- Dalla pagina sugli Helloween di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
I tedeschi Helloween contribuirono a
coniare un heavy-metal "nordico", distinto da quello anglosassone,
accoppiando la frenetica ritmica thrash e le melodie maestose dell'opera.
Fondati ad Amburgo nel 1983 dal chitarrista Kai Hansen (Amburgo, 1963), erano uno dei gruppi rappresentati sulla compilation Death Metal (1984), con i brani Oernst Life e Metal Invaders,
che inaugurò quella denominazione (in seguito il termine venne applicato a un genere
diverso, ma discendente da Helloween e altri).
Il mini-album Helloween (Noise, 1985) contiene in nuce già tutto il loro
programma. In Starlight e Cry For Freedom i ritmi ribollenti, le cariche tumultuose, gli
assoli febbricitanti, le atmosfere epiche del genere sono marchiate a fuoco dalle urla sgolate e tutto d'un
fiato di Kai Hansen e dalle mitragliate tanto frenetiche quanto melodiche della
chitarra di Michael Weikath (ex Powerfool).
Quelle di Murderer sono in effetti filastrocche da cabaret, ma trasformate in assalti all'arma
bianca. Anche nelle canzoni più convenzionali, e cioè nel magniloquente fatalismo di Warrior e
Victim Of Fate, l'esecuzione è di grande effetto.
Questo metodo ottenne risultati superbi sul primo album,
Walls Of Jericho (Noise, 1986), con Ride The Sky,
Metal Invaders e il loro ritornello più famoso, Guardians,
nonchè le due epopee da "Sturm und Drang" di Phantoms Of Death e How
Many Tears. Fra cadenze "corazzate", "staccato" selvaggi, scudisciate chitarristiche e declamazioni
invasate si faceva largo un romaticissimo Liederismo.
Discendenti degli Amon Duul, di Wagner e,
naturalmente, di Hitler, fondevano le più cupe premonizioni della cultura nibelungica in visioni di un
medioevo prossimo venturo.
Il concept Keeper Of The Seven Keys, pubblicato in due parti nel 1987
e 1988, che avrebbe dovuto sublimare le ambizioni del leader, non riuscì in realtà a catturare la stessa
energia, ma contiene nondimeno la marcetta "disco" di Future World e la mini-opera
Halloween.
Nel frattempo era subentrato il nuovo cantante Michael Kiske (Amburgo, 1968).
Pink Bubbles Go Ape (EMI, 1991) completò la conversione al metal-pop con l'insipida Number One, e Chameleon (1993) raschiò il fondo del barile.
Il nuovo cantante Andi Deris (Karlsruhe, 1964) e le chitarre di Michael Weikrath e Roland Grapow
non sembrano essere per nulla obsoleti su
Master Of The Rings (Castle Communications, 1994) e
The Time Of The Oath (Victor, 1996). Il gruppo mitraglia
We Burn,
Steel Tormentor,
A Million To One,
The Time Of The Oath, prima di lanciarsi nell'epica
Mission Motherland (nove minuti).
Le ballad Forever And One e If I Knew tradiscono il desiderio
di vendere anche al pubblico dell'AOR, ma gli Helloween erano condannati a
essere soprattutto un incubo.
Nel frattempo, alcuni membri ed ex membri degli Helloween pubblicarono diversi album solisti: Instant Clarity (1996) e Readiness To Sacrifice (1999) di Michael Kiske, Come In From The Rain (1997) e Done With Mirrors (1999) di Andi Deris, The Four Seasons of Life (1997) e Kaleidoscope (1999) di Roland Grapow.
Better Than Raw (1998), The Dark Ride (2000) e Rabbit Don't Come Easy (2002) degli Helloween non suscitarono alcun interesse.
Treasure Chest (2000) è un'antologia.
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