- Dalla pagina su David Gray di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

David Gray (Sale, 1968) è un cantautore gallese dotato di un tenore caldo e vibrante alla Van Morrison.
Le appassionate confessioni di A Century Ends (Hut, 1993) hanno consacrato Gray come una voce importante. La forza dell'album risiede nel trittico iniziale: il crescendo calmo e quasi spirituale di Shine si erge come il suo manifesto personale; la satira sociale di A Century Ends fonde il fluido melodismo di Moondance con l'enfatico fatalismo pianistico di Warren Zevon; un altro brano toccante, Debauchery, rimanda a Blonde On Blonde di Bob Dylan.
Il resto dell'album non è all'altezza di questo trio di canzoni. Nel brano più lungo e ambizioso Gathering Dust, Gray suona come la versione più arrabbiata del Van Morrison del periodo di Astral Weeks.
Ma Gray tende a esagerare e It's All Over annega nella sua stessa pesantezza. Wisdom si carica a tutta forza, ma non riesce a raggiungere le sue ambizioni enfatiche.
La formazione di Neil Maccoll (chitarra, mandolino), Robin Millar (chitarra), Michael Smith (sassofono), Dave Anderson (tastiere), Mark Smith (basso) e Steve Sidelnyk (batteria) si è rivelata il giusto compromesso tra forte e piano, corposo e scarno, che meglio si adatta alla voce e ai testi di Gray.

Flesh (Hut, 1994) vira verso un folk-rock più banale dal sapore celtico, che ricorda i Waterboys. Brani elettrici come What Are You, Loves Old Song e Made Up My Mind oscurano il semplice candore di Lullaby e Falling Free. Flesh e Mystery Of Love riecheggiano l'epopea romantica del debutto.

EP contemporanei (tra cui Shine e Wisdom) saranno poi stati raccolti su The EPs (Caroline, 2001).

Gray si è riscattato con Sell Sell Sell (EMI, 1996), grazie a brani energici a cavallo tra rhythm and blues e folk-rock, come Faster Sooner Now, e a power-ballad che prendono in prestito il ritmo epico di Warren Zevon, come Magdalena e Late Night Radio. Canzoni vibranti come Sell Sell Sell, Everytime, What Am I Doing Wrong e Forever Is Tomorrow Is Today attaccano i suoi demoni privati ​​e pubblici, ma antepongono le parole alle note musicali.
Allo stesso modo, meditazioni sconfortate come Only The Lonely e Gutters Full of Rain presentano un bardo maturo in pieno controllo delle proprie emozioni, ma hanno scarso valore musicale. La spettrale conclusione, Folk Song, accompagnata da scarne note di pianoforte, colpisce dove le canzoni precedenti non sono riuscite a scalfire il suono e riassume la sua filosofia con i versi “Non c'è luce in cielo/ che i miei occhi possano vedere”.

Lost Songs 95-98 (ATO, 2001), registrato nel 1999, ma rimasto inedito per due anni, è purtroppo un lavoro concentrato e scarno, sebbene liberato dall'atmosfera funerea dei suoi predecessori e arricchito da strumenti dal vivo anziché da drum-machine e sintetizzatori (Twilight, Flame Turns Blue).

White Ladder (ATO, 2000) completò la resurrezione di questo umile narratore, le cui vignette pop componevano un universo fragile ma ironico. Questa volta scrisse l'agrodolce e leggermente orchestrale Please Forgive Me, l'emozionante e pensierosa We're Not Right, con un sintetizzatore sibilante e un ritmo sintetico, e la lugubre ballata per pianoforte This Year's Love, senza ritmo e solo con un'ombra di violini. La sua voce saltava dal canto sognante di Silver Lining allo yodel ondeggiante di White Ladder.
Astral Weeks di Van Morrison fu un'ispirazione, ma Gray aveva prosciugato gli elementi psichedelici e surreali. Tuttavia, fu Babylon a lasciare il segno, grazie al suo ritmo elettronico veloce, ai suoi riff di chitarra country e alla voce che fondeva l'urlo appassionato di Van Morrison con un baritono roco e lounge. Gray creò uno stile tutto suo intrecciando melodie acustiche e ritmi dance. Sail Away (con una linea melodica che ricorda A Day In the Life dei Beatles, sebbene in una tonalità alla Bob Dylan) era una ninna nanna più convenzionale della musica pop mainstream. Ma l'arte di Gray prosperò anche lontano dai riflettori, per esempio nei cupi paesaggi soul di Nightblindness e soprattutto nella fantasia colloquiale di nove minuti Say Hello Wave Goodbye.

In A New Day At Midnight (RCA, 2002), rinunciando al tono più leggero del suo best-seller, Gray propone un affresco cupo, lugubre e desolato dei suoi sentimenti privati. L'album elegge il maestoso canto funebre (una variazione colta, western e bianca del blues) al suo formato preferito (Dead in the Water, Last Boat to America, Real Love, December) e procede verso territori sempre più cupi fino a raggiungere l'ode alla morte per pianoforte di The Other Side (che ricicla la stessa melodia del brano di apertura, Dead In The Water). Ci sono momenti di sollievo melodico e ritmico (Be Mine, Caroline, Kangaroo), ma suonano quasi fuori luogo. Il tema è il dolore e la musica lo fa percepire.

Life In Slow Motion (ATO, 2005) è un'opera orchestrale sommessa che mostra il rinnovato interesse di Gray per gli arrangiamenti e le dinamiche (Alibi, Disappearing World, Life In Slow Motion, il brano di sette minuti Now and Always, From Here You Can Almost See the Sea), ma non riesce a coinvolgere né a contagiare.

Draw The Line (Downtown, 2009) era più aggressivo ma meno lirico degli album precedenti. Un ritmo forte e un ritornello di pianoforte travolgente rafforzano il canto alla Van Morrison di Fugitive. Il pezzo forte dell'album, Jackdaw, è una meditazione orchestrale trascinante basata sul pianoforte con una passione alla Morrison. L'esuberante rock di Stella The Artist emana un'intensità quasi garage. Breath è una ninna nanna spigolosa alla Cat Stevens.
D'altra parte, Draw The Line è una ballata country lamentosa e Transformation è un lamento country al pianoforte. Una chitarra dal suono febbrile conferisce una sensazione onirica allo shuffle pacatamente introspettivo di Nemesis.

Poche cose possono salvare dall'oblio le facili odi di Foundling (2010): Foundling e When I Was in Your Heart.


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