- Dalla pagina sugli Hood di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
Gli Hood iniziarono come seguaci dei Flying Saucer Attack con Cabled Linear Traction (1994) ma, attraverso il folk-rock malinconico di Rustic Houses Forlorn Valleys (1998), si trasformarono in una band diversa. Il loro risultato più originale, Cold House (2001), giustapponeva melodie delicate, strumenti acustici, strati di elettronica all'avanguardia, clic digitali e ritmi frammentati, dando vita a canzoni pop minate da fondamenta sismicamente fragili.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
Gli Hood del chitarrista Richard Adams e di suo fratello Chris vennero subito accostati ai Flying Saucer Attack, ma i loro primi singoli (Sirens, Opening Into Enclosure, White Bread) assimilavano anche il college-pop americano (Guided By Voices, Sebadoh) e il pop amatoriale della Nuova Zelanda (Clean, Tall Dwarfs).
Quelle prime registrazioni verranno in seguito raccolte su Structured Disasters (Happy Go Lucky, 1997).

L'album Cabled Linear Traction (Fluff. 1994 - Slumberland, 1995), con la formazione stabilizzata in quintetto, è un caleidoscopio di armonie irregolari, di canzoni oblique che fanno della confusione più babelica il modus operandi.
Sono fra i pochi nella Gran Bretagna del 1995 a proporre qualcosa di nuovo, ma il loro disco di esordio viene stampato in sole duecento copie...
Viene comunque riscoperto rapidamente in tutto il mondo, dalla Nuova Zelanda agli USA, diventando per molti il "caso" dell'anno.


(Tradotto da Daniele Meneghel)

Quattro singoli (Lee Faust Million Piece Orchestra, A Harbor Of Thoughts, I've Forgotten How To Live, Secrets Now Know) occupano la maggior parte del 1996.
Viene lasciato un po' di spazio per le 26 tracce di Silent '88 (Slumberland, 1996), una copia molto meno accattivante dell album di debutto, ma ugualmente violento e meglio prodotto.

Structured Disasters (Happy Go Lucky, 1997) raccoglie i singoli dal 1992 fino al 1996.


(Tradotto da Stefano Iardella)

I sei lunghi brani di Rustic Houses Forlorn Valleys (Domino, 1998), sei tenere poesie che scandagliano l'anima alla ricerca di barlumi di emozione, hanno rivelato una band completamente diversa, introversa e quasi mistica nel suo approccio alla musica. S.E. Rain Patterns, il cui lamento stridente emerge da quattro minuti di ronzio distante, si colloca a cavallo del confine "slo-core" tra i Red House Painters e i Talk Talk, mentre The Light Reveals The Place, la cui soave melodia è accarezzata da un tenue clarinetto e trafitta da una chitarra distorta, aggiorna il rock shoegaze dei My Bloody Valentine alle infinite jam dei Necks. I tredici minuti di Diesel Pioneers rappresentano l'apice trascendentale dell'album, almeno dall'iniziale "om" cosmico fino al canto simile a un inno, prima che una jam hard-rock inetta ne distrugga tutta la magia. Matt Elliot dei Third Eye Foundation partecipa come ospite e fa ben poco di immediatamente visibile, ma potrebbe essere stato fonte di ispirazione. Molte delle idee erano intriganti, ma l'implementazione era, nella migliore delle ipotesi, amatoriale.

Seguirono altri singoli: The Year Of Occasional Lull (Rocket Racer, 1998), The Weight (555, 1998) e Filmed Initiative (Happy Go Lucky, 1998).

Quando finalmente uscì un album, The Cycle Of Days And Season (Domino, 1999), si rivelò un deludente seguito di Rustic Houses Forlorn Valleys. Sembrava che, ogni volta che gli Hood avevano una buona idea, non riuscissero a resistere alla tentazione di sprecarla in ripetizioni inutili e di bassa qualità.

Il mini-album Home Is Where It Hurts (aesthetics, 2000) ebbe molto più successo. Home Is Where It Hurts è un gioiello di mix di chitarra acustica, campionamenti di strumenti e voci, e il risultato ricorda la new wave. Cold Fire Woods of Western Lanes è anch'esso un brano semplice, ma infiammato da strumenti rumorosi. The Fact That You Failed gioca con il dub e il rumore industriale. Se questi brani rappresentano il lato "leggero" dell'arte degli Hood, gli altri due ne sono la vera essenza. Le drum machine scuotono The World Touches Too Hard dall'ipnosi di droni di archi, fiati e riverberi di chitarra. It's Been A Long Time Since I was Last Here è un vero e proprio melodramma, orchestrato in modo complesso ed efficace.

Gli Hood hanno raggiunto il loro capolavoro con Cold House (Aesthetics, 2001), grazie a una sofisticata miscela di tre elementi attentamente dosati. Innanzitutto, le melodie: lamentose, romantiche, tenere, malinconiche. In secondo luogo, gli strumenti acustici: tromba, violoncello, pianoforte, violino, sassofono. Terzo (e più importante), gli strati di elettronica all'avanguardia, clic digitali e ritmi frammentati. Se quello stile melodico era già stato presentato in anteprima su Rustic Houses Forlorn Valleys, e se l'arazzo strumentale era già stato testato su Home Is Where It Hurts, l'elemento elettronico/digitale era un nuovo strato aggiunto alla loro arte sempre più intricata. Il risultato più evidente furono canzoni pop tiepide e malinconiche, "bedroom-oriented", come la stridente You Show No Emotion At All e la sognante This Is What We Do To Sell Out(s), indebolite da una fragile polifonia di suoni di chitarra incerti, ritmi saltellanti, effetti sonori fragili e voci timide. Ma, a un livello più sottile, l'album era un improbabile ibrido tra pop ambient e musica glitch, di Talk Talk e Autechre degli ultimi tempi, di trip-hop e Robert Wyatt.
Le canzoni più d'avanguardia sembravano raggiungere un'altra dimensione, come le band psichedeliche degli anni '60 all'apice della moda trascendentale: lo strimpellare celestiale e le voci acide di The River Curls Around the Town, il canto astratto e dilatato con percussioni dub di The Winter Hit Hard, la musica da camera distaccata di They Removed All Trace That Anything Had Ever Happened Here e il pezzo più Wyatt-iano, You're Worth The Whole World (praticamente un residuo di End Of An Ear).
Anche i brani più semplici, come Lines Low To Frozen Ground e With Branches Bare (che ricordano Enjoy The Silence dei Depeche Mode), suonavano extraterrestri dopo il trattamento degli Hood.
Con questo album gli Hood si sono reinventati ancora una volta, questa volta come progetto dance-folk digitale.


(Tradotto da Daniele Meneghel)

Fece seguito l'EP You Show No Emotion At All (Domino, 2002).

Compilations 1995-2002 (Misplaced Music) e Singles Compiled (Misplaced Music) sono antologie.


(Tradotto e integrato da Stefano Iardella)

L'EP The Lost You (Domino, 2005) accennava a una rivoluzione sonora, verso una musica meno cerebrale e più corporea.

Invece, Outside Closer (Domino, 2005) replicava lo stesso post-rock autunnale, gelido e vagamente trascendentale che era diventato il loro marchio di fabbrica. Essendo l'unica band in circolazione in grado di concepire la dissonanza pastorale e l'esuberanza malinconica come concetti perfettamente razionali, ottennero successo su entrambi i fronti. In generale, i brani erano più vivaci e robusti (principalmente perché l'apparato ritmico eliminava gli atteggiamenti glitch e forniva una vera spina dorsale), pur mantenendo la voce eterea. L'orecchiabile The Negatives era un pezzo da cantare a squarciagola per i loro standard, mentre la fluida e organica Still Rain Fell flirtava con la compostezza della musica pop. Winter 72, che tornava alle voci dilatate, mostrava la differenza che la batteria poteva fare rispetto ai ritmi glitch di Cold House (nel bene e nel male).
La costruzione di Any Hopeful Thoughts Arrive (sette minuti) era sofisticata, ma alla fine si riduceva a un crescendo melodico e armonico. Closure (sette minuti) univa strutture progressive alla This Heat con l'umore sconsolato degli Everything But The Girl e il fascino austero del pop da camera, collegando così tre mondi.
Gli Hood continuavano a sperimentare selvaggiamente con il formato canzone, indulgendo in particolare nei meccanismi autoassemblanti di The Lost You e L. Fading Hills (quest'ultimo impreziosito dalle semplici ombre dei fiati).
Ciononostante, l'apice poetico dell'album è stato raggiunto dal brano che più assomigliava all'intensità ambientale sommessa di Cold House: End of One Train Working.

Chris Adams ha debuttato come solista con We Know About The Need (Anticon, 2007) con lo pseudonimo Bracken.
Richard Adams ha dato vita al progetto solista Declining Winter, che ha debuttato con Goodbye Minnesota (Ruster Rail, 2007) e col mini-album Haunt the Upper Hallways (Home Assembly, 2009).


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