una volta, derivato dai canti popolari). Inferiore ad Allelujah, questo album suona come un'imitazione più economica (sebbene la musica sia stata composta e testata dal vivo ancor prima che Allelujah fosse registrato). E per la prima volta sembra che il progetto principale sia la Thee Silver Mt Zion Memorial Orchestra, non i Godspeed You! Black Emperor.

Luciferian Towers (2017) dei Godspeed offre la musica più user-friendly mai realizzata finora. Il ronzio cinematografico di violini e chitarre di Undoing A Luciferian Towers (7:47) si libra in un muro di rumore punteggiato e forse guidato da una tromba psichedelica con una coda che suona come la resa strumentale di un canto folk. Bosses Hang (14:45) in tre movimenti inizia trasformando un riff di chitarra che ricorda un po' troppo in un'ode sinfonica che ricorda l'interpretazione di Joe Cocker di With a Little Help from my Friends dei Beatles. Poi si addentra in una jam piuttosto priva di scopo che suona come una versione estesa del break di Light My Fire dei Doors. Essendo un esperimento postmoderno di cover di classici del rock, è intrigante, ma molte cover band fanno queste cose durante i loro spettacoli dal vivo. Il violino intona una triste aria neoclassica per dare il via ai tre movimenti di Anthem For No State (14:38), ma il resto è un noioso e lento accumulo che sembra una parodia del loro stile. Fondamentalmente, Luciferian Towers è un album costruito attorno a Bosses Hang, che è di per sè un po' troppo lunga.

G_d's Pee at State's End (Constellation, 2021) raccoglie quattro suite multi-movimento (dal titolo bizzarro). A Military Alphabet (Five Eyes All Blind) [4521.0kHz 6730.0kHz 4109.09kHz]/ Job's Lament / First of the Last Glaciers / Where we Break how we Shine (Rockets for Mary), della durata di venti minuti, si apre con un elegante collage di registrazioni sul campo, seguito da una serie di glissando alla Hendrix (forse ispirati anche a Cliffs of Dover di Eric Johnson), e dopo sette minuti (dopo essere entrati nel movimento Job's Lament) accelera con ripetizioni minimaliste guidate dalla chitarra in un lento crescendo finché i tamburi marziali non lo spingono verso una fase più "militaristica" e infine verso un baccanale simile a un raga. Il pezzo diventa ora un salmo estatico (First of the Last Glaciers) e termina con altre registrazioni sul campo. Dopo alcuni minuti di scarabocchi inutili, i venti minuti di Government Came (9980,0 kHz 3617,1 kHz 4521,0 kHz) / Cliffs Gaze / Cliffs Gaze at Empty Waters Rise / Ashes to Sea or Nearer to Thee si trasformano in una melodia più tipica, che rimbalza avanti e indietro tra tre chitarre per diversi minuti. Dopo undici minuti inizia il movimento Cliffs Gaze, un altro salmo new age che sboccia in un crescendo esuberante simile a un raga (la cosa migliore di questi due lunghi pezzi). Entrambe queste suite da venti minuti soffrono di sezioni semplicistiche e ripetitive. Le due composizioni più brevi sono esperimenti di droning più efficaci. Our Side has to Win si distingue per un languore angosciato, simile a un requiem. Fire at Static Valley fonde elementi presi in prestito dal folk medievale, dagli inni monastici e dalla musica barocca.


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